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erotico

SHAME

Un film di Steve McQueen. Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware.


Drammatico, durata 99 min. – Gran Bretagna 2011. – Bim. Uscita: venerdì 13 gennaio 2012. – VM 14

VOTO: 6

I giovani rampanti di oggi, quelli sulla trentina o giù di lì, vestono bene, abitano lindi e scarni appartamenti, partecipano a estenuanti riunioni lavorative con la stessa aderenza degli istanti in cui si siedono sul water, e ovviamente fanno sesso. Tanto sesso. Meglio se in quel di New York: lì ti puoi confondere tra milioni di anime, cambiare partner più facilmente, trasgredire accoppiandoti vicino a zone di transito pubblico, chiuderti in bagno col fai-da-te.

Brandon (Michael Fassbender) è uno di questi. Onanistico ben oltre il significato comune del termine e ai limiti della patologia, vede di rado Sissy (Carey Mulligan, più brava di Fassbender anche se meno in (altro…)

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QUEL GRAN PEZZO DELL’UBALDA TUTTA NUDA E TUTTA CALDA

Un film di Mariano Laurenti.

Con Umberto D’Orsi, Edwige Fenech, Pippo Franco, Karin Schubert, Alberto Sorrentino.

Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

 

 

 

 

 

VOTO: 2,5


Uno si prepara a godere del titolo-cult più citato nella storia delle commedie scollacciate italiane… e che ti ritrova? Una musichetta sfiancante e uno smunto Pippo Franco che, più maldestro di Fantozzi, sbatte la testa ovunque per tutto il film mentre parla solo di fregna. Tra cinture di castità e tagliole, la trama (non avrei voluto osare definirla tale, ma al momento non trovo un sostantivo meno qualificante) si dipana in un cinema da medioevo, e non dal punto di vista del contesto storico. Le novelle del Boccaccio non abitano qui. La leggerezza di uno spunto parodistico non abita qui. Nessuno abita qui: tra gli sperduti casolari di campagna dell’alto Lazio, il cinema italiano tocca uno dei vertici più bassi.

Gli uomini o sono impotenti, o coglioni, o voyeur, oppure desiderosi amanti di tutto ciò che richiama la donna (qualcuno se la sente di azzardare una lettura femminista?), e sono disposti a vivere dentro le botti o sotto il letto, pur di raccattare un bacio e vedere un paio di zinne senza toccarle. Perché il sentimento che domina è la paura, che vince sull’eccitazione e il piacere. Di fronte alla donna, il maschio italico sbava e basta, nell’atteggiamento pecoreccio tipico tanto amato da autori e partecipanti.

L’allegra armata Brancaleone vorrebbe tanto suscitare simpatia e (s)muovere la ganascia, invece atterrisce per le battute ovvie e annoia per una regia inesistente che non ha idea di cosa siano i tempi comici, affannata com’è a mettere in scena una miriade di personaggi stucchevoli. I dialetti romani, pisani e marchigiani non rinvigoriscono la già trascurabile pagliacciata.

Piuttosto che assistere a una parvenza di erotismo stinto, preferisco il porno spinto.


L’IMPERO DEI SENSI

L'impero dei sensiUn film di Nagisa Oshima.

Con Tatsuya Fuji, Eiko Matsuda, Taiji Tonoyama, Aoi Nakajima, Meika Seri.


Titolo originale Ai no Corrida – L’Empire des sens. Erotico, durata 120 (104) min. – Giappone, Francia 1976. –
VM 18






VOTO: 6


Il film si è ispirato a un fatto di cronaca verificatosi a Tokyo nel 1936.

Abe Sada (ex meretrice) lavora, nuova, ingenua e spensierata cameriera, nella casa al servizio del suo attuale padrone Kitzi, un bel moro con penetranti occhi scuri e due baffetti sensuali, il quale non tarda a invaghirsi delle sue forme. La passione prende molto presto il sopravvento, tra l’ossessione sessuale di lui e l’abbandonarsi ai servigi di lei.

Il loro amore, se così si può chiamare vista la precipitazione, si concretizza subito in cerimonia nuziale. I due si mantengono con i soldi guadagnati dal mestiere di accompagnatrice che lei continua a intraprendere, facendo visita a presidi e consiglieri comunali. Sada sviluppa sempre più il suo aspetto ninfomane, al quale aggiunge anche un pizzico di mania omicida. Il suo amore è un’annientatrice smania di congiungimento e, insieme, una folle paura di isolamento. Il tormento o l'estasi?

La coppia va alla ricerca del piacere più intenso, fino a che non lo trova in una pratica estrema e definitiva.

Oshima non ha timore nel mostrare elementi filmici al limite (e a volte all’interno) della pornografia: il fallo a forma di passerotto, il liquido seminale, il membro in erezione e nell’atto della penetrazione vengono mostrati senza alcuna censura (il film fu presentato, inizialmente, in una versione ridotta di circa 15’). Così come l’uovo sodo che fuoriesce dalla vagina oppure i peli pubici tagliati e messi in bocca in modo così disinvolto.

Tutto ciò non esclude, purtroppo, il tedio di lunghe sequenze con poche varianti di ripresa. I particolari sono sempre i medesimi; le gioiosità e le trascuratezze del sesso mostrato all’inizio fan posto a un amplesso (e a un allestimento registico) triste, meccanico, abbozzato. Il legame iniziato con un corteggiamento quasi romantico raggiunge l’apice in una fine che è vincolo senza tempo e per di più irrimediabile.

Gli eccessi e le ossessioni dei protagonisti si rivolgono contro loro stessi: rimanere svegli tutta la notte per baciare il sesso del proprio marito, in beata adorazione, è una strada che può condurre alla follia e alla brama di possesso. La natura avida di lei, la sua predisposizione anomala all’eccitazione, va di pari passo con l’assillo di lui.

Gli accoppiamenti esibiti sfrontatamente a parenti, amici, dipendenti, nonni, geishe con la massima naturalezza e noncuranza, e senza la paura di turbamenti o imbarazzi, sono uno slancio amoroso che tiene all’oscuro qualsiasi legame sociale. La dipendenza sessuale porta all’ubriacatura e all’inebrio.

Kitzi perde di vista il legame con la moglie, il significato di matrimonio viene meno. Ma anche le altre abitudini delle comuni attività (i protagonisti non mangiano più, dediti come sono all’accoppiamento) vengono cancellate. Troppa è la disciplina con la quale Oshima dirige la sua opera; la severità diventa una mera contemplazione, senza sovrapposizione di elementi fantastici od onirici. Anche l’eleganza figurativa degli interni è un ripiego un po’ negligente.

La passività della messa in scena si riflette alla perfezione, però, nell’atteggiamento di Kitzi, il quale annulla del tutto la propria volontà e trascura il suo aspetto fisico, pronto a diventare uno scheletro nelle mani ingorde di Sada. Gli amanti sono pronti per essere abbattuti per sempre da una passione assoluta e autodistruttiva.


STRIPTEASE

StripteaseCast: Demi Moore, Armand Assante, Matthew Baron, Gary Basaraba, Teddy Bergman, Antoni Corone, Siobhan Fallon, Frances Fisher, Kimberly Flynn, Jerry Grayson, Paul Guilfoyle.

Regia e sceneggiatura: Andrew Bergman.


Anno di uscita: 1996.

Genere: Drammatico.




VOTO: 2


La mia fata buona me lo aveva detto: “se vai a guardare Striptease non ti parlo piu’ e ti faccio diventare un burattino di legno”. Ed io, testone, andai a vederlo. Mentre la pellicola scorreva il grillo parlante me lo diceva “SEI SOLO UN POVERO CO***ONE”.

Quando tornai a casa invece mi trovai il gufo, la civetta e il corvo sulla porta con la pistola in mano che mi dicevano “l’hai offesa, vergognati!”. Ma ormai l’avevo fatto e il danno era irreparabile. Dio mio, quanto avevano ragione tutti!

Ma procediamo con calma e con lucidita’ mentale che in questi casi ci vuole. A meta’ degli anni ’90 tutti cominciano piano piano a spogliarsi. Attrici, cantanti, uomini, trans, lesbiche. D’altronde, dopo il karaoke, a livello di massa ci voleva una moda democratica un po’ alla portata di tutti. Il nudo e’ trasversale e costa poco. E per uno come me che, come il protagonista di VEDO NUDO, vede gente nuda ovunque e’ una delizia per la vista.

Le Major fiutano come al solito l’affare e vengono prodotti alcuni film tremendi che saranno dei flop clamorosi. Ve lo ricordate SHOWGIRL? E’ un film tremendo e irritante.
Ma la palma d’oro spetta a Striptease che e’ qualcosa di piu’ perche’ rasenta l’imbarazzo e la demenza senile. La storia e’ scema: un’avvenente agente dell’FBI viene licenziata in tronco in un momento difficile della sua vita visto che si e’ appena separata del marito psicopatico al quale pero’ viene affidata la figlia piccola. Allora la sensuale, per campare, si esibisce in un topless bar e ha molti ammiratori tra i quali il politico di turno. Da li’ in poi un guazzabuglio di equivoci tra mafia, psicopatici e riaffidamento della figlia. ...e vediamola tutta!

Se questo film fosse stato interpretato da una procace Edwige Fenech, Lino Banfi,  Bombolo e con il senatore di turno il grande Mario Brega uno si sarebbe anche divertito… invece no! Qua si fa sul serio con una Demi Moore pagata fior di miliardi per questa stupida parte e si scomoda pure Burt Reynolds. Il risultato e’ pessimo e ridicolo. Vuole essere impegnato con la storia della figlia e non lo e’. Vuol far ridere e non lo fa. Vuole essere sensuale ma lei e’ erotica come lo potrei essere io. Bella, ma una manza presa e messa li’. La sceneggiatura e’ brutta e con dialoghi ridicoli.

Eppure quando andai a vederlo la sala era piena e da noi un film di tale oscenita’ incasso’ la bellezza di 12 miliardi di allora. Vattelo a pesca!

VOTO: MENO 10.