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DEFENDOR

REGIA e SCENEGGIATURA: Peter Stebbings.


ATTORI: Woody Harrelson, Kat Dennings, Elias Koteas, Sandra Oh, Michael Kelly, Lisa Ray.


PAESE: Canada 2009. GENERE: Commedia, Drammatico, Supereroico. DURATA: 95 Min.

VOTO: 8,5

Scritto da WhiteTiger.

Guardate questo film. Non potete perderlo.

Io l’ho visto così, per sbaglio, quasi per scommessa, e devo dire che l’ho vinta. Sì perchè “Defendor”, prima buffo, poi ironico e grottesco, in realtà è la tenera storia di un bambino che diventa volontariamente l’eroe che tutti noi abbiamo sognato di essere, almeno una volta nella vita. Poi (altro…)

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RADIO AMERICA

Un film di Robert Altman.

Con Woody Harrelson, Tommy Lee Jones, Garrison Keillor, Kevin Kline, Lindsay Lohan, Virginia Madsen, Meryl Streep.

Titolo originale A Prairie Home Companion. Commedia/Musicale, durata 100 min. – USA 2006. Uscita: giovedì 1 giugno 2006.






VOTO: 7,5


“La voce amica della prateria” è un acclamato programma radiofonico condotto da Garrison Keillor e trasmesso da una sala all’interno del Fitzgerald Theater di St. Paul in Minnesota, dove il pubblico assiste in diretta alle performance degli artisti. Pensate che viene seguito ogni settimana da più di 4 milioni di ascoltatori e ha superato, oramai, i 30 anni di vita.

Grazie alla sceneggiatura del suo presentatore, Robert Altman ne ha ricavato un film. La cinepresa del regista si aggira suadente tra i camerini, il palco e la platea spiando le storie (e le strofe) dei cantanti e dei lavoranti di quello che è annunciato come l’ultimo spettacolo. Una serie di racconti brevi senza tempo, sospesi tra la malinconia e alcune brucianti verità, carichi di passione per la vita e il lavoro. E’ un’occasione per fare un bilancio disincantato dei bei tempi andati o forse c’è ancora posto per un futuro gestito da giovani con i cellulari?

Tra specchi, vestiti di scena e pezzi di allestimenti scenici che si muovono sullo sfondo si assiste a una storia raccontata già tante volte ma ancora affascinante, si strimpella, si prova, si favoleggiano peripezie improbabili ingannando il tempo e forse se’ stessi. Anche quando arriva il momento di salire di sopra, sulla vera ribalta, la situazione non cambia; è forse questo il vero motivo della grande sintonia raggiunta con il pubblico.

A rovinare l’allegra atmosfera è l’arrivo del tagliatore di teste senza cuore interpretato da Tommy Lee Jones: c’è da lasciare spazio a un nuovo parcheggio e l’arte radiofonica deve cedere il passo. Forse un angelo vestito di bianco, che si aggira quasi invisibile tra la stazione radio assistendo alle virtù e alle passioni che animano la compagnia, potrebbe far cambiare la situazione e tenere in vita il colorato baraccone.

Sospeso tra vita e morte senza essere ben chiaro su quale delle due rappresenti un inizio o una fine, il film si fa’ carico di una gradevole nostalgia e di un umorismo a volte spiazzante (la pubblicità al nastro isolante, così come agli altri prodotti immaginari, è spassosa, tra fogli da leggere che cadono di mano e mirabili improvvisazioni del rumorista messe su per prendere tempo).

Altman chiude la sua carriera cinematografica con un film che è un abbraccio dal sapore country, folk e gospel: fraterno, benevolo, intimo e affabile. Lasciamoci stringere e ricambiamo con un sorriso.


SETTE ANIME

Sette animeUn film di Gabriele Muccino.

Con Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy.



Titolo originale Seven Pounds. Drammatico, durata 125 min. – USA 2008. – Sony Pictures. Uscita: venerdì 9 gennaio 2009.





VOTO: 5,5


Will Smith è un buon attore; sa benissimo come avere il gradimento del pubblico attraverso film cosiddetti “facili” e “commerciali”.
In questo caso, al suo secondo lavoro con il nostro Muccino, offre un’interpretazione “pudica” e non troppo caricata, sicuramente apprezzabile.

Quello che funziona di meno, purtroppo, sono i suoi modi di approccio (dettati dalla sceneggiatura) alle sette anime da salvare; il suo personaggio, infatti, si atteggia con forme ridicole e un po’ grossolane (alla malata di cuore ammolla emozioni forti, col cieco gioca a fare il cavaliere mascherato), non proprio necessarie a giustificare il suo infinito e nobile senso di colpa.

Il rischio di una scontatezza narrativa è sempre dietro l’angolo, stemperato da una maturità registica ormai quasi compiuta.

Mai come in questo caso, comunque, può valere il detto “amare con tutto il cuore”.


ASSASSINI NATI

Assassini natiUn film di Oliver Stone.



Con Robert Downey Jr., Juliette Lewis, Tommy Lee Jones, Woody Harrelson, Tom Sizemore.




Titolo originale Natural Born Killers. Drammatico, durata 120 min. – USA 1994.


VOTO: 3,5

Che paura!
Quando Harrelson (impegnatissimo in un’interpretazione memorabile da ampolloso ammazzasette) pronuncia la frase “L’assassino è puro e appartiene a una razza superiore” dimostra tutta l’intelligenza del suo personaggio e la pochezza di un film che avrebbe voluto condannare la violenza quando, paradossalmente, corre il rischio di esaltarla.

E allora via con immagini che cambiano alla velocità della luce: super 8 alternati ad altre immagini sgranate, blue screen, cartoon sovrapposti a draghi che vomitano vapore (sono meglio del 100 gradi!) a iene, sciacalli e ad altre scene infernali e maledette (che paura!). Evidentemente la canna che si è fumato Stone non era tanto buona: guardando il film si ha l’impressione di stare su un treno che corre a folle velocità, ma senza freni. Ci hanno fatti un po' così

Il regista (altrimenti impegnato e sanguigno) stavolta perde il controllo della situazione e non sa più come districarsi: vorrebbe essere ironico ma risulta ridicolo, vorrebbe denunciare la tv quando forse è solo il personaggio di Robert Jr. a far pensare lo spettatore che tutto quello che vede possa, prima o poi, avere un senso. Stendo un velo pietoso anche sul finale che scimmiotta allegramente quello di “Cuore selvaggio”. Il gusto un po’ trombone di Stone non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello più elevato di Lynch; attenti, insomma, a non confondere la cacca con la Nutella.
Trattengo un urlo di liberazione quando vedo i titoli di coda e ho la certezza di aver perso la memoria.
Era il 1994 quando uscì questo pasticcio; erano tempi, Mr. Stone (e “Forrest Gump” insegna), in cui si poteva ancora fare cinema anche solo con una piuma svolazzante. E a ciel sereno.