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LA FAIDA

Un film di Joshua Marston.

Con Tristan Halilaj, Refet Abazi, Çun Lajçi, Ilire Vinca Çelaj, Zana Hasaj.

Titolo originale The Forgiveness of Blood. Drammatico, durata 109 min. – USA, Albania, Italia, Danimarca 2011. – Fandango. Uscita: venerdì 31 agosto 2012.

VOTO: 7

Un cavallo da traino rimorchia Mark (Refet Abazi) e suo figlio Nik (Tristan Halilaj, nel film non ancora diciottenne). Percorrendo quotidianamente il sentiero che fende un terreno particolare, l’animale conduce i padroni fino al punto in cui i due sono costretti a scendere dal calesse per rimuovere dal confine alcune pietre messe lì da Sokol, l’attuale proprietario immobiliare. Il percorso è una scorciatoia utile a non far stancare troppo l’equino, ma Sokol non è dello stesso parere e, durante una sosta al bar del paese, stuzzica Mark rivendicando esosamente i diritti di pertinenza. Quello che all’apparenza nasce come un attrito facilmente conciliabile, precipita nel dramma quando Sokol viene verosimilmente ucciso da Mark e si (altro…)


I MERCENARI 2

USCITA CINEMA: 17/08/2012.


REGIA: Simon West.
ATTORI: Sylvester Stallone, Jason Statham, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis, Jean-Claude Van Damme, Chuck Norris, Jet Li, Dolph Lundgren, Randy Couture, Liam Hemsworth.


PAESE: USA 2012.
GENERE: Azione. DURATA: 102 Min.

VOTO: 3

Sylvester Stallone mi ricorda il mio professore di chimica. Un uomo fisicamente e anagraficamente diverso dall’attorone italoamericano ma che, quando parlava, trovava il modo di espellere dalla bocca una notevole quantità di saliva. I malcapitati delle prime file facevano di tutto per voltarsi dall’altra parte e scostarsi dai banchi di scuola; tuttavia era quasi impossibile schivare la pallottola di muco che, inesorabile, (altro…)


DEAD MAN’S SHOES

Un film di Shane Meadows.

Con Paddy Considine, Gary Stretch, Jo Hartley, Toby Kebbell.

Titolo originale Dead Man’s Shoes. Thriller/Drammatico, durata 90 min. – Gran Bretagna 2004.

VOTO: 9

Tricicli abbandonati, altalene spinte dal vento. Interni sudici e disordinati, abitati da spacciatori da quattro soldi; survoltati animali che campano a pizza, birra e giornaletti porno, le bocche impastate da alcool e acidi. Quadri incompleti che stanno per essere riempiti dai ricordi dolenti di un passato in bianco e nero. Ricordi che tornano vividi; voci lontane sempre presenti. Richard è pronto ad agire, vendicarsi. Non può più aspettare. E deve proteggere Anthony, il fratello ritardato che dalle bestie di paese ha subito le peggiori angherie. (altro…)


GIUSTIZIA PRIVATA

Giustizia privata. (Law abiding citizen, 2009, Usa).

Regia: F. Gary Gray. Con: Gerard Butler, Leslie Bibb, Jamie Foxx, Josh Stewart, Regina Hall.

Genere: Thriller. Durata: 108′.

Data di uscita: 25-08-2010.





VOTO: 5


I legali americani vincenti non fanno colazione, non perdono tempo dietro ai figli, devono correre ad assistere alle esecuzioni di pericolosi criminali da loro incolpati. Poi ti squadrano e ti dicono un sacco di battute sagaci, ti strizzano l’occhio e parlano un politichese ammaliante, sempre pronti a invadere Panama con polso fermo e aria dispotica.

Nonostante la partenza tradizionale, “Giustizia privata” ha dalla sua il ritmo concitato tipico del legal thriller, poco legal e molto più action poliziesco. Intraprende un bivio disorientante, macchiato spesso dal sangue (su tutte la gratuità della scena in cella) e spreca il lavoro di bravi attori quali Jamie Foxx, Colm Meany e Viola Davis, mentre Butler è completamente sprovvisto del benché minimo ascendente e non sa cosa sia la mimica. L’unica cosa buona che ha da mostrare, in una scena abbastanza in-fondata, è il sedere. A tratti, la plausibilità della trama è da raccapriccio: il colpo di scena rivelatorio è inaccettabile con le sue illogicità fantastiche. Neppure la regia si distingue per l’estro: il montaggio in parallelo tra l’esecuzione capitale e un concerto di violoncello aspira a essere aulica, invece risulta fuori luogo e abborracciata.

Resta l’amarezza per non aver osato approfondire la sete di vendetta confrontata con le responsabilità morali proprie di avvocati, giudici e procuratori, e del sistema giudiziario in genere: si sostiene il personaggio del cattivo, ma la sceneggiatura non ha il coraggio di appoggiarlo fino in fondo. Almeno si fosse osato fino all’esagerazione, dando libero sfogo al fumettismo e a un epilogo, chessò, anche controcorrente e imprevedibile. Tutto sommato, i “parrucconi” giustizialisti non sembrano neanche provare a mettersi in discussione con il loro senso del dovere.

Il personaggio castigatore di Butler gode di una lucidità oltre ogni ragionevolezza; unita all’ingegno e al gusto per l’efferatezza, sfiora la patologia fin quasi ad abbracciarla. Alla fine qualcuno finirà tra le fiamme dell’inferno, qualcun altro vedrà l’ordine ristabilito, per una volta “libero” di concedersi il lusso del suono di violoncelli e arpe. Il Paradiso all’improvviso.


VENDICAMI

USCITA CINEMA: 30/04/2010.


REGIA: Johnnie To.
SCENEGGIATURA: Johnnie To, Wai Ka-Fai.
ATTORI: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong, Simon Yam, Lam Ka Tung, Lam Suet.


PAESE: Francia, Hong Kong 2009. GENERE: Noir. DURATA: 108 Min. VISTO CENSURA: VM14.



VOTO: 5


“Monsieur Costello faccia d’Hallyday” è uno che guarda sempre avanti, purtroppo. Pure di fronte alle sofferenze della figlia in ospedale non si fa troppi scrupoli e passa subito alla vie di fatto. La voglia di partire immediatamente per una vendetta annunciata è tanta, così come l’estenuante tour de force che attende chi, al cinema, ha già avuto a che fare con questo tipo di concezione. Il volto dell’attore francese è sofferto quanto basta, ma troppo consumato e austero nelle sue pose con gli occhi spalancati per poter essere credibile come vero duro.

Le implicazioni sulle famiglie degli assassini sembrerebbero elementi aggiuntivi a una vicenda già troppo risicata di per se’. Prontamente tradite da uno scritto che mette irresponsabilmente in pericolo la vita di tanti bambini con la scena dell’appiccicatura delle bandierine, e cercando di rimediare con un finale che vorrebbe essere rivolto alla libertà e a un ritrovato equilibrio ma che giunge desolante e stridente.

To cerca disperatamente di rimanere in equilibrio tra farsa e tragedia: ecco che il lancio del “piatto piattello” durante il pranzo-adunanza con i nuovi gaglioffi di turno, e messo lì tanto per fare simpatia e tenere il film su un livello leggero, è abbastanza seccante. Così come il conseguente tiro al bersaglio a una bici in movimento per tentare di farla rimanere in equilibrio. Sarebbe stato meglio volgere in burla alla Bud Spencer e Terence Hill. Tuttavia, senza la leggerezza di quei toni (qui ci stanno due bambini ammazzati con tanto di famiglia al seguito e sangue a irrigare i pavimenti del nido domestico), non può aspirare alla stessa semplicità e levità narrativa.

Quando la Vendetta diventa un rito, un’ossessione, una malattia per uomini perduti e soli, bisogna stare attenti a come la si rappresenta. Altrimenti si rischia di mettere in scena un “Giustiziere della notte” arrivato con oltre 30 anni di ritardo e col sapore delle vecchie Polaroid scattate in soccorso al pericolo costante della perdita d’identità. Si abusa senza sosta dell’estetica della moderna violenza: la sparatoria notturna nel bosco e al chiar di luna, mentre “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, che abusa di ralenti e si appoggia sugli effetti sonori è eloquente. Le nuvolette di sangue che si alzano a ogni proiettile sparato sono fastidiose come le zanzare tigre nei periodi estivi.

E il tutto è così uguale a tanto (troppo) altro cinema già visto, masticato e digerito che non c’è da meravigliarsi se il protagonista “cede” alla perdita della memoria e va avanti ad amnesie intermittenti. Imperdibile in tal senso il conflitto a fuoco che vede i protagonisti nascosti dietro a cubi rotolanti e spinti da ventilatori, giusto per arricchire il quadro scenografico e gettare un po’ di polvere negli occhi dello spettatore. Tanto di cappello per come Johnnie To muove la sua cinepresa (una regia apprezzabilissima con un invidiabile colpo d’occhio), eppure non da credibilità e forma compiuta alle sovrabbondanti e curate coreografie. Rischia di assomigliare più a un Besson che a un Leone.

I cattivi poi, dovrebbero essere definiti caratterialmente da che si permettono di spupazzare la bella di turno sul tavolo dove si mangia e davanti a tutti: se l’insieme può essere accolto e riconosciuto come una trovata arguta, allo stesso modo è ribaltabile come inutile e rinomata stronzata che non aggiunge niente alla narrazione.


REVANCHE

USCITA CINEMA: 05/03/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Götz Spielmann.
ATTORI: Johannes Krisch, Irina Potapenko, Andreas Lust, Ursula Strauss, Hannes Thanheiser.


PAESE: Austria 2008.
GENERE: Drammatico.
DURATA: 121 Min.



VOTO: 8,5


Tamara (Irina Potapenko) fa uso di droghe insieme al suo focoso amante Alex (Johannes Krisch, vagamente somigliante al nostro Franco Nero). Entrambi subiscono le angherie di un boss capitanante una casa di appuntamenti nel centro di Vienna per la quale lavorano. Alex è uno scagnozzo che fa da jolly trasportando casse di birra e accompagnando a casa le prostitute, Tamara è una lucciola ucraina che vorrebbe splendere solo per il suo innamorato. All’orizzonte della coppia si profila quella che sembra essere un’occasione da non perdere. Ma, a volte, tentar nuoce.

Apparso in ben 35 Festival (tra cui quello di Berlino dove ha vinto 3 premi), candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2009 e permeato da sottilissime venature thriller, il film scritto e diretto da Gotz Spielmann ci conduce sull’orlo del baratro di una follia lungamente annunciata mantenendo una dolcezza spiazzante nonostante le ruvidità e le asprezze di fannulloni, poliziotti e papponi.

Il regista muove raramente la macchina da presa ma lo fa quel tanto che basta a descrivere con lucidità una situazione anomala realizzando un’opera di insolita espressività e sobrietà visiva. Tra i bellissimi e formalmente eterni campi agricoli austriaci (luogo dove si sposta l’azione dopo l’intro cittadino), “Revanche” è un affascinante canovaccio di coscienze in fuga e prossime alla rottura, tra drammi sospesi e scene di sesso esibite con disinvoltura aventi tutte un significato che si palesa solo verso la fine della pellicola.

Gli stati emotivi dei personaggi sono rappresentati con uno stile ineccepibile e suadente: troviamo così la recuperata allegria da parte di una persona anziana, il desiderio di rappresaglia che consuma l’animo di Alex, il senso di colpa che rode la psiche del poliziotto Robert, la trepidazione di tutti nel raggiungere un quadro familiare rassicurante con tanto di figli al seguito.

Alex in particolare si sfoga tagliando legna da ardere mentre fa propositi di vendetta, e chissà se questo servirà a reprimerli. Condivide con il nonno la scomparsa di una donna verso la quale provava affetto e/o amore, la cocciutaggine, il carattere silenzioso e scorbutico. I personaggi, particolarmente bisognosi di affetto, denaro e sicurezze, sono lenti nei movimenti. Flemmatici come la trama del film che li racconta.

Esemplari residenti ai bordi di un laghetto quieto e cullati dal suono del canto degli uccelli nel bosco circostante, si scopriranno vittime di un sasso gettato dentro le calme acque della placidità. Mentre in lontananza i tuoni annunciano l’arrivo di un temporale…