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Articoli con tag “coreografie

ALL THAT JAZZ

Un film di Bob Fosse.

Con Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer, Ann Reinking, Cliff Gorman.

Titolo originale All that Jazz. Musicale, Drammatico. Ratings: Kids+16, durata 123 min. – USA 1979.

 

 

 

 

 

VOTO: 9


Una brutta tosse, gli occhi arrossati, un collirio, un cachet, una doccia calda con la sigaretta ancora accesa tra le labbra, uno psicostimolante a disposizione, i violini che suonano da un mangianastri e… “si va in scena”. C’è chi vive stando sulla corda, per non saper attendere. Chi preferisce un’eiaculazione precoce alla conservazione perpetua. Per fare il regista, il coreografo e il montatore scrupoloso ci vuole questo e altro: qualche bottiglia di alcool e allegre parentesi con una discreta quantità di donne. Sto parlando di un menestrello che ha regalato tutto ciò che aveva allo spettacolo e non ha riposto niente per se stesso. Autodistruttivo per il terrore di essere convenzionale. “All that jazz”, con le sue lampeggianti coreografie, il suo fervore registico e i balletti, rappresenta l’estensione cinematografica della vita di Bob Fosse. L’autore americano sceglie come suo alter-ego la cera affaticata e l’aspetto scarno di Roy Scheider, il quale interpreta sullo schermo Joe Gideon, la cui esistenza viene raccontata a ritmo di danza e di numeri musicali superbi.

La pellicola è una delle più alte e raffinate riflessioni sulla morte, e insieme un inno alla seducente dinamicità della vita. Un giocare con la falce fienaia, ma senza le prostrazioni bergmaniane, e con una messa in scena colorata, tinteggiata da personaggi brillanti. L’idea del trapasso viene burlata a più riprese, grazie a stralci ironici di enorme rilievo (il medico che, mentre visita Joe, fuma e tossisce a ripetizione, e la sequenza nella camera d’ospedale subito dopo l’infarto), ma anche rispettata tramite un racconto spesso doloroso ed emotivamente feroce. Registicamente parlando, Fosse non è mai stato così in stato di grazia; le scene del balletto di “Air-otica” e la lettura “sorda” del copione sono idee magistrali di come andrebbe fatto il cinema.

Fotografata con acume dal nostro Giuseppe Rotunno, e inframmezzata da spezzoni di un monologo comico e di un confronto immaginario con un Angelo bianco, nonché funerea “nuova moglie”, che ha l’eterea consistenza e la bellezza di Jessica Lange, la pellicola gode di un editing composto da imponenti accavallamenti. E’ interessante notare come il filmato dell’assolo umoristico venga costantemente esaminato, tagliato, allungato, rimontato, visto e rivisto, in una perenne e insoddisfacente ricerca della rappresentazione perfetta, di quel fiore immutabile e impervio che Fosse considera essere la rosa. Quello che lui consapevolmente crea è soltanto temporaneità, apparenza, e lo ammette a cuore aperto in una spietata analisi di se stesso. Passando attraverso l’Ira, il Rifiuto, il Mercato, la Depressione e l’Accettazione, l’autore ci conduce attraverso i cosiddetti cinque stadi del processo della morte. Corteggiata, amata, odiata e poi nuovamente adulata, la dipartita è resa tra parentesi che spaziano dal cabaret allo spettacolo di varietà, dal musical al jingle pubblicitario, in una messa in scena impareggiabile, piena di arditi riferimenti all’inconscio e al surreale.

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GREASE – Visto da TheVirgo

Un film di Randal Kleiser.

Con Stockard Channing, John Travolta, Frankie Avalon, Olivia Newton-John, Jeff Conaway.

Titolo originale Grease. Musicale, durata 110 min. – USA 1978.

VOTO: 8


Sono poche le cose che non passeranno mai di moda: tra queste c’è il rock’n’roll anni ’50.
Probabilmente è lo stesso concetto che deve aver spinto Randal Kleiser a dirigere “Grease” nel 1978 (pellicola tratta dall’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey).

Alla fine degli anni ’50 Danny (un giovanissimo John Travolta reduce dal successone de “La febbre del Sabato sera”) e Sandy (Olivia Newton John) si incontrano durante le vacanze e sboccia l’amore, un amore che però non sembra avere futuro in quanto i due, finita l’estate, dovranno ritornare alle loro rispettive scuole, lui negli Stati Uniti, lei in Australia.
Tutto cambia quando la ragazza si iscrive allo stesso liceo di Danny e i due si rivedono.
Nascono però diversi problemi soprattutto perché lui, in presenza del proprio gruppo di amici, si rivela un bulletto maschilista e spavaldo che pensa solo ai motori e alle belle ragazze e lei, invece, una ragazza troppo perbene che fatica a farsi accettare dalle sue nuove compagne.
Da questo nasce un valzer di situazioni a volte comiche a volte surreali, spesso commoventi, che accompagnano i tentativi di Sandy e Danny di tornare insieme.
Tra canzoni, balli, feste e corse automobilistiche le due ore scarse del film scorrono veloci arrivando ad un lieto fine (un po’ facilone, volendo essere puntigliosi) che travolge tutti i protagonisti.

In linea di massima, il difetto generale dei musical è quello di non essere altro che una serie di canzoni che in maniera più o meno forzata devono essere collegate da una trama, che spesso e volentieri può risultare banale e scontata.
Se da una parte questo è vero anche per “Grease”, dall’altra ci troviamo di fronte a un capolavoro del genere. I brani che gli fanno da colonna sonora sono riempipista da oltre trent’anni e le successive trasposizioni teatrali (sia in Italia che all’Estero) continuano a registrare il tutto esaurito.
Un plauso in particolare va alle coreografie, divertenti, coinvolgenti, mai banali e che restano impresse nella mente (chi non ricorda la sequenza del Luna Park sulle note di “You’re the one that I want”?).

Alla fine “Grease” risulta un simpatico fumetto a tinte pastello da godere appieno, accompagnati dal ritmo inconfondibile e scatenato del rock’n’roll.

Cit.”Ti ama e non ti ha mai toccato con un dito? Secondo me è malato”. (Rizzo)


MAMMA MIA!

Un film di Phyllida Lloyd.

Con Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters.

Commedia, Ratings: Kids+13, durata 108 min. – USA, Gran Bretagna, Germania 2008. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 3 ottobre 2008.






VOTO: 7


Sinceramente ero parecchio perplesso quando ho letto che un nutrito gruppetto di attori “non cantanti” si sarebbe cimentato nella trasposizione cinematografica di uno dei musical più applauditi degli ultimi anni, perfettamente imperniato sulle canzoni degli Abba, miei miti da sempre… la sorpresa era dietro l’angolo.

La trama è semplice, a suo modo banalotta e pesca in maniera abbastanza palese da “Buonasera, Signora Campbell”, pellicola del ’68 con Gina Lollobrigida.
Alla fine degli anni ’70 Donna, una ragazza americana in vacanza in Grecia, ha tre relazioni ravvicinate con altrettanti uomini differenti; da una di queste storie nasce Sophie, la quale, ormai ventenne ed in procinto di sposarsi, trova il vecchio diario della madre e viene a conoscenza dell’esistenza dei suoi potenziali padri.
Ansiosa di scoprire chi dei tre è realmente colui che l’ha concepita, spedisce loro un invito per il matrimonio, tutto ovviamente all’insaputa della mamma.
Dopo l’arrivo dei tre, ricomparsi improvvisamente alla vista di Donna, scattano una serie di spassose gag e colpi di scena che portano, sulle note degli immortali Abba, all’inevitabile lieto fine.


Il compito del fotografo è effettivamente semplice… le coste della Grecia (le scene in esterno sono girate a Skiatos, che nel film diventa l’immaginaria isola di Kalokairi) offrono paesaggi meravigliosi immersi nella macchia mediterranea, un mare cristallino e un suggestivo mucchio di candide casette: tutto quanto possa distogliere l’attenzione da quelli che potrebbero essere i difetti di una pellicola atta a far passare un paio d’ore decisamente divertenti.

L’interpretazione di Meryl Streep (nei panni della ragazza madre, Donna) è fantastica, trascina lo spettatore da una risata (di gusto) alla lacrima (inevitabile, sul finale) sorretta dalle spalle dei tre spasimanti: Pierce Brosnan è l’americano Sam Carmichael, Colin Firth interpreta l’uomo d’affari britannico Harry Bright e Stellan Skarsgǻrd si cala nei panni dell’avventuriero svedese Bill Anderson, a mio parere tutti bravissimi nel superare una prova non facile, ovvero interpretare canzoni che sono entrate nella storia del pop con le quattro voci degli Abba.
Notevole anche la presenza di Christine Baransky (fenomenale Tanya, la “serial wife” che colleziona mariti e interventi chirurgici) e Julie Walters (la burbera Rosie).

Mi risparmio un giudizio sulla regia visto che non sono un esperto. Esprimo solo una nota di merito sulla realizzazione delle coreografie, che contribuiscono a velocizzare in modo sensibile il film. Da tutto questo emerge una pellicola simpatica, spensierata, che fa ballare e che ha poco da invidiare all’originale opera teatrale da cui è tratto.

Citazione: “Voglio un matrimonio perfetto e voglio che mio padre mi porti all’altare!”. “Ci vorrà una navata larga!”.