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Articoli con tag “Jennifer Aniston

COME AMMAZZARE IL CAPO …e vivere felici

Un film di Seth Gordon. Con Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Colin Farrell.

Titolo originale Horrible Bosses. Commedia, durata 98 min. – USA 2011. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 17 agosto 2011.

VOTO: 4

Come simpaticamente urlacchia Caparezza nel suo ultimo e interessante cd: “And the winner is… Kevin Spacey”. Tra i migliori attori viventi, Spacey presta la sua maschera da moderno bastardo in appoggio alla causa che descrive la maggior parte dei capiufficio come odiosi aguzzini. Insensibili, traditori, molestatori, infidi compagni di viaggio di impiegati sull’orlo di una crisi di autostima, oltrepassano disinvoltamente il limite, mettono a disagio con una facilità disarmante, ricattano senza ritegno. Il mobbing è la loro primaria attività lavorativa. E gli iniziali 20 minuti di film, ahimè, non sono un vezzo irreale creato dalla sceneggiatura: le vicende dei tre impiegati vessati dai rispettivi dirigenti raccontano di un processo di spersonalizzazione costante che (altro…)

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TI ODIO, TI LASCIO, TI…

Un film di Peyton Reed.

Con Vince Vaughn, Jennifer Aniston, Joey Lauren Adams, Jason Bateman, Jon Favreau.

Titolo originale The Break Up. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 105 min. – USA 2006. Uscita: venerdì 22 settembre 2006.






VOTO: 5,5


Arrivati al capolinea del loro legame, due fidanzati (Vince Vaughn e Jennifer Aniston) non accettano di abbandonare la casa in cui vivono e iniziano una cigolante coabitazione volontaria. Gary e Brooke, questi i loro nomi, si erano conosciuti due anni prima tramite l’arrogante approccio di lui durante una partita di baseball e adesso (le foto che vediamo sui titoli di testa ben riassumono la variegata unione dei due amanti) si ritrovano a dover fronteggiare una serie di malintesi, incomprensioni e difetti che rischiano di minare la stabilità della coppia.

Ci si aspetta di assistere a una commedia tipicamente americana e sentimentale, e invece veniamo un po’ spiazzati dall’impronta seriosa che piano piano prende il sopravvento, fuori da ogni proposito di divertimento o sollazzo. Il “Break-Up” del titolo (in italiano reso tortuoso e “light”, forse per la paura di un’emorragia di pubblico) vuol raccontare proprio del fallimento e della rottura di una relazione. I personaggi parlano come se, attraverso i loro dialoghi, si intendesse scrivere un manuale sui problemi di coppia, e ciò è francamente fastidioso. In realtà lo spettatore è come se partecipasse alla visione di un videotape elementare e scolastico, moralizzatore più per la figura maschile che non per la donna.

Resta una raffigurazione della coppia che rimane abbastanza credibile, nonostante le esagerate e puerili rivincite, grazie a una sceneggiatura quantomeno curiosa. Soprattutto quando va a scandagliare più da vicino il personaggio di Brooke: una donna di casa troppo ineccepibile per ottenere il massimo del consenso. In “Ti odio, ti lascio, ti…” si parla di gente di quasi 40 anni che litiga e si scontra come fosse adolescente, e ciò può essere un difetto che fa irretire o un pregio se consideriamo che esistono per davvero coniugi regrediti a questi livelli di discussione. Gary vive nel suo mondo immaturo fatto di videogiochi alla playstation, sport in tv, biliardo e bevute al bar, e lei è presa dalla spesa perfetta, dalla cucina, dalle pulizie, dal balletto e l’arte. Ambedue con i rispettivi confidenti, rigorosamente “uomo per uomo” e “donna per donna”, personaggi tanto amabili quanto lasciati troppo ai margini.

L’analisi dei sessi a confronto finisce qua, in un ripieno fatto di lungaggini e incertezze. La pellicola è un susseguirsi di sequenze smarrite tra un’intenzione da farsa e una venatura drammaturgica, che ci porterebbe a investigare sull’eterno scontro tra maschi e femmine non senza farci agitare per alcune insensatezze e inconcludenze. Gli attori sono impegnati quasi esclusivamente in diatribe quotidiane mai riequilibrate da sentite riconoscenze o slanci romantici, ognuno immobile nella sua fiera posizione. L’appeal della Aniston è indubbio, se non fosse per alcune mossettine impostate e la bocca aperta tipo carpa dell’Illinois River. Vaughn è un mammut a cui mancano l’abilità e la grazia di un Depardieu: all’attore americano va almeno riconosciuto un certo impegno nel tentativo di realizzare qualcosa di diverso rispetto ai tipici schemi hollywoodiani, credendo nel progetto tanto da investirvi in capitali produttivi.


IO & MARLEY

Io & MarleyUn film di David Frankel.



Con Owen Wilson, Jennifer Aniston, Eric Dane, Kathleen Turner, Alan Arkin.



Titolo originale Marley & Me. Commedia, durata 120 min. – USA 2008. – 20th Century Fox data uscita 03/04/2009.



VOTO: 5,5

Owen Wilson e Jennifer Aniston (rispettivamente John e Jenny nel film) emigrano in Florida, dove trovano modo di dar sfogo alla loro ambizione di lavorare come giornalisti, si sposano e hanno ben 3 figli e… un cane, Marley. Il labrador si rivela un animale vivace e avrà modo di dimostrare tutto il suo vigore ai freschi coniugi.

Tutto quello che ci si può immaginare dal filone cinematografico canino (carino?), accade; Marley non tarderà, infatti, a mettere a soqquadro la casa, a rincorrere gli uccellini sulla spiaggia distruggendo i castelli di sabbia, a scappare con l’intimo della padrona in bocca. L’incorreggibile bestiola mangerà il pavimento e il divano (quale novità, eh?), sguscerà fuori dal finestrino dell’auto in corsa, berrà dal water, cag***à in porzioni gigantesche, avrà paura dei temporali, insomma Marley romperà tutto, …e quanto romperà!

Possibilmente è buona norma accompagnare queste imprese con una colonna sonora accattivante e ritmata e un montaggio un po’ frenetico che dia l’impressione della pena che si prova a tenere e sopportare un cane così… L’impegno registico di David Frankel termina qua ed è un peccato perché aveva dato modo di esibire maggiore arditezza e virtuosismo nel precedente “Il diavolo veste Prada”.

La commedia così rappresentata è edificante solo per se’ stessa, in quanto non rischia mai niente, si basa su solidi riferimenti narrativi e non aggiunge nulla di nuovo. Un altro punto a suo sfavore, poi, è la durata: in due ore di pellicola il racconto si inceppa spesso, si dilunga su aspetti futili, a volte ci dimentichiamo persino che Marley esista!

I momenti da ricordare sono proprio pochi, uno su tutti quello durante il quale fa la sua breve comparsa l’istruttrice interpretata da una grassoccia e spettinata Kathleen Turner. Marley non perderà l’occasione per “montare la gamba” della domatrice visto che gli ricorda un barboncino… Troppo in secondo piano la figura dell’amico di John, il giornalista-rimorchiatore con tanto di Marley al guinzaglio, e del direttore del giornale impersonato da Alan Arkin, entrambi avrebbero potuto essere fonte di spunti notevoli invece di essere relegati al ruolo di “consiglieri” di John.

Veramente poco credibile e anche un po’ crudele è la fase durante la quale gli sposini lasciano il cane a casa da solo e fuggono in Irlanda per ritrovare l’armonia e concepire un altro figlio. Se da un lato questa è l’occasione per rinnovare le marachelle di Marley e farci fare un ripasso mentale sulle sue capacità di combinare guai, dall’altro è imbarazzante vedere come i coniugi scarichino il labrador alla prima dog-sitter improvvisata che passa di lì… La scelta del cucciolo

Ecco perché anche sul finale, quando la famiglia si trasferisce a Philadelphia per dare modo a John di lavorare con una testata giornalistica più prestigiosa e Marley è ormai fatalmente invecchiato, il ricatto emotivo non funziona. Mancano i presupposti per potersi lasciare andare completamente e avvalorare gli affetti mostrati dal cane nel corso della sua vita, per farci capire in che modo Marley sia stato davvero unico e straordinario (meglio ha fatto, al riguardo, una commedia tipo “Turner e il casinaro”). Fanno difetto pure i dovuti approfondimenti sul lavoro di lui a Philadelphia e sui rapporti con il nuovo capo redattore.

“Io & Marley” conferma, poi, la tendenza delle commedie americane a sorVOLARE sulle problematiche economiche: significative in tal senso sono le sequenze dove John, gratificato dal doppio stipendio guadagnato in redazione, si permette l’acquisto di una casa lussuosa con moglie e 3 figli a carico, senza batter ciglio. Nessuno pretende che sia una rappresentazione cinematografica leggera ad affrontare la questione, ma non vediamo nemmeno da altri generi giungere propositi sui “come e i perché” di una così grave recessione.


LA VERITA’ E’ CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

La verità è che non gli piaci abbastanza

Un film di Ken Kwapis.


Con Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Kevin Connolly.


Titolo originale He’s Just Not That Into You. Commedia, durata 129 min.


USA 2009. – 01 Distribution data uscita 20/03/2009.


VOTO: 5


Siete uno di quelli che appena aprono la pagina di un giornale vanno subito a leggere l’oroscopo? Al mattino accendete la radio solo per conoscere cosa vi riserva la giornata grazie alle previsioni astrali? Fremete in continuazione a causa delle pene amorose? Niente paura, il sito americano del film “La verità è che non gli piaci abbastanza” mette a disposizione un quiz dove potrete finalmente conoscere il vostro destino sentimentale, potrete sapere subito se il partner a cui state puntando è quello che fa per voi. Ma allora a cosa serve andare a vedere il film? Già, bella domanda… Non promettiamo di poter dare una risposta.

Chissà se vi appassionerete alle vicende di questo successone americano che ha incassato ben 60 milioni di dollari dopo le prime tre settimane di proiezione? Si racconta di giovanotti più o meno (soprattutto meno) cresciuti in quel di Baltimora, alle prese con coinvolgimenti amorosi che si intrecciano tra di loro in un vortice di equivoci, fraintendimenti e fatalità.

Il “giro di valzer” che ne scaturisce è di basso livello: sembra di assistere a uno spensierato gioco svolto tra bambini di quinta elementare (il “traffico di cuori” che viene raccontato dai vari episodi, vista la profondità, non può aspirare alla Scuola Media). Tante, troppe, altre commedie sentimentali di questo tipo hanno invaso quest’anno i nostri schermi, tutte senza ispirazione, divertite ma non divertenti, piene di battute insipide e insopportabili, vuoti a perdere mentali abbandonati dagli sceneggiatori e raccolti dai malcapitati spettatori.

Eppure il libro (scritto da Greg Behrendt e Liz Tuccillo) dal quale è stato tratto il film è simpatico, breve, essenziale, si presenta come un “manuale per smascherare le scuse che gli uomini raccontano e le donne si bevono”, civettando un po’ le mode delle guide pratiche del momento che vorrebbero i lettori interessati a indagare sui segreti della vita di coppia, su come tenersi stretto il maschio (o la femmina) di turno o su come essere un perfetto fidanzato.

Manca da qualche anno il buon prodotto medio americano che garantiva un livello qualitativo accettabile e che sembra ormai coperto da uno spesso strato di polvere e nascosto da una fitte coltre di nebbia. Anche questa pellicola, infatti, si inserisce nel filone delle commedie sentimentali urt(ic)anti e sciocche, noiose e irritanti per la superficialità con cui vengono disegnati i personaggi. “La verità…” è edificato su una rappresentazione oramai superata del conflitto tra i sessi e questo non può che generare retorica a palate. Quello che dispiace, oltretutto, è il comportamento del pubblico in sala che seguiva il film e che rideva sguaiatamente a battute neanche troppo argute (ma si sa, de gustibus…) e si permetteva di prendere in giro e schernire il personaggio di Jennifer Connelly nell’unica scena veramente drammatica del film, dove l’attrice rompe uno specchio per rabbia e frustrazione. Jennifer Aniston e Ben Affleck in barca

Il personaggio più bello, quello più tenero e vero è stato affidato a Ben Affleck, l’attore oltretutto ha una bella gestualità ed espressività.

Le due Jennifer (Aniston e Connelly) sono petulanti statue di cera, facilmente individuabili grazie a una monoespressività disarmante. Kris Kristofferson è un padre che dispensa perle di saggezza e che risolleva l’animo del film nelle poche scene in cui compare. Gran parte del cast era davvero promettente ma è stato completamente sprecato, basta vedere le parti assegnate a Scarlett Johansson e a Drew Barrymore, sospese troppo sfacciatamente tra donne tentatrici o sagge dispensatrici di consigli.

Che dire, alla fine, di questo film?

La verità? E’ che… non ci piace abbastanza.