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Articoli con tag “famiglia

L’ERA GLACIALE 4 – Continenti alla deriva

Un film di Steve Martino, Mike Thurmeier.

Titolo originale Ice Age: Continental Drift. Animazione, Ratings: Kids, durata 94 min. – USA 2012. – 20th Century Fox. Uscita: venerdì 28 settembre 2012.

VOTO: 5

Partenza a razzo per “L’era glaciale 4”: un’esagerazione dietro l’altra, una serie di flagelli ininterrotti e scene girate come fosse la conclusione. Un testacoda già usato in molte altre pellicole, evidentemente preoccupate di perdere l’attenzione degli spettatori. Tra le lastre di ghiaccio e le distese in mare aperto questa volta c’è posto perfino per i pirati che non fanno certo SBUDELLAre dalle risate, in una stiracchiata scopiazzatura di altre pellicole “con umani”, ritenute evidentemente à la page e in grado di raccogliere consensi (che il (altro…)

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I BAMBINI CI GUARDANO

Un film di Vittorio De Sica.

Con Luciano De Ambrosis, Isa Pola, Emilio Cigoli, Adriano Rimoldi, Giovanna Cigoli.

Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n, durata 90′ min. – Italia 1943.

VOTO: 8

Tratto dal romanzo “Pricò” (1924) di Cesare Giulio Viola, “I bambini ci guardano” è un dolente panorama domestico-genitoriale che dimostra come una coppia non sappia vivere un rapporto con il figlio piccolo. Considerato alla stessa stregua di un gatto fastidioso che sta sempre tra i piedi, Pricò subisce una situazione matrimoniale in evidente crisi romantica, data l’infatuazione della madre Dina (Isa Pola) per un altro uomo. Con lui fugge durante la notte, abbandonando la famiglia: padre (un bravo impiegato di banca), figlio e una domestica, i quali tenteranno di gestire al meglio la nuova imbarazzante situazione.

Pricò ha orecchie che sentono anche al buio delle menzogne e comprendono tristemente situazioni in cui diventa (altro…)


I RAGAZZI STANNO BENE

Un film di Lisa Cholodenko.

Con Annette Bening, Julianne Moore, Mark Ruffalo, Mia Wasikowska, Josh Hutcherson.

Titolo originale The Kids Are All Right. Commedia, durata 104 min. – USA 2010. – Lucky Red. Uscita: venerdì 11 marzo 2011.






VOTO: 8


Nic (Annette Bening) è una rigida e scientifica madre lesbica. In coppia con i pensieri in libertà e le estemporaneità della sua compagna Jules (Julianne Moore), gestisce una famiglia composta da due ragazzi di 18 e 15 anni: la biondissima Joni (Mia Wasikowska), che ha ereditato il suo “codice morale”, è brava negli studi, si è già diplomata e attende l’inizio dell’università, mentre il fratello Laser è più interessato alle attività sportive di squadra, spirito libero e curioso. Quest’ultimo, attratto dai rapporti umani veri e diretti (anche se in parte sbagliati), vorrebbe tanto sapere chi è la persona che ha contribuito a metterlo al mondo, (altro…)


TANGUY

Un film di Étienne Chatiliez.

Con Sabine Azéma, André Dussollier, Eric Berger.

Commedia, Ratings: Kids+16, durata 110 min. – Francia 2001.

VOTO: 7,5


Tanguy (un bislacco Eric Berger) è un 28-enne parigino che non se ne vuole andare di casa. Fa finta di riflettere sul suo futuro e procura delle ulcere al padre e alla madre che sulle prime si commutano in leader indulgenti. Il loro “caro ragazzo” non ha una situazione sentimentalmente stabile, è un rubacuori incallito, sdolcinato e noiosamente gentile, con tanto di scintillante master in filosofia.

Il “Pechinese”, come viene ribattezzato dalla nonna a causa del suo smodato interesse per la cultura cinese, non ha intenzione di lasciare il nido. Tuttavia è un soggetto perfettamente in grado di capire le necessità altrui, di pensare e di ridere nonostante si trovi di fronte a imprevisti non proprio piacevoli. Da questa situazione in bilico, sono i genitori che “pagano” andando in analisi (da non perdere le sedute di una svagata e ridente Sabine Azéma che lascia il segno grazie alla scena cult dell’aspirapolvere), aspettando che Tanguy acquisti la sua autonomia.

Quello a cui assistiamo è un cinema francese dotato di eleganza che ci fa sorridere e meditare. In particolare gli attacchi di panico a cui è soggetto Tanguy, rappresentati come estremo tentativo del figlio per attirare l’attenzione su di se’, visto che dichiara di non essere pronto psicologicamente, sono un estremo ricatto sentimentale che costringe tutti a riunirsi ma pongono l’accento anche sulla ferocia e la cattiveria di certi insolenti e spietati distacchi genitoriali.

La prima parte, quella con la madre più caustica e combattiva, è consistente, ricca e assolutamente spassosa, eccede in rilievi frizzanti e tempi perfetti. Fa seguito una seconda frazione con un padre animale feroce (un burlesco André Dussolier) che urla un po’ a sproposito qualche parolaccia, finché la pellicola non si fa tentare quasi da una polar-situation e sconfina inutilmente nella black-comedy mostrando il fiato corto. Resta buona l’idea di inserire una dose un po’ surreale, da vera commedia paradossale, dove i genitori arrivano perfino a comperare una culla e un grembiule da asilo.

Presieduto alla regia da quell’Etienne Chatiliez che aveva diretto “La vita è un lungo fiume tranquillo”, “Tanguy” combina opportunamente le chances sociologiche al proprio arco.  Finale un po’ troppo consolatorio, insufficientemente corrosivo e inspiegabilmente debitore nei confronti della Cina, con addirittura uno spottone sulla candidatura di Pechino alle Olimpiadi 2008 che tradisce tutta l’impalcatura fin lì costruita sull’ambivalenza dei rapporti familiari e il loro compararsi in modo assolutamente disdicevole nonché ammirevolmente sprezzante.


IL CALAMARO E LA BALENA

Il calamaro e la balena

Un film di Noah Baumbach.


Con Jeff Daniels, Laura Linney, Jesse Eisenberg, Owen Kline, Anna Paquin, William Baldwin.


Titolo originale The squid and the whale. Commedia/Drammatico, durata 81 min. USA 2005. data uscita 09/06/2006.


VOTO: 8

A volte ciò che inizia per unire, finisce col dividere. E’ questo il destino che spetta al matrimonio dei Berkman. Bernard (Jeff Daniels), ex romanziere di successo e sua moglie Joan (Laura Linney), un’intraprendente scrittrice, hanno deciso di mettere fine al loro rapporto. La vicenda sconvolge profondamente i due figli: Walt, di 16 anni, vivrà l’esperienza della separazione come un drastico passaggio all’età adulta; per Frank, il più piccolo, significherà un prematuro e tortuoso percorso di formazione.

La storia si svolge nel quartiere di Park Slope, a Brooklyn, nel 1986. Fa una certa tenerezza rivedere in uso le racchette da tennis in legno di quell’epoca, così come gli sportivi che hanno segnato quella stagione (Vitas Gerulaitis, McEnroe, Connors). A questi si ispira anche Bernard; il tennis, infatti, è il suo sport preferito, la sua unica distrazione fisica dagli impegni della scrivania, se non fosse che di spirito sportivo Bernard ne ha ben poco…

Non sa insegnare i valori del vero agonismo ai suoi ragazzi, è sleale ed esalta pietosamente ai loro occhi il mito dell’intellettuale come unica e vera icona di riferimento: quando si tratta di scegliere un film da vedere al cinema non ha dubbi nel consigliare il cerebrale e ostico “Velluto blu” al semplice e spensierato “Corto circuito”. Invita i figli a leggere solo le opere letterarie che lui ritiene meritevoli, senza dare troppo ascolto a “quei buffoni di insegnanti capitati lì per caso”.

La sua indolenza produce un’influenza negativa e distorta sui ragazzi: il piccolo Frank si masturba a scuola e appiccica lo sperma all’armadietto della sua ragazza preferita, Walt si invaghisce di una ragazza più grande e copia una canzone dei Pink Floyd per poter vincere un premio in denaro a un concorso scolastico.

Ma entrambi i genitori non sono all’altezza nel tenere i figli al riparo dalle proprie mediocrità e così osserviamo l’ondeggiare sperduto dei due adolescenti alla ricerca di una propria identità.

Il regista e sceneggiatore Noah (un nome di un altro famoso tennista!) Baumbach si è ispirato alla propria biografia e ai contenuti da commedia contaminata dall’amarezza tanto cari al suo amico, qui in veste di produttore, Wes Anderson. Nel film noterete come il figlio più grande Walt assomigli molto a Ben Stiller, uno degli attori-feticcio di Anderson. Il calamaro e la balena al Museo

Il risultato è un ritratto in cui il pianto si mescola al sorriso; un film che rappresenta, con rara bravura, il tentativo di una famiglia di ritrovare se stessa. A tal proposito è emblematica la scena nella quale Walt entra nel Museo di Storia Naturale di New York per vedere il diorama raffigurante “Il calamaro e la balena”. Quando penetra nel Museo i violini accompagnano con un suono potente il suo incedere e l’effetto è quello di un’esplosione di emozioni e di lacrime. Walt entra così di nuovo a contatto con il suo “io” bambino, cominciando il recupero di ciò che aveva perso.

La recitazione di Jeff Daniels e Laura Linney segue uno stile trattenuto, efficace manifestazione di smarrimento e scarsa lucidità che caratterizza i loro personaggi problematici e individualisti. Entrambi gli attori sono stati candidati meritatamente ai Golden Globe quali Migliori Protagonisti.

Altri sacrosanti riconoscimenti al film sono stati il Premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival del 2005 e quello alla Migliore Sceneggiatura attribuito dall’Associazione dei Critici di New York. Jeff Daniels e Laura Linney a rapporto dal preside

Di rilievo l’impostazione registica data a molte scene: la camera scruta gli interni con fare indiscreto e mobile, accompagnandoci sia che si tratti di una scena dialogata sia che prevalga il silenzio. Questo modo molto espressivo di rappresentare rimanda allo spettatore innumerevoli domande volutamente lasciate “aperte” e non risolte confermando che “The Squid and the Whale” non è un film comunemente teorico ma analiticamente doloroso, intimo e reale.


LA FAMIGLIA

La famigliaCast: Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Carlo Dapporto, Ottavia Piccolo, Jo Champa, Massimo Dapporto, Athina Cenci, Alessandra Panelli, Monica Scattini.

Regia: Ettore Scola.


Sceneggiatura: Furio Scarpelli, Ettore Scola, Ruggero Maccari, Graziano Diana.


Data di uscita: 1986.

Genere: Drammatico.


VOTO: 8,5

Foto di gruppo per una famiglia romana in un interno; è il 1906 e lo scatto della macchina fotografica suggella la nascita di Carlo, protagonista e narratore di 80 anni di storia del suo nucleo borghese. Scorrono così i ricordi di Carlo e della sua famiglia dimorante nel quartiere Prati, attraverso vicissitudini ora drammatiche, ora farsesche e lievi.

Il film trovò alla sua uscita il pieno gradimento del pubblico e della critica anche internazionale, vista l’accoglienza tributatagli al Festival di Cannes del 1987 dove fu presentato e dove fu battuto, nella corsa alla Palma d’Oro, dal controverso “Sotto il sole di Satana” di Pialat.

Le lente carrellate in avanzamento della macchina da presa attraverso il corridoio della casa scandiscono il passare del tempo e anche il passaggio di straordinari e memorabili personaggi che resteranno per sempre scolpiti nel nostro immaginario cinematografico.

Carlo a 10 anni è già un ragazzo esemplare, più sincero del fratello minore Giulio con il quale avrà, durante il corso della sua esistenza, una serie di scontri e diverbi. Particolarmente rilevante è l’episodio nel quale Aristide, il padre dei due ragazzi interpretato da un ottimo Memè Perlini, punisce i figli per aver sottratto mezza lira dal soprabito del dottore di famiglia. All’epoca, il castigo più esemplare che poteva esserci, era quello di negare l’abituale uscita della domenica per la bevuta di un po’ di gazzosa…

Nel 1926 troviamo Carlo già laureato in Lettere e critico nei confronti del fascismo. Per sbarcare il lunario offre ripetizioni a Beatrice, che si innamora di lui, ma il suo interesse è rivolto alla sorella di lei, Adriana (interpretata, in questo periodo, da una briosa Jo Champa), un’esuberante e disinvolta concertista che partirà per Milano alla ricerca di prospettive consone alle sue attitudini musicali.

Altra carrellata in avanzamento e altro salto temporale di 10 anni; siamo nel 1936 e di Adriana si hanno buone notizie, la donna si sta affermando all’estero come un’ottima suonatrice di pianoforte. Carlo decide così di sposare Beatrice la quale gli darà due figli. Molto trascinante la sequenza nella quale i familiari, riuniti intorno alla radio, ascoltano il concerto parigino di Adriana: le note del piano risuonano all’interno della casa in modo così forte e coinvolgente da generare malinconia (nelle tre zie destinate a restare nubili per tutta la vita), estasi (nell’animo della sorella Beatrice) e rimpianto (riscontrabile nello sguardo nostalgico di Carlo).

Si avvicina la seconda guerra mondiale e Giulio, da sempre individuato come il fratello più debole, si fa corrompere dai propositi bellici, partecipa al combattimento e viene fatto prigioniero per due anni. Ritorna distrutto dall’esperienza, è depresso (“Appena mi sento meglio… mi sento peggio”) ed esce sconfitto anche dal confronto col fratello del quale invidia la posizione sociale e il ruolo patriarcale raggiunto all’interno della famiglia. Carlo con lui ha sempre litigato oppure l’ha compatito sottraendogli la possibilità di diventare uno scrittore affermato.

Nel luglio del ’56, in occasione delle ferie estive, l’appartamento viene lasciato vuoto e sarà il momento per Carlo e Adriana (ora cresciuta e impersonata da una splendida Fanny Ardant) di un nuovo incontro durante il quale si tenterà di riscrivere la loro storia amorosa. Ma l’unica Storia che entra nella casa è quella che passa attraverso la televisione con la notizia dell’affondamento del transatlantico Andrea Doria e del matrimonio tra Marilyn Monroe e Arthur Miller. Il confronto sentimentale tra i protagonisti si risolve ancora una volta con un addio durante un violento temporale. Si prende consapevolezza che il coraggio è venuto troppo tardi e la passione tra di loro resterà per sempre sopita.

Successivo a queste sequenze è l’arrivo dell’inverno e della famosa nevicata del ’56. A tal proposito c’è da sottolineare una piccola inesattezza negli avvenimenti: è risaputo infatti che il maltempo colpì la capitale durante i primi giorni del mese di febbraio.

Niente da rimproverare agli autori ne’ tantomeno al regista perché, in ogni caso, il film è volutamente impermeabile agli avvenimenti storici e intende lasciare pienamente spazio alle vicende che concernono la sfera dei sentimenti, delle emozioni e degli stati d’animo di ciascun personaggio. Un ulteriore esempio di questo proposito è l’adorabile duetto a tavola tra Carlo/Gassman e Jean-Luc/Noiret, il fidanzato di Adriana; si discute di politica e di aspetti sociologici solo per dissimulare malintesi privati e segrete tensioni.

Pur essendo principale, il personaggio di Carlo è partecipe di una coralità a più voci. Ciascuna figura ha la sua distinta fisionomia e non prende parte solo in veste di comprimario: come dimenticare, a tal proposito, le zie che nessuno si sposa (Athina Cenci, Monica Scattini e Alessandra Panelli), la cameriera fedele (Ottavia Piccolo) o il beota fascistoide dello zio Nicola (Renzo Palmer)?

Nonostante il gran numero di attori e di personaggi, la narrazione procede spedita senza nessun ingombro e questo merito va riconosciuto a una sceneggiatura che opera per sottrazione, nel rispetto della linearità e con elementi e situazioni basilari. Pronti per la foto di rito

Gli oggetti dell’appartamento nel quale si svolge l’intero film rimangono nel tempo pressoché immutati e indicano l’idea di continuità familiare oltre le vicende esistenziali, eludendo pure gli accadimenti luttuosi, lasciati compostamente ai margini ed evocati soltanto attraverso simbolismi (vedi il quadro dipinto a nascondere il volto del nonno deceduto, all’inizio della vicenda).

La regia di Scola è una lezione di equilibrio, di raffinatezza e di stile; non calca mai la mano, pur avendone avuto la possibilità. Questo metodo di lavoro da’ la possibilità al montaggio di emergere in pochi ma significativi attacchi, uno su tutti il succedersi delle suonate di campanello con le relative entrate in casa delle decine di familiari (ormai “allargati”) venuti a festeggiare l’ottantesimo compleanno di Carlo.

Dobbiamo quindi ringraziare questo caposaldo del cinema italiano degli anni ’80 perchè ci ha fatto comprendere l’eccezionalità della vita quotidiana, raccontandoci di aspetti minimi senza “ingerenze” fantastiche ed esaltando fino alla commozione l’aspetto umano rispetto a quello storico.

Rivisto oggi “La famiglia” ha l’effetto di una carezza benevola.


I PUGNI IN TASCA

I pugni in tascaRegia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio


Fotografia: Alberto Marrama
Scenografia: Rosa Scala
Costumi: Gisella Longo
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Aurelio Mangiarotti


(Italia, 1965)
Durata: 107′
Prodotto da: Enzo Doria

VOTO: 8

L’inverno è arrivato e anche la famiglia si congela!
E’ finito il tempo per prendere comodamente il caffè a tavola.
La morte, come una sventura di manzoniana memoria, si abbatte sulle abitudini e sulle sicurezze familiari e non lascia via di scampo. La follia di Lou Castel

Bellocchio imbastisce un’indagine molto intima, e allo stesso tempo spietata, sulle convenzioni e le sgretola con la malattia mentale, il Diavolo in Corpo proprio di Alessandro & i suoi fratelli (il primo vede il mondo a testa in giù, il maggiore è incapace di amare e se ne va a puttane, la sorella è una bambina viziata volgarmente invaghita di Alessandro e il minore soccombe nella vasca da bagno nella scena più terribile del film).

Spesso sapientemente alienato dalle ombre di Giuseppe Lanci, il film si snoda indolente, infelice, dispettoso (“pro familia” docet?), cinico, bugiardo, irrequieto e si vanta del suo essere contro, della sua inesorabile decadenza.