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Articoli con tag “Anne Hathaway

ONE DAY

USCITA CINEMA: 11/11/2011.


REGIA: Lone Scherfig.
ATTORI: Anne Hathaway, Jim Sturgess, Patricia Clarkson, Romola Garai, Jodie Whittaker.


PAESE: Gran Bretagna, USA 2011. GENERE: Sentimentale. DURATA: 107 Min.

VOTO: 6,5

Se a St. Swithin ti piove in testa, vedrai vedrai vedrai… che qualcosa resta”.

E’ un piovoso 15 Luglio (giorno di festa in Inghilterra) del 1988. Emma e Dexter (Anne Hathaway e Jim Sturgess) si sono appena laureati, e trascorrono insieme una notte apparentemente uguale a tante altre. Invece la ciclicità di questo giorno profetico sarà fondamentale durante il corso delle loro intere vite. Ogni anno è una parentesi della memoria, è una canzone d’epoca, intervallata da qualche felice (altro…)

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IL DIAVOLO VESTE PRADA

Un film di David Frankel.

Con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Simon Baker, Emily Blunt.

Titolo originale The Devil Wears Prada. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 109 min. – USA 2006. Uscita: venerdì 13 ottobre 2006.






VOTO: 8


Il luogo di lavoro può diventare un avamposto dove si lotta per la sopravvivenza, non si mangiano cipolle (ci si sfama ben poco, a dire il vero) e ci si bazzica esclusivamente per puntare in alto, partendo dall’alto (solo una, tra le pretendenti a “Runway”, sembra condurre un’esistenza umile o indigente). In bilico tra il piantonamento della scrivania e le corse per i caffè, le bistecche e i capricci della caporedattrice, le giovani tirapiedi dei maggiori colossi industriali della moda sembrano pronte a fare magie miracolose, meglio di Harry Potter.

All’arrivo di Miranda Priestly, a inizio film (una tra le sequenze più divertenti), si vedono scene da panico: corse a riempire bicchieri d’acqua sulla scrivania, disposizione maniacale delle riviste e dei quotidiani, gli impiegati impazziti nel cercare di mettere in ordine gli uffici in un batter d’occhio, cambi volanti di scarpe, ritocchi al lucidalabbra, perfetti sconosciuti che si scansano al passaggio del “diavolo” che veste Prada.

La carogna non è così brutta per come si vuol dipingere, e non poteva non far nascere un’intesa quasi intima con l’altra donna protagonista, dal momento che la giovane neolaureata Emily, cioè Andrea, viene a conoscenza di qualche dettaglio della sua vita privata (il suo nascosto lato umano) e inizia a vestirsi à la mode, come certe riviste impongono, vendendo parte della sua anima.

Stanley Tucci ha il volto adeguato per il ruolo dell’estroso stilista Nigel che risulta narrativamente vitale al film: si muove a scatti e ha una mimica impagabile, esaltando una volta di più tutte le sue doti di caratterista. Meryl Streep, la dirigente più arrogante e ostinata dell’universo, è semplicemente divina nel suo ruolo comico, e aggiunge un altro personaggio indimenticabile alla sua galleria di soggetti “leggeri”. Il suo piccolo cenno della mano, accompagnato da un chiaro “è tutto”, è uno straordinario commiato per i subalterni. Anne Hathaway è di una bellezza maestosa e ha movenze graziose, sia che indossi trasandati maglioncini cerulei e abiti rigorosamente non griffati che si protenda con stivali firmati Chanel o con favolosi abiti da sera.

Il montaggio, aiutato dalla colonna sonora à la page di Madonna, Jamiroquai & C.,  sostiene il ritmo della sceneggiatura e rende la pellicola un piacevole e cadenzato scorcio sul mistificatorio mondo delle futilità moderne. Pregevolmente glamour, nelle mani navigate di David Frankel, il “Diavolo” diventa una sagace commedia sulla frivolezza delle realtà fashion e, allo stesso tempo, un fenomeno di costume. Fuori luogo il frammento sulla morale negli ultimi minuti del film: era proprio necessario virare sul coup de théâtre per ribadire i crimini e i misfatti di un’arrivista?


ALICE IN WONDERLAND – Recensione

Un film di Tim Burton.

Con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway.

Fantastico, Ratings: Kids, durata 108 min. – USA 2010. – Walt Disney. Uscita: mercoledì 3 marzo 2010.






VOTO: 4,5


Lewis Carroll, che con Alice ha creato un mondo di fantasia onirica punteggiato da brillante humour britannico, ormai classico, incontra Tim Burton, uno dei registi di oggi che, tra alti e bassi, ha sempre inserito spunti personali nei suoi films, mostrando proprio una particolare sensibilità per la favola nella cupa e divertita rivisitazione di “Sleepy Hollow”, nel kitsch godereccio de “La Fabbrica di Cioccolato” e nella dolce malinconia del suo capolavoro “Edward Mani di Forbice.” Un incontro da cui ci si poteva aspettare un risultato esplosivo… e che invece, a sorpresa, tradisce tanto i tratti caratteristici di Carroll quanto quelli di Burton.

Il gusto del nonsense e il lato umoristico dei due romanzi di Alice sono totalmente dimenticati dal regista, che cerca di esprimere la propria immaginazione gotica e grottesca creando scenari d’effetto per nulla sorprendenti. I personaggi, privati totalmente dei ricchissimi dialoghi originali carichi di giochi linguistici, non sono più iconici e nemmeno spiritosi, e il film si tramuta in un fantasy banale e annacquato. La trama non inventa nulla, anzi tradisce gli spunti originali (ad esempio, perchè la piccola Alice dovrebbe essere spaventata dai suoi sogni, se nel romanzo il suo è appunto un “mondo di meraviglie” che ricorderà con gioia per sempre?), mentre il ritmo inciampa più volte e il risultato è noioso, per nulla divertente e nemmeno divertito.

Pare che Burton abbia svolto un compito senza parteciparvi realmente: qui e là inserisce casualmente elementi dark piuttosto superflui, aggiunge personaggi nuovi creati al puro fine di rendere più emozionante la storia (qualche mostro senza alcun tratto inedito) ma non riesce ad aumentare la tensione e dirige un cast di attori costretti a parti così poco definite da sembrare tutti fuori posto. Johnny Depp non trova una chiave di lettura per il suo Cappellaio Matto e risulta perfino fastidioso, la Regina Rossa di Helena Bonham Carter è forse la più convincente del gruppo, anche se la regia sorvola beatamente sul motivo per cui il personaggio dovrebbe essere tanto odiato (perfino la Regina del cartoon Disney incuteva più timore, col suo “Tagliategli la testa! Tagliategli la testa!”), mentre la povera Mia Wasikowska interpreta un’Alice tristemente spaventata e del tutto priva di temperamento.

I romanzi hanno il loro punto di forza proprio nel contrasto tra la calma saggezza di una curiosa Alice e le situazioni sempre più assurde in cui viene a trovarsi. Con tutta la stima per Burton, dopo avere espresso l’intenzione di rendere l’opera in tutto e per tutto conforme e rispettosa all’opera di Carroll, qui ha proprio sbagliato tutto. E, a prescindere dal distacco nei confronti del romanzo, non ha girato nemmeno un film gradevole. Peccato, avrebbe potuto essere un bell’incontro. Ma forse, come già si poteva dedurre da quanto ha fatto Spielberg con “Hook”, per certe favole sarebbe meglio evitare riletture. Rimangono i libri e i cartoons classici. Godiamoci quelli.


BRIDE WARS – La mia migliore nemica

Bride Wars - La mia migliore nemicaUn film di Gary Winick.



Con Kate Hudson, Anne Hathaway, Kristen Johnston, Bryan Greenberg, Candice Bergen.



Titolo originale Bride Wars. Commedia, durata 82 min. – USA 2009. – 20th Century Fox. Data uscita: 20/02/2009.



VOTO: 4,5

Il fascino delle nozze ha da sempre segnato l’esistenza di due ragazzine, Liv (la bionda Kate Hudson) ed Emma (la bruna Anne Hathaway), le quali, diventate un giorno un avvocato di successo la prima e un’insegnante riservata la seconda, sognano sempre di vestirsi come una principessa e sposarsi in quello che ritengono sarà il giorno più bello della loro vita.

Tuttavia, per un errore, i due matrimoni vengono organizzati nella stessa data; ha inizio, così, una vera e propria guerra tra le due amiche del cuore, disposte a fare qualsiasi cosa pur di non rinunciare all’affascinante cornice dello storico Plaza Hotel di New York in tarda primavera, luogo dell’unico bel ricordo della loro infanzia.

Per la Hathaway, stimata e promettente protagonista in versione drammatica in “Rachel sta per sposarsi” (evidentemente quest’anno il destino dell’abito bianco sembra perseguitare la bella Anne), si tratta di una brutta caduta di tono. Nonostante i nostri cinema siano stati invasi da centinaia di copie, il film è la fiera delle vanità, delle boccacce e delle mossette tendenti all’isteria.

L’intento dei produttori, tra i quali figura anche la protagonista Kate Hudson (il suo sorriso assomiglia molto a quello della madre Goldie Hawn), è quello di contenere gli ingredienti della “torta nuziale”-film entro i limiti di una rassicurante ed edificante rappresentazione sentimentale di una storia fra due amiche quando, invece, si sarebbe potuto osare con un tono umoristico un po’ più dark.

I risultati sono, pertanto, scontati e modesti: la rotta di collisione fra le due amiche/nemiche è esasperata da piantini e urla che urtano un po’ il sistema nervoso dello spettatore il quale, per legittima difesa, si sente autorizzato ad adagiarsi in poltrona e permettersi uno sbadiglio. Col culo per terra

La guerra, complice l’assoluta conoscenza dei reciproci punti deboli delle ragazze, viene combattuta a colpi di spietato sabotaggio di cabine solari che rilasciano un indesiderato color “semaforo arancione” sulla pelle di Emma, con la sostituzione della tinta dal parrucchiere (risultato per Liv di “accattivanti” capelli color puffo), cestini di dolci inviati viscidamente per mettere in risalto le linee corporee in vista della prova-vestito, vecchi filmini di svaghi inebrianti.

La vita sociale nella quale sono inserite Liv ed Emma e la loro condotta così esasperatamente tendente a perfezionare il “wedding party” è, inoltre, un inno un po’ esagerato all’opulenza e uno schiaffo in faccia all’attuale periodo di recessione economica; si ostentano con una certa continuità gli acquisti e gli investimenti su cose e servizi decisamente effimeri (considerando soprattutto le modeste condizioni finanziarie di una di loro).

La storia di “Bride wars” si conclude con il superamento delle barriere caratteriali e delle differenze, grazie alla forza dell’amore e dei buoni sentimenti amicali; un epilogo riconciliante che risulta decisamente forzato e che mantiene una cadenza prevedibile.

A sposarsi, alla fine, sono insomma solo l’Esagerazione e la Retorica.