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IL CAVALIERE OSCURO

Un film di Christopher Nolan.

Con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart.

Titolo originale The Dark Knight. Azione, Ratings: Kids+13, durata 152 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 23 luglio 2008.






VOTO: 5,5


La voce di Batman è così bassa da farlo sembrare malato di tiroidite cronica. E anche quando smette i vestiti neri in perenne restauro, il suo tono monocorde rischia di addormentare come il suono delle Vuvuzela, grazie all’apporto indolente di Claudio Santamaria. Attento a migliorare le fattezze del nuovo costume, il Cavaliere “mascarato” è libero di muovere la testa in ogni direzione evitando fastidiosi torcicolli e si avvale di lame retrattili, deleterie per chi ha la pelle un po’ disidratata. Insomma, il Cavaliere sembra più testosteronico e combattivo che mai: le tecnologie e la fantasia di 007 gli fanno una pipa.

Ci si è sforzati di far apparire l’uomo vestito da pipistrello in una dimensione reale e attuale, indebolendo le sue certezze e il suo consenso popolare, con l’idea di renderlo antipatico fino a farlo sembrare un nemico. Ma quello che non funziona è soprattutto il dramma che vorrebbe entrare così prepotentemente nelle scene d’azione, le quali, con il Joker in ballo, dovrebbero essere un po’ più leggere, o magari emozionanti. Invece diventano una corsa, un affanno continuo in giro per Gotham City a salvare quello o quell’altro dalle minacce e dalle lune storte del criminale. Si respira aria di Michael Mann, proveniente soprattutto da “Heat”, e il dualismo tra gli ego oscuri diventa accademia.

Le apparizioni “improvvise” del Joker, infagottato in modo da apparire sporco e untuoso, col trucco pesante e slavato, con due occhi neri e una bocca rosso sangue, sono così numerose da risultare prevedibili: ora infiltrato in banca oppure travestito da infermiera è pronosticabile nella sua insospettabilità. Il caos e l’anarchia che egli predica sono all’ “ordine” del giorno, peccato non siano supportati da una buona sceneggiatura, sprecata a difendere le identità dei personaggi.

Il nemico di Batman è sostanzialmente uno psicotico, del tutto privo di coscienza, interpretato con grande senso di perspicacia da un Ledger-lingua-di-serpente che pare leccarsi le ferite del suo osceno sorriso. Il nuovo Joker, doppiato felicemente da Adriano Giannini, non è smorfioso come quello di Nicholson, bensì diabolico e scettico sulla lealtà della razza umana.

Ben si adatta a queste atmosfere fosche e decadenti lo score di Hans Zimmer. Coadiuvato da James Newton Howard, i due hanno composto una ruvida colonna sonora, spaziando dall’heavy metal a sinfonie appesantite dall’uso delle percussioni.

Memorabile la scena dei traghetti sul punto di saltare in aria, con la messa ai voti dei 600 e passa viaggiatori. E’ il punto più basso di uno script senza morale e suspense, la più risibile fra le galoppate notturne del film, ed è una delle ragioni per la quale il nuovo episodio fa venir meno l’interesse verso le vicende narrate, spesso troppo serrate e affastellate. Cosa non si fa pur di pompare la hero-mania! Le edicole si stanno trasformando in cinema (vedi le enormi quantità di DVD che escono ogni giorno) e i cinema si riducono a cappelle votive per i patiti del fumetto, sicuri di trovare soddisfazione dai colpi di pixel sparati dallo schermo.

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IL PIANETA DELLE SCIMMIE (2001)

Il pianeta delle scimmieUn film di Tim Burton.


Con Mark Wahlberg, Tim Roth, Michael Clarke Duncan, Helena Bonham Carter, Paul Giamatti.



Titolo originale Planet of Apes. Fantascienza, durata 120 min. – USA 2001.



VOTO: 5

Se ci si poteva aspettare che il “nuovo”, attesissimo, Pianeta delle Scimmie non sarebbe stato una mera copiatura di quello girato nel ’68 da Franklin J. Schaffner, di certo non avremmo pensato di trovarci di fronte a un prodotto con poca anima e rilevanza, lontano da qualsiasi forma di passatempo e, soprattutto, senza il benchè minimo senso dell’avventura.

Il Tim Burton che l’ha girato, infatti, risulta essere completamente anonimo, privo di qualsiasi fantasia e la scrittura è decisamente molle, insulsa e ai limiti del paradossale (vi si ritrovano solo accenni a un’eventuale parabola antirazzista).

La messa in scena è grandiosa quanto funerea, inutilmente rissosa e guerresca. Niente a che vedere, dunque, con il suo nobile predecessore (il film con Heston resta un grande spettacolo, un racconto di fantascienza sottilmente angosciante, una metafora sui rischi della guerra fredda, una satira che ha saputo capovolgere i principi di Darwin). Helena mascherata

Mark Walhberg, poi, dimostra che sa recitare meglio di uno scimpanzè ed è il solito piacentone da passerella plastificato, potendo suscitare, al più, la stessa pietà della scimmia con la gamba spezzata.
La mancanza di veri attori conduce la pellicola verso una deriva lontana, ahinoi, da quella visivamente provocante e filosoficamente sfuggente che accolse, una volta, la semisommersa Statua della Libertà.


TOMB RAIDER

Tomb Raider

Titolo originale: Lara Croft Tomb Raider
Anno: 2001
Durata: 100 minuti
Genere: Avventura
Regia: Simon West
Produttore: Lawrence Gordon, Lloyd Levin


Interpreti e personaggi
Angelina Jolie: Lara Croft
Jon Voight: Lord Richard Croft
Daniel Craig: Alex West


VOTO: 5,5

In perfetto stile col celeberrimo videogame dal quale è tratto, “Tomb Raider” narra le vicissitudini dell’archeologa Lara Croft. Il suo incarico è trovare le due parti di un potente oggetto prima che se ne impossessi il malvagio di turno.

Azione genuina, quintessenza del movimento, figure in esercizio fisico perenne che zompano, combattono, volano, utilizzano e maneggiano arnesi per interagire con la realtà che li circonda; il film diretto da Simon West è quasi tutto qui.
Lara Croft, interpretata da Angelina Jolie, è un’ereditiera scaltra e benestante appartenente alla nobiltà britannica. La sua dedizione ai templi e alle tombe inesplorate è formidabile; un hobby costoso ma estremamente allettante. Questa volta, però, la mansione della bella Lara è più importante del solito: salvare il mondo dalla setta massonica degli Illuminati, intenzionati a controllare il Tempo, grazie al rinvenimento di un inconsueto e poderosissimo orologio astrale (il suo aspetto richiama epoche di Leonardiana memoria).
Le saranno di aiuto anche gli altri 2 abitanti del maniero dove vive: un maggiordomo che, in caso di bisogno, si trasforma in infallibile cecchino e un supertecnico robotico dedito in modo pressoché esclusivo al mondo della meccanica informatica (questi ultimi sono anche i personaggi che permettono alla sceneggiatura di servire gli assist migliori per le battute più simpatiche ed esilaranti).

Il film non può certo essere definito originale, dato il suo chiaro riferimento alla serie di Indiana Jones, ma è coinvolgente quanto basta, seppure la sua trama risulti un po’ scontata e a volte incerta. Anche le tecniche visive, gli effetti speciali e le pirotecniche acrobazie di Lara non costituiscono certo eventi imprevedibili per chi guarda.
L’assetto episodico e meccanico del videogioco viene introdotto senza alcuna variazione anche nell’organismo filmico: i passaggi di livello tipici dei balocchi utilizzabili alla consolle corrispondono, in questo caso, anche all’avanzamento delle sequenze cinematografiche.

Il momento più scenografico e riuscito è senza dubbio l’attacco notturno al lussuoso castello di 83 stanze di proprietà Croft; in quei frangenti, la nostra eroina si sta deliziosamente librando in aria, stile bungee jumping, grazie ad alcuni elastici che la sorreggono e che gli permettono di muoversi al ritmo della musica classica che funge da sottofondo.
L’incursione a sorpresa nella sua residenza è fronteggiata da Lara con estrema naturalezza, evitando i proiettili grazie alla sua enorme abilità, compiendo impossibili acrobazie con la sua moto e sfidando ogni regola della fisica, come nei cartoni animati.
Peccato che in questi frangenti non si sia utilizzata, come viene invece fatto soltanto durante i titoli di coda, l’accompagnamento musicale di “Elevation” degli U2, un brano trascinante che invita al movimento, impreziosito dalle chitarre distorte e dalla formidabile ritmica. Il videogioco

Lara Croft costituisce perciò il simbolo più evidente di “tecnologia prestata al corpo” e di “corpo prestato alla tecnologia”; un processo di metamorfosi biunivoco al quale si concede benissimo la nostra attrice Los-Angelina la quale mette bene in risalto le sue forme sinuose.
Una riprova di questa spersonalizzazione da laboratorio la si ha quando, nel corso dell’avventura, Lara incontra una notevole serie di uomini e pur interagendo esclusivamente con loro, conserva un atteggiamento algido, distaccato, quasi che il suo personaggio vivesse ormai solo in un passatempo tecnologico e fosse affrancato da qualsiasi tipo di passione.