www.pompieremovies.com

Articoli con tag “perdono

THE WAY BACK

Un film di Peter Weir.

Con Dragos Bucur, Colin Farrell, Ed Harris, Alexandru Potocean, Saoirse Ronan.

Drammatico, durata 133 min. – USA 2010. – 01 Distribution. Uscita: venerdì 6 luglio 2012.

VOTO: 9

Un gruppo di persone, composto ora da 6 ora da 7 individui, secondo un’alternanza che sembra ricondurre alla precarietà di un nucleo familiare, fugge da un gulag siberiano all’inizio della seconda guerra mondiale. L’evasione così imbastita sembra rivestita da un’indole quasi estemporanea: i latitanti non si raccontano quasi niente di se, non si fidano, fanno progetti itineranti ma in pochi credono di poter arrivare alla meta del lago Baikal e poi oltre, fino ai confini mongoli. Inizia per loro una vera e propria via crucis (vedere per credere), con tanto di cappello/corona di spine, documentata dal libro di Slavomir Rawicz intitolato “Tra noi e la (altro…)

Annunci

INVICTUS

Un film di Clint Eastwood.

Con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern.

Titolo originale Invictus. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 134 min. – USA 2009. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 26 febbraio 2010.






VOTO: 8


Nelson Mandela è uno che si rifà il letto da se’, che ha l’abitudine di passeggiare presto al mattino quando fuori è ancora buio e bere un bicchiere di latte caldo alla sera. Un uomo che si interessa delle questioni personali di tutti i suoi collaboratori e stringe con loro rapporti individuali e intimi. Personaggio solitario e scomodo, alla presidenza di un Paese complicato dal 1994, deve affrontare gravi problematiche quali la disoccupazione, la crisi economica, l’aumento della criminalità e riuscire a conciliare le aspirazioni di libertà dei neri con le paure dei bianchi.

“Invictus” si fa portavoce di un perdono che libera l’anima e cancella la paura, riscopre la forza e l’importanza della comprensione, della moderazione e della generosità. Morgan Freeman nei panni del presidente, con i suoi sorrisi disarmanti, il suo lento e incerto incedere, la luce negli occhi che si fa forte di una dignità impareggiabile propria di chi ha imparato per davvero ad amare il proprio nemico, rimanda gli affari di Stato e le relazioni diplomatiche per qualcosa all’apparenza di più marginale ma che, alla fine, gli consentirà di danneggiare seriamente l’esecrabile discriminazione dell’apartheid.

In perfetto equilibrio tra spirito sportivo e impegno politico, quello di Eastwood è un cinema fatto di concetti rettilinei e potenti affetti che spiega bene la vita di Mandela e quella del Sud Africa. Lo stile del regista avvince e coinvolge. Grazie alla sua duttilità, un corridoio in controluce di un ospedale che ha appena conosciuto un episodio di eutanasia può assomigliare a uno che conduce su un campo di rugby e che odora di speranza e di rinascita.

Una regia sicura e ai limiti della perfezione per quasi tutto il film che al momento della (lunga) partita finale si sfilaccia un po’ e perde di fantasia, sfiora la retorica, si adagia sull’eredità della messa in scena di Huston in “Fuga per la vittoria” e perde l’appoggio di una sceneggiatura “parlata” fino a lì emozionante e ben suddivisa. In ogni caso le bidonvilles di legno e lamiera di Clint battono quelle di “District 9” 15-9.