www.pompieremovies.com

Articoli con tag “Carey Mulligan

SHAME

Un film di Steve McQueen. Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware.


Drammatico, durata 99 min. – Gran Bretagna 2011. – Bim. Uscita: venerdì 13 gennaio 2012. – VM 14

VOTO: 6

I giovani rampanti di oggi, quelli sulla trentina o giù di lì, vestono bene, abitano lindi e scarni appartamenti, partecipano a estenuanti riunioni lavorative con la stessa aderenza degli istanti in cui si siedono sul water, e ovviamente fanno sesso. Tanto sesso. Meglio se in quel di New York: lì ti puoi confondere tra milioni di anime, cambiare partner più facilmente, trasgredire accoppiandoti vicino a zone di transito pubblico, chiuderti in bagno col fai-da-te.

Brandon (Michael Fassbender) è uno di questi. Onanistico ben oltre il significato comune del termine e ai limiti della patologia, vede di rado Sissy (Carey Mulligan, più brava di Fassbender anche se meno in (altro…)

Annunci

DRIVE (2011)

USCITA CINEMA: 30/09/2011.


REGIA: Nicolas Winding Refn.
ATTORI: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman
.


PAESE: USA 2011. GENERE: Drammatico, Noir, Thriller.  DURATA: 100 Min.

VOTO: 6

Un giovane senza nome si interessa al basket NBA. E non per ragioni sportive. Lo Staples Center di Los Angeles, città con oltre 100.000 strade, è un ottimo rifugio per confondersi con i tifosi all’uscita della partita e per sfuggire agli inseguimenti della polizia. Il mestiere scelto dal trentenne dalla faccia pulita è piuttosto complicato: un driver, ovvero una specie di taxista in appoggio a rapinatori che da soli non saprebbero come fuggire col bottino, e allora richiedono le sue prestazioni. Anonime (perché usare tutte le volte un cellulare differente quando il lavoro sporco lo si fa senza coprirsi il volto?), silenziose (il Nostro (altro…)


NON LASCIARMI

USCITA CINEMA: 25/03/2011.


REGIA: Mark Romanek.
ATTORI: Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Sally Hawkins, Charlotte Rampling.


PAESE: Gran Bretagna, USA 2010. GENERE: Drammatico, Fantascienza. DURATA: 103 Min.




VOTO: 8,5


Una svolta nella scienza medica, risalente al 1952, da’ la possibilità ai dottori di sanare malattie incurabili. La conseguenza di tale conquista ci viene descritta da un racconto a ritroso condotto dalla 28-enne Kathy H. (la talentuosa, “blindata” e perfetta Carey Mulligan). Badante da un paio di lustri di pazienti un po’ speciali, ragazzi che cedono “qualcosa” in cambio della compagnia e del suo sostegno morale, Kathy ripensa ai tempi della frequentazione del college di Hailsham e ai compagni Tommy D. (un viscerale Andrew Garfield) e Ruth (un’impulsiva e sofferente Keira Knightley). Rivede i disastri che Tommy combinava con lo sport e il disegno, i recinti insuperabili della scuola, la rigidità comportamentale dei docenti, il controllo di una situazione che solo adesso appare ostinata e soggiogante.

Una repressione che passava anche attraverso una finta moneta, con la quale poter comprare qualcosa di virtuale o semplicemente inutile. L’illusione “regalata” ai ragazzi si traduceva in oggetti mezzi rotti: bambole senza braccia, ceramiche frantumate, audiocassette ingiallite, delle quali una molto romantica inneggiante al sentimento più nobile. I giovani studenti, però, erano fasciati da ben altre strette: quei braccialetti elettronici, apparati futuristici distintivi, che stonavano con l’ambiente rurale e semplice dove conducevano le loro esistenze; imitazioni simboliche disumane di un domani che potrebbe essere il presente di Kathy, e forse anche il nostro.

Gli educatori di Hailsham, interessati a una vita che potesse spingersi oltre ogni limite, reclamavano non a caso la robustezza fisica dei loro allievi, aiutandoli con l’assunzione di verdure e negando loro le sigarette. La conservazione siffatta nascondeva qualcosa: gli scolari non erano altro che duplicati generati senza padre ne’ madre, incalzati da una copertura medica quasi ossessiva che si compie quando gli stessi vengono messi a far parte di un feroce gioco cannibalesco. I “doni della morte” sono salvifici eppure sempre e soltanto, per forza di cose, temporanei. Chi salverà chi? Chi, tra le due etnie ormai distinte (donatori e riceventi), vivrà meglio e più compiutamente?

L’esplosione di un sentimento, ricchissimo di sfumature, probabilmente non previsto e così fantasticamente esorbitante da distruggere qualsiasi limite, rischia di minare gli esperimenti. L’Amore non riesce a fingere, nemmeno nelle piccole rappresentazioni teatrali volute dalla docente più sincera. Ma il destino è rigoroso, e cerca di abituare al grigio il DNA dei tre protagonisti, uno dei quali vittima di un erotismo manipolato e schematizzato dalla lettura di riviste pornografiche. Il fato si appoggia sugli sguardi di compatimento delle persone più grandi, che già conoscono il terribile avvenire di quegli esseri innocenti i quali si scoprono arenati, come barche su una spiaggia a due passi dal mare.

Nel suo pre-sentimento allarmistico e cupo, Romanek attinge dal romanzo di Ishiguro e dirige con singolare gradevolezza, componendo quadri a ogni scena, fissando la MdP in angoli inusuali e rendendo la forma del film così aperta che la nostra curiosità non può far altro che crescere, attendendo sempre un episodio illuminante e rivelatorio. Partendo da un terzetto d’attori eccezionali, a cui si aggiunge Charlotte Rampling (artista leggendaria e messaggera di un’Arte che non può redimere), l’estroso regista rende mirabile l’idea del trascorrere del tempo, attraverso stacchi morbidi che poi si manifestano improvvisi e brucianti nell’animo dello spettatore. Peccato per l’ultima parte, forse un po’ troppo decifrata, che corre il rischio di circostanziare un’opera per definizione inafferrabile.


WALL STREET – Il denaro non dorme mai

USCITA CINEMA: 22/10/2010.


REGIA: Oliver Stone.
ATTORI: Shia LaBeouf, Michael Douglas, Carey Mulligan, Josh Brolin, Charlie Sheen, Susan Sarandon, Frank Langella, Vanessa Ferlito, Eli Wallach, Natalie Morales, Jason Clarke.


PAESE: USA 2010. GENERE: Drammatico. DURATA: 127 Min.




VOTO: 5,5


Gli andamenti di mercato assomigliano un po’ al profilo degli skyline di città: si ergono repentini e imperiosi, per poi ridiscendere liberamente in picchiata. In un mondo finanziario che crede sempre più al profitto, costi quel che costi, pronto a farla in barba anche a coloro i quali lavorano per esso, una domanda si staglia sopra tutte: chi non fallirà? In quest’ottica che fa presa sull’affanno, sulla paura della sconfitta, della perdita monetaria e quindi anche su quella dell’identità, un personaggio rappresenta meglio di chiunque altro la vera e sincera risposta della gente normale. E’ il ruolo fiammeggiante (e, ahinoi, temporalmente poco sostenuto) di Frank Langella, canuto signore e icona di Wall Street, costretto in un angolo dall’arroganza dei banchieri, i nuovi orditori di trame davvero poco pulite. Col fiatone e la vergogna che lo divora, Langella scende le scale che conducono alla metropolitana con un dolore devastante e una tristezza infinita, in una scena che strizza forte il cuore.

Stone ritorna 23 anni dopo la sua prima visita alla Borsa e, ai limiti della dietrologia, pone Gordon Gekko in una luce semi-profetica, quasi che fosse un santone depositario delle verità, e lo fa sparare a zero su ciò che lui aveva sempre sostenuto nella sua “vita precedente”, quando coraggioso e avido broker non esitava a stendere al tappeto gli avversari che lo separavano dai suoi vili traguardi. Gekko/Douglas è un moderno Virgilio che guida il giovane Jacob (Shia LaBeouf) nell’inferno dei futures, dei titoli derivati e di altre diavolerie della cosiddetta New Economy. Quello che emerge è un ritratto brusco, vivo, tangibile di una società senza futuro apparente, messa con le spalle al muro, nella quale mancano prospettive di lavoro, redditi e la capacità di fare gli investimenti (o i risparmi) giusti.

Poi il registro prende a poco a poco una piega più intima, e l’aggressivo ritorno in pompa magna del vecchio broker si fa più posato. L’incontro commovente con la figlia (l’incisiva Carey Mulligan), sui gradini dopo la serata di beneficienza, è tenero e ha un buon sapore riconciliatorio. Ne consegue una disamina che poggia su di un’indole da sceneggiato tv, che asciuga un po’ troppo i motivi di una crisi economica che sta mandando a gambe all’aria il mondo intero. Avrei preferito una maggiore cattiveria nei risvolti drammaturgici; alla fine Stone sembra non voler provocare più di tanto, abbandonando i panni del giustiziere sociale. Nasce il sospetto che i motivi di questa prosecuzione sulla vita di Gekko siano un po’ stiracchiati ed enigmatici. E la faccina di LaBeouf è così tenera da risultare inattendibile; un po’ come i dvd con tanto di filmino su feti ed embrioni.