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Articoli con tag “David Yates

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – Parte I

Un film di David Yates.

Con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Bonnie Wright.

Titolo originale Harry Potter and the Deathly Hallows: Part I. Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 146 min. – USA, Gran Bretagna 2010. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 19 novembre 2010.





VOTO: 8,5


L’ultimo capitolo della saga del maghetto più famoso del mondo ha inizio con la preparazione e la partenza dei protagonisti per la battaglia finale con il “Signore Oscuro”. Una lotta che potrebbe essere fatale per chiunque: ciò è dimostrato in una delle scene più intense e commoventi di tutto il film, in cui traspare appieno la profonda umanità di Hermione, che preferisce sparire dai ricordi dei propri genitori piuttosto che rischiare di farli soffrire.
Tale sensibilità si ritrova ne “I Doni della Morte”, che pare in qualche modo girare intorno alla figura della signorina Granger la quale, oltre ad essere completa, matura e assolutamente affascinante, fa anche da collante nell’amicizia tra gli inseparabili Harry e Ron.

In contrapposizione, in maniera altrettanto umana, spicca un personaggio protagonista di una clamorosa involuzione: Lucius Malfoy.
Il mago malvagio, una volta fiero ed altezzoso, lascia spazio ad un uomo codardo, decadente, sconfitto e succube della propria incapacità nel servire Voldemort (un eccezionale Ralph Fiennes, ormai pienamente a suo agio nelle vesti dell’inquietante Voi-sapete-chi), che rischia di trascinare con sé anche il figlio, altrettanto inetto e assolutamente non in grado di portare a termine i compiti che gli vengono assegnati, segnando così il declino della famiglia.

Il film, al contrario dei precedenti, non ha una location fissa ma si snoda (con il passare dei mesi, anche se lo spettatore francamente nemmeno se ne rende quasi conto, ed è questa forse l’unica pecca) in un continuo vagare tra inseguimenti mozzafiato, boschi, borghi e luoghi familiari ai tre protagonisti (stupendi gli scorci tra montagne e foreste) i quali, mano a mano che proseguono nel viaggio, rinsaldano il loro rapporto di amicizia, non senza discussioni e gelosie proprie della piena adolescenza.
Le atmosfere sono quelle a cui siamo abituati ormai da qualche  episodio: il buio, la nebbia e un continuo senso di tensione ci accompagnano per tutto il film, dando l’idea dell’avvicinarsi all’imminente scontro col Signore Oscuro.
Stupendo e suggestivo è anche il cartone animato (una vera e propria storia nella storia),  con cui viene spiegata l’origine dei “Doni della Morte”.

Grazie all’espediente della divisione in due parti, la pellicola si sviluppa in maniera più completa senza quei fastidiosi tagli (rispetto ai romanzi) che rendevano impossibile la comprensione di qualche passaggio a chi i libri non li ha letti (come me), senza dare quella strana sensazione di sospeso e incompiuto.

In assoluto questo è il film più appassionante della saga, non ha pause e trascina, senza annoiare, lo spettatore nel viaggio di Harry, Ron ed Hermione.

Assolutamente da vedere e rivedere.

Cit: “Non volevo uccidere, volevo solo mutilare o ferire gravemente!

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HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE

Harry Potter e il Principe mezzosangue

Un film di David Yates.

Con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Michael Gambon, Alan Rickman.


Titolo originale Harry Potter and the Half-Blood Prince. Fantastico, Ratings: Kids, durata 153 min.

USA, Gran Bretagna 2009. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 15 luglio 2009.




VOTO: 7,5


La mano forte e ornata di Silente stringe con affetto il braccio di Harry Potter. Si avvicinano tempi bui, tempi durante i quali le forze del Male si risveglieranno, attaccando perfino la città di Londra in un turbinio di esplosioni e distruzioni, e tentando di penetrare tra le mura del castello di Hogwarts. Momenti inquieti; necessita essere forti e coraggiosi. E anche Harry sembra avere bisogno della figura potente e paterna di Silente.

Il preside dalla scuola recluta il vecchio insegnante di Pozioni, il professor Lumacorno. E non a caso: Draco Malfoy sta tramando alle spalle di Harry, è pronto a eseguire gli ordini assegnati dal Signore Oscuro in persona… Origliare fa bene

David Yates si dimostra ancora una volta all’altezza della situazione, è preciso nei movimenti di macchina e abile nel passare dai momenti romantici a quelli più cupi e misteriosi. Rivelare gli angoli più nascosti della scuola di magia, gli sguardi truci e incantati di Malfoy non è esercizio da poco. Molti fan si sono lagnati a più riprese della mancanza di fedeltà al testo letterario (e qui rispondo subito che un film è un’opera d’arte a se’ stante e questa sta bene in piedi da sola) e della lentezza che li avrebbe portati all’indifferenza e alla noia.

C’è da dire che (soprattutto il pubblico giovanile) si è abituato, per non dire assuefatto, a un tipo di regia che privilegia la concitazione alla correttezza, l’accumulo delle immagini alla chiarezza. Ebbene, “Il Principe mezzosangue” è una sana eccezione a questa regola: Yates lavora di fino, lascia da parte le meraviglie destinate solo ad accontentare gli occhi e approfondisce sorprendentemente il carattere di alcuni personaggi, i quali si muovono bene sotto la sua direzione (indimenticabile la stravagante e ricreativa Luna di Evanna Lynch).

Poca azione, poca avventura adrenalinica ma alcuni attori in stato di grazia. Mi riferisco ad Alan Rickman che, irreprensibile nei panni di Severus Piton, infonde tutto il suo servilismo, l’equivocità e il sarcasmo di quello che si avvia a essere uno dei personaggi più contorti della serie. E non dimentico neppure la crescita (fisica oltrechè recitativa) di Tom Felton, non più un semplice rivale di Quidditch per Harry; il suo Draco Malfoy, esangue e scarno, ben rappresenta la difficoltà di trovarsi improvvisamente responsabilizzato a fare sul serio.

Ci sono concessioni a un romanticismo un po’ infantile, da cuoricini disegnati sui vetri appannati. Questa fase non è molto interessante, tecnicamente parlando, seppure ritratta in modo abile e con toni da commedia gentile. Forse si sarebbe potuto (dovuto?) lasciare maggior spazio al lato oscuro, a quello recondito della vicenda e meno a quello zuccherato dei bacetti adolescenziali, favorito da una sceneggiatura attratta da dialoghi semplicistici.

Il riscatto viene concesso da un finale emozionante e commovente: la professoressa McGranitt che spinge l’intera scuola verso la “luce” è uno dei momenti più suggestivi.