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SHERLOCK HOLMES – Recensione

USCITA CINEMA: 25/12/2009.


REGIA: Guy Ritchie.
SCENEGGIATURA: Mike Johnson, Anthony Peckham, Guy Ritchie.
ATTORI: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Eddie Marsan, Kelly Reilly, James Fox.


PAESE: Gran Bretagna, USA 2009. GENERE: Giallo. DURATA: 134 Min.




VOTO: 7,5


Un personaggio classico del romanzo investigativo da rivisitare ed attualizzare per i gusti del pubblico di oggi, prendendosi libertà di spostarsi dai romanzi originali riscrivendo trame e intrecci: questo genere di operazioni una volta portate sullo schermo spesso non funzionano tanto brillantemente quanto potrebbe sembrare dal progetto iniziale, e l’idea è in genere più rischiosa che rassicurante.

Ma qualche volta tutto scorre perfettamente, ed è il caso di questo scintillante film di Guy Ritchie che rispolvera le ambientazioni noir dei romanzi di sir Arthur Conan Doyle inventando una nuova storia e aggiungendo sequenze action in tutta libertà e sempre col grande pregio di mantenere un giusto rispetto per il personaggio classico e per lo spirito dei romanzi che lo hanno reso iconico. Romanzi che, vorremmo ricordare, erano per l’epoca letteratura d’evasione, proprio ciò che è oggi un film di questo tipo.

E Sherlock Holmes, con la sua pipa in mano, può qui essere più “alternativo” di quanto non fosse nei racconti originali, capace di combattimenti acrobatici e di improbabili salti nel Tamigi dalle finestre della House of Parliament, ma è sempre quell’investigatore tanto chiuso nei suoi esercizi di cerebralità da essere comunque un “disadatto” alla vita, proprio come delineato dal suo creatore. E quando, alla fine del film, trova un senso logico e una spiegazione ad una serie di eventi che parevano trasportare il film in territorio magico e oscuro, non possiamo che dire: “questo è il vero Sherlock Holmes!”.

Scommessa riuscita, quindi, anche grazie ad uno strepitoso Robert Downey jr. che si diverte e ci diverte al suo secondo ruolo in un blockbuster in pochissimo tempo – l’altro è stato il Tony Stark di Iron Man – e pronto ad essere di nuovo protagonista nei sequel di entrambi i film, perchè “Iron Man 2” è imminente, mentre “Sherlock Holmes 2” è annunciato dal finale aperto di questo film che introduce in sordina lo storico nemico di Sherlock, il professor Moriarty.

Ottimo anche Jude Law nei panni del dottor Watson e Rachel McAdams nel ruolo, ampliato e trasformato, di Irene Adler, l’unica donna che Sherlock Holmes, uomo assai misogino, abbia mai stimato per la sua furbizia (e dal cui fascino, almeno nel film, è quasi soggiogato, con risvolti romantici).

Lasciamoci trasportare dalla suggestione della Londra di fine ‘800, cupa e fascinosa, ricostruita con gusto e maestria… i colori leggermente desaturati della fotografia richiamano il fascino retrò di tanti celebri “gialli” cinematografici, la regia è sempre scattante, a volte volutamente confusa, geniale nelle ricostruzioni dei processi mentali del protagonista.

Il risultato è un action movie trascinante che forse non brilla per originalità ma coinvolge e diverte.

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GILDA

GildaUn film di Charles Vidor.

Con Rita Hayworth, Glenn Ford, George MacReady, Joseph Calleia, Steven Geray.


Drammatico, Ratings:
Kids+16, b/n, durata 110 min. – USA 1945.







VOTO: 9


Una chioma di folti capelli che spunta dal nulla. Una donna quasi violata nella sua intimità domestica. Ma sul volto di lei compare un sorriso magico e incantatore; un’euforia contagiosa e una bellezza infinita che possono far sognare, così come possono esser capaci di dannare per sempre l’anima che osasse avvicinarsi. Quest’ultima non sarebbe più in grado di pensare ad altro, prigioniera di un sortilegio.

La bellissima donna, dallo sguardo letale e affilato come una lama, si chiama Gilda e si è appena sposata con tale Ballin Mundson, possessore di una sfarzosa casa da gioco in quel di Buenos Aires. Il caso vuole che Johnny Farrell, astuto giocatore, truffatore incallito ed ex amante di Gilda, fosse stato assunto poco tempo prima proprio da Ballin come suo braccio destro… La prima apparizione

Nata il 17 ottobre 1918 a Brooklyn col nome di Margarita Carmen Cansino, Rita Hayworth (che dopo questa interpretazione rimarrà “Gilda” per sempre) iniziò a ballare da professionista all’età di 12 anni. La Hayworth veniva da esperienze cinematografiche con alcuni registi importanti quali Hawks, Cukor, Mamoulian e lo stesso direttore di origini ungheresi Charles Vidor, regista di “Gilda”.

A sua volta Glenn Ford (Johnny Farrell) aveva già lavorato con la Hayworth e Vidor in “Seduzione” (1940). Entrambi gli attori avevano partecipato a opere discrete, ma solo con questa entrarono nell’olimpo delle star hollywoodiane per eccellenza.

Classico intramontabile della Columbia, “Gilda” è stato restaurato grazie all’intervento della UCLA Film and Television Archive. Tipico film noir con la peculiare ambientazione “esportata” in paesi esotici o lontani (in questo caso l’Argentina), con atmosfere ambigue e arbitrariamente provocanti, dove il modello dell’uomo venuto da una società avanzata naufraga nello smarrimento e nella tentazione della perdita di sé, resta a tutt’oggi un capolavoro del genere. Fondamentale nella creazione di queste atmosfere un po’ “malate” è la bella fotografia di Rudolph Mate’, un bianco e nero tanto radioso e straordinario da rendere il melodramma pomposo senza risultare eccessivo e seducente al punto giusto.

Anche il ridoppiaggio, avvenuto nel 1978 per poter consentire alla televisione la messa in onda della pellicola che soffriva di una traccia sonora originaria molto consunta, mantiene intatto il suo fascino. Le voci di Pino Colizzi (Johnny) e Vittoria Febbi (Gilda) sono autorevoli ed efficacemente rispondenti alle cadenze primigenie.

Col progredire della storia, Johnnyrivela un’indole complessa, piena zeppa di componenti misogine (e questo è spiegabile dal fatto che ha avuto una forte delusione amorosa) e sadomasochistiche (molto interessante, al riguardo, è la festa di carnevale con tanto di frusta come parte integrante del costume e minacciosa risorsa nelle mani di Gilda) che si risolvono nell’odio profondo che egli riserva alla sua ex amante e ai modi costrittivi coi quali intende punirsi/punirla. In molti, soprattutto la critica europea dell’epoca, vollero affermare che il personaggio di Johnny fosse preda di pulsioni omosessuali.

A parte che anche gli stessi protagonisti maschili ebbero dei dubbi sulla sottotraccia più o meno esplicita della scrittura, dobbiamo dire però che il comportamento di Johnny sembra giustificato dalla delusione devastante avuta dal primo incontro con Gilda, “femme fatale” e mangia uomini per eccellenza, tanto da esserne rimasto comprensibilmente scottato, ancora innamorato e assai geloso.

Le schermaglie tra la Hayworth e Ford sono memorabili. I dialoghi che le accompagnano sono così pregni di significato e così profondi che il film risulta avvincente in ogni singola scena.

Rita Hayworth era riuscita a fare di quella donna dall’etica ambigua e dai sentimenti instabili una straordinaria presenza sessuale, attorno alla quale ruotavano il film e la stessa attenzione del pubblico. Nonostante gli ambiti esotici e gli “intrighi internazionali” evocati da una sceneggiatura più stramba del solito viste le continue urgenze di fare di ogni dialogo una massima (ma anche ricca di spunti notevoli grazie ad alcune forme seducenti di scrittura), la vera attenzione di “Gilda” continua ad essere proprio la sua protagonista. Se è vero, dunque, che ogni singola sequenza è a rischio di pacchianeria è altrettanto certo che i significati che emergono da cotanta spudoratezza sono così densi da sfiorare l’eccellenza.

E’ evidente che dobbiamo fare i conti con alcune forzature (ma preferiremmo chiamarle ornamenti) quali il contesto storico del termine della seconda Guerra Mondiale dentro il quale la vicenda viene disegnata e un non meglio precisato scontro per il controllo di un improbabile monopolio del tungsteno (anche se, in questo caso, gli autori hanno probabilmente inteso disegnare un’altra figura con deliri di onnipotenza che “sostituisse” quella appena caduta in Germania). Se la storia può apparirvi illogica, potete tranquillamente fingere di non capire, concentrandovi sulla protagonista. Tanta voglia di ballare

Nonostante le incoerenze del personaggio, che con altre attrici sarebbe probabilmente risultato grottesco, la Hayworth riuscì a fare della figura di Gilda, una creatura sensuale, tumultuosa, immorale, vendicativa e bellissima.

Un paio di caratteristi in gran forma accompagnano questo “duetto con terzo incomodo”. Un inserviente, conosciuto da tutti i frequentatori del locale come Zio Pio, che risulta essere un filosofo impagabile: sempre al centro delle vicende dei protagonisti, li conosce meglio di loro stessi, e la sua infinita saggezza ed esperienza spesso funge da monito ai tre prim’attori travolti dalla passione e accecati dalla gelosia.

Egli, insieme al poliziotto che presidia costantemente la bisca alla ricerca di indizi che possano condurlo ai nomi dei grandi criminali coi quali sta trafficando Ballin, sono i due artefici, i custodi e i risolutori in primis dei destini dei due amanti.

Le pene d’amore sono costanti nell’esistenza di Gilda. A volte sembra non rimanergli altro che cantare, strimpellando una chitarra in beata solitudo (richiamando le note di “Amado mio”) o ballare coreografata da Jack Cole, il quale si ispirò alle vere performances di una spogliarellista.

Il guanto nero sfilato lentamente ed eroticamente dal braccio, sventolato in aria in modo provocante sulle note di “Put the Blame on Mame” è una sequenza entrata di diritto nell’immaginario erotico. Gilda è una donna che non si può tenere in gabbia, è una ribelle per natura. Nei suoi attillati abiti da sera, che riescono appena a contenerla, la Hayworth si muove aggraziata e folgorante. Istintiva com’è, ci appare come una flessuosa sirena incantatrice e l’emozione è tanta da far annebbiare il cervello. Un fascino carnale senza precedenti, un’ambrosia degna in tutto e per tutto di una Dea.


ANTICHRIST

AntichristUn film di Lars von Trier.

Con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg.



Horror, durata 100 min. – Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia 2009. – Lucky Red. Uscita: venerdì 22 maggio 2009. –
VM 18





VOTO: 5


La cosa curiosa e’ che tanti spettatori, in sala, erano convinti di essere andati a vedere un film di paura e invece non lo e’. Lars von Trier esce con questo film dopo 2 anni di cupa depressione e si vede benissimo. Mi viene anche il sospetto che lui sia anche un po’ misogino. Le sue donne hanno sempre un che di perverso e demoniaco come tante streghe malvagie che popolano la terra. Comunque questo film e’ un po’ pesante e durante la visione scappa anche qualche sbadiglio. Teniamo conto che ci troviamo comunque davanti ad un grande talento visionario. Uno dei pochi capaci di regalarci immagini di rara bellezza e di saper scavare nelle pulsioni piu’ profonde dell’animo umano come amore, odio, passione e follia. Ma in questo caso qualcosa non ha funzionato. Una scena intricata

Il rapporto di una coppia, una brava CHARLOTTE GAINSBOURG e un intenso WILLIAM DAFOE, e’ messo in crisi dalla morte accidentale del loro piccolo figlio.  Turbamenti e cupe visioni inducono i due a cambiare casa e a trasferirsi in un cottage isolato in un bosco per cercare di salvare il salvabile e cercandolo anche attraverso un contatto diretto con la natura. Ma la terapia fallisce.

L’uomo razionale cerca di superare il dolore e di elaborare il lutto mentre la donna finisce in un enorme buco nero di devastazione e di morte che non le lascia scampo e porta ad un desiderio di orrore che nemmeno la natura circostante riesce a salvare. Anzi porta ad un tragico finale dominato dallo spirito demoniaco femminile. Lei alle prese con una tesi sulle torture delle donne nei secoli diventera’ essa stessa torturatrice di colui che non e’ riuscita a portarla alla redenzione. L’analisi dell’abisso dei sensi di colpa e’ fatto a regola d’arte.

Si e’ gridato allo scandalo per alcune scene di sesso estremo e per le mutilazioni di genitali. Tranquilli, e’ tutta roba di ordinaria amministrazione e nulla piu’. Tutto gia’ visto in passato.

Comunque non guardate questo film se una sera vi trovate in uno stato di depressione… Io vi ho avvisato.