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TRIAGE – Festival di Roma

Triage

Un altro film di guerra, dopo lo strepitoso trionfo di “No man’s land”, Oscar come Miglior Film Straniero nel 2001, non era quello che ci si attendeva da Danis Tanovic. E invece, “Triage”, che si muove all’interno della guerra nel Kurdistan, ha aperto ieri la quarta edizione del Festival di Roma.

La pellicola non parla solo del conflitto ma pone interrogativi anche su quello che succede dopo, quando si smette di sparare. Bisogna fare i conti con tante conseguenze, non si può sempre accettare e avallare a priori un’ostilità quando non si conoscono bene gli effetti. Colin Farrell e Paz vega

E qui il regista ha gettato un sasso nel quieto lago che concerne l’obiettività dell’ONU e la sua neutralità di fronte a certe guerre. Tanovic ha le idee chiare: secondo lui le Nazioni Unite svaniranno alla stessa stregua della Società delle Nazioni in prossimità del secondo conflitto mondiale. Il regista si è infervorato durante una discussione sul ruolo dei media rispetto alle guerre, richiamando l’attenzione sull’importanza dell’oggettività del giornalismo (argomento molto attuale, particolarmente nel nostro paese, nda), quello che non ha intenzione di avvantaggiarsi grazie alla notizia sensazionalistica.

Il film è recitato da Colin Farrell, che interpreta un giornalista ferito, Paz Vega, bellissima protagonista di “Lucia y el sexo” e di “Parla con lei”, e Christopher Lee, un mito 87-enne, nel ruolo di Joaquin, un delegato alla “disinfestazione” dei criminali di guerra ai tempi del conflitto civile spagnolo.

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IMPROVVISAMENTE L’INVERNO SCORSO

Improvvisamente l'inverno scorso“Improvvisamente l’inverno scorso” è un film di Gustav Hofer e Luca Ragazzi.



Uscito a Maggio del 2008, con la voce narrante di Veronica Pivetti.



Prodotto in Italia. Durata: 80 minuti.



VOTO: 8


C’è un’Italia sotterranea.

Un’Italia silenziosa, nascosta, che pensa ma non (re)agisce. Almeno finché non si sente in pericolo…

No, non c’è niente di buono in questo preambolo. Non si sta parlando di qualcuno che è indifeso, che viene lasciato solo o che non ha la volontà di esprimere le proprie idee civili e politiche. Piuttosto di coloro i quali rappresentano perfette marionette in mano ai soliti burattinai che muovono i fili in nome della Religione e della Politica (scritte in maiuscolo perché tanta importanza hanno, tanto quanta levatura gli viene concessa).

Ma forse stiamo correndo troppo, si rischia di non capire e generare confusione, fastidio; meglio fare uno, anzi due, passi indietro e accomodarci nel clima politico italiano del 2007. Quando si parla del passato di solito si ha l’intenzione di rievocare bei ricordi, ma non è questo il caso.

E’ il caso, invece, di disseppellire (visto che è bell’e che morta) la salma della legge sulle unioni di fatto presentata in Italia, in perfetta corrispondenza con la direttiva dell’Unione Europea, nel febbraio del 2007. Una normativa pacifica che aveva il proposito di riconoscere alcuni diritti a chi non ne aveva e che, invece, trovò una risposta carica di odio e repressione da parte della maggioranza delle istituzioni nazionali e di quasi tutte quelle ecclesiali.

Gli italioti silenziosi di cui sopra insorsero e levarono gli scudi a superflua protezione del matrimonio e della famiglia. Marce di protesta furono organizzate, più o meno scientemente, e presero spazio in tutti i Tg del giorno e della notte, i quali non mancarono di allarmare il paese dall’arrivo del meteorite DICO in caduta libera sulle nostre teste.

Ecco, pertanto, il significato delle marionette senza fili: molte persone si sentirono chiamate in causa e avvertirono il dovere civile di esprimere quello che credevano essere il loro pensiero ma che in realtà altro non era che un’urgenza artificiale indotta. Quello che si credeva essere un sostegno e un indice di solidarietà nascondeva, oggettivamente, un’ideologia “di fatto” legata al giogo dell’oppressione e dell’integralismo.

Gustav Hofer e Luca Ragazzi hanno avvertito il bisogno di fermare la giostra dei giochi di Palazzo insieme all’ubriacamento mediatico condotto senza freni e, opportunamente, hanno tradotto in immagini quello che è accaduto in quei mesi, dalla nascita alla dipartita di quello che era un disegno di legge che avrebbe potuto avvicinare il nostro paese a una, seppur sempre lontana, modernità. Improvvisamente, un tuffo in piscina

La naturalezza con la quale i due hanno costruito il loro documentario è invidiabile, bravi nel mantenere l’equilibrio tra l’impellenza di dire e testimoniare l’accaduto e il non cadere nella trappola della facile schematizzazione delle correnti di pensiero. Si lascia spazio al contraddittorio e questo è un segno di intelligenza e rispetto anche verso coloro che non la pensano come questi “Ragazzi”.

Il coraggio con il quale Gustav e Luca si lanciano a filmare e intervistare i manifestanti dei cortei della destra più estrema è ai limiti dell’incoscienza e mette davvero i brividi. L’effetto che si ottiene è così forte da risultare disturbante (altro che le indagini artefatte condotte dal ben più noto Michael Moore!).

Se sorvoliamo su alcune scelte stilistiche e tecniche (come, per esempio, una fotografia a tratti troppo fredda “presa in prestito” dalla maggior parte dei documentari moderni e a certe comprensibili ingenuità espressive) ”Suddenly Last Winter” si propone come un pregiato documento storico, che parte quasi come uno sberleffo, avvalendosi di una buona dose di autoironia, e finisce per avere l’effetto di uno schiaffo.