www.pompieremovies.com

Articoli con tag “tecnologia

HUGO CABRET

Un film di Martin Scorsese.

Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone.

Avventura, Ratings: Kids, durata 125 min. – USA 2011. – 01 Distribution. Uscita: venerdì 3 febbraio 2012.

VOTO: 6

“Hugo Calibré” (Cabret, nel titolo serio) è l’ultima fatica cinematografica di Martin Scorsese. Un autore che non è sceso quasi mai a compromessi con la sua arte, mettendo tutto se’ stesso all’interno di opere spesso scomode, radicali, intime, romantiche, violente e/o fortemente politiche e sociologiche. Stavolta lo spunto è il racconto illustrato di Brian Selznick (il cognome non vi giunga nuovo, dato che si tratta del nipote del ben più noto produttore e sceneggiatore David) e la storia è quella di un orfano dodicenne (Hugo Cabret, appunto) che vive nella stazione di Montparnasse nella Parigi degli anni ’30, ricostruita da Ferretti/Lo Schiavo prendendo in prestito gli esterni della Gare du Nord e l’orologio della (altro…)

Annunci

CORALINE E LA PORTA MAGICA

Coraline e la porta magicaRegia: Henry Selick. Sceneggiatura: Henry Selick.

Musiche: Bruno Coulais. Produzione: Laika, Pandemonium.

Distribuzione: Universal Pictures. Paese: USA 2009.

Uscita Cinema: 19/06/2009.


Genere: Animazione, Fantasy.

Durata: 100 Min.

Formato: Colore 35MM, 3D


VOTO: 5


Coraline Jones è una smorfiosetta spernacchiante e lentigginosa che si irrigidisce facilmente come la sua bacchetta da rabdomante, si tinge le unghie di blu (un’idea degli autori perché, così, fa’ tanto funesta ribelle?), è terribilmente annoiata e non sa cosa fare nella casa “nuova” di 150 anni dove la famiglia si è trasferita.

I genitori non hanno tempo da dedicargli, la madre porta il collare in seguito a un incidente e il padre scrive a capofitto al computer un catalogo da giardino; la prima dovrebbe dedicarsi alle pulizie, il secondo alla cucina (ma quello che porta in tavola si limita solo a dello schifosissimo porridge e ad altra roba che chiama gelato e che, tuttavia, assomiglia più alla melma).

Un giorno, scorazzando qua e là per la grande abitazione, la bambina attraversa una porta segreta e scopre una versione alternativa alla sua uggiosa esistenza…

Diretto da Henry Selick, il regista di “The Nightmare Before Christmas”, “Coraline” si mette in evidenza per la notevole somiglianza (anche troppo spiccata) nei confronti del suo predecessore, grazie alla tipologia dei personaggi animati e delle altre creature od oggetti. Per il gusto sottilmente macabro, visto che, sulla sigla d’inizio del film, si mostra lo smembramento di una bambolina con tanto di fuoriuscita dei fili che la tengono insieme e spezzettamento delle imbottiture esibito in modo un po’ osceno e sconveniente (si preferisce smembrare dalla bocca e si decide di palesarlo). Per le atmosfere lugubri, poco illuminate e deprimenti.

I personaggi, disegnati sempre con evidenti arti oblunghi, stancano un po’. Possono risultare innovativi e simpatici per la durata di un lungometraggio (cfr. il “Nightmare” di prima), ma poi si dovrebbero concepire idee nuove. Anche in “Coraline” ci stanno le zucche “alla halloween”, pure se confinate in un bellissimo giardino rigoglioso (ripreso sempre di notte, per carità, non venisse l’idea di far vedere un raggio di sole! Quello ce lo lasciano alla fine, per farci capire con sterminata arditezza che tutto è andato bene).

L’intento di tale Selick è così avventatamente esoterico che, per raffigurare il pozzo d’acqua, non ci risparmia neppure un cerchio uguale a quello dell’entrata della Loggia Nera di TwinPeaksiana memoria. Ci sta pure un teatro quasi metafisico come in “Mulholland Drive”. Saranno citazioni (in)volontarie, mancanze di spunti?

E non si può fare a meno di continuare a citare altre preziose fonti: a parte Wybie (diminutivo di Wyborne o di “Why were you born”) Lovat, il ragazzino motorizzato e “telescopico” che rimane al fianco di Caroline (un errore di scrittura da parte degli autori pare che abbia fatto sì che il nome definitivo restasse Coraline) e l’incredibile Bobinsky (o Mr. B), che fa lavorare i topi salterini nel “Circo Balzatopo” dando loro in pasto un formaggio particolarmente vitaminico, le due vecchiette vicine di casa (Miss Forcible e Miss Spink) non possono che rimandare, per forma e caratterizzazioni, alle indimenticabili (quelle sì) anziane di “Arsenico e vecchi merletti”.

Le prime litigano sul tipo di thè da servire e hanno una collezione di teste imbalsamate per ogni cane avuto. Le altre erano amabili esecutrici mortali di dodici cadaveri di anziani uomini soli. Se vogliamo trovare un messaggio di facile fruizione per i più piccoli dobbiamo, insomma, andare a ritroso fino al film di Capra. Le Miss del cartone animato sono indistinguibili e anonime come tutti gli altri personaggi secondari e non hanno molto da comunicare.

Troppo simile al “Mago di Oz” e ad “Alice nel paese delle meraviglie”, sia come spunti che come trama, l’altro mondo si differenzia da quello vero perché al posto degli occhi i personaggi hanno dei bottoni (paradosso per descrivere che i genitori potrebbero amare anche senza occhi o un segno di rilancio per l’industria del tessile/abbigliamento? Il dubbio rimane). Oltre la porta magica sarà anche tutto più bello e profumato, ma si sono dimenticate le emozioni e la creatività. Tintarella di luna

E’ difficile spacciare un film per originale quando si va a vedere la somma dei riferimenti e degli spunti cinematografici presi da altre pellicole. Una trama che si dichiara “intelligente” si ritrova a essere un riciclo di altre più sicure e fidate.

Le musiche sono di Bruno Coulais (autore della colonna sonora di “Les choristes”), il quale compone melodie ombrose e minacciose come quelle di Denny Elfman; anche in questo caso non si da’ spazio a sperimentazioni sonore e quasi tutto risulta prevedibile e fotocopiato. Le arie più divertenti, simili ai suoni del carillon, ci immergono in immagini meravigliose e son prese pari pari dal mondo di Tim Burton.

“Coraline” è il primo film d’animazione ad alta definizione in 3D girato in stop-motion. Straordinarie le tecnologie a disposizione attraverso le quali tutto diventa ancora più magico e coinvolgente. La rivoluzionaria visuale fa saltare per davvero i bottoni fuori dalle orbite viste le sfumature a cui si è prestata attenzione! E’ tanto se dovessimo disquisire di tecnica, troppo poco per poter parlare di Cinema.

Il resto è tutto così schematico che manca il tempo per affezionarsi ai personaggi principali e potersi beare dei colori e delle immagini che fuoriescono dallo schermo. Se incasserà e porterà gente al cinema saremo tutti più contenti ma preferiremmo avere a che fare con prodotti freschi e non presi impolverati dalla soffitta di “Pink Palace”.


SPIDER-MAN

spider-man

Titolo: Spider-Man (Id.)
Regia: Sam Raimi


Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: Don Burgess


Interpreti: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Willem Dafoe, J.K. Simmons, James Franco, Cliff Robertson, Rosemary Harris, Joe Manganiello, Macy Gray, Randy Savage, Jack Betts, Gerry Becker, Bill Nunn, Stanley Anderson, Ron Perkins, K.K. Dodds, Ted Raimi, Bruce Campbell, Elizabeth Banks, John Paxson, Stan Lee, Lucy Lawless, Chris Coppola
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 2h.

VOTO: 6,5

Peter Parker, insicuro studente un po’ secchione specializzato in materie scientifiche, viene morso da un ragno geneticamente modificato e acquista così grandissimi super poteri. Ma non sempre i grandi mezzi a disposizione sono sinonimo di tranquillità, a volte alcune doti possono rivelarsi come pesi difficili da sopportare e le responsabilità possono portare con se’ incertezze e sensi di colpa…

Sono lontani i tempi dell’esordio alla regia per Sam Raimi (era il 1982 e il titolo era “Evil Dead”, uscito in Italia come “La Casa”), quando con poche centinaia di migliaia di dollari dava spazio alla sua formidabile creatività. Adesso i tempi sono cambiati, le superproduzioni hollywoodiane hanno le loro esigenze e Sam si ritrova a disposizione un centinaio di milioni di dollari pronti per riesumare uno dei più noti fumetti della Marvel, lo Spider-Man creato da Stan Lee.
Per fortuna, il regista americano non perde di vista le sue qualità di fronte all’immensa tecnologia che gli viene messa a disposizione. L’uso del digitale è avveduto e pratico: una su tutte è la sequenza, successiva al morso del ragno, dove si vede il DNA di Peter Parker confondersi con i nuovi geni propri dell’aracnide.

Non dimentichiamoci che siamo di fronte a una trasposizione ottenuta da un fumetto e la sceneggiatura di David Koepp ci riporta spesso alle dimensioni cartacee della striscia a disegni. Lo scritto, infatti, abbandona raramente i confortanti e semplici aspetti del foglio e osa poco oltre; d’altra parte, in questo, non lo si può certo accusare di mancanza d’ispirazione visto che riesce a creare un mondo ben definito intorno al quale gravitano segni visibili della propria genesi.
Deve essere stato un po’ lo stesso lavoro che vede impegnato Peter quando pensa a una tenuta efficace per il suo nuovo “io” e si perde tra alcuni schizzi da principiante fumettaro; così come assistiamo alla complessa, sfaccettata e intersecata nascita del supereroe, ci immaginiamo lo sceneggiatore di fronte a una storia già conosciuta che deve essere però ben adattata, ora aggiungendo, ora togliendo, poi inventando.
E’ per questo che “Spider-Man” rimane un film tutto sommato gradevole e oltretutto i segmenti prettamente rivolti all’azione sono superati, in minutaggio, dalle parti dialogate e “senza costume”. Il celebre bacio a testa in giù

Raimi corre in aiuto dei vuoti di sceneggiatura ancorando l’epicentro emozionale del film sulla storia d’amore tra Peter Parker e Mary Jane (il bacio a testa in giù sotto la pioggia è diventato leggendario). Il regista americano lavora senza troppe infiorettature o sussieghi, mostra un’invidiabile modestia autoriale e, visti gli incassi, non possiamo fare altro che dargli pienamente ragione.

Da sottolineare la perfetta aderenza di Tobey Maguire al personaggio di Spider-Man, il suo sguardo è schivo e perentorio allo stesso tempo. Il ragazzo rende bene l’idea di un adolescente che è in piena crescita e maturazione, frastornato al punto giusto per i mutamenti che subisce il suo corpo.
Un po’ meno efficace sembra l’interpretazione di Kirsten Dunst che, per quanto delicata possa essere, non riesco a inserirla nella categoria delle attrici promettenti.
Altro discorso va fatto per Dafoe: di certo non è a suo agio come in alcuni ruoli drammatici che hanno messo in evidenza le sue capacità recitative, a volte sembra un pesce fuor d’acqua. Ciononostante bisogna premiare il coraggio di essersi messo in gioco con un soggetto “alla moda” che, tutto sommato, non lo fa sfigurare. La personalità del suo Goblin è, come l’uomo-ragno, oppressa da uno sdoppiamento in progress ma, nel suo caso, senza alcun controllo ne ’rimedio.
Non si può dire lo stesso per il “figlio di Dafoe”, nel film raffigurato dall’attore James Franco, lui sì davvero scialbo e insicuro.