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Articoli con tag “Stanley Tucci

CAPTAIN AMERICA – Il primo vendicatore. Visto da White Tiger

“Captain America: The First Avenger” è un film a colori di genere azione, avventura della durata di 125 min. diretto da Joe Johnston e interpretato da Chris Evans, Hugo Weaving, Samuel L. Jackson, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci, Natalie Dormer.


Prodotto (anche in 3D stereoscopico) nel 2011 in USA – Uscita originale: 22 luglio 2011 (USA) – e distribuito in Italia da Universal Pictures il 22 luglio 2011.

VOTO: 7

Il giovane Steve Rogers, emaciato, sottopeso, asmatico, di fragile costituzione, non manca di forza di volontà e dedizione verso il suo paese che, nel pieno della seconda guerra mondiale, si trova a fare i conti con le forze tedesche e con una occulta forza nascente che vuole porre la sua ombra devastante sull’intero Mondo. Grazie alla sua incrollabile forza morale, Steve si fa notare ed entra così nel programma governativo (altro…)

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AMABILI RESTI – Recensione

Un film di Peter Jackson.

Con Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Stanley Tucci, James Michael Imperioli, Saoirse Ronan.

Titolo originale The Lovely Bones. Drammatico/Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 135 min. – USA, Gran Bretagna, Nuova Zelanda 2009. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 12 febbraio 2010. VM 14

 




VOTO: 4,5


Peter Jackson, si sa, preferisce la Terra di Mezzo. Con “The lovely bones” prende le distanze da quella interessante di tolkeniana memoria e la dipinge di tutti i colori possibili, trasfigurando un limbo in una specie di Paradiso fastidiosamente digitale, dal quale è possibile insegnare al mondo dei vivi emozioni, intuizioni, riconciliazioni. E’ ciò che accade alla giovane 14-enne Susie (Saoirse Ronan), vittima di un serial killer e passata subito nella “buca del suggeritore”, fatta di campi di granturco giallissimi e poi anneriti, e di un gazebo solido e poi sfaldato, palesando una voce piatta e melensa a favorire una frequenza cardiaca sotto la media.

Saliti su questa giostra mitologica, edulcorata e forzatamente new age, che ricorda troppo il paesaggio tinteggiato di “Al di là dei sogni”, non si avvertono abbastanza il dolore e la serietà del lutto, le tenebre dell’inquietudine e neanche quelle voragini di spavento e collera nei confronti di una vita piena di promesse che ha opposto un rifiuto proprio sul più bello. Il regista neozelandese risolve quasi tutte le questioni emozionali sfumando l’immagine in lampi di luce che riempiono lo schermo le quali, più che essere evocative, fanno venire la voglia di mettersi gli occhiali da sole. Si da troppa rilevanza al “look del pianeta” piuttosto che all’intimo e al recondito. Svilita da un pigro ritmo narrativo, la pellicola riesce a farsi respingere perfino durante la scena della “visita” alla casa del vicino da parte della sorella della vittima: una sequenza costruita con una serie di immagini che fanno affidamento su particolari stimolanti la suspense, per poi smentirsi subito dopo, risolvendosi in una corsetta di 10 metri attraverso il giardino e perdendo quell’urgenza che era stata così abilmente edificata. Lo stesso accade quando (finalmente!) la Susie decide che è l’ora del trapasso e, fermandosi sulla soglia, torna indietro per sbrigare una faccenda che non poteva mancare nel tentativo di raccattare quei pochi “amabili resti” di pazienza a disposizione dello spettatore. La propensione di Jackson verso un cinema dilatato e riempito da un eccesso di piste narrative è sempre più forte.

Susan Sarandon, con le sue insostituibili bottiglie di scotch, e forte di una pettinatura che parla da sola, è la nonna che tutti avremmo voluto avere: schietta, sincera, disponibile, e unico personaggio veramente spirituale nella sua eccentricità. Peccato che non si sia deciso di fare del libro della Sebold una commedia incentrata su di lei. Mark Wahlberg e Rachel Weisz, espressivi come degli stoccafissi, riescono a prenderti per sfinimento mentre dialogano zuccherosamente sulla riconciliazione come se stessero pensando al giorno in cui cadrà il prossimo ponte festivo. Stanley Tucci, poco a suo agio nei panni del cattivo, costretto a nascondersi dietro un paio di lenti e a qualche tic che dovrebbe esser sufficiente a rivelare la sua infame natura, non è ne’ bianco ne’ nero, fasciato senza spessore in abiti e capelli beige. Gli fanno fare una fine ridicola, nella quale non poteva mancare l’intervento del ritocco (così smaccatamente visibile) dell’effetto speciale digitale. Spielberg alita tecnologia anche quando lavora nell’ombra della produzione esecutiva.


IL DIAVOLO VESTE PRADA

Un film di David Frankel.

Con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Simon Baker, Emily Blunt.

Titolo originale The Devil Wears Prada. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 109 min. – USA 2006. Uscita: venerdì 13 ottobre 2006.






VOTO: 8


Il luogo di lavoro può diventare un avamposto dove si lotta per la sopravvivenza, non si mangiano cipolle (ci si sfama ben poco, a dire il vero) e ci si bazzica esclusivamente per puntare in alto, partendo dall’alto (solo una, tra le pretendenti a “Runway”, sembra condurre un’esistenza umile o indigente). In bilico tra il piantonamento della scrivania e le corse per i caffè, le bistecche e i capricci della caporedattrice, le giovani tirapiedi dei maggiori colossi industriali della moda sembrano pronte a fare magie miracolose, meglio di Harry Potter.

All’arrivo di Miranda Priestly, a inizio film (una tra le sequenze più divertenti), si vedono scene da panico: corse a riempire bicchieri d’acqua sulla scrivania, disposizione maniacale delle riviste e dei quotidiani, gli impiegati impazziti nel cercare di mettere in ordine gli uffici in un batter d’occhio, cambi volanti di scarpe, ritocchi al lucidalabbra, perfetti sconosciuti che si scansano al passaggio del “diavolo” che veste Prada.

La carogna non è così brutta per come si vuol dipingere, e non poteva non far nascere un’intesa quasi intima con l’altra donna protagonista, dal momento che la giovane neolaureata Emily, cioè Andrea, viene a conoscenza di qualche dettaglio della sua vita privata (il suo nascosto lato umano) e inizia a vestirsi à la mode, come certe riviste impongono, vendendo parte della sua anima.

Stanley Tucci ha il volto adeguato per il ruolo dell’estroso stilista Nigel che risulta narrativamente vitale al film: si muove a scatti e ha una mimica impagabile, esaltando una volta di più tutte le sue doti di caratterista. Meryl Streep, la dirigente più arrogante e ostinata dell’universo, è semplicemente divina nel suo ruolo comico, e aggiunge un altro personaggio indimenticabile alla sua galleria di soggetti “leggeri”. Il suo piccolo cenno della mano, accompagnato da un chiaro “è tutto”, è uno straordinario commiato per i subalterni. Anne Hathaway è di una bellezza maestosa e ha movenze graziose, sia che indossi trasandati maglioncini cerulei e abiti rigorosamente non griffati che si protenda con stivali firmati Chanel o con favolosi abiti da sera.

Il montaggio, aiutato dalla colonna sonora à la page di Madonna, Jamiroquai & C.,  sostiene il ritmo della sceneggiatura e rende la pellicola un piacevole e cadenzato scorcio sul mistificatorio mondo delle futilità moderne. Pregevolmente glamour, nelle mani navigate di David Frankel, il “Diavolo” diventa una sagace commedia sulla frivolezza delle realtà fashion e, allo stesso tempo, un fenomeno di costume. Fuori luogo il frammento sulla morale negli ultimi minuti del film: era proprio necessario virare sul coup de théâtre per ribadire i crimini e i misfatti di un’arrivista?


SHALL WE DANCE?

Shall we dance?

Un film di Peter Chelsom.



Con Richard Gere, Jennifer Lopez, Susan Sarandon, Stanley Tucci, Bobby Cannavale.



Musicale, durata 106 min. – USA 2004. data uscita 29/10/2004.



VOTO: 6

La storia di un uomo di mezza età con una bella famiglia, un buon lavoro ed un discreto tenore di vita che improvvisamente scopre il desiderio di vivere in armonia, a ritmo di musica.

Un piacevole Richard Gere riscoprirà nel ballo e in un’affascinante insegnante (Jennifer Lopez), l’amore per le cose che ha. Questo suo interesse, di cui non mette a parte la moglie (un’altrettanto affascinante Susan Sarandon),suscita in quest’ultima una gelosia che la spinge ad assoldare un investigatore privato. Alla fine la moglie scoprirà la vita segreta del marito e dapprima delusa ed arrabbiata, ne rimarrà poi affascinata.Avvolgiamoci nel tango

La storia gradevole di uno spaccato di vita americana, con una superficiale riflessione sulla crisi matrimoniale. La forza del film è anche nei numerosi comprimari tra cui spicca uno straordinario Stanley Tucci che interpreta un integerrimo professionista con una sfrenata passione per i balli latino americani, per la quale viene irriso e considerato poco maschio dai sui colleghi e avrà il suo riscatto nel successo di una gara.

È un film difficile da capire se non si è mai provato le sensazioni che il ballo da sala può dare.

Film comunque godibile, buoni gli interpreti, storia forse un po’ debole e scontata.

Un film per un pomeriggio di disimpegno.