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DOOM GENERATION

Doom generationDOOM GENERATION
(UN FILM ETEROSESSUALE DI GREGG ARAKI)

CAST TECNICO ARTISTICO:

Regia, Sceneggiatura e Montaggio: Gregg Araki.
Musica: Jesus and Mary Chain, Nine Inch Nails, Porno For Pyros, Front 242, Slowdive, Belly, Curve, MC 900 FT.
Jesus, Meat Beat Manifesto, Cocteau Twins, Coil, My Bloody Valentine, Ride, Love And Rockets, The Wolfgang Press, Lush,
Medicine, Babyland, Bigod 20, Aphex Twin, God Lives Underwater, The Verve.
Produzione: Andrea Sperling, Gregg Araki,
Pascal Caucheteux (Francia).
(USA, 1995). Durata: 85′.


VOTO: 6,5


Il vostro “tromba” ha visto questo film nel lontano 1995 in una sala d’essai. Un tempo potevi andare al cinema e vedere film cosi’. Ora non piu’. Comunque questo film e’ meglio di un qualsiasi trip o bevanda forte ingerita per sballare la mente e deviare la mia coscienza malata. Eh sì, perche’ un po’ malato lo sono, diciamocela tutta. E questa pellicola mi incanto’ non poco.

Il regista ancora non lo conoscevo: era quel Gregg Araki che in seguito sarebbe diventato una punta di diamante del nuovo “queer cinema”. Egli dichiara che e’ un film eterosessuale ma in questa societa’ liquida di etero puro c’e’ rimasto ben poco…

Ero incredibilmente estasiato come in una visione mistica. Niente di cosi’ seducente avevo mai visto al cinema e per chi come me ama i rapporti multipli senza invidia e gelosia questo film e’ un piatto molto ricco e molto elaborato. I nostri tre protagonisti sono dei perdenti di fine secolo che vagano nel nulla eterno senza una causa ne’ un solo ideale. La loro vita e’ priva di ogni morale e senza un futuro; per questo vagano su una macchina e dentro stanze di motel che sono i loro rifugi da un mondo che sembra odiarli e non volerli piu’ se non morti. Chi dorme non piglia pesci

Vivono in una realtà allucinata fatta di colori, musica distorta e si nutrono di cibo che pare fatto di plastica. Sperimentano qualsiasi tipo di droga e promiscuita’ sessuale. Ma non sono dei cinici nel loro modo di manifestare, anzi, hanno un grande bisogno di amore e anche la violenza che ne sprigiona e’ un modo di autodifesa dalle insidie del mondo.  Il loro e’ un viaggio insidioso e pieno di pericoli. Sembra quasi un videogioco dove i protagonisti devono solo riuscire a salvare la pelle.

Jordan e’ il perfetto scemarello di turno un po’ di fuori e perfettamente ingenuo al punto di dire quando e’ sballato che si sente come un criceto nel culo di Richard Gere. Amy e’ la sua donna;  e poi c’e’ l’altro, Xavier, che sembra la personificazione terrestre dell’angelo Lucifero. Un trio perfetto e sperimentale.

E poi me la fate dire una cosa? Il protagonista maschile e’ molto bello ed erotico; alimenta non pochi pensieri porno. E qualcosa con i naziskin ce la farei anche io… Ardito? Guardate il film e poi me lo direte.

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IL BUIO NELLA MENTE

Il buio nella menteUn film di Claude Chabrol.



Con Sandrine Bonnaire, Jacqueline Bisset, Isabelle Huppert, Jean-Pierre Cassel.




Titolo originale La cérémonie. Drammatico, durata 111 min. – Francia 1995.



VOTO: 9

Il miglior cinema genera inquietudine.
Il miglior cinema ci disturba , insinua il dubbio e non rassicura.

“La Ceremonie” , in Italia uscito con l’efficace titolo “Il buio nella mente”, è ispirato (e non tratto!) dal romanzo di Ruth Rendell “La morte non sa leggere” e ci riconsegna uno Chabrol in splendida forma in uno sconcertante e feroce apologo sull’invidia di classe.
Dalla sequenza introduttiva, nella quale riconosciamo come tipicamente suo il contesto della provincia francese, il prolifico regista ci immerge lentamente in una vicenda oscura.
Sophie (Sandrine Bonnaire ) viene assunta dall’agiata famiglia Lelievre come governante e lo spettatore capirà poco dopo che nel passato (ma anche nel presente ) della ragazza c’è un segreto inconfessabile. L’amicizia con con Jeanne (Isabelle Huppert), stravagante impiegata dell’ufficio postale del paese ,sarà la classica goccia che farà traboccare un vaso ricolmo di odio represso e d’insoddisfazione sociale.


Da perfetto entomologo, in questo caso non così manicheisticamente schierato come taluni hanno voluto vedere, il maestro francese ci turba con una vicenda dai contorni splendidamente ambigui.
Provate voi a capire chi sono i buoni e chi sono i cattivi…chi le vittime e chi i carnefici. Al buon Chabrol piace spiazzare pubblico e critica , tant’è che nelle interviste che accompagnarono la presentazione della pellicola al festival di Venezia disse che questo era il suo film più marxista! Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert
Mica vero monsieur Chabrol! Solo uno spettatore ingenuo e sprovveduto potrebbe prendere questa dichiarazione per oro colato e interpretare l’incredibile epilogo in termini di rivoluzione sociale.
Il miglior cinema è la realtà senza orpelli, nuda e cruda, con tutte le ambiguità del caso.
Il miglior cinema non pretende di spiegarci la realtà e di fornire una tesi.
Inopportuno rispondere a chi, come spesso capita quando ci si trova di fronte ad una trasposizione di un testo letterario, ha visto snaturato e semplificato il romanzo della Rendell: questione antica quanto il cinema stesso.
Il miglior cinema d’autore rielabora un testo e un linguaggio facendone qualcosa di personale.
Qui lo stile di Chabrol, nel suo genere prediletto (il noir) è come sempre elegante e preciso; fluidissima la sua macchina da presa sempre attenta a scrutare i volti e i gesti anche quelli apparentemente insignificanti.
Cast perfetto: la Bonnaire e la Huppert sono di una bravura disumana e sono state ineccepibilmente premiate come migliori attrici al festival veneziano.
Un film da vedere e da amare.


I LAUREATI

I laureatiCast: Leonardo Pieraccioni, Rocco Papaleo, Gianmarco Tognazzi, Massimo Ceccherini, Elisabetta Cavallotti, Tosca D’aquino, Barbara Enrichi, Alessandro Haber, Sabrina Knaflitz.


Regia: Leonardo Pieraccioni.

Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi.


Data di uscita: 1995.

Genere: Commedia.


VOTO: 3

Purtroppo un altro toscano che esordisce al cinema e che dovrebbe dedicarsi molto di più alla televisione o al teatro, contesti nei quali la sua simpatia viene riconosciuta e apprezzata.
E invece ecco Pieraccioni che scimmiotta “Amici miei” e che non riesce a degnare il film di una battuta che ci faccia quantomeno sorridere. Laureati sotto il sole
Imbarazzanti gli interpreti, perfetto esempio di macchiette trite e ritrite, tanto che nemmeno loro credono in quello che stanno facendo (e qui non si dica che “fanno tanto simpatia”: non confondiamo la buona volontà con l’inadeguatezza).
La commedia all’italiana non esiste più e, piuttosto che volere la Laurea, Pieraccioni dovrebbe iniziare dall’asilo…