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Articoli con tag “bambini

I BAMBINI DI COLD ROCK

Un film di Pascal Laugier.

Con Jessica Biel, Stephen McHattie, Jodelle Ferland, William B. Davis, Samantha Ferris.

Titolo originale The Tall Man. Drammatico/Thriller USA 2012. – Moviemax. Uscita: venerdì 21 settembre 2012.

VOTO: 6,5

L’infermiera Julia Denning (Jessica Biel) è una donna bella, dai lineamenti puliti e la faccia d’angelo. Porta lievemente i segni funesti di un matrimonio finito al momento della morte del marito e quelli più chiari di una carne martoriata. Dopo aver fatto nascere il bambino della figlia dell’amica Tracy (Samantha Ferris), grazie all’esperienza acquisita stando al fianco dell’ex dottore della cittadina di Cold Rock, le capita un incidente.

Julia vive in un esiguo centro periferico nel quale, da circa sei anni, si è a diretto contatto con il panico a causa di alcune inspiegabili sparizioni. Oltre una dozzina di bambini sono stati rapiti dal cosiddetto “uomo (altro…)


TOMBOY

Un film di Céline Sciamma.

Con Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy.

Drammatico, durata 84 min. – Francia 2011. – Teodora Film. Uscita: venerdì 7 ottobre 2011.

VOTO: 7,5

La famiglia di Laure (Zoé Héran) cambia spesso abitazione. Il padre ha un lavoro nomade, che lo obbliga a trasferimenti e a trascorrere gran parte della giornata lontano dalle sue donne care. La nuova casa è il luogo di una tappa fondamentale: la madre è incinta per la terza volta, la sorella più piccola è molto affezionata a quella più grande, Laure appunto. Fattezze e aspirazioni da maschietto, quest’ultima non esita a presentarsi ai nuovi amici (quelli che lei pensa di dover “attraversare” come ha fatto fin’ora) come un bambino di nome Mikaël. Ma a quest’età, le differenze sessuali cominciano a essere spietate. E corrono il rischio di essere individuate…

La 31-enne Céline Sciamma dirige un film abbastanza curioso, incorniciando la vicenda con riprese che (altro…)


TUTTI PER UNO (2011)

USCITA CINEMA: 01/06/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Romain Goupil.
ATTORI: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Hippolyte Girardot, Romain Goupil.


PAESE: Francia 2010. GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 90 Min.

VOTO: 6,5

Come si può rispondere a una radicata caccia all’uomo? Quella cattura consentita da una legge che intima di espellere migliaia di persone clandestine? Il cuore di mamma non ha dubbi: intonando una filastrocca modulata, rassicurante, per tener buono quell’infante in grembo, spaventato dall’aggressività che fluisce nell’aria, mentre la polizia arresta un gruppo di irregolari nella Parigi di un paio d’anni fa.

La “polisse” è un’arma sciancata che agisce tenace per conto del Governo. Descritta come un corpo unico sopra le righe, quasi un insieme di figurine-caricature di cattivi spietati mangiabambini, ingannatori e mentitori, più che tutori dell’ordine difendono il sistema politico del quale si nutrono. Solo facendo rimanere in piedi quello, mantenendolo funzionante, riescono a vivere, esistere, esercitare. Lo stato di/della polizia. Quello del presidente francese nell’anno del Signore 2009. Ieri, qui, ora. Al grido di “Liberté, egalité, papiers”, i genitori-cittadini manifestano davanti alla scuola, scoprendo il nervo di una legislatura vacante.

Lì, in quell’istituto scolastico dove si mescolano i figli del mondo, c’è Milana, una bambina cecena che ha formato un gruppo segreto di coetanei. Legati da un’intesa silenziosa, da scambi di materiale, bigliettini, messaggi convenzionali durante le lezioni di addormentati docenti, i ragazzini si ritrovano in un nascondiglio segreto, vicino alle rues principali, dove progettano la vendita di copie di videogiochi e di musica per poter raggranellare qualche soldo. E’ il primo segnale della loro indipendenza dalle regole degli adulti. Fuggono dai semplici schemi del “mangia, studia, lavati i denti e dormi” che genitori timorosi impongono loro nel tentativo di educare, togliendo tempo all’ascolto.

Quando, tra oltre 50 anni, i bambini di oggi ricorderanno gli eventi di una società che non conosceva il senso di solidarietà, tesa a esasperare le differenze razziali e volta a far prevalere la cultura nazionale come quella dominante, apparirà più debole quella paura estrema di contaminazioni, di sconvenienti misture religiose e linguistiche. Milana è diventata una signora nel 2067. Acuta osservatrice della realtà, è un barlume di speranza dell’evoluzione socio-politica che potrebbe cambiare la confusa situazione odierna, trasformandola in un’architettura antropologica proporzionata, linda e pura.

Valeria Bruni Tedeschi, doppiata male da se stessa, incide solo con la forza e la passione rivoluzionaria, mentre si da’ arie irritanti fumando sigarette senza sosta, inveendo nel tentativo di richiamare all’ordine (una contestatrice?) i fanciulli e mettendo un broncio che vorrebbe essere di protesta ma che sfiora il comico involontario. Bisogna riconoscergli almeno il coraggio di aver intrapreso una strada scomoda, che la pone in contrasto con la sorella Carla, quella che soggiorna ormai da tempo proprio nelle stanze del tanto denigrato Eliseo. Per una volta il cinema respira libero da dogmi, compromessi distributivi, e vola appena un po’ più alto rispetto al conforme ciarpame a cui siamo soliti assistere.

La spontaneità dei bambini nella recitazione è la cosa migliore del film. Les mains en l’air, i ragazzi sono uniti come rivoli d’acqua che scorrono su vetri battuti dalla pioggia. Una precipitazione meteorologica che diventa un diluvio di semplicità, nel tentativo di fuggire, per gioco, alle amare azioni persecutorie. E allora andate per la vostra strada, piccoli grandi marmocchi. Il vostro linguaggio è inascoltabile dai grandi, troppo presi dal chiasso delle loro baruffe. Troppo alti per poter vedere da un’altra prospettiva.

Au revoir, les anciens. Allez, les bizuths.


PIACERE, SONO UN PO’ INCINTA

USCITA CINEMA: 14/05/2010.


REGIA: Alan Poul.
ATTORI: Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Danneel Harris, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Noureen DeWulf, Michaela Watkins, Melissa McCarthy, Tom Bosley.


PAESE: USA 2010. GENERE: Commedia, Romantico. DURATA: 106 Min.




VOTO: 4


Glielo vogliamo trovare un marito alla povera, sola e bruttina (nel film si dipinge così) Jennifer Lopez? Se qualcuno, alla domanda, ha avuto propositi scandagliativi non ha capito proprio niente: rinvenire l’uomo giusto è un lavoro serio, soprattutto per chi ricorre alla fecondazione artificiale nell’attesa di trovare uno sposo e conserva nel guardaroba vestiti per occasioni speciali come uscire con il primo formaggiaio che glielo fa annusare (il pecorino). “Piacere, sono un po’ incinta”, titolo disgraziato in linea con i contenuti, è un tentativo mal riuscito di commedia simpatica e buonista.

Jennifer Lopez, a 40 anni, ci affligge con i sorrisini da Lolita compiaciuta, racconta del suo primo bacio manco fosse una 13-enne, si lecca le dita durante la cena facendo finta di essere spontanea, ha ancora bisogno dei consigli della  nonna e recita come uno dei cani che dimorano nel suo negozio di animali. Il fatto che lei non voglia far sapere di essere incinta a un bamboccione yankee di provenienza  agreste ma coraggioso come una mammoletta, è molto poco vero, noioso e conforme. Con tanto di prove di dichiarazioni amorose davanti allo specchio e reazione inviperita di lui quando, alla prima trombata casereccia in mezzo a numerose forme di cacio, viene a sapere che nella pancia di J.Lo albergano ben due bebè.

Ne consegue un’altra sdolcinata tiritera in attesa del parto: il confronto tra la paura della paternità e la voglia di maternità. Sarebbe da sorvolare sull’illuminante soluzione al problema di non avere sufficiente denaro per la vita che verrà: basta un sorriso, una battuta che non c’entra niente e la crisi economica va a farsi fottere (almeno lei, che non si fa inseminare artificialmente). Non poteva mancare, trito e tristo sotterfugio narrativo, il solito devoto riferimento alla famiglia, all’importanza di sposarsi e procreare, pena l’esclusione dalla società e la sensazione di fallimento.

Ne abbiamo veramente piene le pance di romanticismi costruiti coi Lego ed eretti con lo sputo. Ridateci l’umanità e l’arguzia dei film con Carole Lombard.


NON SI SEVIZIA UN PAPERINO

Non si sevizia un paperinoRegia: Lucio Fulci.
Sceneggiatura: Sandro Continenza, Lucio Fulci, Ottavio Jemma.



Musica: Riz Ortolani.

(Italia, 1972)
Durata: 110′.
Prodotto da: Edmondo Amati.



Cast: Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel, George Wilson e Florinda Bolkan.




VOTO: 8,5

Florinda Bolkan scava forsennatamente con le unghie su di un terreno aspro e roccioso, a due passi dall’autostrada, fino a che non rinviene un piccolo scheletro umano

E’ l’inizio di “Non si sevizia un paperino”, uno dei film più conosciuti di Lucio Fulci, che si svolge nell’immaginario paese di “Accendura”, un minuscolo e misero territorio sperso tra i monti della Lucania, dove Bruno Lo Cascio, dodicenne, risulta disperso; il padre ha ricevuto una telefonata anonima, quale richiesta di una somma in denaro come riscatto. Ma non sarà il pagamento a salvare la vita al piccolo. E di lì a poco un altro ragazzino viene ritrovato strangolato…

Strani personaggi animano il piccolo paese: si va dalla fattucchiera (Florinda Bolkan, appunto) impegnata tra arti magiche, bamboline vodoo e spilloni, ai fanciulli cresciuti troppo in fretta che fumano con disinvoltura, dalle poppute meretrici che concedono i loro favori, al guardone del villaggio. Per fortuna che c’è anche Don Alberto, un sacerdote che cerca di togliere dalla strada i giovani per avvicinarli alla Chiesa organizzando attività sportive e ricreative, un prete poco tollerante e bacchettone che censura pure le riviste in arrivo presso l’edicola. La Bouchet si esibisce per un bambino

Tra i nuovi approdati vi sono la signorina milanese ex-tossicomane Patrizia (Barbara Bouchet), una donna procace e sarcastica che prima irretisce un ragazzino mostrandosi nuda e poi apostrofa così l’officiante del paese: “Allora, Don Alberto, che hanno deciso a Roma? Vi potete sposare?”, e Andrea Martelli (Tomas Milian), giornalista de “La notte” di Milano, venuto a rendere conto dei delitti compiuti verso le giovani creature e ben presto coinvolto direttamente nell’intrigo.

Fulci dirige magistralmente uno dei capisaldi dei gialli all’italiana degli anni ’70 e alcune scene sono di sicuro impatto: la telefonata della Bouchet fatta dalla stazione di servizio prima che un altro ragazzino, Michele, venga ritrovato cadavere sotto la pioggia battente è un’arguta operazione depistatoria di montaggio e, al contempo, un modo per invitarci a riflettere sulle apparenze. Così come l’oggetto nella villa che riproduce “in vitro” l’acqua di un mare agitato è un espediente narrativo che può essere adatto a una scena erotica conturbante o a un’altra di concitazione investigativa.

Il transito incerto della Bolkan fra le strade del paese con le vecchierelle che sputano al suo passaggio, che le chiudono in faccia le imposte o che non le rivolgono nemmeno uno sguardo mentre va incontro al suo destino nella splendida e agghiacciante scena al cimitero, è di una mirabile sospensione. Al camposanto attendono inquietanti e rumorose le dediche musicali rock/blues sparate dalla radio accesa a tutto volume e una suadente e romantica Ornella Vanoni che canta “Quei giorni insieme a te”. Moderna Maddalena, la strega subisce le torture peggiori, tanto che non mancano carni martoriate e sbudellate a far da contorno alla mattanza. Fulci traccia le basi per un feroce atto di accusa contro le superstizioni e le discriminazioni sociali; egli si schiera chiaramente contro la giustizia sommaria e l’ignoranza.

Forse addirittura pecca, in un certo qual modo, di eccessivo parteggiamento, magari involontario, perchè c’è un po’ troppo nord moderno, emancipato e avanzato intellettualmente rispetto a un sud retrogrado, asino e credulone. In fondo l’autostrada è lì, a due passi da Accendura: l’Italia moderna sta per portare il Progresso anche all’antiquato paesello. Ma Fulci non cade mai nella trappola della caricatura o in quella della trivialità.

La magia e la religione sono due facce della stessa medaglia: morbosamente attratte o infastidite dal peccato, giudici spietati nei confronti del diverso, prodighe di seducenti litanie di preghiera o di malocchio, entrambe perdenti nei confronti della fanciullezza. La regia rende in modo originale l’atmosfera greve e patologica posta in essere dalle due “fazioni”.

L’individuazione dell’assassino è fin troppo facile. Ma, pure nella prevedibilità del finale, il film di Fulci è un lucido e fermo atto di accusa tremendamente attuale e profondo, che si inserisce alla perfezione in uno dei più gravi e aberranti tra i mali moderni: è un inno all’infanzia, all’innocenza dei bambini e al loro ruolo collettivo, indispensabile per un generale quieto vivere. Insabbiato dalla televisione (visti gli argomenti crudi e scomodi come gli accostamenti tra pedofilia e religione) è fortunatamente reperibile, senza censure, in DVD.