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URLO

USCITA CINEMA: 27/08/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Rob Epstein, Jeffrey Friedman.
ATTORI: James Franco, Todd Rotondi, Jon Prescott, David Strathairn, Mary-Louise Parker, Treat Williams, Alessandro Nivola, Jeff Daniels, Allen Ginsberg.


PAESE: USA 2010. GENERE: Animazione, Biografico, Drammatico. DURATA: 90 Min.

VOTO: 8,5

Un urlo esplode improvviso. È un fragore necessario, una reazione istintiva e primigenia. Un bisogno urgente che nasce dalle viscere e, in cerca di una via d’uscita, si manifesta grezzo, contaminato e confuso in un vorticare di idee scomposte. Solo più tardi, dopo il tempo indispensabile alla sedimentazione, ci si può accostare al suo senso, cercando di interpretare, perdonare, comprendere.

Nessun “Urlo” è stato più forte e struggente di quello declamato da Allen Ginsberg. La sua poesia è un’opera complessa, una tra le (altro…)

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SPIDER-MAN 3

Un film di Sam Raimi.

Con Tobey Maguire, Thomas Haden Church, Topher Grace, Kirsten Dunst, James Franco.

Azione, Ratings: Kids+13, durata 140 min. – USA 2007. – Sony Pictures. Uscita: martedì 1 maggio 2007.






VOTO: 8


Molti mugugni e dissensi per questo terzo capitolo della serie sul più conosciuto tra gli “aracnidi animati”. Dubbi sulla qualità, la plausibilità, le lungaggini narrative, le troppe frecce all’arco di Raimi e del fratello.

E invece… le scene d’azione si rivelano splendide e rutilanti, accompagnate da sorprendenti effetti speciali e da una regia esaltante e puntualissima nel rimarcare gli svolazzi dell’uomo in calzamaglia, con una splendida idea di cinema di intrattenimento che strizza l’occhio a contenuti filosofici. La macchina da presa di Sam Raimi striscia rasoterra come una melma nera e cattiva, insinuante come la sabbia che, dopo un incidente di fisica nucleare, entra nel Dna del povero carcerato fuggitivo e lo rende un eroe ancor più solitario, costringendolo a rifugiarsi nei sotterranei della città. Il testo principale è sostenuto dal pregio di molteplici fette romanzesche che si uniscono senza scomporsi più di tanto.

Pur essendo costato l’iperbolica cifra di 300 milioni di dollari (comprensivi delle spese di marketing), la pellicola siffatta è intimista, accende i riflettori sulle persone invece che sulle cose, insiste sui vincoli umani. Il passato che ritorna, prepotente, e che si porta dietro storie d’amore intrise di gelosia, amicizie che recano ancora ferite profonde e morti che invocano giustizia, non è roba da poco.

Spiderman ha così a che fare con una moltitudine di rogne a causa delle quali il rosso, per una volta, diventa nero, scompone i capelli in un frangetta e da’ il via al senso di vendetta e a una sensazione di rancoroso autoritarismo, supremo  e assoluto. La “versione black” amplifica l’aggressività del Nostro, la malvagità che ne scaturisce sembra incontrollabile ma riesce anche a migliorare certi aspetti del suo carattere remissivo: finalmente Peter fa colpo sulle ragazze, è risoluto sul lavoro e si fa aumentare lo stipendio. E’ sicuro e disinvolto, cambia modo di vestire e sembra pronto per andare a ballare alla “2001 Odissey”, in una divertente strizzata d’occhio all’andatura di John Travolta.

L’ironia, dispensata in grandi dosi, trasuda in ogni scena: sia mentre i cittadini sono in pericolo o nella redazione del Daily Bugle, dove il capo Jameson deve fare i conti con la pressione alta e, sotto l’occhio vigile della segretaria, prende un sacco di pillole, mentre viene gestito da improvvise scosse date alla scrivania. Da non perdere anche la sabbia che filtra nel costumino del supereroe e la porta dell’appartamento perennemente bloccata.

La gremitissima battaglia finale è, va detto francamente, spesa un po’ male… la sceneggiatura sparisce, l’azione si prolunga, e il senso filmico viene tradito dall’urgenza di mostrare qualche superlivido. Tutto questo prima di esplodere emozionalmente in una voglia di malinconia e in un trionfo di sentimentalismo, con la figura cattiva di Sandman che si scopre tragica e afflitta.


STRAFUMATI

Un film di David Gordon Green.

Con Seth Rogen, James Franco, Danny R. McBride, Kevin Corrigan, Craig Robinson.

Titolo originale Pineapple Express. Commedia, durata 111 min. – USA 2008. – Sony Pictures. Uscita: venerdì 28 novembre 2008. VM 14






VOTO: 7,5


I mille travestimenti usati dall’attore Seth Rogen, il quale interpreta una specie di fattorino di notifiche poco gradite, sono anche le tante e variopinte sfaccettature di questa commedia. Non è facile tenere un ritmo così indiavolato e coerente per tutto il film, e “Strafumati” ci riesce alla perfezione.

I personaggi sono costruiti con variazioni ammirevoli e risultano fortunatamente refrattari al facile sghignazzamento: Seth Rogen (Dale Denton nel film) è una rivelazione in toto, la sua mimica è perfettamente funzionale alla vicenda, mentre James Franco (Saul Silver) si è prestato in modo sorprendente a ricoprire un ruolo, quello dello spacciatore ultrafornito, morbidissimo e disincantato col rischio di non venir preso sul serio dai dotti della cinematografia cosiddetta “pura”.

Debitore di certo cinema di Tarantino (violenza burlesca, taglio scostante delle inquadrature, corruzioni demenziali di poliziotti, dialoghi con ellissi improbabili, gli asiatici riproposti in modo macchiettistico fino all’eccesso, la droga scambiata come fosse zucchero filato, amici sparati a cui proprio non va di morire), il cinema di Gordon Green lascia una sua impronta indipendente.

Quello che più salta all’occhio è il contrasto tra la spensieratezza dei due amici perpetuamente intontiti dai “joints” e la situazione estremamente pericolosa nella quale si trovano invischiati, con tanto di omicidio. C’è una specie di vocina che sussurra per tutto il film la quale ci invita a prendere la vita alla leggera e a tenerci lontano dalle frenetiche corse in auto (come dimenticare la guida con tanto di piede fuori dal parabrezza?) e dal consumismo (la liberazione dei telefonini gettati nel bosco).

Fuori dagli schemi e fuori di testa, la pellicola si dipana tra personaggi sopra le righe (che comunque non infastidiscono), battute esagerate e squisite allo stesso tempo e bislacche variazioni delle solite commedie americane che siamo abituati a vedere. Traspare una nostalgia per certo cinema di genere girato negli anni ’80 quale “Una perfetta coppia di svitati” e un’esaltazione dei vinti, i cosiddetti nerd o geek, il tutto condito da uno humour assennato che si concede una godibilissima citazione dal “Gladiatore” di Scott.

Geniale il parallelo creato tra il bianco e nero del 1937 e la parte finale del film: una specie di firma che ribadisce fieramente l’autonomia dell’intera operazione. Il regista David Gordon Green ha talento e si candida a futuro autore. Intanto iscriviamoci subito alla MAPP (Migliori Amici Per la Pelle) e, tra cannoni e fumi di tutti i generi, concediamoci una liberatoria “Pineapple Express”.


MILK

Milk


Un film di Gus Van Sant.


Con Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco.


Biografico, durata 128 min. – USA 2008. – Bim data uscita 23/01/2009.


VOTO: 8


La paura è un’emozione subdola, spesso grave e incontrollabile, a volte derivante dall’ignoranza di ciò che non conosciamo oppure indotta artificiosamente per piegare le masse ai propri voleri.

Ed è curioso (ma soprattutto arrendevole) distinguere ancora oggi le paure che oltre 30 anni fa furono al centro delle prime lotte dei diritti civili degli omosessuali.

Già allora si dibatteva sulle crociate pro e contro l’istituzione familiare (come se il riconoscimento di ulteriori diritti civili potesse limitare diritti già acquisiti), sui presunti attacchi alle fondamenta della società e alle “leggi di Dio”, si equiparavano (e se leggiamo le dichiarazioni sui quotidiani di oggi, è frustrante vedere come niente sia cambiato) i gay alle prostitute, ai ladri, ai pedofili.

Grazie ai meriti artistici di Gus Van Sant e al suo tempestivo impegno produttivo, vengono nuovamente (perchè c’è sempre bisogno di riaffermare!) rispolverate le campagne civili e politiche che infiammarono gli Stadi Uniti d’America negli anni ’70.

Van Sant, abbandonando per un po’ le sue ultime narrative “sciolte”, destrutturate e meditative, opta per una regia di taglio quasi documentaristico (eccezionale è il lavoro svolto per ricostruire il quartiere Castro a San Francisco) alternata a riprese di impianto tradizionale. La vittoria di Milk

Si concede solo qualche ardimento (l’immagine che si riflette sul fischietto gettato a terra, la morte di Milk con “la Tosca negli occhi”) per poi ritornare introspettivo, lento e profondo allo stesso tempo (la parte centrale è un po’ spenta, il film si ripiega su se’ stesso e diventa macchinoso e paradossalmente politico nei contenuti, nei termini usati e nella rappresentazione) e ancora chiudere in modo sollecito e urgente (la risposta migliore alla “Proposition 6”, il referendum per bandire i professori omosessuali dalle scuole della California, viene esternata così da Harvey Milk: “se fosse vero che i bambini imitano gli insegnanti, avremmo in giro un numero incredibile di suore”).

Sean Penn è di una delicatezza interpretativa disarmante, sciolto e radioso come i suoi sorrisi; ricorderemo per sempre anche il movimento delle mani e il formarsi delle rughe sul suo volto.


SPIDER-MAN

spider-man

Titolo: Spider-Man (Id.)
Regia: Sam Raimi


Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: Don Burgess


Interpreti: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Willem Dafoe, J.K. Simmons, James Franco, Cliff Robertson, Rosemary Harris, Joe Manganiello, Macy Gray, Randy Savage, Jack Betts, Gerry Becker, Bill Nunn, Stanley Anderson, Ron Perkins, K.K. Dodds, Ted Raimi, Bruce Campbell, Elizabeth Banks, John Paxson, Stan Lee, Lucy Lawless, Chris Coppola
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 2h.

VOTO: 6,5

Peter Parker, insicuro studente un po’ secchione specializzato in materie scientifiche, viene morso da un ragno geneticamente modificato e acquista così grandissimi super poteri. Ma non sempre i grandi mezzi a disposizione sono sinonimo di tranquillità, a volte alcune doti possono rivelarsi come pesi difficili da sopportare e le responsabilità possono portare con se’ incertezze e sensi di colpa…

Sono lontani i tempi dell’esordio alla regia per Sam Raimi (era il 1982 e il titolo era “Evil Dead”, uscito in Italia come “La Casa”), quando con poche centinaia di migliaia di dollari dava spazio alla sua formidabile creatività. Adesso i tempi sono cambiati, le superproduzioni hollywoodiane hanno le loro esigenze e Sam si ritrova a disposizione un centinaio di milioni di dollari pronti per riesumare uno dei più noti fumetti della Marvel, lo Spider-Man creato da Stan Lee.
Per fortuna, il regista americano non perde di vista le sue qualità di fronte all’immensa tecnologia che gli viene messa a disposizione. L’uso del digitale è avveduto e pratico: una su tutte è la sequenza, successiva al morso del ragno, dove si vede il DNA di Peter Parker confondersi con i nuovi geni propri dell’aracnide.

Non dimentichiamoci che siamo di fronte a una trasposizione ottenuta da un fumetto e la sceneggiatura di David Koepp ci riporta spesso alle dimensioni cartacee della striscia a disegni. Lo scritto, infatti, abbandona raramente i confortanti e semplici aspetti del foglio e osa poco oltre; d’altra parte, in questo, non lo si può certo accusare di mancanza d’ispirazione visto che riesce a creare un mondo ben definito intorno al quale gravitano segni visibili della propria genesi.
Deve essere stato un po’ lo stesso lavoro che vede impegnato Peter quando pensa a una tenuta efficace per il suo nuovo “io” e si perde tra alcuni schizzi da principiante fumettaro; così come assistiamo alla complessa, sfaccettata e intersecata nascita del supereroe, ci immaginiamo lo sceneggiatore di fronte a una storia già conosciuta che deve essere però ben adattata, ora aggiungendo, ora togliendo, poi inventando.
E’ per questo che “Spider-Man” rimane un film tutto sommato gradevole e oltretutto i segmenti prettamente rivolti all’azione sono superati, in minutaggio, dalle parti dialogate e “senza costume”. Il celebre bacio a testa in giù

Raimi corre in aiuto dei vuoti di sceneggiatura ancorando l’epicentro emozionale del film sulla storia d’amore tra Peter Parker e Mary Jane (il bacio a testa in giù sotto la pioggia è diventato leggendario). Il regista americano lavora senza troppe infiorettature o sussieghi, mostra un’invidiabile modestia autoriale e, visti gli incassi, non possiamo fare altro che dargli pienamente ragione.

Da sottolineare la perfetta aderenza di Tobey Maguire al personaggio di Spider-Man, il suo sguardo è schivo e perentorio allo stesso tempo. Il ragazzo rende bene l’idea di un adolescente che è in piena crescita e maturazione, frastornato al punto giusto per i mutamenti che subisce il suo corpo.
Un po’ meno efficace sembra l’interpretazione di Kirsten Dunst che, per quanto delicata possa essere, non riesco a inserirla nella categoria delle attrici promettenti.
Altro discorso va fatto per Dafoe: di certo non è a suo agio come in alcuni ruoli drammatici che hanno messo in evidenza le sue capacità recitative, a volte sembra un pesce fuor d’acqua. Ciononostante bisogna premiare il coraggio di essersi messo in gioco con un soggetto “alla moda” che, tutto sommato, non lo fa sfigurare. La personalità del suo Goblin è, come l’uomo-ragno, oppressa da uno sdoppiamento in progress ma, nel suo caso, senza alcun controllo ne ’rimedio.
Non si può dire lo stesso per il “figlio di Dafoe”, nel film raffigurato dall’attore James Franco, lui sì davvero scialbo e insicuro.