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ALMANYA – La mia famiglia va in Germania

TITOLO ORIGINALE: Almanya.
GENERE: Commedia. NAZIONE: Germania. DURATA: 97 minuti.

DATA DI USCITA: 07-12-2011.

VOTO: 5,5

Esordio nel lungometraggio per la regista Yasemin Samdereli, “Almanya” (parola turca che indica la Germania) rende l’essenza, tra allontanamenti e stringimenti di legami, di quei figli degli immigrati turchi nati e cresciuti in terra teutonica. Un argomento sentito per la 38-enne autrice la quale, con la sorella alla sceneggiatura, ha voluto così rinverdire i fasti di un passato nemmeno troppo lontano (la storia prende il via verso la metà degli anni ’60) e confrontarlo con un presente dove il tema della convivenza con gli immigrati è materia attuale e spesso scottante. (altro…)

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TUTTI PER UNO (2011)

USCITA CINEMA: 01/06/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Romain Goupil.
ATTORI: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Hippolyte Girardot, Romain Goupil.


PAESE: Francia 2010. GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 90 Min.

VOTO: 6,5

Come si può rispondere a una radicata caccia all’uomo? Quella cattura consentita da una legge che intima di espellere migliaia di persone clandestine? Il cuore di mamma non ha dubbi: intonando una filastrocca modulata, rassicurante, per tener buono quell’infante in grembo, spaventato dall’aggressività che fluisce nell’aria, mentre la polizia arresta un gruppo di irregolari nella Parigi di un paio d’anni fa.

La “polisse” è un’arma sciancata che agisce tenace per conto del Governo. Descritta come un corpo unico sopra le righe, quasi un insieme di figurine-caricature di cattivi spietati mangiabambini, ingannatori e mentitori, più che tutori dell’ordine difendono il sistema politico del quale si nutrono. Solo facendo rimanere in piedi quello, mantenendolo funzionante, riescono a vivere, esistere, esercitare. Lo stato di/della polizia. Quello del presidente francese nell’anno del Signore 2009. Ieri, qui, ora. Al grido di “Liberté, egalité, papiers”, i genitori-cittadini manifestano davanti alla scuola, scoprendo il nervo di una legislatura vacante.

Lì, in quell’istituto scolastico dove si mescolano i figli del mondo, c’è Milana, una bambina cecena che ha formato un gruppo segreto di coetanei. Legati da un’intesa silenziosa, da scambi di materiale, bigliettini, messaggi convenzionali durante le lezioni di addormentati docenti, i ragazzini si ritrovano in un nascondiglio segreto, vicino alle rues principali, dove progettano la vendita di copie di videogiochi e di musica per poter raggranellare qualche soldo. E’ il primo segnale della loro indipendenza dalle regole degli adulti. Fuggono dai semplici schemi del “mangia, studia, lavati i denti e dormi” che genitori timorosi impongono loro nel tentativo di educare, togliendo tempo all’ascolto.

Quando, tra oltre 50 anni, i bambini di oggi ricorderanno gli eventi di una società che non conosceva il senso di solidarietà, tesa a esasperare le differenze razziali e volta a far prevalere la cultura nazionale come quella dominante, apparirà più debole quella paura estrema di contaminazioni, di sconvenienti misture religiose e linguistiche. Milana è diventata una signora nel 2067. Acuta osservatrice della realtà, è un barlume di speranza dell’evoluzione socio-politica che potrebbe cambiare la confusa situazione odierna, trasformandola in un’architettura antropologica proporzionata, linda e pura.

Valeria Bruni Tedeschi, doppiata male da se stessa, incide solo con la forza e la passione rivoluzionaria, mentre si da’ arie irritanti fumando sigarette senza sosta, inveendo nel tentativo di richiamare all’ordine (una contestatrice?) i fanciulli e mettendo un broncio che vorrebbe essere di protesta ma che sfiora il comico involontario. Bisogna riconoscergli almeno il coraggio di aver intrapreso una strada scomoda, che la pone in contrasto con la sorella Carla, quella che soggiorna ormai da tempo proprio nelle stanze del tanto denigrato Eliseo. Per una volta il cinema respira libero da dogmi, compromessi distributivi, e vola appena un po’ più alto rispetto al conforme ciarpame a cui siamo soliti assistere.

La spontaneità dei bambini nella recitazione è la cosa migliore del film. Les mains en l’air, i ragazzi sono uniti come rivoli d’acqua che scorrono su vetri battuti dalla pioggia. Una precipitazione meteorologica che diventa un diluvio di semplicità, nel tentativo di fuggire, per gioco, alle amare azioni persecutorie. E allora andate per la vostra strada, piccoli grandi marmocchi. Il vostro linguaggio è inascoltabile dai grandi, troppo presi dal chiasso delle loro baruffe. Troppo alti per poter vedere da un’altra prospettiva.

Au revoir, les anciens. Allez, les bizuths.


MAR NERO

USCITA CINEMA: 30/01/2009.


REGIA e SCENEGGIATURA: Federico Bondi.
ATTORI: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Maia Morgenstern, Vlad Ivanov, Corso Salani.


PAESE: Francia, Italia, Romania 2008. GENERE: Drammatico. DURATA: 95 Min.
FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO 2008: Premio Miglior Attrice Ilaria Occhini, Premio della Giuria Ecumenica, Premio della Giuria Giovani.



VOTO: 7

Quella di essere accompagnate e assistite da badanti provenienti dall’est è una condizione comune a tantissime persone anziane della nostra penisola. Non sfugge a questa nuova “sorte”, dettata in parte da una rivoluzione nella composizione dei nuclei familiari e in parte da situazioni contingenti, nemmeno la scorbutica Gemma (Ilaria Occhini), fresca vedova che abita nell’immediata periferia di Firenze. Appaiata alla giovane rumena Angela (Dorotheea Petre), l’anziana signora si ritrae nel suo guscio e inizia a una specie di gara probante la tenera accompagnatrice in cerca di fortuna e soldi, la quale sogna di poter avere tanti bambini col suo compagno Adrian (Vlad Ivanov), rimasto a lavorare in Romania.

Gemma e Angela sono due donne lontane per generazione, cultura e carattere; due rive opposte che si guardano, mentre in mezzo scorre il fiume delle nuove condizioni e opportunità sociali, tra immigrazione e terza età. L’adattamento della nuova arrivata in terra straniera è lo specchio della rielaborazione a cui è costretta Gemma se vuole stabilire un rapporto di fiducia e stima nei confronti di “quella lì”.

Federico Bondi, regista toscano qui al suo primo misurato lungometraggio, a un’iniziale messa in scena della spocchia e dell’invidia tipiche di certi fiorentini, infide malelingue pronte a farsi i fatti degli altri senza degnarsi di guardarsi prima allo specchio, aggiunge la morbidezza che ben completa i temperamenti dei personaggi, liberati nonostante un’iniziale dogana linguistica che sembrava insormontabile.

Il rumore di un rasoio elettrico risveglia il senso di bontà, solidarietà e altruismo, e spinge a uno slancio di vita imprevisto, con una visita inattesa a un Paese sconosciuto. La solitudine è la molla principale che unisce le due donne in un sodalizio estemporaneo, mentre recuperano un decoro che le muove oltre Trieste (dove vive il figlio di Gemma, interpretato da Corso Salani). Per scoprire che c’è un San Giovanni anche alla foce del Danubio, che anche lì si può godere della quiete dell’anima, e tornare ai ricordi della propria giovinezza contemplando due cavalli che tirano un carretto. “Mar Nero” commuove con gentilezza, senza enfasi, e ci fa apprezzare un’incantevole Ilaria Occhini, giustamente premiata come migliore attrice al Festival di Locarno del 2008.


L’OSPITE INATTESO

L'ospite inattesoUn film di Thomas McCarthy.


Con Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira, Hiam Abbass, Marian Seldes.



Titolo originale The Visitor. Commedia, durata 104 min. – USA 2007.

Data uscita: 05/12/2008.



VOTO: 7,5

Il docente universitario Walter Vale è un signore rigido (non accetta il compito consegnato in ritardo da un suo alunno, non gradisce consigli per imparare a suonare meglio il pianoforte), tradisce la sua comprensibile ansiosità spiando dalla finestra l’arrivo dell’anziana insegnante di piano per avere, così, il tempo di darsi un contegno prima di aprirle la porta.

L’insegnamento dell’economia lo annoia e non lo soddisfa (anche i pranzi con gli altri professori lo vedono assente e pensieroso).
Il Nostro conduce, insomma, una vita in 4 tempi, a ritmo di musica classica e dove si pensa molto. Contatto attraverso un vetro

Saranno due inattesi personaggi provenienti dalla Siria e dal Senegal (proprio quei paesi in via di sviluppo protagonisti della conferenza sulla crescita economica alla quale partecipa il professore) a cambiare la sua regolarità, a fargli scoprire una vita amministrabile anche in 3 tempi, a ritmo di musica afro-beat, e dove il pensiero corre libero ed estemporaneo, senza troppe regole.

Raramente gli Stati Uniti sono stati rappresentati, dopo l’11 settembre, in modo così tormentato; sono scomparse le ombre delle torri gemelle, ma sono avanzate quelle di un paese diffidente perchè rotto e straziato da quell’esperienza dolorosa.
Occorrerà ancora del tempo prima che questa nazione possa cambiare, speriamo che le nuove politiche curino maggiormente questo aspetto.

Richard Jenkins, di solito prezioso caratterista (lo abbiamo visto in “Hannah e le sue sorelle” e in “Six Feet Under”), è sempre in scena e ha una presenza invidiabile e sbalorditiva, lavora con accenni sottili e senza schermature.
Avrebbe meritato il massimo riconoscimento dagli Academy Awards.