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horror

DARK SHADOWS

USCITA CINEMA: 11/05/2012.


REGIA: Tim Burton.
ATTORI: Johnny Depp, Eva Green, Jackie Earle Haley, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Christopher Lee, Alice Cooper. MUSICHE: Danny Elfman.


PAESE: USA 2012. GENERE: Horror, Fantasy. DURATA: 113 Min.

VOTO: 4

Scritto da M.Tiger


Già alla fine del primo tempo la mia opinione su questo ultimo lavoro (escludendo Frankenweenie, nelle sale ad ottobre 2012) di Tim Burton era già delineata: film PERDIBILE.
Poi, come sempre, sono stato paziente e ho concesso il beneficio del dubbio, confidando in un finale di recupero, per quello che invece si è dimostrato inesorabilmente uno dei peggiori film della stagione, forse di sempre, sicuramente uno dei peggiori “sfornati” dal regista. (altro…)

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INSIDIOUS

Un film di James Wan.

Con Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey, Lin Shaye.

Horror, Ratings: Kids+13, durata 97 min. – USA 2010. – Filmauro. Uscita: venerdì 28 ottobre 2011.

VOTO: 5

Cambiare casa porta sfortuna. Ormai è assodato. Completare l’ultimo segmento della famiglia riunita sotto lo stesso tetto, attraverso l’acquisto di un nuovo immobile, è deleterio. E non si tratta solo della fatica di pagare il mutuo o dello sforzo fisico del trasloco. Nei film horror c’è da affrontare quasi sempre un conto aperto con spiritelli infamous più che insidious. Anche qui la situazione precipita presto: qualcuno entra inspiegabilmente in coma, voci misteriose e gracchianti coprono il suono di un pianoforte, gli allarmi domestici suonano quando gli pare, ombre sinistre compaiono dietro le finestre.

Niente paura: si tratta semplicemente di contatti con l’Altrove (che non sarebbe altro che una realtà (altro…)


SHUTTER

Un film di Banjong Pisanthanakun, Parkpoom Wongpoom.

Con Ananda Everingham, Natthaweeranuch Tongmee, Achita Sukamana, Unnop Chanpaibool, Natthaweeranuch Thongmee.

Horror, durata 97 min. – Thailandia 2004. Uscita: venerdì 30 giugno 2006.

VOTO: 4,5

“Shutter” (da oggi ribattezzabile “Sciatter”, all’italiana, per sottolinearne la trasandatezza di contenuti) è una storia di fantasmi proveniente dalla Thailandia. Approcciare il genere horror con un’ennesima vicenda che racconta di spettri non è di per se’ facile: lo spettatore ormai smaliziato da un’infinita lista di visioni, più o meno fantastiche, sull’argomento ha consolidato le abilità previsionali, per cui è necessario sorprenderlo, spiazzarlo con qualcosa di nuovo. Il paese di produzione e i registi sembravano promettere bene: da quelle parti c’è una cultura di genere giusta che va dalla capacità di mettere in scena la vendetta così come il terrore, l’eleganza (altro…)


VANISHING ON 7TH STREET

Un film di Brad Anderson.

Con Hayden Christensen, Thandie Newton, John Leguizamo, Taylor Groothuis, Jacob Latimore.

Horror, durata 92 min. – USA 2010. – Onemovie. Uscita: venerdì 29 luglio 2011.

VOTO: 4

La notte è fatta per amare. Il giorno per crogiolarsi ai raggi del sole. Poi scopri che le previsioni meteo annunciano l’arrivo di aria fredda che si insinua, come una lingua dispettosa, lungo tutta la penisola, e tutto è rovinato: l’amorazzo stagionale, la pelle che resterà smorta (come cavarsela con le imbarazzanti domande dei colleghi d’ufficio che ti chiedono dove hai trascorso le vacanze?), l’investimento in denaro fatto anticipatamente per godere di quelle due canoniche settimane di riposo. Tutto a causa di quelle dannate e inopportune nubi nere portate dal vento, pronte a scaricare (altro…)


DYLAN DOG

USCITA CINEMA: 16/03/2011.


REGIA: Kevin Munroe.
ATTORI: Brandon Routh, Sam Huntington, Anita Briem, Taye Diggs, Peter Stormare.


PAESE: USA 2011. GENERE: Horror, Thriller, Mystery. DURATA: 108 Min.




VOTO: 2,5


Da piccolo (e ogni tanto anche adesso) ero solito comprare settimanalmente una copia di Dylan Dog, in assoluto il mio fumetto preferito. La caratteristica base di queste storie era il continuo mantenimento di uno stato di suspense e ansia, che portavano a finali che quasi mai concludevano realmente l’episodio e lasciavano il dubbio che tutto ciò che era successo fosse in realtà nell’immaginazione dei protagonisti. Da mesi, quindi, aspettavo con impazienza l’uscita di questa trasposizione e non ho perso l’attimo per infilarmi al cinema alla prima occasione disponibile.

Il film inizia a New Orleans (dove si svolgerà interamente, anziché a Londra, che era l’ambientazione del fumetto) con la scoperta di un omicidio: la biondissima Elizabeth Huntington trova il cadavere del padre orrendamente mutilato e intravede un licantropo fuggire dalla stanza. Snobbata dalla polizia, la ragazza decide di rivolgersi a Dylan Dog (Brandon Routh) un investigatore privato che pare occuparsi di occulto e di cui ha trovato il numero proprio tra gli effetti personali del genitore. Il bel Dylan (rigido come un pezzo di legno per tutta la durata della pellicola) torna ad investigare su un campo che aveva lasciato anni prima a causa di una tragedia che lo aveva colpito personalmente, e si fa aiutare da Marcus (che ha l’ingrato compito di sostituire il bizzarro Groucho del fumetto), un non-morto che fatica ad accettare la sua condizione. Da questo momento in poi il film pare trasformarsi in una scopiazzatura della saga di Twilight, in una lotta senza quartiere tra Lupi Mannari e Vampiri, con la partecipazione straordinaria di una congrega di Zombie sfigati associati in una sorta di “anonima non-morti”, che hanno però il merito di dare un tocco d’ironia a un pallosissimo teen-fantasy mascherato da horror, privo di colpi di scena significativi.

Quello che più salta all’occhio è la differenza tra il Dylan “di carta” e quello “di celluloide”: se il primo è un ragazzo riservato, piuttosto diplomatico e poco incline all’uso della violenza, tanto da dimenticarsi a casa spesso e volentieri l’unica arma a sua disposizione, il secondo è il classico eroe da film d’azione esperto di arti marziali, che cammina sparando a due mani con pistoloni, fucili a pompa e mitragliatori da elicottero, rendendo il tutto poco credibile e alla lunga noiosissimo. Ho trovato inoltre stupido il fatto che il protagonista debba indossare i vestiti d’ordinanza (abbandonando un abbigliamento da sciattone palestrato) per “trasformarsi” nell’indagatore dell’incubo, quando invece la giacca scura, la camicia rossa e il jeans facevano parte dell’identità di Dylan Dog e contribuivano a renderlo inconfondibile. Non basta nemmeno che gli sceneggiatori abbiano mantenuto alcune caratteristiche del protagonista originale, come il fatto di avere un clarinetto o di essere perennemente alle prese con la costruzione di un modellino di veliero, oppure ancora di mettergli in bocca a sproposito alcune battute classiche (come “Giuda ballerino” esclamato a caso e il riferimento al proprio “quinto senso e mezzo”) per migliorare la situazione. Mancano inoltre il sarcasmo e la profonda umanità di Dylan Dog, che sarebbe dovuto risultare un uomo straordinariamente normale in un contesto straordinariamente assurdo.

I personaggi di contorno e gli antagonisti sono già visti, i mostri sono presi a piene mani dalle serie fantasy più famose (“Buffy”, “Streghe” e compagnia bella) e caratterizzati pure male, come ad esempio il capo dei licantropi, visto come una sorta di boss della malavita affetto da uno strano tic alla mascella. Gli effetti speciali, che spesso e volentieri hanno rialzato le sorti di pellicole mediocri, si adattano al livello infimo del film, e fan tornare indietro di almeno 20 anni se pensiamo alle tecnologie disponibili oggi, con l’esempio lampante dei raggi di luce e dei fulmini che escono dal corpo del mostro morente, in un finale tirato via pescato da un mazzo di 5/6 epiloghi piuttosto scontati (nda. Grazie a White Tiger per il suggerimento).

Insomma, questo non è il film che ricalca le atmosfere oniriche e spiazzanti dell’italianissima striscia di fumetti del personaggio creato dal povero Tiziano Sclavi, e dubito che per perdonare lo scempio gli basti il tributo dedicatogli dagli sceneggiatori, affibbiando il suo cognome a un Vampiro anziano. Restiamo sciaguratamente vittime della nostalgia del dimenticatissimo “Dellamorte Dellamore”, con annessa interpretazione di Anna Falchi.


PIRANHA 3D

Un film di Alexandre Aja del 2010.

Con Elisabeth Shue, Adam Scott, Steven R. McQueen, Jessica Szohr, Ving Rhames, Christopher Lloyd, Eli Roth, Richard Dreyfuss.

Prodotto in USA. Durata: 89 minuti. Disponibile in formato 3D. Distribuito in Italia da Bim Distribuzione a partire dal 04.03.2011.





VOTO: 7


Richard Dreyfuss va a pesca. E’ vestito come in “Lo squalo”: berrettino nero tirato indietro, a scoprire la fronte calva. Questa volta non troverà sui suoi flutti il carnivoro acquatico più terrorizzante e rappresentato del grande schermo. Il predatore bianco è infatti sostituito da una frotta di voracissimi piranha, moltiplicatisi in un lago a una velocità superiore a quella dei Gremlins, richiamati in vita da un terremoto che pare ridestarli dalle profondità dell’inferno, e provenienti da una catena vulcanica sommersa risalente al periodo del mesolitico (sì, lo so, potrebbe non essere attendibile ma dovete crederci). (altro…)


SOS I MOSTRI UCCIDONO ANCORA

Un film di Terence Fisher.

Con Peter Cushing, Edward Judd, Carole Gray, Eddie Byrne, Sam Kydd.

Titolo originale Island of Terror. Fantascienza/Horror, durata 89 min. – Gran Bretagna 1966.

 

 

 

 

 

VOTO: 5


Alcune casse colme di equipaggiamento chimico, vengono scaricate in un piccolo porto di un’isola sperduta, al largo delle coste irlandesi. Servono a un ricercatore di nome Lawrence Phillips, misantropo scienziato che collabora con alcuni laboratori di Londra, New York e Tokio (giusto per internazionalizzare un po’ il progetto!) allo scopo di debellare nientemeno che il cancro. Il Dott. Stanley, reso sullo schermo dal volto severo di Peter Cushing, cerca di risolvere la situazione sfuggita di mano allo studioso, facendo appello anche a una certa dose di humour, non sempre usato in modo giusto (alcuni strafalcioni su improbabili doppi sensi sessuali sono da raccapriccio).

I “mostri” del titolo hanno una proboscide dotata di ventose, attaccata a un carapace con le gale, che striscia e all’occorrenza si arrampica; con in rilievo i loro bubboni pustolosi, non rendono la pellicola così meravigliosa dal punto di vista estetico. Nonostante questo, il film mantiene uno stimolante e curioso istinto che ci obbliga a vederne la fine. Alcuni fastidiosi riverberi elettromagnetici, accompagnati da ultrasuoni ed echi sinistri, annunciano l’arrivo dei cosiddetti “silicati”, sfuggiti al controllo degli esperimenti. Le viscose mignatte si cibano di ossa e, quando mangiano, fanno il rumore della ricarica di un grosso orologio da parete, spolpando gli sventurati e lasciando solo i vestiti e un’orrenda poltiglia come avanzo.

Gli interni e gli esterni delle location sono “very british”, tra deliziose tendine, carta da parati e rivestimenti floreali, e brughiere o boscaglie avvolte da una minacciosa foschia. Cushing è orribile nella sua camicia color arancio; mette più brividi dei mostriciattoli. E le stradine dell’isola perlustrate in lungo e in largo dall’automobile che ospita i protagonisti, in un rincorrere confuso di persone scomparse, perde il tempo dietro a indizi messi lì più per far accumulare un minutaggio minimo che per dare spessore alla vicenda.

“Island of terror” (questo il più appropriato titolo originale) è un tipico “prodotto Hammer” girato nei prestigiosi studi della Pinewood a Londra, ed è scritto in modo goffo, a tratti estremamente noioso e ripetitivo, salvato in corner da una regia dignitosa di uno spaesato Fisher che si permette pure qualche bella scena di suspense. Tutto sommato anonimo, inclusa la controversia etica a cui farebbe appello, risalta per la sua candida sciocchezza. Vederlo oggi, per me è un ritorno all’infanzia quando, in uno stesso pomeriggio, ero solito sorbirmi anche per tre volte di seguito lo stesso film. La fantascienza come la si osserva qui, quella fatta dai veri artigiani, purtroppo è sparita: se è vero che la computer graphic ha aumentato il nostro livello di percezione della realtà, ha pure deragliato in quanto a passione e spontaneità.