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Articoli con tag “Giovanni Ribisi

TED

Un film di Seth MacFarlane.

Con Mark Wahlberg, Mila Kunis, Seth MacFarlane, Joel McHale, Giovanni Ribisi.

Titolo originale Ted. Commedia, durata 106 min. – USA 2012. – Universal Pictures. Uscita: giovedì 4 ottobre 2012. VM 14

VOTO: 5

Questa è la storia di John Bennett, un bambino di otto anni che ha difficoltà a stringere rapporti coi suoi coetanei. John approfitta della notte di Natale per esprimere un magico desiderio: vuole che Ted, il suo orsetto di peluche, diventi un amico vero. Il mattino dopo il bimbo si sveglia e scopre che il giocattolo cammina e parla come per incanto. Come immaginare i due dopo 27 anni? Il film riparte raccontando la storia di John “adulto” (Mark Wahlberg), impiegato di un autonoleggio e fidanzato con Lori (Mila Kunis), alle prese col suo “teddy” un po’ troppo irrequieto: l’amico non più immaginario fuma canne, si ubriaca, usa parole volgari, scoreggia e fa sesso promiscuo. (altro…)


AVATAR 3D

Regia e sceneggiatura: James Cameron.

Attori: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder.

Musiche: James Horner.

Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 15/01/2010. Genere: Azione, Fantascienza, Avventura. Durata: 166 Min.




VOTO: 8,5


Da “Soldato blu” a “Balla coi lupi”, da “Pocahontas” al Kunta Kinte di “Radici” (per chi lo ricorda), da “Dune” al più recente “District 9”; potremmo immaginare in uno qualsiasi di questi lo spunto per la stesura della sceneggiatura di AVATAR. Non è quindi l’originalità della trama il punto forte del film di James Cameron; abbiamo già sentito storie di “bianchi”/”terrestri” che si credono i padroni del “mondo”/”universo” e arrivano a colonizzare il “nuovo mondo”/”pianeta”, alla ricerca di favolose fonti di ricchezza, disposti finanche allo sterminio di massa, al quale danno la valenza di un “giro di birra per tutti”.

E pensandoci bene, in tutti i documenti, trailers, teaser e speciali vari che hanno fatto da “anteprima” alla pellicola (arrivata il 15 gennaio nelle nostre sale), la produzione non punta certo i riflettori su una trama inedita, ma sottolinea la spettacolarità del film in tutti i suoi aspetti, tanto da definirlo una “svolta” nella storia del cinema per come lo abbiamo inteso fino adesso.

Al punto che lo sceneggiatore (ovvero lo stesso James Cameron) nemmeno si sofferma molto nell’approfondimento dei vari personaggi (e non sono pochi), né della loro storia, né tantomeno del perché faranno quello che andranno a fare (perdonate il gioco di parole); giusto qualche pennellata di background del protagonista, quasi a dire: “tanto lo sapete tutti come vanno queste storie qua…”. E’ questo che in effetti ha incrinato il mio giudizio sul film e influenzato il mio voto, che pure non assestandosi a livelli di capolavoro, rimane molto alto.

Devo ammettere che fin dalle prime scene ci si trova subito in confidenza con le situazioni proposte e si arriva subito al “sodo”. Jake Sully (la nuova stella di Hollywood Sam Worthington), ex Marine confinato su una sedia a rotelle, viene reclutato per raggiungere Pandora, incredibile mondo dai tratti più fantastici che fantascientifici, dove si estrae un preziosissimo minerale, chiave di volta per contenere la crisi energetica sulla Terra. L’atmosfera di Pandora è tossica per l’uomo, ed è grazie alla dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) e al suo “Programma Avatar”, che un corpo organico controllato a distanza da “piloti” umani può sopravvivere nell’atmosfera letale, collegando le loro coscienze ad un “avatar”. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora, i Na’vi. Grazie al suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente; gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na’vi, diventati l’ostacolo maggiore per l’estrazione del prezioso minerale. Ma una volta cominciata la missione Jake si perde sulla superficie selvaggia e letale della lussureggiante Pandora, ed è la bellissima principessa Na’vi, Neytiri (Zoe Saldana) a salvare la vita a Jake.

Parliamo del 3D.

Grazie alle recenti innovazioni tecnologiche in ambito di riprese, si ottengono risultati normalmente già di per se’ spettacolari. Questo non significa però che avere questa tecnologia a disposizione basti per confezionare un bel prodotto; troppo spesso assistiamo a puri esercizi tecnici, all’interno dei moderni film e cartoni in 3D, fini a se stessi, allo stupore di chi guarda, e non alla storia. La trama allora si sfalda letteralmente e lo spettatore, una volta terminato il film, ricorderà la caduta nel vuoto con la ghianda o il pugno che sembrava arrivargli davvero in faccia, ma tra qualche tempo queste “impressioni” tenderanno a svanire lasciando il vuoto; certe pellicole cosiddette “commerciali” non si pongono altri obiettivi che non siano gli incassi cinematografici.

In AVATAR c’è un lavoro di squadra, non solo tecnico, e tutti i tasselli di questo magnifico puzzle vanno a combaciare come le tessere colorate di un sorprendente mosaico. La tecnica del moderno 3D, viene in questo caso utilizzata per la realizzazione di tutta la pellicola (ricordo che il film viene proiettato anche in modalità NON 3D), in modo diverso, più o meno intenso ma comunque in ogni momento, sottolineando i piccoli particolari degli interni e le enormi vastità dei paesaggi esterni durante le incursioni da “guerriglia”.

La natura “tridimensionale”, se così si può dire, dell’opera (solo così può essere definita: non è solo un film, non è solo una storia) ci fa immergere completamente, è proprio il caso di dirlo, “all’interno” del grande schermo con i nostri sensi disorientati e istintivamente attivati, pronti a soffrire di vertigini per una veduta aerea o un salto nel vuoto, oppure a scansare con la mano oggetti che ci nascondono (ad arte direi) la visuale per vedere cosa sta accadendo dietro. Una vera e propria “esperienza emozionale” che coinvolge in un modo che non è facile descrivere e che va, a mio avviso, semplicemente provata.

Non ci sono dubbi sul fatto che AVATAR rappresenti una vera e propria innovazione (e forse anche la svolta paventata dal suo creatore) nel modo di fare cinema, viste le vere e proprie “creazioni” tecnologiche realizzate appositamente, non solo per gli effetti nelle riprese, ma anche per consentire a tutti gli operatori, a tutti i livelli, di girare un film del genere in MODO totalmente nuovo.

Speciali videocamere virtuali, veri e propri concentrati di computer grafica che elaborano in tempo reale le immagini degli attori in carne ed ossa e dei personaggi digitali, che poi interagiscono con un mondo completamente virtuale già sotto l’occhio del regista, nel momento stesso della ripresa. Inoltre, l’adozione di un’avanzata elaborazione della tecnica “performance capture”, che consente di “rilevare” l’espressione dell’attore umano per “infonderla” nella corrispondente copia digitale è arrivata ad ottenere un effetto che ha sicuramente, e a tutto titolo, del “fenomenale”.

Alla fine del film, togliendo gli occhialini 3D e scuotendosi di dosso il coinvolgimento che la rappresentazione induce nello spettatore, ci si chiede se le fantastiche creature che popolano Pandora non esistano veramente e abbiano appena finito di recitare per noi sul palcoscenico.

Menzione speciale, a mio parere, va all’atletica, brava e bella Zoe Saldana (l’avete già vista tra l’altro sul set dell’ultimo “Star Trek” nei panni dell’avvenente Uhura), che regala al suo avatar un’espressività di un gradino superiore a tutti gli altri personaggi e splende luminescente come gli esotici fiori di Pandora, elegante, sempre sinuosa, mai impacciata, completamente credibile nel ruolo della principessa con “gli attributi”.

Pocahontas alla riscossa, quindi? Può darsi, ma Zoe convince tutti e porta a casa il film, il quale alla fine della proiezione riceve un lungo applauso spontaneo di tutta la sala; secondo me Cameron è già lì a spazzolare lo smoking per la cerimonia dei “Golden Globe” e degli “Oscar”.

E all’applauso mi sono unito pure io.


PERFECT STRANGER

Perfect strangerUn film di James Foley.

Con Halle Berry, Bruce Willis, Giovanni Ribisi, Gary Dourdan, Nicki Aycox.

Thriller, durata 110 min. – USA 2007. – Sony Pictures. Uscita: venerdì 13 aprile 2007.







VOTO: 6,5


Rowena Price è una reporter rampante e impaziente votata alle inchieste scandalistiche. La donna, che ha le forme sinuose di Halle Berry, è bella, risoluta e non bada troppo agli ostacoli che sembrano pararglisi innanzi. Nemmeno l’assassinio di un’amica d’infanzia sembra scalfirla. Anzi, è lo stimolo per buttarsi in un’indagine privata che sarà piena di eventi imprevedibili…

Oltre all’attrice di colore nata a Cleveland, il film propone come attori maschili “di contorno” una star di prima grandezza chiamata Bruce Willis e un’altra come caratterista d’eccezione, il losangelino Giovanni Ribisi. Nonostante il dispiegamento di forze interpretative in campo la pellicola, diretta da un mestierante di lusso come James Foley, non è di livello eccelso.

Il suo punto debole, oltre a una regia più volte incerta, è senza dubbio la sceneggiatura che procede un po’ per accumulo e Approccio dietro le tendespesso è ai limiti della credibilità. Non siamo di fronte, insomma, allo spessore di testi come quelli di “A distanza ravvicinata” o di “Americani”, diretti sempre dallo stesso Foley.

Tuttavia è opportuno sottolineare come il film sia in grado di esercitare un certo fascino visivo, non fosse altro che per il suo fissare l’occhio iridescente sullo sdoppiamento di personalità, sul gioco di rimozione quasi assurdo ma imprevedibile e sulle identità coperte dalla ridda di chat erotiche, quest’ultimo argomento molto attuale e di cui si è abusato un po’ superficialmente.

Tanta carne al fuoco che forse non giova alla scioltezza della storia ma la rende interessante nel suo genere visto che, alla fine, non possiamo che rimanere piacevolmente spiazzati. La rivelazione è un po’ troppo smaccatamente esibita (siamo di fronte a una trama anti-hitchcockiana per eccellenza) però ha il pregio di distinguersi dalla paccottiglia americana di categoria grazie a una parvenza di stuzzicante lucidità.

Certo, dobbiamo sorvolare sulla recitazione abbastanza scarsa della Berry (la quale comunque almeno si impegna) e di un Willis insicuro, un po’ ingessato e con la mascella bloccata, nel ruolo del “porcone” sessuomane. Per contro, troviamo un Ribisi in formissima che da’ vita a un personaggio molto complesso e atipico che si fa odiare e amare allo stesso tempo.