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DRIVE (2011)

USCITA CINEMA: 30/09/2011.


REGIA: Nicolas Winding Refn.
ATTORI: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman
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PAESE: USA 2011. GENERE: Drammatico, Noir, Thriller.  DURATA: 100 Min.

VOTO: 6

Un giovane senza nome si interessa al basket NBA. E non per ragioni sportive. Lo Staples Center di Los Angeles, città con oltre 100.000 strade, è un ottimo rifugio per confondersi con i tifosi all’uscita della partita e per sfuggire agli inseguimenti della polizia. Il mestiere scelto dal trentenne dalla faccia pulita è piuttosto complicato: un driver, ovvero una specie di taxista in appoggio a rapinatori che da soli non saprebbero come fuggire col bottino, e allora richiedono le sue prestazioni. Anonime (perché usare tutte le volte un cellulare differente quando il lavoro sporco lo si fa senza coprirsi il volto?), silenziose (il Nostro (altro…)


CARS – Motori ruggenti

Un film di John Lasseter.

Titolo originale Cars. Animazione, Ratings: Kids, durata 112 min. – USA 2006. Uscita: mercoledì 23 agosto 2006.

VOTO: 9

Auto. Ne vediamo in continuazione. Le guidiamo, le ammiriamo, gli diamo la precedenza (a volte), cerchiamo di superarle (spesso), le malediciamo, ce ne prendiamo cura. Una buona parte della nostra vita si svolge in auto, in fila dietro altre macchine. Ce ne serviamo per andare al lavoro, al mare, per giungere all’edicola dietro casa. Inseparabili arnesi dei quali non possiamo più fare a meno, e che aumentano giorno dopo giorno. Aspettando un domani nel quale il mondo, paralizzato, sarà vittima di un ingorgo gigante, pieno di automobili. Solo automobili. Già, immaginiamo un universo fatto solo di macchine. Che pensano, parlano, si atteggiano come gli umani. E’ quello fantastico inventato dalla Pixar per questo film dall’impatto memorabile. (altro…)


GREASE – Visto da TheVirgo

Un film di Randal Kleiser.

Con Stockard Channing, John Travolta, Frankie Avalon, Olivia Newton-John, Jeff Conaway.

Titolo originale Grease. Musicale, durata 110 min. – USA 1978.

VOTO: 8


Sono poche le cose che non passeranno mai di moda: tra queste c’è il rock’n’roll anni ’50.
Probabilmente è lo stesso concetto che deve aver spinto Randal Kleiser a dirigere “Grease” nel 1978 (pellicola tratta dall’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey).

Alla fine degli anni ’50 Danny (un giovanissimo John Travolta reduce dal successone de “La febbre del Sabato sera”) e Sandy (Olivia Newton John) si incontrano durante le vacanze e sboccia l’amore, un amore che però non sembra avere futuro in quanto i due, finita l’estate, dovranno ritornare alle loro rispettive scuole, lui negli Stati Uniti, lei in Australia.
Tutto cambia quando la ragazza si iscrive allo stesso liceo di Danny e i due si rivedono.
Nascono però diversi problemi soprattutto perché lui, in presenza del proprio gruppo di amici, si rivela un bulletto maschilista e spavaldo che pensa solo ai motori e alle belle ragazze e lei, invece, una ragazza troppo perbene che fatica a farsi accettare dalle sue nuove compagne.
Da questo nasce un valzer di situazioni a volte comiche a volte surreali, spesso commoventi, che accompagnano i tentativi di Sandy e Danny di tornare insieme.
Tra canzoni, balli, feste e corse automobilistiche le due ore scarse del film scorrono veloci arrivando ad un lieto fine (un po’ facilone, volendo essere puntigliosi) che travolge tutti i protagonisti.

In linea di massima, il difetto generale dei musical è quello di non essere altro che una serie di canzoni che in maniera più o meno forzata devono essere collegate da una trama, che spesso e volentieri può risultare banale e scontata.
Se da una parte questo è vero anche per “Grease”, dall’altra ci troviamo di fronte a un capolavoro del genere. I brani che gli fanno da colonna sonora sono riempipista da oltre trent’anni e le successive trasposizioni teatrali (sia in Italia che all’Estero) continuano a registrare il tutto esaurito.
Un plauso in particolare va alle coreografie, divertenti, coinvolgenti, mai banali e che restano impresse nella mente (chi non ricorda la sequenza del Luna Park sulle note di “You’re the one that I want”?).

Alla fine “Grease” risulta un simpatico fumetto a tinte pastello da godere appieno, accompagnati dal ritmo inconfondibile e scatenato del rock’n’roll.

Cit.”Ti ama e non ti ha mai toccato con un dito? Secondo me è malato”. (Rizzo)


FLASH OF GENIUS

Flash of GeniusUn film di Marc Abraham.

Con Greg Kinnear, Lauren Graham, Dermot Mulroney, Alan Alda, Aaron Abrams.


Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 119 min. – USA 2008. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 7 agosto 2009.






VOTO: 6


A volte piove così forte che i tergicristalli delle nostre auto non ce la fanno a spazzare via l’enorme quantità di acqua che si deposita sui vetri. E a volte è così tanta l’acqua che inonda le nostre vite, che ci costringe a uno sforzo enorme per poter sopravvivere. La quieta esistenza di Robert W. Kearns, interpretato da Greg Kinnear, sarà invasa da un imprevedibile torrente in piena.

Uscito negli Stati Uniti lo scorso Ottobre con un incasso inferiore ai 5 milioni di dollari, “Flash of Genius” è basato su una storia vera e arriva da noi nel cuore della stagione estiva. Racconta le vicende tormentate di Bob Kearns, professore di Ingegneria ed Elettrotecnica Applicata presso l’Università di Detroit nel 1967.

Il lavoro nella capitale dell’industria automobilistica statunitense procede spedito e promette un buon futuro ai 6 figli concepiti con la moglie Phyllis; una famiglia così numerosa che basterebbe a formare un intero Consiglio d’Amministrazione della General Motors! L’insegnante è anche un discreto genietto e inventa uno strumento che oggi utilizziamo tutti senza nemmeno farci troppo caso: il tergicristallo elettronico a intermittenza.

L’intenzione di Kearns è quella di fabbricarlo da solo, senza l’aiuto delle grandi aziende che, nonostante il dispiego di ingegneri al lavoro, non sono state capaci di creare autonomamente un progetto così funzionante. La compagnia Ford disattende l’accordo col docente dopo aver studiato il suo lavoro, prendendo possesso dell’opera d’ingegno e sistemandola essa stessa, indipendentemente, sulle macchine. Le Corporation sono spietate e citare in giudizio una delle industrie più potenti del mondo non è una cosa da prendere alla leggera…

Così, quando l’acqua di prima diventa neve, i rapporti con la famiglia si congelano inesorabilmente e vengono lasciati ai margini per perseguire un obiettivo univoco, testardo e pericoloso. Kearns intraprese una lunga battaglia legale, che durò 12 anni. In questo lasso di tempo fu lasciato dalla moglie, rischiò di rovinare il rapporto con i figli ed ebbe anche complicazioni alla sua salute psichica. Kinnear, gradito in un ruolo drammatico dalle molteplici sfaccettature, riproduce alla perfezione il senso di straniamento del professore e la fissazione che lo divora.

Diretto da Marc Abraham, alla sua prima prova registica e fin qui produttore de “L’alba dei morti viventi” di Zack Snyder, il film ha tutte le carte in regola per accontentare predatori simpatizzanti di pellicole “perdute” e appassionati di allegorie sulla rivincita degli oppressi. Proprio a me?

Avvalendosi di un manipolo di attori decisamente in salute (su tutti la bella performance di Greg Kinnear, capace di far affiorare come pochi gli aspetti più reconditi e intimi di un uomo abituato a combattere solo contro se’ stesso, ingenuo inventore non avvezzo alle malvagità), la pellicola racchiude in se’ una serie di vicissitudini sociali, ideologiche e dibattimentali.

Sicuramente “Flash of Genius” beneficia di una meritevole realizzazione tecnica (un’attenzione particolare la assicurano le affabili scenografie ben fotografate dal nostro Dante Spinotti e i costumi, puntuali nel dare un’impronta al carattere dei protagonisti) e di un soggetto incrollabile.

Semmai è dove è nata l’idea iniziale, che prendeva spunto dall’articolo di un giornale firmato negli anni ’90 da John Seabrook, che si sarebbe dovuto lavorare di più, arricchendo una sceneggiatura la quale, a volte, cede in modo imbarazzante e disinvolto all’inverosimile. Chi assiste al dramma potrebbe benissimo distrarsi e non sentirsi coinvolto più di tanto dallo svolgimento.

Anche i membri dell’azienda Ford sono personaggi tagliati un po’ con l’accetta: la loro raffigurazione è imperdonabilmente modesta e sopra le righe. Non c’era bisogno di calcare tanto la mano; ne avrebbe guadagnato la credibilità. L’unico attore ben ritrovato è Mitch Pileggi,  nel ruolo dell’infido direttore della Ford Motor Company.


FAST & FURIOUS – solo parti originali

Fast & Furious - solo parti originaliRegia: Justin Lin. Sceneggiatura: Chris Morgan.

Attori: Vin Diesel, Paul Walker, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, John Ortiz.


Fotografia: Amir M. Mokri. Montaggio: Fred Raskin, Christian Wagner. Musiche: Brian Tyler. Produzione: Neal H. Moritz Productions, One Race Productions, Original Film, Universal Pictures. Distribuzione: Universal Pictures Italia.

Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 17/04/2009.

Genere: Azione.

Durata: 107 Min.


VOTO: 8

Dopo 8 anni dal primo episodio di quella che poi sarebbe diventata una serie tra le più adrenaliniche degli ultimi tempi, ecco far ritorno Vin Diesel nei panni di Dominic Toretto, fuggito in Messico perché ricercato dalla polizia. L’unico affetto rimasto al nostro eroe è Letty (Michelle Rodriguez, poi vista anche nella serie tv “LOST”) con la quale compie ancora azioni spericolate a bordo di macchine truccatissime.

Sarà a causa di questa esistenza così ai limiti che Dom perderà Letty, uccisa spietatamente. La sete di vendetta lo spingerà a ritornare a Los Angeles, dove troverà di nuovo l’agente Brian O’Conner e, con lui, darà la caccia a quello che si scoprirà essere un nemico comune…

Il quarto episodio della saga “F&F” è anche quello tra i più riusciti. Oltre a richiamare in azione il carismatico Vin Diesel, costruisce una trama che va oltre la messa in scena di macchine che corrono solo per il gusto della sfida clandestina e dell’ebbrezza della velocità. La storia è sufficientemente intricata e menziona a gran voce il genere poliziesco tipico di certo cinema di Richard Donner e Walter Hill, con il racconto che viene costellato da battute spiritose volte a stemperare i contenuti, altrove più drammatici. Ed è per questo che il film suscita una certa ammirazione e sorpresa.

Già l’inizio è splendido con la messa in scena di un grandioso furto di un carico di benzina destinato alla Repubblica Dominicana; Justin Lin ci da’ una grande prova di come si dirige una scena d’azione e, come potete ben immaginare, questa non sarà la sola del film (date un’occhiata ai momenti dove le auto sfrecciano a tutto gas attraverso tunnel accidentati scavati nella grotta). Un ulteriore pregio del regista sta nell’aver saputo decelerare e prendere le dovute distanze dall’abuso di corse automobilistiche ai limiti del possibile, alternando le sequenze più in”trip”pate a occasioni dove far prevalere il dialogo e l’approfondimento psicologico dei personaggi. Una volta tanto è necessario liberarsi della puzza sotto al naso che contraddistingue solitamente il critico votato al cinema d’autore e riconoscere il giusto e meritato valore di cinema un po’ triviale, dozzinale e di minor pregio.

Vin Diesel (che, a dispetto del cognome, ancora una volta va a benzina) si conferma decisamente adatto per le parti del “tosto ma tenero”, quello che ti conviene avere dalla tua parte piuttosto che essergli contro. Ha un seducente sorriso canzonatorio e muscoli oliati ben in vista che ne fanno un degno successore dei fenomeni dei film d’azione come Stallone o Schwarzenegger. La Plymouth Roadrunner di Letty

Toretto si muove tra musica rap sparata a palla a far da sottofondo, qualche fondoschiena sculettante di troppo e bacini ancheggianti sbattuti in primo piano a far salire gli ormoni dei giovanotti (il connubio donne e motori, si sa, è sempre vincente da questo punto di vista). E pare che vada di moda e tiri parecchio anche il bacio saffico: evidentemente stuzzica gli appetiti sessuali del maschio più di quanto non sembri.
Dispiace sentire che, in un paio di occasioni, la parola “finocchio” sia stata usata ancora come insulto e dispregiativo. Era forse necessario distinguere un ambiente votato alla meccanica, alla rincorsa della gonna corta e della coscia lunga come esclusivamente machista?! Quello di “F&F” è un mondo di macchine truccate con una serie di automobili risalenti agli anni ’70 di tutto rispetto, come la Plymouth Roadrunner di Letty o la Ford Gran Torino (e con quella di Eastwood, già al cinema da un po’, facciamo il paio) di Fenix. L’attenzione ai dettagli nella cura e nell’esposizione delle auto è quasi maniacale.

Spesso le scene di azione “in corsa” vengono accompagnate da una colonna sonora che spazia dal rap, all’hip hop, all’R&B; ritroviamo artisti del calibro di Busta Rhymes e Robin Thicke. I brani sono tutti ben cadenzati e nervosi, adatti alle sequenze di inseguimento. Certo è che una track list così uniformata e livellata si ricorda solo per la mancanza di qualsiasi pretesto di creatività.