www.pompieremovies.com

Archivio dell'autore

SPOSERO’ SIMON LE BON

Sposerò Simon Le BonCast: Barbara Blanc, Federica Izzo, Luca Lionello, Gian marco Tognazzi, Anita Bartolucci, Francesca Florio, Isabella Guidotti, Ezio Marano, Saverio Tani, Gabriele Tozzi.

Regia: Carlo Cotti.

Genere: Commedia.




VOTO: 4


Gli anni ’80 rimangono gli anni delle rivalita’: il dark contro il punk, il metal contro il paninaro e via discorrendo. Da un punto di vista musicale la rivalita’ piu’ accesa rimarra’ quella tra i fan dei Duran Duran e quella degli Spandau Ballet, il primo un gruppo trasgressivo, l’altro piu’ romantico. I Duran Duran divennero un vero fenomeno di costume tra la ragazzine di allora. E volete che di questo fenomeno non se ne fosse fatto un film? Tutto nacque da un diario scritto da una vera fan dei Duran Duran, tale Cinzia Gurrado, che in questo libriccino descrisse la sua passione sfegatata per il gruppo e soprattutto per il cantante, il bel Simon Le Bon. Una recente immagine di "Simone"

Il film ha tutti i luoghi comuni di un teen-movie, ossia la vita in famiglia e i pomeriggi passati con gli amici nei primi fast food che cominciavano a vedere la luce. La Milano di allora era quella da bere tanto celebrata negli spot e che nella relta’ non e’ mai esistita. Comunque se siete in cerca di profondita’ esistenziali, personaggi ben caratterizzati e buona regia qua non troverete niente di tutto questo. Resta solo il ricordo di un momento che ognuno passa prima o poi nella vita, l’idolo dei nostri 14 anni.

Io non mi volevo sposare con Simon Le Bon, forse mi sarei sposato con Roger Taylor, il belloccio del gruppo… Adesso ascolto solo classica e il pop non lo cago piu’ manco di striscio, ci credete? Infatti e’ una bugia bella e grossa. In realtà resto accanto al pop, anche se vado verso un inesorabile tramonto…

Annunci

CAPITALISM: A LOVE STORY

Capitalism: a love storyRegia e sceneggiatura: Michael Moore.

Produzione: Dog Eat Dog Films, Overture Films, Paramount Vantage. Distribuzione: Mikado.

Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 30/10/2009. Genere: Documentario.

Durata: 120 Min.






VOTO: 8


Questa storia parte da lontano, molto lontano, con l’invenzione di una dolce lavatrice chiamata Capitalismo. Si promette che l’elettrodomestico migliorera’ la vita a tutti gli uomini del pianeta terra, rendendola piu’ sfarzosa, ricca e bella. Niente a che vedere con quella grigia e vuota dei paesi comunisti rozzi e stupidi. La lavatrice prende la sua rincorsa e viaggia per anni. Si guasta, ma qualcuno la ripara e la fa andare avanti. Poi viene lasciata sola, nessuno la controlla più e il cestello comincia la sua folle corsa, sempre piu’ veloce, fin quando non si scassa tutto ed i panni vengono lanciati ad una velocita’ impressionante nello spazio. La nostra protagonista non si ferma qui: perde acqua da tutte le parti e invade il territorio. Il disastro e’ ormai in atto, qualcuno sapeva ma ha taciuto, i colpevoli resteranno impuniti e a pagare saranno solo i poveri e il ceto medio che oramai e’ sparito. Dal basso verso l'alto

Una favola tragica e reale partita nel lontano 1979, quando una strega di nome Margareth Thatcher comincio’ la sua scalata verso un capitalismo libero da ogni vincolo sociale, culturale, politico e statale. Di lì a poco, un attore fallito di nome Reagan la seguì e, visto che tutti pendevano dall’America, il modello divenne imperante, plasmo’ le menti e fu ritenuto l’unico modello sociale e di vita. Per tutti questi anni e’ stato così. Fin quando l’anno scorso il giocattolo si e’ rotto per davvero. Nei palazzi del potere tutti sono rimasti di stucco: “ma come, un modello cosi’ puo’ smettere di funzionare? No, non e’ possibile una cosa del genere, ma stiamo scherzando?”. Eppure, che lo vogliate o no, qualcuno in America pensa che l’unica alternativa a tale sistema sia proprio il tanto odiato socialismo, socialismo e comunismo in un ritorno alle origini primordiali.

Sappiamo bene che ogni processo storico volge inesorabilmente al declino, prima o poi, e il capitalismo come era inteso negli ultimi trent’anni non era piu’ sostenibile. Ha fatto piu’ danni della grandine, ha reso poveri centinaia di milioni di persone, ha avuto un impatto ambientale devastante, e per cosa poi? Abbiamo bisogno veramente di tutta quella roba inutile per vivere o dovremmo una volta per tutte adottare uno stile di vita piu’ sobrio ed equo? A cosa ci servono tre cellulari, 4 televisori, 5 computer? Siamo solo vittime di un sistema drogato anche dalla televisione e voluto dai governi che ci sedano con l’oppio del gioco di specchi delle illusioni.

E la strage continua, perche’ di crimine contro l’umanita’ si sta parlando… Il film di Micheal Moore e’ un documentario che illustra tutto questo e altro ancora con il suo stile lucido e diretto che lo ha reso celebre. La cosa bella e’ che ci fa pensare e, nei momenti piu’ duri, anche ridere con garbo e ironia. Il capitalismo: una storia d’amore. Se ci guardiamo allo specchio tutti l’abbiamo avuta, prima o poi. E forse piu’ prima che poi…


2012 – Anteprima

2012

Ultimamente ho dato un taglio alla mia vita, stanco di tutti i “plus” dei quali era piena. Piano piano ho cominciato a liberarmi di tutti gli oggetti che avevo in casa. E dopo anni di compravendite ne avevo… statene piu’ che certi. Rimpiattati ovunque, c’erano cd, libri, cassette, vestiti… Ne ho fatte delle belle casse che poi rivendo con piacere ai mercatini delle cianfrusaglie. Un brivido sottile ha cominciato a pervadere la mia anima e cosi’ ho cominciato a rallentare il mio tempo interiore, a fare meno cose, ma quelle che faccio le svolgo al meglio delle mie possibilita’. Non sempre ci riesco, e cosi’, per alleggerirmi, faccio belle passeggiate con i miei cani, mi fermo a vedere le papere del lago qui vicino. E il mio spazio di uomo si sta facendo largo, riacquisto i miei ritmi e mi sento piu’ leggero… Anche John Cusack se la gode

Pero’ vivo nel mondo, ne sono parte. E quell’Universo, adesso, mi sta minacciando con il nuovo tormentone dell’anno. L’ultima follia, purtroppo non di Mel Brooks. Tanto ci devono rompere le palle in qualche modo, no? C’e’ una data che impera ovunque, il 21/12/2012, l’ “annunciata” fine del mondo dove tutto sparira’ in un nulla eterno. Alla tv, nei talk show, ovunque se ne parla. E non vorrei che anche questa volta la ciofeca fosse alle porte.

Quando nel 1999 si vociferava di un possibile big ben dei computer, si paventava che si sarebbero bloccati e via discorrendo. Invece, quando all’alba del 1 gennaio 2000 i miei occhi videro la luce, il mio computer funzionava benissimo, felice di salutare il nuovo millennio. Con “2012” (in uscita il prossimo 13 novembre, ndr) ci troveremo di fronte al professore di turno che scopre alcune tempeste solari le quali stanno colpendo il pianeta. Pertanto vuole dare l’allarme ma viene ostacolato. Il resto provate a immaginarlo da voi… Il genere catastrofico ultimamente ha dato anche dei buoni frutti, come “The day after tomorrow”, quindi non voglio essere affatto prevenuto in merito. Quando vedro’ il film ne riparleremo.

L’unico neo e’ che la fine del mondo e’ fissata per il 21 dicembre 2012, ed io in quei giorni riscuotero’ lo stipendio, esattamente il 22 dicembre, senza avere la possibilita’ di spendere i miei ultimi soldini. Ora mi chiedo: gia’ siamo alla frutta come classe lavoratrice… possibile che lo dovremo prendere in culo anche in questa occasione?!


LA BELLA VITA

La bella vitaUn film di Paolo Virzì.

Con Claudio Bigagli, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Giorgio Algranti, Emanuele Barresi.

Commedia, Ratings: Kids+16, durata 108 min. – Italia 1994.

VOTO: 7


Questo film l’ho visto anni e anni fa’, quando usci’ nel 1994, e lo trovai bello anche perche’ il trio composto dalla Ferrilli, Ghini e Bigagli e’ a dir poco perfetto.  Ora piu’ che mai andrebbe recuperato anche perche’ anticipava di 15 anni temi che oggi viviamo sulla nostra pelle tutti i santi giorni. E non parlo della classe dirigente, ma di noi, quelli che in gergo dispregiativo chiamano “gente ordinaria”. Con la frammentazione del lavoro e la successiva crisi economica, la classe operaia vive un periodo di terribile smarrimento sociologico, culturale e antropologico. Ogni epoca che volge al termine, come quella che stiamo vivendo, rivede anche gli assetti dei rapporti sociali tra le persone spesso frantumandoli e con certezza si puo’ dire che la classe operaia in paradiso non ci e’ andata per niente, persa com’è tra fabbriche che chiudono e cassa integrazione.

Questo film e’ ambientato a Piombino, citta’ emblematica, una delle tante se vogliamo con un lavoro a tema perche’ l’industria cheVirzì al lavoro andava per la maggiore era l’acciaieria. Questo significa che se il sistema operante entra in crisi anche il territorio intorno subisce mutamenti profondi e irreversibili. Basta pensare a Detroit che ora e’ quasi una citta’ fantasma.

“La bella vita” narra la storia di Bruno e Mirella che si sposano e vanno a vivere a Piombino. Il loro rapporto per un po’ va bene, fin quando le acciaierie dove Bruno lavora entrano in crisi e vengono acquistate dai giapponesi. Comincia un periodo difficile fatto di precariato e cassa integrazione; di conseguenza anche il loro rapporto piano piano entra in crisi, accelerata anche dalla relazione che Mirella ha con Jerry, un presentatore televisivo. Quando Bruno scopre la relazione obbliga la moglie ad andarsene di casa. Intanto Bruno accetta con altri due colleghi di investire la liquidazione in un terreno sul quale poi edificare ma le cose non avranno purtroppo il seguito sperato e la situazione peggiorera’ quando verra’ colto da infarto e trasportato in ospedale dove Mirella lo andra’ a trovare.

Un ritratto brutale e allo stesso tempo struggente di una generazione che ha perso i suoi punti di riferimento e vive di espedienti. Il film di Virzi’ e della Ferilli che di sicuro amo di piu.


LA FEBBRE DEL SABATO SERA

La febbre del sabato seraUn film di John Badham.

Con Barry Miller, John Travolta, Karen Gorney, Joseph Cali, Fran Drescher.


Titolo originale Saturday Night Fever. Commedia, durata 119 min. – USA 1977. – VM 14






VOTO: 7


Quando John Travolta girò questo film aveva gia’ una certa notorieta’ dovuta alla serie televisiva “I ragazzi del sabato sera”. Solo successivamente il regista John Badham lo scelse come protagonista di un film che segnò un’epoca e consacrò a livello mondiale il successo della disco music.

Perche’ “Saturday night fever” non e’ solo un film, ma un vero fenomeno di costume con alle spalle incassi favolosi e una colonna sonora che e’ tra gli album piu’ venduti di sempre con all’attivo piu’ di 30 milioni di copie. Arte e vita si fusero insieme in un momento dove le persone ritrovavano la voglia di uscire e divertirsi, in anni di crisi e recessione economica.

La disco music nacque prima della “febbre”, verso il 1973/74 ma e’ il film a confermarne il successo. Come ben tutti sappiamo la carriera di Travolta dopo “Grease”, piano piano cominciò a declinare e si riprese solo nel 1994 grazie a Tarantino che lo volle per “Pulp Fiction”; bene, l’attore sopravvisse anche perche’ percepì una quota di diritto di immagine sull’album della colonna sonora che lo aiutò nei momenti meno felici. Guarda che agilità!

Comunque ritornando in riga questo film descrive un po’ quello che era lo spirito che aleggiava tra i giovani intorno agli anni ’70. Il quadro che ne viene fuori e’ abbastanza interessante. Tony Manero e’ un giovane ragazzo che vive nei sobborghi di New York insieme alla famiglia e che lavora in un negozio come commesso. Non ha ideali politici, non e’ impegnato nel sociale, e la sua unica passione e’ il ballo e l’esibirsi nella discoteca che frequenta, dove gode il rispetto di molti e dove tutte le ragazze impazziscono a vederlo. Durante una sera conosce Stephanie, che e’ praticamente l’opposto di lui: colta, istruita, sa quello che veramente vuole dalla vita, a differenza di Tony il quale vive molto alla giornata tra lavoro, famiglia e amici. Dopo le iniziali diffidenze da parte di lei, i due cominciano a frequentarsi, finchè non parteciperanno alla gara di ballo indetta dalla discoteca.

L’aspetto interessante e’ che, di lì a poco, il precipitare degli eventi fara’ riflettere Tony e lo farà ripensare all’approccio superficiale che lui ha verso la vita stessa. Quindi una specie di rinascita, se vogliamo, anche spirituale di un uomo che vede finire una fase della propria vita e vuole ricominciare da capo.

Lo so lo so, mi sono lasciato forse un po’ troppo andare, ma confesso che questo film e’ uno di quelli che ogni tanto metto su sempre volentieri perchè mi diverte quando vedo ballare Travolta e tutta la gente attorno che lo applaude. L’icona e’ rimasta e la musica ha vinto il tempo entrando nella leggenda. Meglio di cosi’…


IL CINEMA UNIVERSALE

Il Cinema "Universale"

Oggi andare al cinema e’ diventato un po’ asettico, se vogliamo. Infatti, come il teatro e la musica, il cinematografo e’ un’arte di stampo popolare, nato dal popolo per il popolo, e come tale dovrebbe rimanere. Ma si sa, i tempi cambiano, e le mode evolvono il pensiero e il comportamento delle persone.

Oggi e’ tempo di compostezza, di silenzio e di poco rispetto per chi va al cinema… Gente che si contraddistingue per una maleducata individualita’. Alle casse, poi, e’ ancor peggio, con tutte le donnine che sembrano tante bamboline che sorridono in base alla cultura dello smile. Ecco com'era da fuori

Un tempo, il cinema era uno dei pochi svaghi di cui la gente disponeva e se lo viveva intensamente; lo stabile diventava luogo di incontro e di condivisione collettiva delle emozioni. Parlarne oggi diventa quasi strano, eppure cinema cosi’ sono realmente esistiti come l’Universale d’essai, a Firenze, nato e sviluppatosi nel quartiere operaio del Pignone. Un cinema che era luogo mitico e unico del vedere, anche perche’ non e’ vero che un film e’ sempre uguale ovunque tu lo veda, no questo io non lo posso accettare. Chi ama la celluloide preferisce sempre vedere i suoi feticci in sale fumose e quasi in disuso, con le vecchie seggiole in legno e i cessi che puzzano di merda, con i water pisciosi e le caccole appiccicate al muro.

Oggi luoghi cosi’ non esistono piu’, sono svaniti come il mitico scoreggione delle vecchie vhs che puntualmente si presentava ad ogni inizio di film. Sembra strano parlare qui di una sala frequentata da qualsiasi rifiuto della societa’, gente di ogni estrazione che si ritrovava per assistere al cerimoniale quando le luci si abbassavano e la lucina usciva dal buco con un’ aurea quasi divina. Talmente mitico che il luogo era diventato meta di pellegrinaggi turistici, e in quella bolgia succedeva di tutto, il pubblico interagiva con il film stesso, dialogandoci amorevolmente e creando un clima festoso da Gli "assembramenti" internistadio.

Non ci credete? Vi racconto questa. Nel 1984 andai li’ con mio babbo per vedere “Tenebre” di Dario Argento. Arrivati davanti al cinema, leggo sulla locandina la scritta “divieto ai minori di 18 anni”, e io ne avevo solo 11… Che palle! Eravamo partiti apposta da Prato per vederlo e l’attesa era tanta. Arriva il nostro turno e la cassiera, senza batter ciglio, fa 2 biglietti e superiamo la maschera della sala che senza dire niente strappa i due biglietti, cosi’, senza colpo ferire. Entriamo nella sala dove la gente chiacchera come se fosse al mercato. Comincia il film. Il bello arriva quando la ragazza inseguita dal doberman entra in casa e prende la cornetta del telefono… dal fondo della sala qualcuno urla: “PRONTO, RAFFAELLA?”. La sala esplode in un boato generale e tutti ridono. Nelle scene d’amore e di baci e’ tutto un “PIPALA”, “TROMBALA”, “METTIGLIELO IN MANO”…. E quando Daria Nicolodi, sul finale, urla per due minuti buoni buoni perche’ vede Franciosa trafitto, qualcuno si alza e dice: “CI HAI ROTTO IL CAZZO”. E la sala ricomincia a ridere a crepapelle. Che spasso!

Successivamente ci sono ritornato a vedere tanti film che, a tutt’oggi amo incondizionatamente, tipo “DISTRETTO 13 – LE BRIGATE DELLA MORTE”, “HALLOWEEN”, “LA COSA”, “SUSPIRIA”… Ho trovato sempre il solito spirito fracassone e quel sarcasmo che solo la cultura del popolo sa tirare veramente fuori.

Su questo cinema esistono un libro e un dvd. Da leggere e vedere assolutamente.


FAME – Saranno famosi (2009)

Fame - Saranno famosi (2009)Un film di Kevin Tancharoen.

Con Naturi Naughton, Collins Pennie, Kay Panabaker, Asher Book, Kherington Payne.

Titolo originale Fame. Commedia musicale, Ratings: Kids, durata 120 min. – USA 2009. – Lucky Red. Uscita: venerdì 9 ottobre 2009.






VOTO: 2


Posso dire una cosa cattiva e bastarda? Le grandi case di produzione farebbero bene a tenersi un po’ di soldi da parte e abbozzarla di fracassarci i coglioni con idee vecchie ormai di trent’anni. E poi, se devo vedere la solita sfilza di talenti che vogliono farcela a sfondare e arrivare al successo, posso stare comodamente in tv e guardare la Maionchi o la De Filippi, tanto il sugo e’ il medesimo….Un balletto poco illuminato

Alan Parker ne aveva fatto un buon film tratto da una serie televisiva di successo, ma questa novità del 2009 che palle che fa’… Sembra un lungo spot televisivo infarcito di luoghi comuni, bonazze ballerine e cantanti gorgheggianti. La regia e’ piatta e insipida come non mai. Almeno il film di Parker descriveva storie di ghetti, analfabetismo, razzismo e gravidanze indesiderate. Nella “rinata” versione tutto e’ sparito, come d’incanto, depurato e sterilizzato a dovere. Il film manca di coraggio, si affossa e annoia all’inverosimile; anche perche’ tenta di scimmiottare “High School Musical 3”.

Il regista e’ un ventiquattrenne che fa le coreografie ai balletti sexy della Britney Spears. Alt, stop, mi fermo qua. Evitate di buttare via soldi in tempi di crisi e speriamo che questa boiata sia un totale fallimento al botteghino. Se cosi’ sara’, vi porterò a cena fuori.