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LA VERITA’ NASCOSTA

USCITA CINEMA: 10/02/2012.


GENERE: Thriller.


REGIA e SCENEGGIATURA: Andrés Baiz.
ATTORI: Martina Garcia, Quim Gutiérrez, Clara Lago, Alexandra Stewart.


PAESE: Spagna, Colombia 2011.
DURATA: 95 Min.

VOTO: 6

Scritto da White Tiger.

La cosa più sbagliata di questo film ve la dico subito, così magari vi dò una mano ad evitare un mezzo disastro: IL TRAILER, non guardatelo!

E’ vero che i teaser sono costruiti “ad hoc” per promuovere la pellicola, e spesso capita che ne risulti un punto di vista completamente (altro…)


I FANTASTICI VIAGGI DI GULLIVER

Un film di Rob Letterman.

Con Jack Black, Jason Segel, Emily Blunt, Amanda Peet, Billy Connolly.

Titolo originale Gulliver’s Travels. Commedia, Ratings: Kids, durata 85 min. – USA 2010. – 20th Century Fox. Uscita: venerdì 4 febbraio 2011.






VOTO: 3


“Nuove” tecnologie si sono insinuate nel mercato cinematografico in questi ultimi anni: quelle per le quali metti l’occhialetto e godi (?) di un’esperienza sensoriale. Era logico pensare che ciò desse il via a una serie di scuse per rifacimenti più o meno (soprattutto meno) illuminati. Non poteva rimanere fuori dal coro la rivisitazione cosiddetta “moderna” delle avventure di Mr. Gulliver, dal romanzo di Jonathan Swift. Scordiamoci il fascino delle creature fantastiche di Ray Harryhausen o gli incanti delle versioni di Méliès, Fleischer, e Hunt (quest’ultima senza troppi estri), e rinunciamo a qualsiasi volontà di critica politica o sociale. (altro…)


IL CAVALIERE OSCURO

Un film di Christopher Nolan.

Con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart.

Titolo originale The Dark Knight. Azione, Ratings: Kids+13, durata 152 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 23 luglio 2008.






VOTO: 5,5


La voce di Batman è così bassa da farlo sembrare malato di tiroidite cronica. E anche quando smette i vestiti neri in perenne restauro, il suo tono monocorde rischia di addormentare come il suono delle Vuvuzela, grazie all’apporto indolente di Claudio Santamaria. Attento a migliorare le fattezze del nuovo costume, il Cavaliere “mascarato” è libero di muovere la testa in ogni direzione evitando fastidiosi torcicolli e si avvale di lame retrattili, deleterie per chi ha la pelle un po’ disidratata. Insomma, il Cavaliere sembra più testosteronico e combattivo che mai: le tecnologie e la fantasia di 007 gli fanno una pipa.

Ci si è sforzati di far apparire l’uomo vestito da pipistrello in una dimensione reale e attuale, indebolendo le sue certezze e il suo consenso popolare, con l’idea di renderlo antipatico fino a farlo sembrare un nemico. Ma quello che non funziona è soprattutto il dramma che vorrebbe entrare così prepotentemente nelle scene d’azione, le quali, con il Joker in ballo, dovrebbero essere un po’ più leggere, o magari emozionanti. Invece diventano una corsa, un affanno continuo in giro per Gotham City a salvare quello o quell’altro dalle minacce e dalle lune storte del criminale. Si respira aria di Michael Mann, proveniente soprattutto da “Heat”, e il dualismo tra gli ego oscuri diventa accademia.

Le apparizioni “improvvise” del Joker, infagottato in modo da apparire sporco e untuoso, col trucco pesante e slavato, con due occhi neri e una bocca rosso sangue, sono così numerose da risultare prevedibili: ora infiltrato in banca oppure travestito da infermiera è pronosticabile nella sua insospettabilità. Il caos e l’anarchia che egli predica sono all’ “ordine” del giorno, peccato non siano supportati da una buona sceneggiatura, sprecata a difendere le identità dei personaggi.

Il nemico di Batman è sostanzialmente uno psicotico, del tutto privo di coscienza, interpretato con grande senso di perspicacia da un Ledger-lingua-di-serpente che pare leccarsi le ferite del suo osceno sorriso. Il nuovo Joker, doppiato felicemente da Adriano Giannini, non è smorfioso come quello di Nicholson, bensì diabolico e scettico sulla lealtà della razza umana.

Ben si adatta a queste atmosfere fosche e decadenti lo score di Hans Zimmer. Coadiuvato da James Newton Howard, i due hanno composto una ruvida colonna sonora, spaziando dall’heavy metal a sinfonie appesantite dall’uso delle percussioni.

Memorabile la scena dei traghetti sul punto di saltare in aria, con la messa ai voti dei 600 e passa viaggiatori. E’ il punto più basso di uno script senza morale e suspense, la più risibile fra le galoppate notturne del film, ed è una delle ragioni per la quale il nuovo episodio fa venir meno l’interesse verso le vicende narrate, spesso troppo serrate e affastellate. Cosa non si fa pur di pompare la hero-mania! Le edicole si stanno trasformando in cinema (vedi le enormi quantità di DVD che escono ogni giorno) e i cinema si riducono a cappelle votive per i patiti del fumetto, sicuri di trovare soddisfazione dai colpi di pixel sparati dallo schermo.


KUNG FU PANDA

Un film di Mark Osborne, John Stevenson.

Con Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Ian McShane, Jackie Chan.

Animazione, Ratings: Kids, durata 95 min. – USA 2008. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 29 agosto 2008.






VOTO: 4


Rutilante, prevedibile, e con tanto di animali al seguito. Dopo le bestie dello zoo, le api, i gatti, gli asini, gli squali e le formiche, la Dreamworks prova ancora una volta a fare invidia all’Arca di Noè. Ed ecco, bell’e pronti e cucinati, un panda, una tigre, una vipera, una scimmia, una gru e una mantide (ah no, dimenticavo il grosso leopardo e un illuminato procione o panda rosso che dir si voglia).

Seguono a ruota le debite prove da superare, gli allenamenti e l’istruttore-maestro un po’ ostile (ma solo fino ai ¾) che cerca di fermare il ritardato fisico. Nessun vero inno alla diversità ne’ alla minoranza: lo sbadiglio è sollecitato a ogni zampa sospinta. Non c’è nemmeno identificazione, solo noia e distacco: il Pre-Scelto in arti marziali sa di muffa, è flaccido e ridicolo ma non quel tanto che basta per farmi ridere.

Nonostante urti involontari a cose e persone, ruzzoloni, capitomboli, fiatoni causati dalle scale o da corse, il Pandone non graffia, non vola, non ha veleno ed è molle. Esemplare “spaghettaro” predestinato, concepito e padroneggiato da quei burattinai senza fili della produzione i quali sviluppano una storia dal ritmo singhiozzante inserita all’interno di un contesto solamente scenografico, muore prima ancora di evolversi psicologicamente.

Una storia che non porta con se’ niente di nuovo: tra dragoni, mosse di kung fu stantie, battute insipide e scrittura balbettante, ci obbligano pure alle solite frasi sagge e pedanti dei vecchi citando pallidamente “Karate Kid” pur senza le suggestioni e lo stile del film di Avildsen. Lo strabuzzamento di occhi perpetuato dal Pandone per tutto ciò che è realizzazione del sogno (solo che la meraviglia è infinita e stanca già dopo i primi 10 minuti) sorprende per quanto sia inutile. Il personaggio imbranato e solitario che diventa un eroe è antiquato e poi è descritto male, non supportato da una sceneggiatura sgraziata e mai padroneggiata. Aggrava la situazione il doppiaggio monocorde di Fabio Volo: piatto, mesto e con pesanti inflessioni dialettali del tutto fuori luogo.

La regia si adagia su un gran vorticare di inquadrature che ormai sembra essere un “must” se si vuole evitare che i pargoli grandi e piccoli si addormentino: quindi via libera all’azione fracassona, ballonzolante, guerresca, improbabile a più non posso, e chi se ne importa dei significati o dei contenuti… tanto la memoria dello spettatore è cancellata un bel po’ e avvertirà subito l’impressione di sazietà che basterà a fargli bollare il film come “carino”.

Vado a sfogarmi con le rivisitazioni orientali in stile Tarantino; lasciatemi alla mia pace interiore. Grazie.


ASTRO BOY

Regia: David Bowers. Sceneggiatura: Timothy Harris, David Bowers.

Attori: Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa, Pasquale Anselmo, Pietro Biondi, Francesco Vairano.

Produzione: Imagi Animation Studios, Imagi Crystal, Tezuka Production Company Ltd. Paese: Hong Kong, Giappone, USA 2009.

Uscita Cinema: 18/12/2009. Genere: Animazione, Azione, Fantascienza. Durata: 94 Min.




VOTO: 6,5


I cinesi sono tanti, milioni di milioni, e vanno a vedere la stella dei pianetoni. Non ci resta che piangere con i nostri cinepanettoni (nazionali) e accontentarci dei loro bricioloni (artistici).

L’attuale “Astro Boy”, costato 70 milioni di dollari, pare che in Cina abbia fatto furori e sia stato il più grande incasso per un film animato in computer grafica. E’ vero che la coproduzione di Honk Kong può aver “tratto in inganno” e magari qualcuno avrà creduto di assistere a una realizzazione “statale” ma tant’è… il cartoon merita comunque di essere visto.

I voli pindarici e quelli concreti del dolce pargolo d’acciaio celano alcuni misteri: la sua nuova veste robotica è dovuta a un estremo atto d’amore del padre il quale, una volta persolo in una disgrazia, lo ricrea grazie all’energia del nucleo blu, quella buona e costruttiva. Il nuovo ragazzino si troverà a combattere contro feroci guerrafondai che, tesi a farsi rieleggere solo dimostrando l’uso della forza e col dispiegamento delle armi a disposizione, vogliono far fronte al calo di consensi nell’avveniristica città di Metro City.

Abbinando un graditissimo messaggio di fondo che richiama alla pace e al disarmo (aspetto che non farà tanto piacere ai numerosi falsi antimilitaristi più o meno riconosciuti/riconoscibili) il film si fa forte di una grafica singolarmente sospesa tra il remoto e il moderno, abbondantemente ripulita dall’originaria creatività di Osamu Tezuka, l’ideatore del manga. E poco importa se questa “riduzione” un po’ all’americana non è così ossequiosa nei confronti dello spirito nipponico col quale il personaggio era stato concepito. Uno dei pregi è proprio quello di prendere le distanze dall’originale per riproporre un contenuto capace di provocare emozioni.

Nonostante le dovute concessioni ai combattimenti e all’azione, la pellicola risulta particolarmente attenta a non perdere di vista la sostanza: la sceneggiatura, infatti, è abbastanza brillante e si sorride spesso alle battute del bambino volante e dei buffi personaggi di contorno. Per una volta risulta corretto anche il doppiaggio italiano (e devo dire che, alla vigilia, avevo più di un dubbio) grazie alle voci di Silvio Muccino-Astro Boy, Carolina Crescentini-Cora e il Trio Medusa-Robotski, Sparx e lo spassoso Mike il frigo.

Astro Boy è un robot con il cuore coraggioso di un leone e un altruista tout court; rispettoso delle differenze, è grazie a tutte queste qualità che riesce a salvare le vite altrui e anche la propria. Non ci sono approfondimenti specifici di tutte le tematiche affrontate, però è vero che è così raro vedere al cinema un prodotto talmente garbato e “pulito” che non posso fare a meno di consigliarlo.