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Articoli con tag “Colin Farrell

TOTAL RECALL (2012)

Un film di Len Wiseman.

Con Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, John Cho.

Titolo originale Total Recall. Azione/Fantascienza, durata 121 min. – USA 2012. – Sony Pictures. Uscita: giovedì 11 ottobre 2012.

VOTO: 4

Condizionati da un perenne fascio di luce intermittente (con tanto di strobo a far sentire a proprio agio i giovinastri discotecari), i protagonisti di “Total Recall – Versione 20.12” si beccano subito uno di quei garbugli che piace tanto alla gente: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Inseguiti dal perfido Cancelliere Cohaagen, uno che vuole il pieno controllo delle guardie sintetiche per dominare quel che è rimasto di un mondo futuristico andato alla deriva, i nostri sono stati creati a loro volta da un’industria cinematografica sempre più votata al pieno controllo e selezione della categoria degli spettatori. Parlo di quegli inconsapevoli “privilegiati” entrati di diritto a far parte di una famiglia di automi che accede in sala con gli stessi impulsi con cui vengono spinti ad accostarsi a una vetrina, tanto per vedere cosa c’è. Abitanti di città multistrato (altro…)

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THE WAY BACK

Un film di Peter Weir.

Con Dragos Bucur, Colin Farrell, Ed Harris, Alexandru Potocean, Saoirse Ronan.

Drammatico, durata 133 min. – USA 2010. – 01 Distribution. Uscita: venerdì 6 luglio 2012.

VOTO: 9

Un gruppo di persone, composto ora da 6 ora da 7 individui, secondo un’alternanza che sembra ricondurre alla precarietà di un nucleo familiare, fugge da un gulag siberiano all’inizio della seconda guerra mondiale. L’evasione così imbastita sembra rivestita da un’indole quasi estemporanea: i latitanti non si raccontano quasi niente di se, non si fidano, fanno progetti itineranti ma in pochi credono di poter arrivare alla meta del lago Baikal e poi oltre, fino ai confini mongoli. Inizia per loro una vera e propria via crucis (vedere per credere), con tanto di cappello/corona di spine, documentata dal libro di Slavomir Rawicz intitolato “Tra noi e la (altro…)


COME AMMAZZARE IL CAPO …e vivere felici

Un film di Seth Gordon. Con Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Colin Farrell.

Titolo originale Horrible Bosses. Commedia, durata 98 min. – USA 2011. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 17 agosto 2011.

VOTO: 4

Come simpaticamente urlacchia Caparezza nel suo ultimo e interessante cd: “And the winner is… Kevin Spacey”. Tra i migliori attori viventi, Spacey presta la sua maschera da moderno bastardo in appoggio alla causa che descrive la maggior parte dei capiufficio come odiosi aguzzini. Insensibili, traditori, molestatori, infidi compagni di viaggio di impiegati sull’orlo di una crisi di autostima, oltrepassano disinvoltamente il limite, mettono a disagio con una facilità disarmante, ricattano senza ritegno. Il mobbing è la loro primaria attività lavorativa. E gli iniziali 20 minuti di film, ahimè, non sono un vezzo irreale creato dalla sceneggiatura: le vicende dei tre impiegati vessati dai rispettivi dirigenti raccontano di un processo di spersonalizzazione costante che (altro…)


IN BRUGES

Un film di Martin McDonagh.

Con Brendan Gleeson, Colin Farrell, Ralph Fiennes, Jérémie Renier, Clémence Poésy.

Titolo originale In Bruges. Noir, Azione. Durata 101 min. – Gran Bretagna, Belgio 2008. – Mikado. Uscita: venerdì 16 maggio 2008.






VOTO: 5


A Bruges la vita scorre lenta e anonima. Un posto perfetto per nascondersi e fare i conti con la propria coscienza. La città fiamminga sa “solo” produrre cioccolatini, regalare qualche scorcio medievale, mostrare cani alla finestra che guardano i vecchi seduti sulle panchine e invitare sui suoi canali navigabili che la fanno vagamente somigliare alla nostra Venezia. Sembra una città qualsiasi (“noiosa” secondo i parametri di Ray, il personaggio interpretato da Colin Farrell) ma ben presto il suo panorama urbano genuino e affascinante si confonde con la vita di due sicari londinesi “parcheggiati” lì dopo un evento sanguinoso.

C’è la sensazione che il film voglia andar giù pesante su argomenti quali il senso di colpa, il peccato e la discesa agli inferi di anime tormentate: e la città scelta sarebbe anche giusta per risvegliare, con i suoi palazzi, i dipinti inquietanti sul Giorno del Giudizio e le ampolle contenenti il sangue di Cristo, la moralità. Gli scenari sono splendidi: si passa dalle sale del Museo Groeninge con i dipinti di Magritte e Bosch alla Torre del Campanile dalla cui cima si può godere di una vista impareggiabile. Quest’ultimo sarà anche un luogo fondamentale per lo svolgersi delle vicende: i suoi quasi 400 scalini vedranno morire d’infarto un turista americano e scorrere un bel po’ di sangue.

Purtroppo la svolta “acida” a metà strada fra Tarantino e i fratelli Coen (senza la rilevanza dei dialoghi diluiti del primo e l’arguzia dei secondi) non è molto appropriata: forse si voleva premere l’acceleratore sul sogno e il surreale ma, tra coca, prostitute, nani e pistole caricate a salve… si perde di vista un po’ quella che è la coscienza del titolo tradotto in italiano. Si abbandonano le atmosfere thriller e noir; ed è un vero peccato perché gli attori a disposizione erano di una certa rilevanza.

Il Caso e il Fato entrano troppo in gioco e perfino la musica che accompagna le vicende diventa da intrigante a inutile. Una caricatura forzatamente a incastro di tutti i personaggi esistenti riflette un esercizio di stile un po’ vanitoso e antipatico, e mostra assassini e mandanti maldestri che ripetono “cazzo” all’infinito, giusto per dare spessore alle loro nevrosi.

E’ per questo motivo che non posso ritenere all’altezza la sceneggiatura scritta dal volenteroso regista Martin McDonagh: coinvolgente e incrollabile nel suo incipit quanto imperfetta, sofferente e trascurata in seguito. Le scene d’azione sono prevedibili e non interessano, soprattutto quando si decide (sorpresa delle sorprese) di mettere in scena un inseguimento sotto una neve posticcia (sigh!) fioccante sulla città addobbata per le feste di Natale.


TRIAGE – Festival di Roma

Triage

Un altro film di guerra, dopo lo strepitoso trionfo di “No man’s land”, Oscar come Miglior Film Straniero nel 2001, non era quello che ci si attendeva da Danis Tanovic. E invece, “Triage”, che si muove all’interno della guerra nel Kurdistan, ha aperto ieri la quarta edizione del Festival di Roma.

La pellicola non parla solo del conflitto ma pone interrogativi anche su quello che succede dopo, quando si smette di sparare. Bisogna fare i conti con tante conseguenze, non si può sempre accettare e avallare a priori un’ostilità quando non si conoscono bene gli effetti. Colin Farrell e Paz vega

E qui il regista ha gettato un sasso nel quieto lago che concerne l’obiettività dell’ONU e la sua neutralità di fronte a certe guerre. Tanovic ha le idee chiare: secondo lui le Nazioni Unite svaniranno alla stessa stregua della Società delle Nazioni in prossimità del secondo conflitto mondiale. Il regista si è infervorato durante una discussione sul ruolo dei media rispetto alle guerre, richiamando l’attenzione sull’importanza dell’oggettività del giornalismo (argomento molto attuale, particolarmente nel nostro paese, nda), quello che non ha intenzione di avvantaggiarsi grazie alla notizia sensazionalistica.

Il film è recitato da Colin Farrell, che interpreta un giornalista ferito, Paz Vega, bellissima protagonista di “Lucia y el sexo” e di “Parla con lei”, e Christopher Lee, un mito 87-enne, nel ruolo di Joaquin, un delegato alla “disinfestazione” dei criminali di guerra ai tempi del conflitto civile spagnolo.