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L’INCREDIBILE HULK (2008)

[The Incredible Hulk, USA 2008, Fantastico, durata 114′]  

Regia di Louis Leterrier.
Con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, William Hurt, Tim Blake Nelson.

VOTO: 4,5

A un imprenditore brasiliano servirebbe una fabbrica nuova. Quella dedita all’imbottigliamento di bevande a base di guaranà è fatiscente e sporca. In soccorso, salvando l’industriale dalla critica situazione economica, arriva lui. Grosso, verde e fortissimo. No, non è il Dollaro Americano. Si tratta di Hulk (Edward Norton) che, puntuale come un metronomo, in quattro e quattr’otto sfascia i vecchi vetri delle finestre, svuota i contenitori ripulendoli con una strofinata di raggi gamma e provvede al ricambio dei carrelli elevatori.

Siamo dalle parti delle “cinefavelas” carioca, in particolare quella di Rocinha, forse la più colorata tra tutte quelle brasiliane. Dell’ambientazione ne approfitta il direttore della fotografia, Peter Menzies jr., un vero portavoce abusivo: si esalta con ipersaturazioni che rievocano certe estetiche usate poi in “The Millionaire”. Celebra l’uso del blu, loda l’arancio, decanta il giallo e onora il rosso. La brutta favela diventa

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RED (2011)

USCITA CINEMA: 11/05/2011.



REGIA: Robert Schwentke.
ATTORI: Bruce Willis, Morgan Freeman, Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Richard Dreyfuss, Ernest Borgnine, Brian Cox.




PAESE: USA 2011. GENERE: Azione, Spionaggio. DURATA: 111 Min.


VOTO: 6

Frank Moses (Bruce Willis) è uno che si alza alle 6.00 in punto, come se avvertisse i rumori dei led sulla sveglia elettronica. Prende le sue pillole quotidiane, si tiene in forma facendo ginnastica e apre la posta in attesa degli assegni pensionistici. Non c’è molto di emozionante da fare nel freddo dell’inverno di Cleveland. A parte stare con occhi e orecchie ben aperti. E in questo Frank è davvero bravo. Anche quando si unisce agli altri RED (“Ritirati ed Estremamente Dannosi”), un team di ex agenti della CIA in pensione.

Se siamo disposti a sorvolare sulla verosimiglianza di certe situazioni (esagerate ma con brio), è divertente seguire le vicende di questo gruppo di agenti segreti attempati, coraggiosi ed efficaci, introdotti con una certa temperanza e finezza. Il film, variegato rendiconto qua e là simpatico, è un pretesto per mettere in scena un pacchetto spionistico “di mischia” per il quale le regole sono cambiate. I tempi non sono più quelli degli anni ‘70: le conquiste tecnologiche satellitari e comunicative sono una condanna senza appello per chi cerca di sfuggire al controllo di Istituzioni sempre più grandi e progredite.

Distensivo, con qualche sgangherato funambolismo e trovate puramente istintive, “Red” è un insieme di cartoline colorate da proiettili, tranelli, auto in corsa dalle quali si scende impassibili, armi sempre più esagerate e sofisticate (attenti ai peluche rosa a forma di maialino!) con le quali Helen Mirren, che recita controvoglia, si trova un po’ a disagio. Nella seconda parte il gingillo mostra un po’ il fiato corto: certe imprevedibilità diventano… immaginabili, alcune alleanze inevitabili, le battute si riciclano con in sottofondo un basso elettrico che “slappa”, e il groove narrativo si aggrooviglia oltre la soglia di tolleranza, tra milioni di “pallottole su Chicago” e sconfinamenti politici inconcludenti. Dopotutto Robert Schwentke è famoso per la sua indole cinematografica un po’ vagabonda, esibita già in “Flightplan”.

In questo frenetico tour intorno agli USA, alla fine si è pensato bene di sconfinare in Moldavia, e inviare da lì l’ultima (?) cartolina. I discreti incassi ottenuti suggerirebbero un possibile (in)seguito. Se poi pensiamo che “Red” è stato perfino candidato ai Golden Globe come Miglior Film Commedia, è facile constatare come la situazione delle messinscene light sia scarsina ma apprezzata: certi giornalisti schivano le pellicole migliori che nemmeno le spie con i proiettili.


IL DESTINO DI UN CAVALIERE

Un film di Brian Helgeland.

Con Heath Ledger, Rufus Sewell, Shannyn Sossamon, Paul Bettany, Laura Fraser.

Titolo originale A knight’s tale. Avventura, Ratings: Kids+13, durata 132 min. – USA 2001.

VOTO: 7,5


Più sceneggiatore che regista, visto che il suo curriculum da scrittore include l’encomiabile “L.A. Confidential” e il trascurabile “Aiuto vampiro”, Brian Helgeland rispolverò nel 2001 il mito dei cavalieri combattenti nelle cosiddette giostre, prendendo le distanze dai soliti film d’avventura che abitualmente trattavano i paladini con un certo rispetto e rigore, alimentando il mito di armi e amori durante l’era medioevale.

Helgeland invece cambia il corso delle stelle, stravolge un po’ le regole e i “corretti” punti di vista mettendo in scena la storia di un giovane e temerario scudiero, di nome William Tatcher (Heath Ledger), che desidera fin da bambino diventare un vero cavaliere. Aiutato e sostenuto in questo da un padre altruista e saggio, William sarà protagonista di rocambolesche vicende, accompagnato da un amico di infanzia, uno scudiero che ha le belle forme di Mark Addy e da Geoffrey Chaucer, interpretato da Paul Bettany.

Dimentichiamo le lucenti armature e le devozioni, sorvoliamo sugli etici e nobili desideri, ridimensioniamo i muscoli per lanciarci piuttosto in un clima spensierato, più somigliante ai cliché dei tempi cinematografici che viviamo e per fortuna distante dalla rivisitazione in stile “Moulin Rouge”. I più categorici si agiteranno di fronte a tanto libero scialacquamento, a tanto ardire nei costumi della bella fanciulla Jocelyn e alle condotte decisamente moderniste, ma nell’insieme la forza dell’azione e il fascino dei protagonisti non può che trascinarci.

E’ vero anche che il tutto può risultare un’iniziativa ordinaria a uso e consumo di un pubblico casual, più che un’idea provocante. D’altronde la regia è a tratti appassionante; ha un’eleganza che rimanda a certo cinema western fatto di ralenti peckinpahiani e primi piani eloquenti, ornati da un briciolo di enfasi. Nonostante la durata e la prevedibilità della trama, la noia non prende mai il sopravvento. Ledger appare un po’ compassato ma gradevole nella sua infantile e cortese audacia, mentre Bettany gigioneggia alla grande in un ruolo brillante e sopra le righe.

Adesso corro a pesarmi e a farmi misurare: spero proprio di non risultare mancante!


ASTRO BOY

Regia: David Bowers. Sceneggiatura: Timothy Harris, David Bowers.

Attori: Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa, Pasquale Anselmo, Pietro Biondi, Francesco Vairano.

Produzione: Imagi Animation Studios, Imagi Crystal, Tezuka Production Company Ltd. Paese: Hong Kong, Giappone, USA 2009.

Uscita Cinema: 18/12/2009. Genere: Animazione, Azione, Fantascienza. Durata: 94 Min.




VOTO: 6,5


I cinesi sono tanti, milioni di milioni, e vanno a vedere la stella dei pianetoni. Non ci resta che piangere con i nostri cinepanettoni (nazionali) e accontentarci dei loro bricioloni (artistici).

L’attuale “Astro Boy”, costato 70 milioni di dollari, pare che in Cina abbia fatto furori e sia stato il più grande incasso per un film animato in computer grafica. E’ vero che la coproduzione di Honk Kong può aver “tratto in inganno” e magari qualcuno avrà creduto di assistere a una realizzazione “statale” ma tant’è… il cartoon merita comunque di essere visto.

I voli pindarici e quelli concreti del dolce pargolo d’acciaio celano alcuni misteri: la sua nuova veste robotica è dovuta a un estremo atto d’amore del padre il quale, una volta persolo in una disgrazia, lo ricrea grazie all’energia del nucleo blu, quella buona e costruttiva. Il nuovo ragazzino si troverà a combattere contro feroci guerrafondai che, tesi a farsi rieleggere solo dimostrando l’uso della forza e col dispiegamento delle armi a disposizione, vogliono far fronte al calo di consensi nell’avveniristica città di Metro City.

Abbinando un graditissimo messaggio di fondo che richiama alla pace e al disarmo (aspetto che non farà tanto piacere ai numerosi falsi antimilitaristi più o meno riconosciuti/riconoscibili) il film si fa forte di una grafica singolarmente sospesa tra il remoto e il moderno, abbondantemente ripulita dall’originaria creatività di Osamu Tezuka, l’ideatore del manga. E poco importa se questa “riduzione” un po’ all’americana non è così ossequiosa nei confronti dello spirito nipponico col quale il personaggio era stato concepito. Uno dei pregi è proprio quello di prendere le distanze dall’originale per riproporre un contenuto capace di provocare emozioni.

Nonostante le dovute concessioni ai combattimenti e all’azione, la pellicola risulta particolarmente attenta a non perdere di vista la sostanza: la sceneggiatura, infatti, è abbastanza brillante e si sorride spesso alle battute del bambino volante e dei buffi personaggi di contorno. Per una volta risulta corretto anche il doppiaggio italiano (e devo dire che, alla vigilia, avevo più di un dubbio) grazie alle voci di Silvio Muccino-Astro Boy, Carolina Crescentini-Cora e il Trio Medusa-Robotski, Sparx e lo spassoso Mike il frigo.

Astro Boy è un robot con il cuore coraggioso di un leone e un altruista tout court; rispettoso delle differenze, è grazie a tutte queste qualità che riesce a salvare le vite altrui e anche la propria. Non ci sono approfondimenti specifici di tutte le tematiche affrontate, però è vero che è così raro vedere al cinema un prodotto talmente garbato e “pulito” che non posso fare a meno di consigliarlo.


G.I. JOE – La nascita dei Cobra

G.I. Joe - La nascita dei CobraUn film di Stephen Sommers.

Con Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Byung-hun Lee.


Titolo originale G.I. Joe: The Rise of Cobra. Azione, durata 107 min. – USA 2009. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 11 settembre 2009.





VOTO: 4


Uscito l’11 settembre, “G.I. Joe, ecc. ecc.” non simboleggia certo il modo più ortodosso possibile per ricordare L’America, indaffarato com’è a rappresentare biechi trafficanti di armi, combattimenti senza tregua, sbriciolamenti vari di opere architettoniche e… di scatole.

Dopo aver portato distruzione ed esplosioni a casa loro (New York, Washington, San Francisco), evidentemente gli americani hanno avvertito un po’ di nostalgia per il vecchio continente. E, visto che probabilmente non hanno niente di meglio da fare, qualcuno gli avrà detto che a Parigi (che si trova in Francia, sempre meglio specificare con opportune sovraimpressioni per il volgo ignorante, non si sa mai che credano si trovi in Australia) esiste una cosa di ferro alta oltre 300 metri e che sarebbe stata una bella occasione per vederla cadere ridotta in mille pezzi. La popolazione mondiale ringrazia commossa. Sienna Miller "sgrilletta"

Una bella scorazzata tra i boulevard parigini non ce la toglie nessuno, con Arco di Trionfo, Notre Dame e la Senna a fare da sfondo. E pure il traffico della capitale non viene risparmiato, messo a soqquadro con almeno un centinaio di auto esplose e/o fracassate, e con palazzi e negozi ridotti in poltiglia (e meno male che a questo contribuiscono anche i supposti eroi dello squadrone G.I. Joe). Pensate un po’ alle “boulangeries” e ai “restaurants”… Ci si aspetta da un momento all’altro di vedere un fornaio rincorrere le macchine ultratecnologiche per prenderle a colpi di baguette! E la gendarmerie che arresta i nostri valorosi stendendoli con un pugno? Roba da chiodi. Allora chiamate l’Ispettore Clouseau che almeno acquistate in credibilità.

Questi disgraziati autori, abili resettatori di memorie, ci vogliono portar via pure i ricordi delle scene romantiche sui tetti di Parigi. Con queste sequenze ipervelocizzate e ultrafracassone di tenero ci resta ben poco, in effetti. E pensare che qualche ragazzino, non avvezzo a sviluppare senso critico di ciò che vede, le avrà trovate pure “ganze” e divertenti…

Visto come va a finire, temo che il gioco continuerà. Le testate (nucleari) del cazzo non finiranno qui… Qualcuno dovrebbe intervenire sulla corteccia cerebrale di questi esaltati.

Mi è venuta un’idea…  Alpha, Bravo, Charlie, Delta: in formazione d’attacco!