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Articoli con tag “viaggio

INDIAN – La grande sfida

Genere: Avventura. Titolo originale: The World’s Fastest Indian. Anno: 2005.Durata: 127′.


Regia: Roger Donaldson.
Cast: Anthony Hopkins, Diane Ladd, Iain Rea, Tessa Mitchell, Aaron Murphy, Tim Shadbolt, Annie Whittle, Greg Johnson, Antony Starr, Chris Williamson.

VOTO: 6

Burt Munro (Anthony Hopkins) è un anziano neozelandese un po’ eccentrico. Vive a Invercargill (da scrivere con una sola “elle” se non si ha abbastanza inchiostro), città vera che racconta di una storia vera avente inizio da uno dei punti più a sud del mondo. Oltre a conservare gelosamente una serie invidiabile di pistoni, da lui direttamente prodotti e lavorati, Burt si ingegna per costruire qualcosa di importante intorno a una moto che tiene gelosamente custodita.

Mentre è tutto preso nelle sue frenetiche e incessanti attività di ricomposizione, Burt prepara il thè con l’acqua dove mette a raffreddare i pezzi meccanici, fa pipì sulla pianta di limone causa prostata indebolita, si (altro…)

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OGNI COSA E’ ILLUMINATA

Un film di Liev Schreiber.

Con Elijah Wood, Boris Leskin, Eugene Hutz, Laryssa Lauret, Jonathan Safran Foer.

Titolo originale Everything Is Illuminated. Commedia/Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 106 min. – USA 2005. Uscita: venerdì 11 novembre 2005.






VOTO: 6,5


Un viaggio all’insegna della memoria: passando dalla scalinata di Odessa e dai McDonald’s sorti lì vicino, assistendo a un incidente automobilistico dopo il quale i due uomini coinvolti si mettono a fraternizzare spensieratamente in mezzo alla campagna, curiosando su sposi ancora vestiti con abiti da cerimonia che fanno visita a un cimitero.

Presentato a Venezia 2005 nella sezione Orizzonti, “Everything is illuminated” è esilarante e colmo di uno spirito un po’ irreale: abbiamo a che fare con una cagnolina “degenerata”, come viene definita, chiamata “Sammy Davis Jr. Jr.” e con un nonno che guida una Trabant il quale dice di essere cieco illuminando il nipote su verità assolute che sembra conoscere solo lui. Recuperando a tratti lo spirito circense e improvviso di Kusturica, ci si perde volentieri tra la campagna e i paesaggi spettrali che richiamano alla mente Chernobyl. In mezzo, i contrasti e le divergenze etniche che segnano l’Ucraina di oggi.

Dopo la caccia agli anelli della trilogia tolkeniana, in questo film Elijah Wood è un ebreo americano che indaga sulle proprie estrazioni d’origine, che insacchetta ogni oggetto, cataloga meticolosamente tutto quello che trova, colleziona oggetti di famiglia in modo da ricordare ogni esperienza vissuta del passato.

Sorretto da una colonna sonora bellissima nella quale prevale una musica di stampo nomade, la soundtrack del film unisce pezzi della tradizione popolare dell’Europa dell’Est alle tracce create dal poco famoso Paul Cantelon. Si aggiunga lo stile punk e ska di “Start wearing purple” dei Gogol Bordello (quando Jonathan Foer/Elijah Wood arriva alla stazione dei treni, trova la stessa band ad accoglierlo) e si può capire come lo score sia ottimo per le situazioni del film.

Incoraggiata da un’armonia di racconto vivace e dinamica, e da una regia che ha una soluzione brillante per ogni angolo che si trova a dover svoltare, la pellicola sembra essere indirizzata esclusivamente verso toni da commedia ma vira quasi inaspettatamente verso contesti molto più seri.

In effetti Liev Schreiber, attore ebreo di origini ucraine debuttante alla regia, è molto più a suo agio con i toni farseschi che con quelli drammatici e introspettivi. Il fatto che si sia voluto (e dovuto, visto che si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo libro autobiografico di Jonathan Safran Foer) rivangare un passato storico doloroso senza ulteriori propositi burleschi non conferisce al film quella linearità auspicabile all’inizio, seppure i contenuti rimangano di tutto rispetto.

Perché, non dimentichiamocelo, ogni cosa è illuminata dalla luce del passato.


UP – Anteprima

Up

Un’eccentrica coppia, composta da un anziano e un ragazzino, sta per invadere i nostri schermi grazie alla Pixar/Disney che, dopo le vicissitudini stellari del sensibile robottino “Wall-E”, mira ancora una volta a sbancare i botteghini di mezzo mondo.

Il decimo film dei “laboratori” di animazione promette bene visto che negli Stati Uniti, in sole 4 settimane di proiezione, ha già oltrepassato il limite dei 250 milioni di dollari. Più di “Cars”, “Toy Story 2” e “Star Trek”. Gli autori del film al momento della presentazione al Festival di Cannes

Carl, il vecchio protagonista di “Up”, ha 78 anni e per una vita ha fantasticato itinerari mai concretizzati commerciando palloncini. Decide, in uno slancio di impulsività, di allacciarne insieme ben 10.000 per innalzare la sua abitazione di New York (il riferimento a Miyazaki e a “Il castello errante di Howl” è chiaro) e spingersi fino all’America del Sud, quando si accorge che insieme a lui ha volato anche Russell, un giovane e vivace boyscout. Il prodigioso pellegrinaggio metterà a confronto due età e due caratteri diversi fra loro.

L’aspetto di Carl rimanda a quello di attori classici della storia del cinema americano come Spencer Tracy e Walter Matthau. Tutti interpreti che hanno un aspetto burbero che tuttavia piace e li rende molto ricchi caratterialmente e affascinanti.

Il regista, Pete Docter, è lo stesso di quel bellissimo film che fu “Monsters & Co.” e, tra gli autori del soggetto, appare anche Tom McCarthy, regista del ben più impegnato “L’ospite inatteso”. Ci aspettiamo un film sentimentale, divertente e coadiuvato dai miracoli del 3D. La pellicola ha già fatto, alla sua prima presentazione al Festival di Cannes, un’ottima impressione replicata, in seguito, all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Non ci resta che attendere l’uscita nelle sale prevista per il prossimo 15 Ottobre.