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Articoli con tag “storia

THE WAY BACK

Un film di Peter Weir.

Con Dragos Bucur, Colin Farrell, Ed Harris, Alexandru Potocean, Saoirse Ronan.

Drammatico, durata 133 min. – USA 2010. – 01 Distribution. Uscita: venerdì 6 luglio 2012.

VOTO: 9

Un gruppo di persone, composto ora da 6 ora da 7 individui, secondo un’alternanza che sembra ricondurre alla precarietà di un nucleo familiare, fugge da un gulag siberiano all’inizio della seconda guerra mondiale. L’evasione così imbastita sembra rivestita da un’indole quasi estemporanea: i latitanti non si raccontano quasi niente di se, non si fidano, fanno progetti itineranti ma in pochi credono di poter arrivare alla meta del lago Baikal e poi oltre, fino ai confini mongoli. Inizia per loro una vera e propria via crucis (vedere per credere), con tanto di cappello/corona di spine, documentata dal libro di Slavomir Rawicz intitolato “Tra noi e la (altro…)

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IL DIVO

Un film di Paolo Sorrentino.

Con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso.

Drammatico, durata 110 min. – Italia 2008. – Lucky Red. Uscita: mercoledì 28 maggio 2008.






VOTO: 9


Novello Hellraiser che si cura l’emicrania con l’agopuntura. Star seguita da un manipolo di guardie del corpo ed esposta alla luce inebriante dei flash. Personaggio quasi metafisico che si rifugia nei confessionali “espiando” (o condividendo) col prete di fiducia le proprie colpe. A proprio agio nella sua deforme postura, è un cattivo gobbo di Notre Dame che frequenta la Chiesa come se ne fosse il padrone, giusto un gradino sotto a quello di Dio (“I preti votano, Dio no”). Solo, insonne, apparentemente apatico e pervaso da uno humour quasi britannico, immerso nelle tenebre come un Colonnello Kurtz in mezzo a una giungla di cemento, fuoriclasse politico invulnerabile e Padrino che elargisce dolci (le pillole rese meno amare hanno fatto la fortuna della DC). Si parla di Giulio Andreotti, il politico italiano più misterioso e discusso dei suoi tempi (ma è opportuno ricordare che è ancora in vita).

Ce lo racconta splendidamente Paolo Sorrentino: con carrellate in avanzamento così come in improvvise rinculate, la sua macchina da presa scivola su oggetti e corpi, fa un uso appropriato di ralenti, macro, primissimi piani suggestivi e rivelatori. Il regista italiano non si ferma mai, danza sul corpo di Andreotti fischiettando, perfettamente a suo agio.

Sconfina nell’onirico e nel surreale, lo sospende e lo interrompe talvolta con un accenno di taglio documentaristico introducendo immagini sgranate, quasi volesse distaccarsi e rinfrancarsi dalla verità e la realtà politica ma sempre lucidamente presente di fronte all’oggettività storica e sociale del nostro paese. Sfiora il manierismo quando lascia eccessivo spazio ai gesti e ai toni di voce di Servillo, costretto a bisbigliare per tutto il film imballato nella gobba e ammiccante dietro la maschera del trucco. E abusa di ricercatezza con una messa in scena estremamente schierata e feroce a dispetto dell’enigmaticità del personaggio.

Poi rimedia con una colonna sonora bella, aggressiva e significativa che va dalla technopop targata anni ’80 di “Da Da Da”, al flauto di Vivaldi, da Bruno Martino alle seducenti track scritte da Teho Teardo. Si infarcisce di troppi dialoghi epici, come le frasi e aforismi senza tempo pronunciati da Andreotti e da chi gli sta dintorno: una battuta via l’altra come schema difensivo dagli attacchi dei delatori. Manca solo quella più famosa: “Il potere logora chi non ce l’ha”, presa in prestito in realtà da Talleyrand, diplomatico francese del XVIII secolo.

C’è bisogno del rassicurante e accomodante refrain di Renato Zero (simbolo perfetto di travestitismo/trasformismo e voltagabbana per eccellenza) nei “migliori anni” per non farsi sopraffare dai dubbi sulla vera identità di chi abbiamo sposato e che ha vissuto sempre al nostro fianco. E questo lo sa bene la moglie Livia, ben interpretata da Anna Bonaiuto.

Lo show deve andare avanti: basta una doppia aspirina e si va in scena come il coreografo di “All that jazz”, a recitare nel teatrino politico italiano approfittando della mancanza di limpidità delle maggiori istituzioni, e le cronache delittuose stanno lì a dimostrarlo. Nella sua abbagliante imperfezione ma sempre con l’urgenza di dire, di esternare le cose che veramente si pensano, rendiamo grazie a questo autore che, caparbio oltre ogni limite, ha saputo ancorare senza indugi e cedimenti, un pezzo d’Italia malandato e corrotto.

“Il Divo” è un frammento barocco, come la scenografia che a volte circonda le vicende con un’incisività visiva senza pari che entra, alla maniera di un vorticoso refrain antropologico, nella nostra memoria e lì si fissa. Coesa con l’incedere del soggetto, a fianco di uno stato emotivo ora misticheggiante ora filosofico, la direzione artistica è una riproduzione amplificata dell’arcano e del contraddittorio.

Ma è il momento di finirla di puntare il dito verso/contro Andreotti: oggi abbiamo a che fare con un nuovo, inarrivabile Divo, talentuoso e tristemente famoso per le battute, pronto anch’egli a calcare vanitosamente la scena politica come quella delle aule giudiziarie.


IMPROVVISAMENTE L’INVERNO SCORSO

Improvvisamente l'inverno scorso“Improvvisamente l’inverno scorso” è un film di Gustav Hofer e Luca Ragazzi.



Uscito a Maggio del 2008, con la voce narrante di Veronica Pivetti.



Prodotto in Italia. Durata: 80 minuti.



VOTO: 8


C’è un’Italia sotterranea.

Un’Italia silenziosa, nascosta, che pensa ma non (re)agisce. Almeno finché non si sente in pericolo…

No, non c’è niente di buono in questo preambolo. Non si sta parlando di qualcuno che è indifeso, che viene lasciato solo o che non ha la volontà di esprimere le proprie idee civili e politiche. Piuttosto di coloro i quali rappresentano perfette marionette in mano ai soliti burattinai che muovono i fili in nome della Religione e della Politica (scritte in maiuscolo perché tanta importanza hanno, tanto quanta levatura gli viene concessa).

Ma forse stiamo correndo troppo, si rischia di non capire e generare confusione, fastidio; meglio fare uno, anzi due, passi indietro e accomodarci nel clima politico italiano del 2007. Quando si parla del passato di solito si ha l’intenzione di rievocare bei ricordi, ma non è questo il caso.

E’ il caso, invece, di disseppellire (visto che è bell’e che morta) la salma della legge sulle unioni di fatto presentata in Italia, in perfetta corrispondenza con la direttiva dell’Unione Europea, nel febbraio del 2007. Una normativa pacifica che aveva il proposito di riconoscere alcuni diritti a chi non ne aveva e che, invece, trovò una risposta carica di odio e repressione da parte della maggioranza delle istituzioni nazionali e di quasi tutte quelle ecclesiali.

Gli italioti silenziosi di cui sopra insorsero e levarono gli scudi a superflua protezione del matrimonio e della famiglia. Marce di protesta furono organizzate, più o meno scientemente, e presero spazio in tutti i Tg del giorno e della notte, i quali non mancarono di allarmare il paese dall’arrivo del meteorite DICO in caduta libera sulle nostre teste.

Ecco, pertanto, il significato delle marionette senza fili: molte persone si sentirono chiamate in causa e avvertirono il dovere civile di esprimere quello che credevano essere il loro pensiero ma che in realtà altro non era che un’urgenza artificiale indotta. Quello che si credeva essere un sostegno e un indice di solidarietà nascondeva, oggettivamente, un’ideologia “di fatto” legata al giogo dell’oppressione e dell’integralismo.

Gustav Hofer e Luca Ragazzi hanno avvertito il bisogno di fermare la giostra dei giochi di Palazzo insieme all’ubriacamento mediatico condotto senza freni e, opportunamente, hanno tradotto in immagini quello che è accaduto in quei mesi, dalla nascita alla dipartita di quello che era un disegno di legge che avrebbe potuto avvicinare il nostro paese a una, seppur sempre lontana, modernità. Improvvisamente, un tuffo in piscina

La naturalezza con la quale i due hanno costruito il loro documentario è invidiabile, bravi nel mantenere l’equilibrio tra l’impellenza di dire e testimoniare l’accaduto e il non cadere nella trappola della facile schematizzazione delle correnti di pensiero. Si lascia spazio al contraddittorio e questo è un segno di intelligenza e rispetto anche verso coloro che non la pensano come questi “Ragazzi”.

Il coraggio con il quale Gustav e Luca si lanciano a filmare e intervistare i manifestanti dei cortei della destra più estrema è ai limiti dell’incoscienza e mette davvero i brividi. L’effetto che si ottiene è così forte da risultare disturbante (altro che le indagini artefatte condotte dal ben più noto Michael Moore!).

Se sorvoliamo su alcune scelte stilistiche e tecniche (come, per esempio, una fotografia a tratti troppo fredda “presa in prestito” dalla maggior parte dei documentari moderni e a certe comprensibili ingenuità espressive) ”Suddenly Last Winter” si propone come un pregiato documento storico, che parte quasi come uno sberleffo, avvalendosi di una buona dose di autoironia, e finisce per avere l’effetto di uno schiaffo.


UNA NOTTE AL MUSEO

Una notte al museoTitolo originale: Night at the museum.

Nazione: U.S.A. Anno: 2006. Genere: Commedia. Durata: 108′.

Regia: Shawn Levy.


Cast: Ben Stiller, Robin Williams, Carla Gugino, Owen Wilson, Kim Raver, Mickey Rooney, Dick Van Dyke, Bill Cobbs, Pierfrancesco Favino.


Produzione: Twentieth Century Fox Film Corporation, 1492 Pictures, 21 Laps Entertainment. Distribuzione: 20th Century Fox. Data di uscita: 02 Febbraio 2007.


VOTO: 4,5

Nel 2006, il buon Chris Columbus (che ricordiamo ottimo direttore di film di successo come “Mamma, ho perso l’aereo” e i primi due episodi di “Harry Potter”) ‘opzionò’ il libro illustrato per bambini del ceco Milan Trenc intitolato “Night at the Museum” e lo ridusse a soggetto per una delle pellicole più fortunate di quell’anno. A interpretare il protagonista, Larry Daley, fu chiamato Ben Stiller; il suo ruolo di padre divorziato che non riesce più a comunicare con il figlio di 10 anni era uno dei ruoli “leggeri” più ambiti.

Stiller fu diretto dall’incapace Shawn Levy (regista dell’ultima “Pantera rosa”) che ottenne anche la partecipazione di due caratteristi di lusso come Mickey Rooney e Dick Van Dyke (lo spazzacamino in “Mary Poppins”), oltre a quella di Pierfrancesco Favino, alla sua prima esperienza d’oltreoceano, nei panni di Cristoforo Colombo.

Nel film, Larry, indebitato fino al collo, ottiene un lavoro come guardiano notturno al Museo di Storia Naturale di New York, credendo di poter guadagnare soldi senza troppi sforzi, ma non sa che durante le ore notturne il museo prende vita: leoni e scimmie iniziano a gironzolare per le sale, personaggi come Attila escono dalla loro teca, il bellissimo scheletro del Tyrannosaurus Rex minaccia Larry e l’intera struttura con le sue capacità demolitrici. In soccorso di Daley arriveranno il fiducioso presidente americano Teddy Roosevelt (Robin Williams) e qualche altro personaggio storico “di passaggio”, i quali aiuteranno Larry a ritrovare quell’autostima che era andata perduta…

Il film fa parte di quel filone, ormai supersfruttato, ad alto tasso di effetti speciali che rendono movimentate e spericolate anche quelle pellicole piatte come i pavimenti dei musei. La noia regna sovrana anche di fronte alla testa parlante dell’isola di Pasqua, alla scimmia ladra e dispettosa, al gruppo dei borbottanti cavernicoli, al mammut pronto alla carica.

E non corre in aiuto nemmeno una regia distratta, raffazzonata e dal fiato corto, che non ha niente di prodigioso e che toglie qualsivoglia possibilità a un soggetto che avrebbe meritato maggiore attenzione. C’era da giocare la carta dell’anticonformismo e invece si è scelto un comodo “politically correct”, ci si poteva scatenare con riferimenti storici arguti per confrontarli con le realtà moderne ma ci siamo sciolti di fronte al buonismo, si sarebbe potuto premere il pedale sull’acceleratore delle battute sarcastiche ma gli sceneggiatori, durante “la notte”, evidentemente preferiscono dormire (e chi può dargli torto?). "Gulliver" in pericolo

Così come il Museo è abitato da singolari diorama, le cui creature sembrano pronte in ogni istante a scuotersi dalla loro ammaliante immobilità, il film è popolato da attori che, pur dannandosi l’anima per rendere credibile il pastrocchio a cui stanno partecipando, non riscuotono consenso dal lato della veridicità del racconto ne’ per qualsivoglia coinvolgimento emotivo.

Owen Wilson, nel ruolo di un litigioso cowboy delle dimensioni di un soldatino, non attacca a livello emozionale e i suoi duetti con Ben Stiller (altrove battagliero e un po’ isterico, mentre qui abilmente ammansito) si riducono a delle sterili macchiette. Robin Williams, l’imbolsito presidente “Ted”, non riesce a lasciare nessun segno tangibile della sua bravura attoriale.

In “Una notte al museo” si sprecano i riferimenti ad altri film per famiglie quali “I viaggi di Gulliver” e “Jumanji” e, oltretutto, lo si fa senza discrezione e sarcasmo. Mancando qualsiasi sorpresa, l’unico merito che gli va ascritto è quello di farci venire la voglia di andare a New York per visitare (questa volta senza “sommosse” notturne e coi nostri occhi) il Museo di Storia Naturale.