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NESSUNA FESTA PER LA MORTE DEL CANE DI SATANA

Nessuna festa per la morte del cane di SatanaUn film di Rainer Werner Fassbinder.

Con Ingrid Caven, Margit Carstensen.


Titolo originale Satansbraten. Grottesco, durata 112 min. – Germania 1976.




VOTO: 7


Forse il film più watersiano di Fassbinder, sicuramente quello più clownesco, sopra le righe, orrido e putrido come nella migliore tradizione trash di John Waters. I personaggi seguono i loro istinti animaleschi nel loro rapportarsi con gli altri e nel modo di accoppiarsi sessualmente, senza regole precise ne’ diritti di “precedenza”. Tra escrementi (solo evocati e non mostrati), mosche morte donate come fossero dei regali preziosi, uova sputate in faccia, rifiuti in bella vista, sesso disordinato e anticonvenzionale, urla continue e membri in erezione, trionfano le ingiurie gratuite e un po’ di cattivo gusto.

Il periodo durante il quale viene realizzato “Nessuna festa per la morte del cane di Satana” è, per molti versi, un momento di ricerca stilistica, compreso com’è tra i melodrammi e le storie di donne dell’ultima fase. Fassbinder si fa’ più insolito rispetto ai suoi standard.

Walter Kranz si crede un uomo dalle capacità fuori dal comune. Pur non avendo un soldo, visto che dovrebbe svolgere attività di scrittore e di giornalista ma è un vero fannullone perdigiorno, cerca sfacciatamente di raggranellare del denaro da consegnare alla moglie sessualmente trascurata, portinaia e serva. Nel suo peregrinare da una donna all’altra, dimostra tutta la sua depravazione morale, la sua strafottenza, l’autocompiacimento sconfinato e la povertà d’animo.

La messa in scena è curatissima come al solito, le riprese d’insieme sono efficaci e lasciano all’abilità degli interpreti il peso di ostentare la loro presenza (esagerando con la mimica) come se fossero su un palco lontano dalla visione degli spettatori. I personaggi si muovono come attori di un teatro comico, lesti a riguadagnare ognuno la propria posizione prima della successiva tranche interpretativa; il Genere e il Tempo sono realtà relative in questo teatrino. Ogni luce proietta la sua ombra e, a volte, si rischia di rimanere accecati per le troppe luci utilizzate.

Prevalgono gli elementi propri di una burla sregolata per poter raccontare meglio l’ambiente piccolo-borghese: l’arrosto di “Satansbraten” ha un gusto vagamente intellettuale. Solo a pagamento

Sarcastico e inverosimile come la scena del pediluvio mano nella mano, prono a un anarchismo di pensiero estremo e ardito, insofferente ad ogni norma (anche legale e penale) e massimo esponente individualista. E’ difficile seguire una logica, individuare uno spazio contenutistico, il progetto di Fassbinder è sfuggente, ai limiti della sopportazione. Il film è da considerarsi a un livello molto più astruso del solito, dove trionfano elementi da grandguignol e febbrili urgenze autoriali che il regista tedesco, si sa, sforna continuamente dal suo cassetto prodigo di idee e perennemente fertile.

Qualcosa che non funziona c’è in questo scorrere di immagini dove l’attore che interpreta Walter Kranz (Kurt Raab) è sempre in scena: un’opprimente sottotraccia politica e una rappresentazione grossolana del sadomasochismo, altrove più sapientemente dosato.

Il processo dissociativo che  conduce Walter a identificarsi con un’altra persona, Stefan George, un celebre poeta omosessuale decadente, del quale prova a prendere inopinatamente il posto nella sua rappresentazione della vita, è finto come la morte, il sesso, il dolore, il piacere. L’intellettuale degli anni ’70 (successivo a George di quasi 50 anni) è avido perché solo in questo modo può accattivarsi i gusti della borghesia e negare i suoi precedenti sinistrorsi.

Un esempio della perspicacia di Fassbinder si ha quando ci lascia volutamente nel dubbio riguardo alla copiatura dei testi da parte di Kranz; lo scrittore è talmente inetto da non essere consapevole di riportare scritti esistiti mezzo secolo prima?

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TENEBRE

TenebreTenebre è un film di Dario Argento del 1982.

Con Anthony Franciosa, Christian Borromeo, Mirella D’Angelo, Veronica Lario, Ania Pieroni, Carola Stagnaro, Lara Wendel, John Saxon, Daria Nicolodi, Eva Robin’s.


Prodotto in Italia. Durata: 110 minuti. Distribuito in Italia a partire dal 28.10.1982.




VOTO: 8


Tenebre e’ una mosca bianca nel percorso cinematografico di Dario Argento. Dopo il mezzo flop di Inferno il regista abbandona il filone paranormale e torna al giallo classico. Dalle citta’ gotiche si passa ad una Roma solare e luminosa popolata di persone. Infatti qua la luce fa da punto chiave. I film di Dario Argento hanno sempre atmosfere cupe, qua invece gli omicidi avvengono spesso in pieno giorno ed alcuni in luoghi affolati. E tra questa luce di un bianco quasi lucido il sangue risalta in tutto il suo splendore.

Peter Neal e’ uno scrittore di successo che arriva a Roma per presentare il suo nuovo libro che si intitola TENEBRAE e si trova coinvolto in una serie di omicidi ad opera di un serial killer che uccide alcune donne colpevoli, secondo il suo parere, di infamanti aberrazioni. Lo scrittore si mette ad indagare per conto suo. Scopre chi compie gli omicidi ma nel frattempo scopre anche una relazione tra sua moglie e il suo agente letterario, e qui abbiamo una buona trovata direi. Daria Nicolodi e Dario Argento in Francia per la prima di "Tenebre"

**SPOILER**

Ossia Argento fa uccidere dallo scrittore il serial killer e con lo stesso modus operandi Peter uccide sia la moglie che l’agente letterario e da li’ l’epilogo finale. Quindi l’inganno: si pensa che l’assassino sia uno solo, invece da un certo punto in poi uno e’ il proseguimento dell’altro. Ottimo.

Tenebre e’ un gran bel film, forse l’ultimo classico che Argento abbia girato prima dello sfacelo a cui ormai ci ha abituato da anni.

E’ scritto bene, ha un ritmo degno dei migliori classici del genere, una bella colonna sonora che si amalgama al film un’ambientazione insolita (il film sara’ girato quasi interamente all’EUR) e qualche momento di grande cinema. Scene da ricordare ce ne sono molte: i piani sequenza dentro e fuori il palazzo delle due omosessuali, l’inseguimento del doberman e la bellissima soluzione finale. Un Dario in vero stato di grazia.

Tra le curiosita’ una giovane Eva Robin’s alle prime armi ed una bella Veronica Lario in una delle sue ultime apparizioni prima di diventare la signora Berlusconi.