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Articoli con tag “Van Sant

LAST DAYS

Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Gus Van Sant.

Interpreti: Michael Pitt, Lukas Haas, Asia Argento, Scott Green, Nicole Vicius, Ricky Jay.

Paese: USA. Anno: 2005. Durata: 85′. Sito ufficiale: http://www.bimfilm.com/lastdays .

VOTO: 8

Due segnali emersi dalla cronaca recente mi hanno indotto a (ri)pensare a quanto l’Arte Cinematografica preceda e accompagni il nostro vissuto. Da poco avevo terminato una breve disamina scritta di “Elephant”, un’opera che sento sempre viva sottopelle, riferimento irrinunciabile per tutti quegli atti orribili di violenze arcane che ogni tanto emergono da qualche parte del mondo. Ripensavo alla strage del liceo Columbine quando i notiziari sono stati invasi dagli attentati del 22 luglio in Norvegia; non ho potuto fare a meno di rievocare l’elefante che prende sempre più posto, che si (altro…)

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ELEPHANT

Un film di Gus Van Sant. Con Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy.

Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 81 min. – USA 2003.

VOTO: 10

I genitori non hanno più il controllo. Sbandano anche quando la strada è diritta. Vuoti e sfocati, come i corridoi scolastici percorsi dalla loro prole. L’assenza è così palese che sono loro ad essere al servizio dei figli, quei discendenti altrettanto disorientati, costretti ad amministrare le “virtù” loro malgrado. Questi ragazzi tirano su col naso e camminano solitari con in mano fucili e bombe. Come siamo arrivati a tutto questo? Bisogna sbrigarsi a trovare una risposta: le nubi si muovono in fretta, e si fa presto ad oscurare un cielo limpido con nembi grigio scuro, a passare dal giorno alla notte…

Suddiviso in capitoli che portano il nome dei ragazzi protagonisti, “Elephant” è un ritratto adolescenziale scritto, montato e diretto da Gus Van Sant, regista esperto (altro…)


MALA NOCHE

Mala nocheUn film di Gus Van Sant.

Con Doug Cooeyate, Sam Downey, Nyla McCarthy, Ray Monge, Tim Streeter.


Drammatico, durata 78 min. – USA 1985.







VOTO: 5


Diciamolo con onesta’, questo primo film di Gus Van Sant non mi ha particolarmente entusiasmato. Pero’, per certi spunti, l’ho trovato interessante e vi spiego il motivo… Non perche’ tratti di amori gay disperati e non corrisposti, anche perche’ a questo ormai ci siamo un po’ tutti abituati, ma perche’, nonostante sia una pellicola di 25 anni fa, parla di un America diversa da come siamo abituati a conoscerla. Il film e’ del 1985 quindi ancora in piena era-Reagan e l’immagine che i media ci davano era quella di una nazione bella, vincente e piena di fascino. Qua la cosa e’ un po’ diversa e quello di cui si parla e’ un mondo fatto di emarginazione e solitudine. Un mondo di vinti, senza futuro e senza speranza. Le basi ci sono tutte per quelli che saranno i personaggi futuri delle pellicole successive del regista, e penso a “Drugstore Cowboy” (film bellissimo, tra l’altro). La vera protagonista del film e’ Portland, citta’ molto bella, affascinante e un diversa da altre citta’ americane: i suoi abitanti sembrano tutto, fuorche’ cittadini americani. Sembrano tanti disadattati che vivono ai margini della citta’. E in fin dei conti lo sono: il negozio dove lavora il protagonista ne e’ la dimostrazione lampante.

Il film fu girato con un budget limitatissimo per l’epoca, 25 mila dollari, e si vede, anche perche’ e’ un film grossolano. Ma Van Sant ha saputo dimostrare negli anni di essere un grande talento e, in questo esordio, si avvale di una buona sceneggiatura e di belle immagini di personaggi persi nel tempo, nelle loro solitudini. Molto bello il bianco e nero sgranato. Uno dei protagonisti del film di Van Sant

Avevo letto il libro di Walt Curtis, un racconto autobiografico che parla di un commesso di un negozio che incontra Johnny, un messicano immigrato illegalmente negli Stati Uniti e se innamora, anche se non verra’ mai ricambiato. Finirà così per fare l’amore con il suo amico Pepper, che di giorno pero’ non lo considera nemmeno. Per conquistare Johnny invita tutte e due a fare una gita in macchina ma alla fine Pepper viene ucciso dalla polizia e l’altro scompare nel nulla.

Ve l’ho detto all’apertura, Van Sant ha fatto di meglio negli anni a venire; penso a “Elephant”, per esempio. Comunque e’ un opera di tutto rispetto, lucida e compatta. Se non avete letto il romanzo autobiografico di Curtis ve ne consiglio vivamente la lettura.

A risentirci.


MILK

Milk


Un film di Gus Van Sant.


Con Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco.


Biografico, durata 128 min. – USA 2008. – Bim data uscita 23/01/2009.


VOTO: 8


La paura è un’emozione subdola, spesso grave e incontrollabile, a volte derivante dall’ignoranza di ciò che non conosciamo oppure indotta artificiosamente per piegare le masse ai propri voleri.

Ed è curioso (ma soprattutto arrendevole) distinguere ancora oggi le paure che oltre 30 anni fa furono al centro delle prime lotte dei diritti civili degli omosessuali.

Già allora si dibatteva sulle crociate pro e contro l’istituzione familiare (come se il riconoscimento di ulteriori diritti civili potesse limitare diritti già acquisiti), sui presunti attacchi alle fondamenta della società e alle “leggi di Dio”, si equiparavano (e se leggiamo le dichiarazioni sui quotidiani di oggi, è frustrante vedere come niente sia cambiato) i gay alle prostitute, ai ladri, ai pedofili.

Grazie ai meriti artistici di Gus Van Sant e al suo tempestivo impegno produttivo, vengono nuovamente (perchè c’è sempre bisogno di riaffermare!) rispolverate le campagne civili e politiche che infiammarono gli Stadi Uniti d’America negli anni ’70.

Van Sant, abbandonando per un po’ le sue ultime narrative “sciolte”, destrutturate e meditative, opta per una regia di taglio quasi documentaristico (eccezionale è il lavoro svolto per ricostruire il quartiere Castro a San Francisco) alternata a riprese di impianto tradizionale. La vittoria di Milk

Si concede solo qualche ardimento (l’immagine che si riflette sul fischietto gettato a terra, la morte di Milk con “la Tosca negli occhi”) per poi ritornare introspettivo, lento e profondo allo stesso tempo (la parte centrale è un po’ spenta, il film si ripiega su se’ stesso e diventa macchinoso e paradossalmente politico nei contenuti, nei termini usati e nella rappresentazione) e ancora chiudere in modo sollecito e urgente (la risposta migliore alla “Proposition 6”, il referendum per bandire i professori omosessuali dalle scuole della California, viene esternata così da Harvey Milk: “se fosse vero che i bambini imitano gli insegnanti, avremmo in giro un numero incredibile di suore”).

Sean Penn è di una delicatezza interpretativa disarmante, sciolto e radioso come i suoi sorrisi; ricorderemo per sempre anche il movimento delle mani e il formarsi delle rughe sul suo volto.