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ASTRO BOY

Regia: David Bowers. Sceneggiatura: Timothy Harris, David Bowers.

Attori: Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa, Pasquale Anselmo, Pietro Biondi, Francesco Vairano.

Produzione: Imagi Animation Studios, Imagi Crystal, Tezuka Production Company Ltd. Paese: Hong Kong, Giappone, USA 2009.

Uscita Cinema: 18/12/2009. Genere: Animazione, Azione, Fantascienza. Durata: 94 Min.




VOTO: 6,5


I cinesi sono tanti, milioni di milioni, e vanno a vedere la stella dei pianetoni. Non ci resta che piangere con i nostri cinepanettoni (nazionali) e accontentarci dei loro bricioloni (artistici).

L’attuale “Astro Boy”, costato 70 milioni di dollari, pare che in Cina abbia fatto furori e sia stato il più grande incasso per un film animato in computer grafica. E’ vero che la coproduzione di Honk Kong può aver “tratto in inganno” e magari qualcuno avrà creduto di assistere a una realizzazione “statale” ma tant’è… il cartoon merita comunque di essere visto.

I voli pindarici e quelli concreti del dolce pargolo d’acciaio celano alcuni misteri: la sua nuova veste robotica è dovuta a un estremo atto d’amore del padre il quale, una volta persolo in una disgrazia, lo ricrea grazie all’energia del nucleo blu, quella buona e costruttiva. Il nuovo ragazzino si troverà a combattere contro feroci guerrafondai che, tesi a farsi rieleggere solo dimostrando l’uso della forza e col dispiegamento delle armi a disposizione, vogliono far fronte al calo di consensi nell’avveniristica città di Metro City.

Abbinando un graditissimo messaggio di fondo che richiama alla pace e al disarmo (aspetto che non farà tanto piacere ai numerosi falsi antimilitaristi più o meno riconosciuti/riconoscibili) il film si fa forte di una grafica singolarmente sospesa tra il remoto e il moderno, abbondantemente ripulita dall’originaria creatività di Osamu Tezuka, l’ideatore del manga. E poco importa se questa “riduzione” un po’ all’americana non è così ossequiosa nei confronti dello spirito nipponico col quale il personaggio era stato concepito. Uno dei pregi è proprio quello di prendere le distanze dall’originale per riproporre un contenuto capace di provocare emozioni.

Nonostante le dovute concessioni ai combattimenti e all’azione, la pellicola risulta particolarmente attenta a non perdere di vista la sostanza: la sceneggiatura, infatti, è abbastanza brillante e si sorride spesso alle battute del bambino volante e dei buffi personaggi di contorno. Per una volta risulta corretto anche il doppiaggio italiano (e devo dire che, alla vigilia, avevo più di un dubbio) grazie alle voci di Silvio Muccino-Astro Boy, Carolina Crescentini-Cora e il Trio Medusa-Robotski, Sparx e lo spassoso Mike il frigo.

Astro Boy è un robot con il cuore coraggioso di un leone e un altruista tout court; rispettoso delle differenze, è grazie a tutte queste qualità che riesce a salvare le vite altrui e anche la propria. Non ci sono approfondimenti specifici di tutte le tematiche affrontate, però è vero che è così raro vedere al cinema un prodotto talmente garbato e “pulito” che non posso fare a meno di consigliarlo.

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PONYO SULLA SCOGLIERA

Ponyo sulla scoglieraTitolo originale: Gake no ue no Ponyo.
Titolo internazionale: Ponyo On The Cliff By The Sea.
Prima uscita:
19 Luglio 2008 in Giappone.


Regia, soggetto e sceneggiatura:
Hayao Miyazaki.


Durata: 100 min. Data di uscita in Italia: 20 Marzo 2009.
Distribuito da:
Lucky Red.




VOTO: 8,5


Il piccolo Sosuke vive con la madre in cima ad una scogliera. Un giorno libera una pesciolina rossa intrappolata in una bottiglia e le da il nome Ponyo. S’instaura un legame tra queste piccole e diverse creature, un’amicizia che arriverà anche a sfiorare l’amore infantile, quando Ponyo, momentaneamente riportata in fondo al mare si trasformerà in una bambina per raggiungere il suo nuovo amico, nonostante gli ostacoli del padre Fujimoto (un ex umano).

Presentato in concorso all’ultimo festival veneziano, “Ponyo sulla scogliera” è l’ennesimo parto geniale del più grande nome dell’animazione -mondiale e non solo giapponese – ed è, manco a dirlo, un film magnifico. Favola dolcissima che rilegge a modo suo “La sirenetta” di Andersen ma che non è estranea al desiderio di umanità di Pinocchio.

Il tema ecologista, ricorrente nella sua opera, è più defilato a vantaggio di una delicata storia d’amore e amicizia infantile in cui gli occhi sbalorditi dei bambini sono gli autentici protagonisti.

La natura e la magia convivono perfettamente in una trama semplice e lineare, senza intellettualismi di sorta. Pur essendo stavolta più sbilanciata verso lo spettatore giovane, il film risulta godibile anche per l’adulto che ha il desiderio di ricordare che cos’è l’infanzia.

Ponyo scopre l’amore in un mondo distante dal suo, non ne ha paura, lo cerca, lo brama e con la sua sola forza d’animo e il suo entusiasmo si fa artefice unica della sua metamorfosi umana, senza fatine e incantesimi ma semplicemente assaporando la vita attraverso il sangue del piccolo Sosuke.

Questo piccolo magico evento diventa una metafora potentissima: si può andare contro la propria natura? Si può amare qualcosa di diverso da noi? Si può trovare un mondo differente da quello che ci ha cresciuti senza amore? Con la fantasia, con l’entusiasmo e una forza vitale che tutti abbiamo, Miyazaki sostiene che si può. Un bacetto in arrivo?

I suoi disegni “ a mano” di grande efficacia e semplicità, raggiungono vertici di lirismo cui l’animazione computerizzata dei giorni nostri può solo aspirare. Un film davvero fuori dal tempo e dallo spazio che invita a sognare e ci ricorda che tutti sappiamo e possiamo farlo.

Numerose le sequenze visionarie, dentro e fuori l’oceano, due mondi non così distanti in realtà, e soprattutto, non così diversi : Ponyo non lo sa ancora ma anche il mondo degli umani ha le sue crudeltà e le sue zone oscure.

Il mondo di Miyazaki è popolato di figure colorate, amabili, deliziose ma anche odiose e pericolose che riesce a farsi amare realmente da adulti e bambini, laddove il cartone animato tradizionale e buonista avrebbe puntato solo al divertimento dei piccoli senza preoccuparsi della coerenza dei sentimenti. Qui non c’è melassa, qui non c’è ricatto emotivo dello spettatore infantile. Solo una parola viene in mente: poesia. La più appropriata. Sarà anche un’opera minore del maestro ma averne di opere minori così belle!

N.B : non è il mio snobismo che mi porta a dire che per godersi il film in tutto il suo splendore è preferibile, almeno per l’adulto, la versione con sottotitoli! Fosse solo per la banale colonna sonora smaccatamente e furbescamente accattivante inserita nella versione italiana. Non è snobismo … è un dato di fatto!


CORALINE E LA PORTA MAGICA

Coraline e la porta magicaRegia: Henry Selick. Sceneggiatura: Henry Selick.

Musiche: Bruno Coulais. Produzione: Laika, Pandemonium.

Distribuzione: Universal Pictures. Paese: USA 2009.

Uscita Cinema: 19/06/2009.


Genere: Animazione, Fantasy.

Durata: 100 Min.

Formato: Colore 35MM, 3D


VOTO: 5


Coraline Jones è una smorfiosetta spernacchiante e lentigginosa che si irrigidisce facilmente come la sua bacchetta da rabdomante, si tinge le unghie di blu (un’idea degli autori perché, così, fa’ tanto funesta ribelle?), è terribilmente annoiata e non sa cosa fare nella casa “nuova” di 150 anni dove la famiglia si è trasferita.

I genitori non hanno tempo da dedicargli, la madre porta il collare in seguito a un incidente e il padre scrive a capofitto al computer un catalogo da giardino; la prima dovrebbe dedicarsi alle pulizie, il secondo alla cucina (ma quello che porta in tavola si limita solo a dello schifosissimo porridge e ad altra roba che chiama gelato e che, tuttavia, assomiglia più alla melma).

Un giorno, scorazzando qua e là per la grande abitazione, la bambina attraversa una porta segreta e scopre una versione alternativa alla sua uggiosa esistenza…

Diretto da Henry Selick, il regista di “The Nightmare Before Christmas”, “Coraline” si mette in evidenza per la notevole somiglianza (anche troppo spiccata) nei confronti del suo predecessore, grazie alla tipologia dei personaggi animati e delle altre creature od oggetti. Per il gusto sottilmente macabro, visto che, sulla sigla d’inizio del film, si mostra lo smembramento di una bambolina con tanto di fuoriuscita dei fili che la tengono insieme e spezzettamento delle imbottiture esibito in modo un po’ osceno e sconveniente (si preferisce smembrare dalla bocca e si decide di palesarlo). Per le atmosfere lugubri, poco illuminate e deprimenti.

I personaggi, disegnati sempre con evidenti arti oblunghi, stancano un po’. Possono risultare innovativi e simpatici per la durata di un lungometraggio (cfr. il “Nightmare” di prima), ma poi si dovrebbero concepire idee nuove. Anche in “Coraline” ci stanno le zucche “alla halloween”, pure se confinate in un bellissimo giardino rigoglioso (ripreso sempre di notte, per carità, non venisse l’idea di far vedere un raggio di sole! Quello ce lo lasciano alla fine, per farci capire con sterminata arditezza che tutto è andato bene).

L’intento di tale Selick è così avventatamente esoterico che, per raffigurare il pozzo d’acqua, non ci risparmia neppure un cerchio uguale a quello dell’entrata della Loggia Nera di TwinPeaksiana memoria. Ci sta pure un teatro quasi metafisico come in “Mulholland Drive”. Saranno citazioni (in)volontarie, mancanze di spunti?

E non si può fare a meno di continuare a citare altre preziose fonti: a parte Wybie (diminutivo di Wyborne o di “Why were you born”) Lovat, il ragazzino motorizzato e “telescopico” che rimane al fianco di Caroline (un errore di scrittura da parte degli autori pare che abbia fatto sì che il nome definitivo restasse Coraline) e l’incredibile Bobinsky (o Mr. B), che fa lavorare i topi salterini nel “Circo Balzatopo” dando loro in pasto un formaggio particolarmente vitaminico, le due vecchiette vicine di casa (Miss Forcible e Miss Spink) non possono che rimandare, per forma e caratterizzazioni, alle indimenticabili (quelle sì) anziane di “Arsenico e vecchi merletti”.

Le prime litigano sul tipo di thè da servire e hanno una collezione di teste imbalsamate per ogni cane avuto. Le altre erano amabili esecutrici mortali di dodici cadaveri di anziani uomini soli. Se vogliamo trovare un messaggio di facile fruizione per i più piccoli dobbiamo, insomma, andare a ritroso fino al film di Capra. Le Miss del cartone animato sono indistinguibili e anonime come tutti gli altri personaggi secondari e non hanno molto da comunicare.

Troppo simile al “Mago di Oz” e ad “Alice nel paese delle meraviglie”, sia come spunti che come trama, l’altro mondo si differenzia da quello vero perché al posto degli occhi i personaggi hanno dei bottoni (paradosso per descrivere che i genitori potrebbero amare anche senza occhi o un segno di rilancio per l’industria del tessile/abbigliamento? Il dubbio rimane). Oltre la porta magica sarà anche tutto più bello e profumato, ma si sono dimenticate le emozioni e la creatività. Tintarella di luna

E’ difficile spacciare un film per originale quando si va a vedere la somma dei riferimenti e degli spunti cinematografici presi da altre pellicole. Una trama che si dichiara “intelligente” si ritrova a essere un riciclo di altre più sicure e fidate.

Le musiche sono di Bruno Coulais (autore della colonna sonora di “Les choristes”), il quale compone melodie ombrose e minacciose come quelle di Denny Elfman; anche in questo caso non si da’ spazio a sperimentazioni sonore e quasi tutto risulta prevedibile e fotocopiato. Le arie più divertenti, simili ai suoni del carillon, ci immergono in immagini meravigliose e son prese pari pari dal mondo di Tim Burton.

“Coraline” è il primo film d’animazione ad alta definizione in 3D girato in stop-motion. Straordinarie le tecnologie a disposizione attraverso le quali tutto diventa ancora più magico e coinvolgente. La rivoluzionaria visuale fa saltare per davvero i bottoni fuori dalle orbite viste le sfumature a cui si è prestata attenzione! E’ tanto se dovessimo disquisire di tecnica, troppo poco per poter parlare di Cinema.

Il resto è tutto così schematico che manca il tempo per affezionarsi ai personaggi principali e potersi beare dei colori e delle immagini che fuoriescono dallo schermo. Se incasserà e porterà gente al cinema saremo tutti più contenti ma preferiremmo avere a che fare con prodotti freschi e non presi impolverati dalla soffitta di “Pink Palace”.