www.pompieremovies.com

Articoli con tag “tv

I WANT TO BE A SOLDIER

Un film di Christian Molina.

Con Fergus Riordan, Ben Temple, Andrew Tarbet, Jo Kelly, Danny Glover.

Drammatico, durata 88 min. – Spagna, Italia 2010. – Iris Film Distribution. Uscita: venerdì 14 ottobre 2011.

VOTO: 4

I want to be a politician.

E non uno qualsiasi. Ma “il” Politico x Eccellenza. Voglio essere colui il quale sfrutta indebitamente i poteri offertigli dalla sua vantaggiosa posizione. Per beneficiarne socialmente ed economicamente. Con senso della padronanza, voglio legiferare per conto mio (cioè… per mio conto), creando un sistema inquadrato, non scalfibile, dal quale nessuno possa uscire e nel quale nessuno possa entrare. Sarei veramente onesto agli occhi di tutti e fintamente integerrimo solo ai miei. (altro…)


VIDEOCRACY – Recensione

Un film di Erik Gandini.

Titolo originale Videocracy. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 85 min. – Svezia 2009. – Fandango. Uscita: venerdì 4 settembre 2009.







VOTO: 7


Una Rivoluzione Culturale ha colto impreparati milioni di italiani, abbagliati dal fascino sornione della frivolezza e del successo facile. Gran parte del popolo peninsulare nostrano ha patito, nel corso degli ultimi 20 anni, una metamorfosi antropologica generata da quella scatola delle meraviglie che è la televisione. Senza operare facili accuse generaliste, possiamo senz’altro dire che il cittadino del Belpaese si è trovato gradualmente di fronte a un panorama televisivo che ha agevolato una certa noncuranza intellettiva. Basti pensare, per esempio, al periodo d’oro durante il quale una rete commerciale come “Italia 1” gareggiava con quelle pubbliche per avere in esclusiva la prima visione di opere cinematografiche quali “Il bacio della donna ragno” e “Ran”, da trasmettere orgogliosamente in prima serata per i “Lunedì d’autore”. Cos’è successo da allora? E perché un contesto che prevedeva la trasmissione di pellicole prestigiose, anche risalenti agli anni ’30 0 ’40, adesso si è trasformato in un desolante vuoto formativo?

Schierarsi e puntare il dito unicamente contro le reti commerciali in genere sarebbe sbagliato, eppure è vero che i primi istinti pruriginosi furono clamorosamente favoriti da “Colpo grosso”, il programma condotto in seconda serata da Umberto Smaila, nel quale si potevano vedere tette e culi in bella mostra grazie alle cosiddette mascherine e alle Ragazze CinCin (“cin cin assaggia e poi mi dici”…). Il maschio assaporò, per l’appunto, e gradì. Non tardarono a solcare questa traccia altre trasmissioni televisive mascherate da intrattenimento, anche culturale (basti pensare ai quiz), che prevedevano l’esibizione di ragazze poco avvezze al ballo e a proprio agio con costumini e perizomi. Fu il trionfo della grossolanità, lo sdoganamento di una nuova pornografia. A tutte le latitudini, e a tutte le ore, abbiamo avuto (e abbiamo tutt’ora) a che fare con “Ciao Darwin”, i vari “Bagaglini”, gli “Scherzi a parte”, le notizie più o meno “strisciate”. Le ragazze si moltiplicano e si mescolano come lettere dell’alfabeto, in una profanazione del dizionario e della lingua che peraltro si impoverisce sempre più e assume i contorni dello slogan paratelevisivo.

Da questo ambito esemplare (un perfetto banco di prova su come gli italiani fossero facilmente plagiabili da un filone “a tema”) al successivo indottrinamento sociologico e politico il passo è stato fin troppo breve: via la cultura, spazio alla CULtura. Spariti dalla prima serata i film, considerati troppo “impegnativi”, arrivano gli svuotacervelli, fatti passare come programmi pensati per il relax, e i perspicaci intrattenimenti che regalano amore e buonumore. Gli ascolti danno ragione al “nuovo” che avanza. Alla tv pubblica non resta altro (?) che uniformarsi e scimmiottare, copiando pedissequamente il percorso intrapreso dalle altre reti. I bilanci parlano chiaro: se vuoi gli utili devi essere competitivo con lo share.

Le false promesse di una vita agiata e senza problemi, i luccichii garantiti da programmi quali i quiz faciloni, dai “Grandi fratelli” e dagli altri reality show, mortificano il semplice e infelice operaio fino al punto di spingerlo a osare. Lasciare tutto quello che di certo possiede per intraprendere la faticosa strada della sfida, del sogno, di una competizione impossibile e senza regole. La concorrenza è dura: migliaia di persone comuni tentano la via della notorietà e della fortuna, convinti di avere qualcosa di speciale. Oppure no. Germoglia il modello di un’abdicazione dell’essere e del ragionare, a favore del semplice e illusionistico apparire. Niente di più facile per un imprenditore sveglio e abile, e per di più proprietario della maggior parte dei canali televisivi, intravedere in questo quadro un’opportunità per inserire in modo propagandistico la sua enorme figura sorridente e rassicurante…

Ed è qui che il film/documentario di Erik Gandini prende in mano le redini del suo perché. Con un salto nel tempo stuzzicante e lungimirante, ci introduce in un mondo fatto esclusivamente da e per vincenti. Ecco come sono arrivati ad emergere persone come il “Duce Bianco” Lele Mora, educatore (lui) raccapricciante di bei ragazzi allo sbaraglio, il servo fiero e puro, l’umile lustrascarpe del Presidente Padrone che lo sostiene, colui che si arrende e si scioglie agli inni del Fascio. La villa in Costa Smeralda piena zeppa di tronisti (avreste mai pensato, un giorno, di dover aggiungere tale lemma al vostro dizionario?) e veline in cerca di gloria, è bianca e candida come il suo bel faccione dallo sguardo licenzioso.

Fabrizio Corona, in un secondo tempo, non è altri che il figlio perfetto partorito da un sistema marcio e corrotto che venera il Dio denaro e si autoalimenta del suo stesso potere. La figura che nasce è rissosa, autoreferenziale, arrogante e dedita al raggiungimento degli scopi senza guardare in faccia nessuno. Di indole fieramente mafiosa, il fotoreporter d’assalto non lesina paragoni con il personaggio “mitico” di Scarface e si fa riprendere con gli attributi al vento mentre è in bagno: il machismo come simbolo della propria autorità e forza. Se tutto ciò vi ricorda uno o più partiti politici italiani, forse non è un caso.

Non dimentichiamoci che, al momento della presentazione come Evento Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia, e alla sua uscita nel settembre del 2009, “Videocracy” vide negata la possibilità di presentare immagini in anteprima sia dalla Rai che da Mediaset, le quali giudicarono i contenuti faziosi e antigovernativi. Atteggiamenti che non ebbero niente a che fare con la prudenza e la salvaguardia per la morale pubblica, e somigliano tanto ai contenuti di quei film tanto amati da Corona. Quando si ha a che fare con una censura preventiva non si può più parlare di democrazia; questo è ciò che succede quotidianamente con il cinema e le altri fonti d’informazione.

Nonostante l’appoggio produttivo della Zentropa di Lars von Trier, il film di Gandini ha la consistenza di un opuscolo, non è un’analisi così articolata di un sistema in realtà molto più complesso qual è quello italiano. I personaggi presi di mira sarebbero potuti essere di più e descritti meglio. Tuttavia lascia addosso uno strano disagio e fornisce una fotografia imbarazzante del nostro Paese e del vuoto culturale in cui tutti, più o meno da quattro lustri a questa parte, galleggiamo. Dalla demenza fatata nella quale siamo caduti, possiamo risorgere non senza dolori. Leggiamo qualche libro, informiamoci attraverso canali alternativi a quelli televisivi o risintonizziamo meglio le nostre antenne. Ne abbiamo un disperato bisogno.

Io spero in Dio sempre di più. E’ l’unico quaggiù che ancora alla tivù non è mai apparso”.

Claudio Baglioni, “V.o.t.”, 1995.


THE MILLIONAIRE

The millionaire

Un film di Danny Boyle.


Con Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan.


Titolo originale Slumdog Millionaire. Commedia, durata 120 min. – Gran Bretagna, USA 2008. – Lucky Red data uscita 05/12/2008.



VOTO: 4


La struttura di questo film, adattato per lo schermo da un poco ispirato Beaufoy (lo sceneggiatore di “Full Monty”), è pretenziosa, senza dubbio meccanica, e seducente per quanto smaccatamente ruffiana.

Per descrivere, infatti, i momenti di angoscia, il dolore del ricordo e la miseria delle baraccopoli cosa s’inventa Danny Boyle?
Abbonda con flash back risolti spesso in inseguimenti e/o corse girati in modo concitato, come se si trattassero di elementi da telefilm poliziesco, da film action o da thriller; non ci risparmia le inquadrature oblique, che farebbero tanto “effetto straniante” e visionario se il film si fosse intitolato ancora “Trainspotting”…

Anche nei momenti che dovrebbero essere più intimisti e rivelatori del passato dei protagonisti ci tocca sorbire un accompagnamento musicale finto-orientale, tutto dedicato all’esaltazione dei bassi, al ritmo sincopato tipico della house/progressive; ho pensato che, se per un attimo la mdp fosse uscita dall’inquadratura, avrebbe svelato un dj con cuffie saltellante alla consolle!

Alcuni personaggi, poi, sono proprio fuori dalla grazia di Dio.
Prendiamo il conduttore, Prem Kumar, talmente fastidioso e sgradevole da risultare poco credibile (meglio tenerci il nostro simpatico pacioccone Gerry Scotti), oppure il fratello di Jamal, infido traditore per una vita intera e improvvisamente (e non meglio delucidatamente) redento giusto perchè le 2 ore del film si stavano approssimando (?). Vinci, vinci, vinci!

Il finale, poi, malamente appiccicato con i “copia e incolla” dei flashback dei flashback, e beatamente trionfante con un ballettino in perfetto stile Bollywood, è da raccapriccio.

La domanda quindi è: Come giudicare “The Millionaire”?
Le risposte tra le quali scegliere sono:
A. Si salvi chi può
B. Si salvi chi può
C. Si salvi chi può
D. Si salvi chi può.

Non è difficile. 20 milioni di rupie aspettano proprio te!


ASSASSINI NATI

Assassini natiUn film di Oliver Stone.



Con Robert Downey Jr., Juliette Lewis, Tommy Lee Jones, Woody Harrelson, Tom Sizemore.




Titolo originale Natural Born Killers. Drammatico, durata 120 min. – USA 1994.


VOTO: 3,5

Che paura!
Quando Harrelson (impegnatissimo in un’interpretazione memorabile da ampolloso ammazzasette) pronuncia la frase “L’assassino è puro e appartiene a una razza superiore” dimostra tutta l’intelligenza del suo personaggio e la pochezza di un film che avrebbe voluto condannare la violenza quando, paradossalmente, corre il rischio di esaltarla.

E allora via con immagini che cambiano alla velocità della luce: super 8 alternati ad altre immagini sgranate, blue screen, cartoon sovrapposti a draghi che vomitano vapore (sono meglio del 100 gradi!) a iene, sciacalli e ad altre scene infernali e maledette (che paura!). Evidentemente la canna che si è fumato Stone non era tanto buona: guardando il film si ha l’impressione di stare su un treno che corre a folle velocità, ma senza freni. Ci hanno fatti un po' così

Il regista (altrimenti impegnato e sanguigno) stavolta perde il controllo della situazione e non sa più come districarsi: vorrebbe essere ironico ma risulta ridicolo, vorrebbe denunciare la tv quando forse è solo il personaggio di Robert Jr. a far pensare lo spettatore che tutto quello che vede possa, prima o poi, avere un senso. Stendo un velo pietoso anche sul finale che scimmiotta allegramente quello di “Cuore selvaggio”. Il gusto un po’ trombone di Stone non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello più elevato di Lynch; attenti, insomma, a non confondere la cacca con la Nutella.
Trattengo un urlo di liberazione quando vedo i titoli di coda e ho la certezza di aver perso la memoria.
Era il 1994 quando uscì questo pasticcio; erano tempi, Mr. Stone (e “Forrest Gump” insegna), in cui si poteva ancora fare cinema anche solo con una piuma svolazzante. E a ciel sereno.