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Articoli con tag “Amanda Seyfried

IN TIME

Genere: fantascienza, poliziesco, thriller. Durata: 109 min.

Diretto da Andrew Niccol. Interpreti: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser.


USA 2011 – Distribuito in Italia dal 17 febbraio 2012.

VOTO: 5,5

In un avvenire distopico, uomini progettati per smettere di invecchiare a 25 anni corrono contro il tempo. Il loro problema infatti è che potrebbero vivere più a lungo solo guadagnando altro tempo. I ricchi possidenti di risorse temporali sono in grado di prendersela comoda e vivere per sempre, mentre i più poveri devono scarpinare duro tra fabbriche che retribuiscono sempre meno e costo della vita che sale.

Will Salas (un Justin Timberlake quasi sempre verosimile e autoritario) ha ancora 24 ore. La madre (altro…)

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CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Un film di Catherine Hardwicke.

Con Amanda Seyfried, Gary Oldman, Billy Burke, Shiloh Fernandez, Max Irons.
Titolo originale Red Riding Hood. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 99 min. – USA, Canada 2011. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 22 aprile 2011.






VOTO: 5

Che sia Cappuccetto Rosso non c’è dubbio.
Lo recita il titolo, certamente, e lo urlano tutti i 1000 riferimenti di cui il film viene inzeppato per tutta la sua durata, quasi la regista Catherine Hardwicke abbia paura (anche lei del Lupo?) che la cosa non sia chiara, come a dire “Questa è la storia di Cappuccetto Rosso, ma nel dubbio ve lo ripeto per un’ora e mezzo”, probabilmente influenzata dall’evidenziatore che lo sceneggiatore ha usato per sottolineare la parola “Cappuccetto Rosso” nel manoscritto(?).
Purtroppo è questa la sensazione più forte che rimane al termine della visione della pellicola, che si articola tra alti e bassi di allegorie, dialoghi e scene, con gli attori del nutrito cast che altalenano tra gli angusti spazi ed i salti mortali che il copione mette loro a disposizione.
Eh si, un cast d’eccellenza, quello di “Cappuccetto Rosso Sangue”, con una splendida (e ci mancherebbe altro, alla sua età!) Amanda Seyfried, che se la cava egregiamente nei panni della vermiglia ragazza, alias Valerie, riccioli d’oro, occhioni da cerbiatto, sguardo dolce, ma una tempra da degna figlia di boscaiolo: maneggia coltelli e accette, e si avventura spavalda (troppo?) per le insanguinate strade dello sfortunato villaggio, vittima delle “fameliche” brame del Lupo; convince tutto sommato, tralasciando qualche scivolone (ma il film, in questo senso, è davvero “sdrucciolevole” come le pietre innevate dei selciati del villaggio…).Potremmo pensare che stia diventando un “habitué” dei set della Hardwicke (visto che ritroviamo Billy Burke nel ruolo di Cesaire), il boscaiolo padre di Cappuccetto Rosso, che anche in “Twilight” vestiva i panni del padre della protagonista; e scopriamo che non era il carattere del personaggio interpretato nella pellicola “vampiresca” a renderlo burbero e di poche parole, ma è proprio lui che recita da cani…

Ben più blasonato nome è quello di Gary Oldman, ovvero il Van Helsing della situazione, o meglio Padre Solomon, che in nome di Dio girovaga per le lande infestate col suo piccolo esercito personale; interpretazione non troppo convinta di un ruolo poco convincente, peggiorata nella versione italiana da un insolito doppiaggio.

La vera stella luminosa accanto alla “luna di sangue” del film è Julie Christie, nessun bisogno di presentazioni; e ci stupiamo in un primo momento di vederla nel cast, ma è sicuramente appropriata nei panni della “Nonna” di Valerie, enigmatica, quasi Gitana, forse Strega oppure Fata, aleggia ambigua ma sempre affascinante per le scene del film; certo, pensando a lei mi torna alla mente la sua melancolica dolcezza di “Away from her”, e qui siamo lontani anni luce, ma il suo innato talento regge anche i colpi bassi della maldestra regia e della sceneggiatura “colabrodo”, e alla fine ne esce decorosamente.

Infine gli “Edward” e “Jacob” di turno, ovvero Max Irons (un nome, una storia… mi ricorda l’indimenticabile Max Power dell’episodio 13 nella 10° stagione de “I Simpson”) e Shiloh Fernandez; un “no comment” spero sia sufficiente.

Da menzionare tra i ruoli minori anche Lukas Haas, bambino prodigio nel film “Witness – il testimone” del 1985, veste qui il ruolo di Padre Auguste, ma non se ne capisce il motivo.
Michael Hogan, reduce dallo sfortunato serial TV “Battle Star Galactica”, un poco jellato lo è anche sul set di Cappuccetto Rosso, dove interpreta un ottuso boscaiolo un pò troppo sicuro di se.
Sempre da ruoli “spaziali” arriva Michael Shanks, veterano delle serie “Stargate SG-1”, nelle “scarpe” del destinato futuro suocero di Cappuccetto Rosso.
Ed infine menzione speciale per Christine Willes, simpatica diavolessa in “Reaper – in missione per il diavolo”, madre del futuro sposo, per una interpretazione intensa, anche se a tratti un pò troppo sopra le righe (ma li si vede la mano della regista).

Chi, tra tutti gli abitanti del villaggio, nasconde le sembianze del Lupo (mannaro)? E’ questo il vero perno della storia, la pennellata di giallo (più che thriller) nella sceneggiatura di David Johnson (già autore del ridicolo “Orphan”), che riesce a tenere vivo l’interesse di chi guarda, a dispetto della debole presentazione dei personaggi, dei buchi nella sceneggiatura stessa e dei dialoghi solo in minima parte azzeccati, che per lo più zoppicano, incespicano, scivolano tra pietre, neve e sangue.

Tutta la pellicola viaggia sul filo del rasoio, ma secondo me (sarà forse perchè la Hardwicke, essendo donna, non ha dimestichezza con tale arnese?) il risultato è che si taglia spesso… Certo, il sangue potrebbe essere di casa, ma già la sigla di apertura gioca uno scherzo alla regista: gli scenari ammantati di candida neve evocano in realtà più la fiaba di “Biancaneve”, appunto, che non quella di “Cappuccetto Rosso (sangue)”, e questo strappa subito un involontario sorrisetto scettico allo spettatore.
E continua male, la Hardwicke, introducendo claustrofobici paesaggi boschivi che richiamano pesantemente “Twilight” (nelle colorazioni “troppo” calde delle riprese controluce) ed evocano le atmosfere di “The Village” (ricordate le “bestie”? giravano per boschi e villaggi proprio con una cappa rossa…).

Uno dei tanti spunti interessanti (e reiteratamente sprecati!) del film sono le citazioni di rimando alla fiaba, a cui la pellicola, in fin dei conti, si riferisce; frasi celebri della fiaba (“non parlare con gli sconosciuti”, “che occhi grandi che hai, è per guardarti meglio”, “che bocca grande che hai, è per mangiarti meglio!”, ecc.) e riferimenti a luoghi ed oggetti (il cestino delle provviste per la nonna, il cappuccio rosso, ecc…) vengono come “cosparsi” su tutta la storia, come fossero zucchero a velo sulla torta, e danno effettivamente sapore a tutto quanto di insipido rimane sotto.
Anche le allegorie che richiamano le altre fiabe imperniate sul “Lupo cattivo” (“Il lupo e i tre porcellini”, “Il lupo e i 7 capretti”, ecc.) con pantomime e danze durante una sorta di festa di ispirazione pagana, funzionano e danno un tono quasi “colto” all’ambientazione.

E’ nella seconda parte che il meccanismo del sospetto comincia a funzionare, ed il costrutto prende spessore riuscendo a catturare attenzione ed interesse; peccato solo che le scene d’azione à la “Van Helsing” conducano ad un finale che, caracollando attorno ad ottimi spunti narrativi, non brilla certo per originalità e crolla rovinosamente come fosse un episodio di “Ellery Queen” (“Ora avete tutti gli elementi, avete capito chi è il colpevole?”), che però in un contesto di preteso “thriller” o meglio “teen-horror” (dove c’è tanto “teen” e davvero poco poco “horror”) lasciano l’agro in bocca; non bastasse la sensazione di aver appena morso un limone, la sigla finale tipo “Spot per un sapone di igiene intima” da’ l’accettata finale, è proprio il caso di dirlo, alla povera “Cappuccetto Rosso Sangue”…

Sufficiente per una serata sul divano con un film di genere.

P.S. Vi siete resi conto di quante volte ho ripetuto “Cappuccetto Rosso” nella recensione? 🙂


JENNIFER’S BODY

Regia: Karyn Kusama. Sceneggiatura: Diablo Cody.

Attori: Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J.K. Simmons.

Distribuzione: 20th Century Fox. Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 10/12/2009.

Genere: Horror, Commedia. Durata: 102 Min.





VOTO: 4


A contraltare dell’imbalsamata Megan Fox, “Jennifer’s body” ci propone la bionda amica del cuore dall’intelligenza “volpina” che almeno tiene desta l’attenzione. Se non altro perché, in fin dei conti, la storia è improntata più sulla sua evoluzione psicologica che non su quella della compagna più famosa, e il suo carattere irrisolto e riservato è la cosa più interessante della pellicola.

Alla narrazione non basta annunciare l’arrivo della “posseduta”, prorompente e spudorata Jennifer con la musica maledetta dell’heavy metal per creare un’atmosfera di ambiguità e orrore. Nelle peripezie delle due giovani in fiore, ci si lascia prendere spesso la mano dalla tentazione di uno spavento che possa essere supportato da riprese estetizzanti e compiaciute, in un gioco di ombre cinesi fuori luogo e poco significativo. Ovviamente non mancano i soliti comportamenti assurdi e illogici che sfiorano il ridicolo, propri dei film di genere.

La regista Karyn Kusama abusa per ben due volte di un montaggio parallelo con la volontà di evidenziare contrasti emotivi purtroppo tagliati con l’accetta e, per non perdere terreno dalle mode vampiresche di “Twilight” & Co., infila una serie di scene improntate sulla sete di sangue con il contorno di animali (presunti demoniaci) che assistono alle mattanze. E ci sta pure un bacio saffico, nel caso fosse rimasto qualche sprovveduto che non avesse ben compreso il messaggio (?) femminista del film.

La bocca di Megan Fox, durante il suo peregrinare prevalentemente notturno a caccia di prede, si apre all’inverosimile; chissà a chi si è veramente offerta per far sì che la proprietaria potesse diventare un’attrice così contesa… Una star a cui la forzata dell’anticonformismo Diablo Cody potesse far pronunciare frasi da black comedy annacquata tipo: ”Vaiavanti.com, non ci pensare”, “Non mi sentivo così bene da quando Gesù inventò il calendario”, “Sai che faccio adesso? Ti apro come uno scatolone”. Quando tenta di recitare, la 23th Year Fox sembra più un’ubriaca che un’indemoniata. E, in effetti, come tiene bene in mano una bottiglia lei non ci riesce nessuno… Inutile sottolineare come il personaggio che interpreta sia bisognoso di qualche “Chip” di memoria in più.

Si resta insensibili al fascino della bella morona così come a questa storia raffazzonata alla bell’e meglio, sfornata giusto in tempo per soddisfare gli appetiti solleticanti di qualche ormone brufoloide. Alla fine ci scopriamo impassibili, come la lingua del demone a contatto con la fiamma dell’accendino.