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21 JUMP STREET


Un film di Phil Lord, Chris Miller.

Con Jonah Hill, Channing Tatum, Brie Larson, Dave Franco, Rob Riggle.

Titolo originale 21 Jump Street. Commedia/Azione, durata 109 min. – USA 2012. – Sony Pictures. Uscita: venerdì 15 giugno 2012.

VOTO: 2

A volte esistono film indifendibili. Rigurgiti che progressivamente vengono su dall’esofago dei testi stupidi “made in USA”, e che vengono rigettati in pasto ai soloni estivi chiusisi dentro un cinema perché non avevano niente di meglio da fare. Nell’ultima decade la produzione adolescenziale americana ha sempre faticato a interfacciarsi con l’enigmatica e volubile società che ha tentato di descrivere. E visto l’impegno che una tale complessità antropologica richiederebbe, spesso ha scelto la via più corta e irritante del turpiloquio programmatico.

La storia di “21 Jump Street” appartiene a quest’ultimo gruppo, e prende le mosse nel 2005 (per poi ritornarvi con uno dei più classici e avvilenti escamotage): Morton Schmidt (Jonah Hill) cerca di rimorchiare Melodie, vicina di casa, nonché figa stratosferica, per condurla al ballo della scuola, ormai a solo quattro giorni di distanza, e come risposta ottiene un “No” gigantesco. Greg Jenko (Channing Tatum) frequenta lo stesso istituto. È uno che a scuola ci va per spassarsela grazie all’uso della forza, rimedia solo delle grosse “F”, e poi viene minacciato (ma le è consentito?) dalla preside in persona di non poter andare al ballo. Entrambi i “rifiutati” si ritrovano seduti sulle panchine di fronte all’ingresso, si scambiano un’occhiata, e scatta la scintilla. Quella che mette d’accordo l’istinto e i bisogni dei nerd uniti da un legame covalente debole.

Giorni d’oggi, Accademia di Polizia. La situazione si ripete: Schmidt rimedia una “A” dopo l’altra, mentre il simpaticone muscolato lo stende negli esercizi di combattimento. Un altro sorriso e la frase magica: “Ehi, diventiamo amici?”. Inebetiti, si diplomano tra corsette in mezzo ai copertoni d’auto ed esercitazioni di tiro alle sagome. Una volta ottenuto il riconoscimento, si ritrovano a lavorare pericolosamente: li attendono frisbee da recuperare caduti nel laghetto e mocciosi che li sfidano dando da mangiare alle anatre nonostante la loro opposizione.

Poi ecco arrivare l’occasione per un avanzamento: otto uomini barbuti, robusti e vestiti in pelle si attardano in un cannabis break. Parte un inseguimento goffo con tanto di espressioni tipo “Figa moscia!”, “Hai il diritto di succhiarmi il cazzo, e adesso te lo metto un po’ nel culo”, “Beccati le palle sulla tua faccia da cazzo”, “S.F.M., ovvero Santa Fottuta Merda”,  (andavano scritte perché sono educative, in quanto raccontano dei livelli di tolleranza raggiunti dalla censura odierna e del buongusto evidentemente affogato nel laghetto insieme all’anatra congestionata) che dovrebbero far risaltare l’inadeguatezza fisica del grassone e la brutalità del bulletto privo di cervello. Vi risparmio le battute a sfondo scatologico semplicemente perché sono riuscito a dimenticarle.

Tra una sequenza e l’altra non tira un alito di vento: calma piatta e vela ammainata, la macchina da presa indugia sui volti dei “ripetenti” liceali (sì, la sorte riserverà loro un’ennesima visita ai banchi di scuola) disconoscendo lo scritto. Regia e sceneggiatura viaggiano ognuno per la propria strada, in un trip rocambolesco e vergognoso di battute stantie, con tanto di pernacchie innovative come le sigle stenografiche.

Il ritmo è debole, le gag mancano costantemente il bersaglio e si risolvono nella peggiore raccolta di storielle da caserma. L’amicizia tra i due protagonisti è utile come un culo senza buco (ah, quando si dice l’influenza del linguaggio!), nella pretesa di voler essere elemento di confronto tra gli scolari di ieri e quelli di oggi (alla base dell’idea c’è anche una serie televisiva interpretata da un giovane Johnny Depp) ed è inserita in una trama prevedibile con tanto di lenita voglia di riscatto dopo le umiliazioni del passato.

Hill avrebbe buone qualità recitative (vedetevi “Cyrus” e “L’arte di vincere”, film nei quali si è espresso al suo meglio), peccato che le butti al vento in un progetto come questo (tra l’altro da lui fortissimamente voluto) o in altre opere disgraziate come “In viaggio con una rock star”. Qui aggiunge addirittura una trama poliziesca/action buona per allenare le mandibole grazie a frequenti e strazianti sbadigli.

Il risultato è un cinema perdente, che non può essere salvato nemmeno dalla polvere di fata. Un cinema senza alcuna possibilità di redenzione e comprensione. Anche il Gesù Coreano non sarebbe disposto ad assolvere questa sciocca lungaggine, e la manderebbe a puttane con ragione. Il seguito prenderà il via dai giardini di un College.

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