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DARK SHADOWS

USCITA CINEMA: 11/05/2012.


REGIA: Tim Burton.
ATTORI: Johnny Depp, Eva Green, Jackie Earle Haley, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Christopher Lee, Alice Cooper. MUSICHE: Danny Elfman.


PAESE: USA 2012. GENERE: Horror, Fantasy. DURATA: 113 Min.

VOTO: 4

Scritto da M.Tiger


Già alla fine del primo tempo la mia opinione su questo ultimo lavoro (escludendo Frankenweenie, nelle sale ad ottobre 2012) di Tim Burton era già delineata: film PERDIBILE.
Poi, come sempre, sono stato paziente e ho concesso il beneficio del dubbio, confidando in un finale di recupero, per quello che invece si è dimostrato inesorabilmente uno dei peggiori film della stagione, forse di sempre, sicuramente uno dei peggiori “sfornati” dal regista. (altro…)

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IL DISCORSO DEL RE

Un film di Tom Hooper.

Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle.

Titolo originale The King’s Speech. Storico, durata 111 min. – Gran Bretagna, Australia 2010. – Eagle Pictures. Uscita: venerdì 28 gennaio 2011.





VOTO: 7


La recitazione di un personaggio schivo e titubante, fin nella parola, non è di per se’ semplice. Colin Firth offre alla figura del duca di York (il futuro re Giorgio VI) una partecipazione emotiva senz’altro encomiabile, tuttavia non completamente condivisibile visti i premi ricevuti e quelli che ancora riscuoterà. Il difetto espressivo sembra quell’handicap così tanto amato da chi osserva le performance attoriali al punto da accompagnare il giudizio con un misto di accondiscendenza e pietà. Di tutt’altra pasta è la brillante caratterizzazione, fornita da un superbo Geoffrey Rush, dell’esperto e originale logopedista di origini australiane Lionel Logue, che aiuta il duca ricorrendo più alla psicologia che all’esercizio muscolare. Dopotutto, ciò a cui deve far fronte il regnante sono i pomposi incarichi sovrani e le apparizioni pubbliche nei confronti di un paese sull’orlo della seconda guerra mondiale, bisognoso di lusinghe e speranze.

“Il discorso” abbina un’ironia lieve (le scene in stile “atelier teatrale” in presenza della Bonham Carter e di Rush sono le migliori) a una, a tratti faticosa, coerenza storica. Coesione che non manca quando si tratta di sottolineare il peso delle oppressioni in età da fanciullo e la freddezza règia subita dal povero Albert “Bertie” Frederick Arthur George Windsor. Peccato che l’approfondimento duri poco e che il regista Tom Hooper passi presto “al servizio di sua Maestà”, dimostrando quanto sia bravo nella direzione degli attori piuttosto che nelle disamine visive, ogni tanto sfuggenti al suo sguardo; fanno eccezione i microfoni, che diventano magnifici e intollerabili oggetti ansiogeni.

Nonostante la musica molto piacevole composta da Alexandre Desplat, che contribuisce a rendere scorrevole alcune scene, “The king’s speech” risulta tuttavia tacciabile di inveterato voyeurismo (che succede nelle stanze dei piani nobili?) e finto permissivismo (gli americani, quei divorzisti…), e soffoca le intenzioni in una cronaca quasi fotoromanzata. Prima di essere strangolati, però, è preferibile liberarsi. Per cui meglio dare sfogo alla sciolta eloquenza e a un istinto primario quanto utile, riscoprendo un discorso che non fa una grinza: *UCK, F*CK, FU*K, e FUCK.


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – Parte I

Un film di David Yates.

Con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Bonnie Wright.

Titolo originale Harry Potter and the Deathly Hallows: Part I. Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 146 min. – USA, Gran Bretagna 2010. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 19 novembre 2010.





VOTO: 8,5


L’ultimo capitolo della saga del maghetto più famoso del mondo ha inizio con la preparazione e la partenza dei protagonisti per la battaglia finale con il “Signore Oscuro”. Una lotta che potrebbe essere fatale per chiunque: ciò è dimostrato in una delle scene più intense e commoventi di tutto il film, in cui traspare appieno la profonda umanità di Hermione, che preferisce sparire dai ricordi dei propri genitori piuttosto che rischiare di farli soffrire.
Tale sensibilità si ritrova ne “I Doni della Morte”, che pare in qualche modo girare intorno alla figura della signorina Granger la quale, oltre ad essere completa, matura e assolutamente affascinante, fa anche da collante nell’amicizia tra gli inseparabili Harry e Ron.

In contrapposizione, in maniera altrettanto umana, spicca un personaggio protagonista di una clamorosa involuzione: Lucius Malfoy.
Il mago malvagio, una volta fiero ed altezzoso, lascia spazio ad un uomo codardo, decadente, sconfitto e succube della propria incapacità nel servire Voldemort (un eccezionale Ralph Fiennes, ormai pienamente a suo agio nelle vesti dell’inquietante Voi-sapete-chi), che rischia di trascinare con sé anche il figlio, altrettanto inetto e assolutamente non in grado di portare a termine i compiti che gli vengono assegnati, segnando così il declino della famiglia.

Il film, al contrario dei precedenti, non ha una location fissa ma si snoda (con il passare dei mesi, anche se lo spettatore francamente nemmeno se ne rende quasi conto, ed è questa forse l’unica pecca) in un continuo vagare tra inseguimenti mozzafiato, boschi, borghi e luoghi familiari ai tre protagonisti (stupendi gli scorci tra montagne e foreste) i quali, mano a mano che proseguono nel viaggio, rinsaldano il loro rapporto di amicizia, non senza discussioni e gelosie proprie della piena adolescenza.
Le atmosfere sono quelle a cui siamo abituati ormai da qualche  episodio: il buio, la nebbia e un continuo senso di tensione ci accompagnano per tutto il film, dando l’idea dell’avvicinarsi all’imminente scontro col Signore Oscuro.
Stupendo e suggestivo è anche il cartone animato (una vera e propria storia nella storia),  con cui viene spiegata l’origine dei “Doni della Morte”.

Grazie all’espediente della divisione in due parti, la pellicola si sviluppa in maniera più completa senza quei fastidiosi tagli (rispetto ai romanzi) che rendevano impossibile la comprensione di qualche passaggio a chi i libri non li ha letti (come me), senza dare quella strana sensazione di sospeso e incompiuto.

In assoluto questo è il film più appassionante della saga, non ha pause e trascina, senza annoiare, lo spettatore nel viaggio di Harry, Ron ed Hermione.

Assolutamente da vedere e rivedere.

Cit: “Non volevo uccidere, volevo solo mutilare o ferire gravemente!


ALICE IN WONDERLAND – Recensione

Un film di Tim Burton.

Con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway.

Fantastico, Ratings: Kids, durata 108 min. – USA 2010. – Walt Disney. Uscita: mercoledì 3 marzo 2010.






VOTO: 4,5


Lewis Carroll, che con Alice ha creato un mondo di fantasia onirica punteggiato da brillante humour britannico, ormai classico, incontra Tim Burton, uno dei registi di oggi che, tra alti e bassi, ha sempre inserito spunti personali nei suoi films, mostrando proprio una particolare sensibilità per la favola nella cupa e divertita rivisitazione di “Sleepy Hollow”, nel kitsch godereccio de “La Fabbrica di Cioccolato” e nella dolce malinconia del suo capolavoro “Edward Mani di Forbice.” Un incontro da cui ci si poteva aspettare un risultato esplosivo… e che invece, a sorpresa, tradisce tanto i tratti caratteristici di Carroll quanto quelli di Burton.

Il gusto del nonsense e il lato umoristico dei due romanzi di Alice sono totalmente dimenticati dal regista, che cerca di esprimere la propria immaginazione gotica e grottesca creando scenari d’effetto per nulla sorprendenti. I personaggi, privati totalmente dei ricchissimi dialoghi originali carichi di giochi linguistici, non sono più iconici e nemmeno spiritosi, e il film si tramuta in un fantasy banale e annacquato. La trama non inventa nulla, anzi tradisce gli spunti originali (ad esempio, perchè la piccola Alice dovrebbe essere spaventata dai suoi sogni, se nel romanzo il suo è appunto un “mondo di meraviglie” che ricorderà con gioia per sempre?), mentre il ritmo inciampa più volte e il risultato è noioso, per nulla divertente e nemmeno divertito.

Pare che Burton abbia svolto un compito senza parteciparvi realmente: qui e là inserisce casualmente elementi dark piuttosto superflui, aggiunge personaggi nuovi creati al puro fine di rendere più emozionante la storia (qualche mostro senza alcun tratto inedito) ma non riesce ad aumentare la tensione e dirige un cast di attori costretti a parti così poco definite da sembrare tutti fuori posto. Johnny Depp non trova una chiave di lettura per il suo Cappellaio Matto e risulta perfino fastidioso, la Regina Rossa di Helena Bonham Carter è forse la più convincente del gruppo, anche se la regia sorvola beatamente sul motivo per cui il personaggio dovrebbe essere tanto odiato (perfino la Regina del cartoon Disney incuteva più timore, col suo “Tagliategli la testa! Tagliategli la testa!”), mentre la povera Mia Wasikowska interpreta un’Alice tristemente spaventata e del tutto priva di temperamento.

I romanzi hanno il loro punto di forza proprio nel contrasto tra la calma saggezza di una curiosa Alice e le situazioni sempre più assurde in cui viene a trovarsi. Con tutta la stima per Burton, dopo avere espresso l’intenzione di rendere l’opera in tutto e per tutto conforme e rispettosa all’opera di Carroll, qui ha proprio sbagliato tutto. E, a prescindere dal distacco nei confronti del romanzo, non ha girato nemmeno un film gradevole. Peccato, avrebbe potuto essere un bell’incontro. Ma forse, come già si poteva dedurre da quanto ha fatto Spielberg con “Hook”, per certe favole sarebbe meglio evitare riletture. Rimangono i libri e i cartoons classici. Godiamoci quelli.


IL PIANETA DELLE SCIMMIE (2001)

Il pianeta delle scimmieUn film di Tim Burton.


Con Mark Wahlberg, Tim Roth, Michael Clarke Duncan, Helena Bonham Carter, Paul Giamatti.



Titolo originale Planet of Apes. Fantascienza, durata 120 min. – USA 2001.



VOTO: 5

Se ci si poteva aspettare che il “nuovo”, attesissimo, Pianeta delle Scimmie non sarebbe stato una mera copiatura di quello girato nel ’68 da Franklin J. Schaffner, di certo non avremmo pensato di trovarci di fronte a un prodotto con poca anima e rilevanza, lontano da qualsiasi forma di passatempo e, soprattutto, senza il benchè minimo senso dell’avventura.

Il Tim Burton che l’ha girato, infatti, risulta essere completamente anonimo, privo di qualsiasi fantasia e la scrittura è decisamente molle, insulsa e ai limiti del paradossale (vi si ritrovano solo accenni a un’eventuale parabola antirazzista).

La messa in scena è grandiosa quanto funerea, inutilmente rissosa e guerresca. Niente a che vedere, dunque, con il suo nobile predecessore (il film con Heston resta un grande spettacolo, un racconto di fantascienza sottilmente angosciante, una metafora sui rischi della guerra fredda, una satira che ha saputo capovolgere i principi di Darwin). Helena mascherata

Mark Walhberg, poi, dimostra che sa recitare meglio di uno scimpanzè ed è il solito piacentone da passerella plastificato, potendo suscitare, al più, la stessa pietà della scimmia con la gamba spezzata.
La mancanza di veri attori conduce la pellicola verso una deriva lontana, ahinoi, da quella visivamente provocante e filosoficamente sfuggente che accolse, una volta, la semisommersa Statua della Libertà.