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Articoli con tag “matrimonio

MELANCHOLIA

Un film di Lars von Trier.

Con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgård.

Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 130 min. – Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011. – Bim. Uscita: venerdì 21 ottobre 2011.

VOTO: 7,5

Lars von Trier sta male. Il che non è una novità. Per cui aggiungerei che è particolarmente indisposto. E indisponente. Sofferente di narcisistica depressione. Nel corso degli anni la sua è diventata una lotta, infantile e vana, contro il resto del mondo. Che lui continua a vedere come ostico, un nemico da abbattere per affermare se stesso e la propria ragione(volezza), la sua stima. Non ci si deve stupire se il nuovo lavoro preme il pedale dell’acceleratore del nichilismo, prendendo di mira le convenzioni di una società per lo più borghese. (altro…)

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LE STREGHE

Un film di Mauro Bolognini, Franco Rossi, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Vittorio De Sica.

Con Alberto Sordi, Annie Girardot, Totò, Silvana Mangano, Clint Eastwood.

Commedia a episodi, durata 105 min. – Italia 1967.

VOTO: 7


Luchino Visconti – “La strega bruciata viva”.

Gloria, un’attrice all’apice della carriera, si presenta a sorpresa presso una festa per il decennale di matrimonio di una sua amica in crisi coniugale. Le sue movenze sono decisamente vanitose e “international”, impegnata com’è a dirigere il traffico dei suoi contatti lavorativi tra New York, Parigi e Lisbona.

Visconti sonda la sostanza dei vip e dell’essere attore: quanto c’è di industriale nella figura dei divi cinematografici e quanto di spirituale? Agognate e inarrivabili icone, le star sono in grado giungere ovunque: ingioiellate, adornate da cappelli vistosi e improbabili, cercano di far forza sul loro charme e sui soldi che tutto permettono. Presenza faraonica, splendente nel suo abito dorato, Gloria/Silvana Mangano viene percepita come una presenza giunonica dalle ciglia finte. Debole nella sua entità artistica, volubile e fragile, si “merita” il rogo con un forzato ritorno in elicottero verso il mondo che tanto la brama e nient’altro le concede. Neppure la maternità.

Mauro Bolognini – “Senso civico”.

Divertente la mimica di un Alberto Sordi che recita un monologo, mentre viene scarrozzato per Roma, dopo aver subito un brutto incidente automobilistico. Del tutto preciso nella sua stringatezza, mostra il cinismo e la concretezza di una femmina sull’orlo dell’emancipazione.

Pier Paolo Pasolini – “La terra vista dalla luna”.

L’episodio migliore, stipato da una fantasia di contenuti e avvolto da un clima magico del tutto estraneo ai principi del realismo. L’immaginario artistico è incessante, la classe è notevole. Tramite accelerazioni delle immagini, campi lunghi e grandangoli a deformare i volti, Pasolini descrive la ricerca della donna ideale da parte di un padre (Totò) e di suo figlio (Davoli), dopo la morte della moglie/mamma. Cercare il colore dopo il nero del lutto in un tentativo dai modi beffardi, e considerando un punto di vista alternativo o contrario (Luna) rispetto al solito (Terra), è quantomeno curioso. Le parti si avvicendano: le donne si travestono da uomini e viceversa, i vivi sono morti e i morti sono vivi.

L’episodio pasoliniano è dinamico e chapliniano nelle movenze. Concede qualcosa alla comicità tout-court, ribaltando la prospettiva lugubre del “Settimo sigillo” bergmaniano, e impiegando un buffone di corte senza il gioco degli scacchi, ne’ cavalieri combattenti od ombre. La peste della catapecchia, trasformata in casa-giocattolo dalla Fata Turchina “Assurdina”, ectoplasma sordomuto, si risolve in un girotondo con tanto di fisarmonica. Le lapidi non hanno alcunché di mortuario: le tombe recano sculture di mattarelli e di un Colosseo con tanto di buccia di banana a ricordarci la caducità della vita.

Franco Rossi – “La siciliana”.

Un materiale drammatico e delicato, tra gelosie, tradimenti e vendette, trattato in modo leggero, quasi irrispettoso. E del tutto fulminante nella sua essenzialità.

Vittorio De Sica – “Una sera come le altre”.

Il più lento fra tutti i brani. Una tardiva infarinatura di fantasie felliniane, e per giunta col flou. Interessante l’Eastwood pistolero senza molte cartucce da sparare, accanto a una moglie annoiata e stanca di lui.


RICATTO D’AMORE

Ricatto d'amoreRegia: Anne Fletcher.

Attori: Sandra Bullock, Ryan Reynolds, Mary Steenburgen, Craig T. Nelson, Betty White.

Paese: USA 2009.

Uscita Cinema: 03/09/2009.

Genere: Commedia, Romantico.





VOTO: 6


Agli americani piacciono tanto le commedie riguardanti storie d’amore con annesse cerimonie matrimoniali (chissà perché, poi, visto che è un paese incline ai divorzi) e gradiscono farcirle con tutti gli ingredienti possibili. Pensate che proprio in America è scoppiata da poco una nuova mania: le torte per divorziare. Una volta dissipate rabbia e incomprensioni, gli statunitensi hanno voglia di festeggiare con regali e le immancabili torte. Ovviamente a tema… Il peggio è che il sapore delle torte e dei film è sempre lo stesso. E, alla luce di questa “tendenza”, le pellicole appaiono anche fuori (dal) tempo.

Gli esempi sono molteplici: si va dal sentimentalismo stucchevole sparso a piene mani, alla vittoria del concetto di famiglia che prevale su quello arrivista e yuppie, passando per la cerimonia nuziale che assume toni quasi comici e che ci dice, in fondo, che è tutto uno scherzo e non c’è da aver paura. Dal matrimonio improvvisato per interesse a quello fatto così, tanto per ingelosire l’amichetta di turno.

L’impressione è che gli autori si affannino nell’esclusivo tentativo di rassicurarci e dirci che non era, e non sarà mai, una cosa seria. Soprattutto perchè le commedie che vengono dagli USA mancano sempre inevitabilmente di coraggio e le ultime sembrano essere destinate in prevalenza a una platea puramente femminile. E come mai? Ai maschietti cosa piace, la “Bay area” presidiata dai Transformers?

Nell’ufficio della Sig.ra Tate (Sandra Bullock) si riga dritto. L’arpia, sprezzante dirigente di una casa editrice, ha al suo servizio un vassallo, una specie di segretario, un assistente che non lesina corse mattutine per prendergli il caffè (che lui beve ossequiosamente uguale a quello di lei) e corse notturne a comprarle i Tampax. Andrew (Ryan Reynolds) sa tutto del suo direttore, dalle allergie alle quali è affetta ai tatuaggi stampati sul suo corpo. Un pericolo, però, incombe sulla testa della padrona: la validità del suo permesso di soggiorno viene negata e rischia di essere rimpatriata in Canada. Dovrebbe lasciare il paese almeno per un anno, ma se venisse espulsa non potrebbe più lavorare per un’azienda americana… Che fare?

Per Margaret Tate la soluzione è sotto i propri occhi: imporre uno sposalizio di convenienza al fidato Andrew e, in un fine settimana, cercare di apprendere il più possibile su di lui prima che l’ufficio governativo, non troppo convinto dell’affair, inizi a indagare. La nostra bella Margaret dovrà mettere da parte, per un momento, la scopa volante che usa a mo’ di strega se vorrà riuscire nell’intento.

Malgrado la buona intesa tra Ryan Reynolds e Sandra Bullock, il film non ha niente per risultare memorabile. Eppure qualche volta è pure divertente, leggero, simpatico; le battute hanno i tempi e i luoghi giusti. Solo che è pieno zeppo di maschere e terminologie abusate che si fa fatica a capire se stiamo assistendo a “Ricatto d’amore” piuttosto che a “Il Diavolo veste Prada”, a “Green card” o a  “Ti presento i miei”. Ryan Reynolds in "versione ufficio"

I protagonisti, nel loro accordo, non hanno fatto i conti con i sentimenti. Soprattutto lei si era dimenticata cosa voleva dire avere una famiglia, ancora una volta elemento rassicurante e montato ad arte. Il ricatto, quindi, è piuttosto quello che viene fatto a noi spettatori che ancora una volta ci troviamo a sorbirci la tiritera del “ma quanto era bello quando si stava tutti insieme”. Ecco, pertanto, che ci sventolano in faccia una nonnina novantenne che fa finta di morire in nome dell’unità domestica.

La scena del balletto di Margaret intorno al fuoco, acceso nel bosco dall’intraprendente nonna travestita da indiana, è pateticamente new age e stona col resto del film. In fondo quello che interessa veramente alla supermanager sono i bei paesaggi, la casa lussuosa e la famiglia di Andrew il quale risulta il personaggio più anonimo. E’ così scialbo, schematico e poco approfondito tanto da guadagnarsi il Premio “Decotto d’amore” dell’anno.

Dimentichiamoci delle promesse di nudo integrale (il quale, invece, è solo ben nascosto e non dovrebbe interessare nessuno) che sono servite alla produzione per lanciare il film e stuzzicare le “pruderies” degli ultimi caldi estivi. E, come farebbe qualsiasi segretario devoto, non ci resta che prendere appunti su questa pellicola che passa e va, trascurabile come la pioggia in mezzo all’Oceano.


IMPROVVISAMENTE L’INVERNO SCORSO

Improvvisamente l'inverno scorso“Improvvisamente l’inverno scorso” è un film di Gustav Hofer e Luca Ragazzi.



Uscito a Maggio del 2008, con la voce narrante di Veronica Pivetti.



Prodotto in Italia. Durata: 80 minuti.



VOTO: 8


C’è un’Italia sotterranea.

Un’Italia silenziosa, nascosta, che pensa ma non (re)agisce. Almeno finché non si sente in pericolo…

No, non c’è niente di buono in questo preambolo. Non si sta parlando di qualcuno che è indifeso, che viene lasciato solo o che non ha la volontà di esprimere le proprie idee civili e politiche. Piuttosto di coloro i quali rappresentano perfette marionette in mano ai soliti burattinai che muovono i fili in nome della Religione e della Politica (scritte in maiuscolo perché tanta importanza hanno, tanto quanta levatura gli viene concessa).

Ma forse stiamo correndo troppo, si rischia di non capire e generare confusione, fastidio; meglio fare uno, anzi due, passi indietro e accomodarci nel clima politico italiano del 2007. Quando si parla del passato di solito si ha l’intenzione di rievocare bei ricordi, ma non è questo il caso.

E’ il caso, invece, di disseppellire (visto che è bell’e che morta) la salma della legge sulle unioni di fatto presentata in Italia, in perfetta corrispondenza con la direttiva dell’Unione Europea, nel febbraio del 2007. Una normativa pacifica che aveva il proposito di riconoscere alcuni diritti a chi non ne aveva e che, invece, trovò una risposta carica di odio e repressione da parte della maggioranza delle istituzioni nazionali e di quasi tutte quelle ecclesiali.

Gli italioti silenziosi di cui sopra insorsero e levarono gli scudi a superflua protezione del matrimonio e della famiglia. Marce di protesta furono organizzate, più o meno scientemente, e presero spazio in tutti i Tg del giorno e della notte, i quali non mancarono di allarmare il paese dall’arrivo del meteorite DICO in caduta libera sulle nostre teste.

Ecco, pertanto, il significato delle marionette senza fili: molte persone si sentirono chiamate in causa e avvertirono il dovere civile di esprimere quello che credevano essere il loro pensiero ma che in realtà altro non era che un’urgenza artificiale indotta. Quello che si credeva essere un sostegno e un indice di solidarietà nascondeva, oggettivamente, un’ideologia “di fatto” legata al giogo dell’oppressione e dell’integralismo.

Gustav Hofer e Luca Ragazzi hanno avvertito il bisogno di fermare la giostra dei giochi di Palazzo insieme all’ubriacamento mediatico condotto senza freni e, opportunamente, hanno tradotto in immagini quello che è accaduto in quei mesi, dalla nascita alla dipartita di quello che era un disegno di legge che avrebbe potuto avvicinare il nostro paese a una, seppur sempre lontana, modernità. Improvvisamente, un tuffo in piscina

La naturalezza con la quale i due hanno costruito il loro documentario è invidiabile, bravi nel mantenere l’equilibrio tra l’impellenza di dire e testimoniare l’accaduto e il non cadere nella trappola della facile schematizzazione delle correnti di pensiero. Si lascia spazio al contraddittorio e questo è un segno di intelligenza e rispetto anche verso coloro che non la pensano come questi “Ragazzi”.

Il coraggio con il quale Gustav e Luca si lanciano a filmare e intervistare i manifestanti dei cortei della destra più estrema è ai limiti dell’incoscienza e mette davvero i brividi. L’effetto che si ottiene è così forte da risultare disturbante (altro che le indagini artefatte condotte dal ben più noto Michael Moore!).

Se sorvoliamo su alcune scelte stilistiche e tecniche (come, per esempio, una fotografia a tratti troppo fredda “presa in prestito” dalla maggior parte dei documentari moderni e a certe comprensibili ingenuità espressive) ”Suddenly Last Winter” si propone come un pregiato documento storico, che parte quasi come uno sberleffo, avvalendosi di una buona dose di autoironia, e finisce per avere l’effetto di uno schiaffo.


BRIDE WARS – La mia migliore nemica

Bride Wars - La mia migliore nemicaUn film di Gary Winick.



Con Kate Hudson, Anne Hathaway, Kristen Johnston, Bryan Greenberg, Candice Bergen.



Titolo originale Bride Wars. Commedia, durata 82 min. – USA 2009. – 20th Century Fox. Data uscita: 20/02/2009.



VOTO: 4,5

Il fascino delle nozze ha da sempre segnato l’esistenza di due ragazzine, Liv (la bionda Kate Hudson) ed Emma (la bruna Anne Hathaway), le quali, diventate un giorno un avvocato di successo la prima e un’insegnante riservata la seconda, sognano sempre di vestirsi come una principessa e sposarsi in quello che ritengono sarà il giorno più bello della loro vita.

Tuttavia, per un errore, i due matrimoni vengono organizzati nella stessa data; ha inizio, così, una vera e propria guerra tra le due amiche del cuore, disposte a fare qualsiasi cosa pur di non rinunciare all’affascinante cornice dello storico Plaza Hotel di New York in tarda primavera, luogo dell’unico bel ricordo della loro infanzia.

Per la Hathaway, stimata e promettente protagonista in versione drammatica in “Rachel sta per sposarsi” (evidentemente quest’anno il destino dell’abito bianco sembra perseguitare la bella Anne), si tratta di una brutta caduta di tono. Nonostante i nostri cinema siano stati invasi da centinaia di copie, il film è la fiera delle vanità, delle boccacce e delle mossette tendenti all’isteria.

L’intento dei produttori, tra i quali figura anche la protagonista Kate Hudson (il suo sorriso assomiglia molto a quello della madre Goldie Hawn), è quello di contenere gli ingredienti della “torta nuziale”-film entro i limiti di una rassicurante ed edificante rappresentazione sentimentale di una storia fra due amiche quando, invece, si sarebbe potuto osare con un tono umoristico un po’ più dark.

I risultati sono, pertanto, scontati e modesti: la rotta di collisione fra le due amiche/nemiche è esasperata da piantini e urla che urtano un po’ il sistema nervoso dello spettatore il quale, per legittima difesa, si sente autorizzato ad adagiarsi in poltrona e permettersi uno sbadiglio. Col culo per terra

La guerra, complice l’assoluta conoscenza dei reciproci punti deboli delle ragazze, viene combattuta a colpi di spietato sabotaggio di cabine solari che rilasciano un indesiderato color “semaforo arancione” sulla pelle di Emma, con la sostituzione della tinta dal parrucchiere (risultato per Liv di “accattivanti” capelli color puffo), cestini di dolci inviati viscidamente per mettere in risalto le linee corporee in vista della prova-vestito, vecchi filmini di svaghi inebrianti.

La vita sociale nella quale sono inserite Liv ed Emma e la loro condotta così esasperatamente tendente a perfezionare il “wedding party” è, inoltre, un inno un po’ esagerato all’opulenza e uno schiaffo in faccia all’attuale periodo di recessione economica; si ostentano con una certa continuità gli acquisti e gli investimenti su cose e servizi decisamente effimeri (considerando soprattutto le modeste condizioni finanziarie di una di loro).

La storia di “Bride wars” si conclude con il superamento delle barriere caratteriali e delle differenze, grazie alla forza dell’amore e dei buoni sentimenti amicali; un epilogo riconciliante che risulta decisamente forzato e che mantiene una cadenza prevedibile.

A sposarsi, alla fine, sono insomma solo l’Esagerazione e la Retorica.