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biografico

URLO

USCITA CINEMA: 27/08/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Rob Epstein, Jeffrey Friedman.
ATTORI: James Franco, Todd Rotondi, Jon Prescott, David Strathairn, Mary-Louise Parker, Treat Williams, Alessandro Nivola, Jeff Daniels, Allen Ginsberg.


PAESE: USA 2010. GENERE: Animazione, Biografico, Drammatico. DURATA: 90 Min.

VOTO: 8,5

Un urlo esplode improvviso. È un fragore necessario, una reazione istintiva e primigenia. Un bisogno urgente che nasce dalle viscere e, in cerca di una via d’uscita, si manifesta grezzo, contaminato e confuso in un vorticare di idee scomposte. Solo più tardi, dopo il tempo indispensabile alla sedimentazione, ci si può accostare al suo senso, cercando di interpretare, perdonare, comprendere.

Nessun “Urlo” è stato più forte e struggente di quello declamato da Allen Ginsberg. La sua poesia è un’opera complessa, una tra le (altro…)

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WHEN YOU’RE STRANGE

Un film di Tom DiCillo.

Con John Densmore, Robby Krieger, Ray Manzarek, Jim Morrison.

Documentario, durata 90 min. – USA 2009. Uscita: martedì 21 giugno 2011.

VOTO: 5

Focus on… Jim Morrison, uno dei più grandi miti mai esistiti. Il cantante dei Doors ha rappresentato un’icona imprescindibile per intere generazioni. Quella giovane degli anni ’60, per la quale ha simboleggiato la ribellione da una società incancrenitasi sotto il peso delle istituzioni, la voglia di libertà sessuale, di parola, la forza di essere se’ stessi. E quelle successive, trascinate nel magico regno del sogno non solo musicale, e bisognose della conquista dell’indipendenza da una famiglia troppo soffocante. Nucleo dal quale Jim si affrancò da subito, dichiarandone la morte (non vera) nei suoi curriculum e documenti. (altro…)


BRONSON

USCITA CINEMA: 10/06/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Nicolas Winding Refn.
ATTORI: Tom Hardy, Matt King, Amanda Burton, James Lance, Gordon Brown, Paul Donnelly.


PAESE: Gran Bretagna 2009. GENERE: Azione, Biografico, Drammatico. DURATA: 92 Min.

VOTO: 6

E’ arrivato sui nostri schermi, dopo circa tre anni dalla prima distribuzione, il “detenuto” film di Nicolas Winding Refn, l’appena palmato miglior regista all’ultimo Festival di Cannes con “Drive” (lo vedremo nel prossimo autunno, nda). In “Bronson”, Refn ci racconta la storia del carcerato più pericoloso del Regno Unito. Colui il quale ha trovato in galera una seconda casa. Partendo dai primissimi istinti di ribellione nelle aule scolastiche, passando attraverso l’iniziale misera rapina a diciannove anni, e arrivando alle rissose baruffe coi secondini e i compagni di cella. (altro…)


THE SOCIAL NETWORK

USCITA CINEMA: 12/11/2010.


REGIA: David Fincher. SCENEGGIATURA: Aaron Sorkin.

ATTORI: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Brenda Song, Justin Timberlake, Armie Hammer.


PAESE: USA 2010.
GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 120 Min.




VOTO: 7


Il social network del titolo è, in realtà, un social business. Si arriva a parlare del più famoso aggregatore “internettaro” dei nostri tempi solo dopo che si è lasciato l’intero spazio a duelli, più o meno leciti, tra il genio sgobbone di Mark Zuckerberg (il sempre più bravo Jesse Eisenberg che pronuncia le battute in un meraviglioso tono categorico), l’amico del cuore (facciamo pure l’amico del ventricolo destro) Eduard Saverin, prima finanziatore e socio ufficiale, e poi sponsor reciso, i prestanti gemelli Winklevoss, più bravi con i muscoli e il canottaggio che non col cervello, e lo sfacciato Sean Parker (Justin Timberlake), l’inventore di Napster che fiuta l’affare del secolo e si inserisce nella contesa. Tutti allegramente riuniti a rispondere di cause legali sulla paternità della neonata community virtuale, riempiono le immagini del film parallelamente alle loro esperienze passate, tra Harvard e dintorni.

Eh sì, perché “The social network” è come un “Wall Street” in miniatura, vuoi per l’impatto che determina a livello finanziario (l’avidità e il narcisismo non sono elementi nuovi in coloro che diventano milionari), vuoi per l’attenzione prestata verso una ristretta cerchia di geni: gli studenti universitari un po’ imberbi eppure decisamente consapevoli del loro potenziale.

C’è un grande lavoro di sceneggiatura a rinforzare le spalle dell’opera: lo scritto di Aaron Sorkin è quasi logorroico, veloce, scattante, si presta magnificamente a un ritmo registico sostenuto che Fincher ben conduce. Furbescamente si spazia da temi universali quali l’amicizia, l’inganno, la gelosia, la rivincita, il denaro e il sesso (qualcuno ha pure detto che Facebook sia nato proprio per facilitare quest’ultimo tipo di relazioni): tutti elementi che, nella loro correttezza espositiva, poco aggiungono a quello che già sapevamo, pregiudicando un po’ di emotiva partecipazione e favorendo un’aura documentaristica interrotta ogni tanto da quella legale.

Facebook è il cartello che ci siamo voluti appiccicare al collo, il manifesto delle nostre situazioni sentimentali, dei nostri gusti sessuali, degli hobby, dei posti che frequentiamo. Le foto condivise coincidono con una vita strettamente privata, svenduta a una società mortificata dalla solitudine la quale, affamata di storie altrui, da’ a se stessa l’illusione di esistere.


NEMICO PUBBLICO N. 1

Un film di Jean-François Richet.

Con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric.

Azione, durata 240 min. – Francia, Canada, Italia 2008. – Eagle Pictures – VM 14






VOTO: 7


Tu sei romantica, amica delle nuvole…” cantava Tony Dallara.

L’animo opposto dell’imprendibile Jacques Mesrine, sentimentale dissidente: fugge dalla famiglia, ingravida una donna spagnola e poi la picchia, rapina, uccide barbaramente, seduce con astuzia le prime femmes che incontra, va in prigione. Mosso da un grande ego, Mesrine fu scaltro a costruire la propria mitologia, condizionando i media e deformandosi in un Robin Hood a suo modo contro il sistema. Occhi irrequieti, attraversati con vitalità da quel cocktail di autocompiacimento e indisciplina, il superbandito protagonista della malavita tra i ’60 e i ’70 è interpretato al meglio da Vincent Cassel, il quale presta volto e corpo trasformandosi nelle molteplici identità delle quali il criminale si servì per tentare di sfuggire alla cattura.

In appoggio a questa bella performance attoriale, l’appassionante montaggio spaziato voluto dall’abile regista Richet, il quale splitta lo schermo diverse volte permettendosi anche tempi di ripresa fuori sincrono. Nel film ci sono passione e angoscia, nuance che virano verso il “polar”, esagerazioni e guasconate. Ci si trova immersi nella giungla accanto a Cassel, senza principi ne’ morale. Nemmeno nei carceri di massima sicurezza il ladruncolo “impara” il rispetto che lui stesso pretende tanto. Comunque non importa: tutto scivola sull’epidermide da elefante di Jacques. “Non, rien de rien, non je ne regrette rien…”.

Resta il fastidio del rumore di fondo delle news accostate alle vicende narrate. Qual è il senso di far comparire i comunicati dell’affare Moro alla tv, per poi riprenderne il filo sul sottofinale con l’intenzione di Jacques di andare a Milano per incontrare le Brigate Rosse? Più che di collera sovversiva, si dovrebbe parlare di odio personale. Raccontare le vicende dell’uomo più ricercato di Francia avrebbe voluto dire anche soffermarsi di più a evidenziare il tempo storico di un paese diviso tra gli imbarazzi della guerra d’Algeria e gli assetti polizieschi di 20 anni dopo.

L’ “Ennemi public n. 1” è un continuo alternarsi vorticoso dell’eterno gioco fra guardie e ladri. E allora non ci si dovrebbe prendere il disturbo a mettere in scena una storia vera, bensì a presentarla così com’è, senza filtri, senza nomi, date, riferimenti. Perché tutto è già romanzato di per se’, la storia ha i crismi per supportare una sceneggiatura visti i molteplici (e spesso simili) accadimenti: rapina ardimentosa sino al masochismo, ammazzamenti, arresto, fuga temeraria, scopata. E poi via da capo, per la modesta durata di circa 4 ore.

Sintesi, signori. Sintesi.


PARTY MONSTER

Party monsterUn film di Fenton Bailey, Randy Barbato.

Con Macaulay Culkin, Seth Green, Chloë Sevigny, Natasha Lyonne.


Drammatico, durata 99 min. – USA 2003.







VOTO: 7


Questo film e’ curioso, nella storia, nell’ambientazione e nella trama, ma si lascia guardare con piacere. Ve lo ricordate “Mamma, ho perso l’aereo?”: il protagonista Macaulay Culkin si fece un bel gruzzoletto di soldi grazie  a questa pellicola demente. Poi l’oblio, la droga e i problemi di tutti i bambini prodigio…. Qui rinasce con una divertente interpretazione e un po’ di sedere in mostra; lo ringraziamo di cuore per questa dolce esposizione all’aria. Una scena tratta dal film

La storia e’ quella di Michael Alig, vistoso organizzatore di feste underground nella New York anni ’90. Tanto sesso, droga e gente fuori di testa… ma che spasso! Lui, poi, si vanta di aver ucciso il suo spacciatore e in un primo momento si pensa ad una trovata pubblicitaria. ma non e’ cosi’. Alig finisce in prigione dove ancora sta scontando la pena. In fin dei conti è un personaggio nato e cresciuto nel suo tempo, figlio di una cultura nella quale cio’ che conta e’ solo apparire e dove basta luccicare di scintillante falsita’ e bugie.

La sua e’ una factory che recluta persone per organizzare eventi e nel suo giro diventa una piccola star dell’effimero, ma sara’ il suo ego smisurato e carismatico a condurlo inesorabilmente alla rovina. Il suo motto e’ “soldi e glamour”.

Questo film e’ anarchico e zuzzurellone, come il personaggio di cui parla; e’ folle e colorato, pieno di riferimenti e di personaggi completamente matti. C’e’ anche Marilyn Manson che nel film interpreta una splendida Cristina. E, vi diro’, forse e’ piu’ convincente da donna che da uomo …


I MIEI PRIMI 40 ANNI

I miei primi 40 anniUn film di Carlo Vanzina.

Con Elliott Gould, Jean Rochefort, Carol Alt, Riccardo Garrone.



Biografico, durata 107 min. – Italia 1987. –
VM 14






VOTO: 4


Per chi ama i film irresistibilmente brutti, questo e’ un piccolo cult movie da annoverare insieme a Via Montenapoleone e La piu’ bella del reame.

Sì, voi ridete, ma a volte un film non basta che sia brutto… a volte si raggiunge l’orrido e lo si sorpassa alla grande verso il sublime dell’orrido; comunque questa perla va recensita a tutti i costi. Tutto nasce da un libro di una tale MARINA RIPA DI MEANA che alla soglia dei 40 decide di raccontare le sua vita cosi’ irrimediabilmente favolosa e degna di essere vissuta… niente a che fare con le Paris Hilton di oggi; diciamo una versione tipicamente italiana del vivere a tutta birra. Il libro ha un discreto successo e, nell’87, si pensa di farne un film. Un'immagine di Carol

Avete presente un bell’album di figurine incollate su un patinato album? Bene i miei primi 40 anni questo e’. Nulla di piu’.

Si parte con l’infanzia di Marina, con i primi bollori sessuali (anche lesbici) e la voglia di emergere a tutti i costi dalla sua condizione sociale. Sposa un duca squattrinato, il duca Caracciolo, e dopo la nascita di Lucrezia avviene la separazione. Mette su un atelier di moda poi fa l’accompagnatrice permanente di un ricco uomo d’affari amante della bella vita ma, insoddisfatta del rapporto, lo lascia per andare a vivere con un pittore contestatore ed infine con un giornalista. Voi mi direte: ma che scrivi? Sì perche’ il film e’ tutto qua. Una storia di una donna che, se sviluppata in maniera diversa, avrebbe forse potuto dire anche qualcosa. Purtroppo fa solo da contorno a tutta una serie di luoghi da villeggiatura, begli abiti, tante canzoni e qualche momento un po’ intimo. Il resto non esiste. Resta solo la folgorante bellezza di Carol Alt.

Vi ricordo che esiste anche una versione televisiva (credo di qualche ora) andata in onda nelle reti mediaset che il sottoscritto ha avuto l’onore di vedere e alla quale è sopravvissuto senza troppi traumi. E’ proprio vero, si sopravvive a tutto. E qua sono sopravvissuti attori del calibro di ELLIOT GOULD e JEAN ROCHEFORT.