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Articoli con tag “Elijah Wood

OGNI COSA E’ ILLUMINATA

Un film di Liev Schreiber.

Con Elijah Wood, Boris Leskin, Eugene Hutz, Laryssa Lauret, Jonathan Safran Foer.

Titolo originale Everything Is Illuminated. Commedia/Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 106 min. – USA 2005. Uscita: venerdì 11 novembre 2005.






VOTO: 6,5


Un viaggio all’insegna della memoria: passando dalla scalinata di Odessa e dai McDonald’s sorti lì vicino, assistendo a un incidente automobilistico dopo il quale i due uomini coinvolti si mettono a fraternizzare spensieratamente in mezzo alla campagna, curiosando su sposi ancora vestiti con abiti da cerimonia che fanno visita a un cimitero.

Presentato a Venezia 2005 nella sezione Orizzonti, “Everything is illuminated” è esilarante e colmo di uno spirito un po’ irreale: abbiamo a che fare con una cagnolina “degenerata”, come viene definita, chiamata “Sammy Davis Jr. Jr.” e con un nonno che guida una Trabant il quale dice di essere cieco illuminando il nipote su verità assolute che sembra conoscere solo lui. Recuperando a tratti lo spirito circense e improvviso di Kusturica, ci si perde volentieri tra la campagna e i paesaggi spettrali che richiamano alla mente Chernobyl. In mezzo, i contrasti e le divergenze etniche che segnano l’Ucraina di oggi.

Dopo la caccia agli anelli della trilogia tolkeniana, in questo film Elijah Wood è un ebreo americano che indaga sulle proprie estrazioni d’origine, che insacchetta ogni oggetto, cataloga meticolosamente tutto quello che trova, colleziona oggetti di famiglia in modo da ricordare ogni esperienza vissuta del passato.

Sorretto da una colonna sonora bellissima nella quale prevale una musica di stampo nomade, la soundtrack del film unisce pezzi della tradizione popolare dell’Europa dell’Est alle tracce create dal poco famoso Paul Cantelon. Si aggiunga lo stile punk e ska di “Start wearing purple” dei Gogol Bordello (quando Jonathan Foer/Elijah Wood arriva alla stazione dei treni, trova la stessa band ad accoglierlo) e si può capire come lo score sia ottimo per le situazioni del film.

Incoraggiata da un’armonia di racconto vivace e dinamica, e da una regia che ha una soluzione brillante per ogni angolo che si trova a dover svoltare, la pellicola sembra essere indirizzata esclusivamente verso toni da commedia ma vira quasi inaspettatamente verso contesti molto più seri.

In effetti Liev Schreiber, attore ebreo di origini ucraine debuttante alla regia, è molto più a suo agio con i toni farseschi che con quelli drammatici e introspettivi. Il fatto che si sia voluto (e dovuto, visto che si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo libro autobiografico di Jonathan Safran Foer) rivangare un passato storico doloroso senza ulteriori propositi burleschi non conferisce al film quella linearità auspicabile all’inizio, seppure i contenuti rimangano di tutto rispetto.

Perché, non dimentichiamocelo, ogni cosa è illuminata dalla luce del passato.

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HOOLIGANS

HooligansUn film di Lexi Alexander.

Con Elijah Wood, Charlie Hunnam, Claire Forlani, Marc Warren, Leo Gregory.



Titolo originale Green Street Hooligans. Drammatico, durata 109 min. – USA, Gran Bretagna 2005.

Uscita: venerdì 9 giugno 2006.




VOTO: 6


Povero Matthew. Espulso ingiustamente da Harvard essendosi preso la colpa per uso di stupefacenti al posto del suo compagno di stanza, si rifugia dalla sorella che abita a Londra. Non fa in tempo ad arrivare nella capitale che si scopre in mezzo a un gruppo di esaltati tifosi del “soccer”, come lo chiama lui. Una cricca di sbandati ubriaconi pronti a menar le mani e attaccar briga con altri hooligans loro pari piuttosto che seguire lo sport come si dovrebbe.

Far parte del gruppo vuol dire sposare in pieno una filosofia di vita: il ritrovo pre-partita al pub con tanto di abbondante bevuta di alcool, una ripassata agli inni da cantare a squarciagola durante il match e via, verso lo stadio.

Il ruolo di Matt Buckner è ricoperto da Elijah Wood il quale, dopo le emozionanti avventure del Monte Fato, si è preso una vacanza (si fa per dire, viste le conseguenze) lavorando sul carattere di questo giovane per bene affascinato dai teppisti. Niente paura, il suo sguardo tipicamente stravolto non è andato perduto, ed Elijah non perde occasione per ricordarcelo.

La testa di Matthew non comprende il perché di così tanta presenza di addetti alle forze dell’ordine all’interno degli stadi e, soprattutto, non si capacita del motivo per il quale, una volta fuori, possa essere aggredito così facilmente senza nessuno che lo difenda: le scene degli scontri girate con un allucinato e stravolgente “effetto terremoto” stanno lì ad evidenziare la perdita cognitiva dello yankee in terra straniera e a stemperare gli episodi di lotta violenta (a parte le scene al rallentatore a mostrare gli schizzi di sangue delle quali avremmo fatto volentieri a meno).

Matt non aveva mai vissuto così vicino al pericolo e questo lo fa’ finalmente sentire sicuro di se’, forte come un leone. I cazzotti gli fanno capire che è vivo e arrivano laddove le pagine dei libri di Harvard avevano fallito.

La pellicola passa con disinvoltura da convincenti e drammatici contenuti di denuncia ad altri quasi farseschi, parossistici e sciocchi; in una scena vediamo la polizia di Manchester (mica una città qualsiasi) seguire attraverso i monitor di sorveglianza l’evolversi di una situazione chiaramente premonitrice di scontro fisico e non interviene finché i tifosi non se le danno di santa ragione. Intelligente è, invece, l’interpretazione di Leo Gregory nei panni della soffertissima testa calda della gang: le sue movenze, i suoi sguardi, l’afflizione del corpo e della mente dopo il tradimento sono perfetti. Quelli veri

E’ tutta questione di reputazione propria e di umiliazione altrui, tra questi confusi emarginati. La prevaricazione fisica viene assunta come sinonimo di virilità e, tutto quello che serve a esaltarla, è ben accetto. Le donne nel film sono tutte apostrofate con termini quali “tr**ette”, “passerotte”, “quella lì”, “c’è qualche bella f**a?”, “mi viene duro solo a pensare a quella p***ana”; una bella ripassata dei più ovvi e classici epiteti che nemmeno gli scaricatori di porto usano più.

La sceneggiatura calca la mano perché sa che, così facendo, strizza l’occhio al brufoloso militante, seduto nella prima fila del cinema così come sta bighellonato su una curva di un campo sportivo. Nemmeno la regia di una donna, la campionessa mondiale di kickboxing Lexi Alexander, evita lo “sforamento”.

Il calcio, o soccer, o football (chiamatelo un po’ come vi pare) è oggi devastato da così tanti interessi che ha perso qualsiasi identità sportiva. Tra somme da capogiro che vi vengono investite e immoralità dei campioni che ci giocano, la fa’ in barba a tanti poverelli che cadono nella sua rete di ammaliante bellezza.

Non c’era bisogno di chiamare qualcuno dall’America per far capire che il calcio è il nuovo oppio dei popoli, sarebbe bastato un Pinco Pallino europeo qualsiasi. Ma forse anche lo stesso film ha un didietro da salvaguardare: vuoi vedere che sputa furbescamente nel piatto dove mangia?