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DIAZ


USCITA CINEMA: 13/04/2012.

REGIA e SCENEGGIATURA: Daniele Vicari.
ATTORI: Elio Germano, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Davide Iacopini, Mattia Sbragia. MUSICHE: Teho Teardo.

PAESE: Francia, Italia, Romania 2012. GENERE: Drammatico. DURATA: 127 Min.

VOTO: 8,5

Ombelico del mondo e crogiuolo di culture, la Scuola “Diaz” di Genova divenne, un po’ per pianificazione e un po’ per motivi di forza maggiore, una struttura destinata alla libera informazione, il luogo deputato ad accogliere i manifestanti pacifisti avversi alle dure leggi del capitalismo minacciate dagli esiti della riunione del G8. L’uso dei sottotitoli scelto fin dall’inizio della pellicola tende a smorzare questo senso di multietnicità quotidiana, fatta di naturali indicazioni in soccorso di un amico, di aiuti per qualcuno che si è perduto, di distribuzioni di cibo, di richieste per ottenere un semplice pernottamento o acquistare i biglietti dell’autobus. Sarebbe stato interessante se le didascalie fossero state mantenute anche durante i dialoghi in italiano, oppure se i nostri connazionali avessero parlato (in un grande gioco al rilancio ulteriormente provocatorio) un po’ in tutte le lingue meno quella che conosciamo meglio. Alle facce generiche dei vari studenti/giornalisti/passanti italiani, spagnoli, tedeschi, francesi, finlandesi (e chi più ne ha più ne metta), si unirono improvvisamente quelle nascoste dai caschi blu dei corpi di polizia.

Intrecciando il bisogno di un iter narrativo accattivante con i percorsi dei vari stanziati accidentali della Scuola, Vicari ricalca un po’ il disegno drammaturgico dell’ ”Elephant” vansantiano, dove la momentanea deformazione di alcuni aspetti della realtà accentua i valori emozionali ed espressivi, convivendo in questo caso con il turbamento dello sguardo dalla finestra di fronte verso il labirinto dei corridoi del collegio. Il regista ricostruisce quella folle notte del 21 Luglio 2001 con testardaggine e angosciante realismo, lasciando allo spettatore un forte senso di colpa e di scoramento per via delle umiliazioni inflitte agli occupanti della Scuola e ai deportati presso la caserma-lager di Bolzaneto.

Nessuna inquadratura “pulita” o ricercata per l’irruzione della polizia, ma un’invidiabile e acuta coesione: quella di un massacro indiscriminato di cose e persone, la distruzione completa di corpi inerti che stavano lì a far tirare il fiato alle loro coscienze. E che invece si ritrovarono a mescolare, in questa notte di matite spezzate, il loro sangue con quello di altri simili completamente indifesi, in balia della forza vendicativa e orripilante di uomini di stato trasformatisi in cieche macchine da guerra. Dolorosa dose di ferocia e approssimazione, l’azione dimostrativa dei poliziotti offende e macchia la dignità della nostra democrazia, e ci fa vergognare perchè apparteniamo a questo “paese dei furbi”, ormai vittima di un processo di involuzione civile irreversibile.

Ponte perfetto tra il vuoto democratico dell’Italia berlusconiana di allora e l’emorragica situazione economica dell’attuale governo Monti (il caso vuole che l’ultima immagine del film ritragga alcuni rilievi territoriali parzialmente impervi!), e passando attraverso la bocciatura del governo Prodi per la costituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti del G8, “Diaz” arriva in un momento durante il quale il nostro paese continua a martoriare, per via di una politica votata all’estetica grigia e spietata degli istituti di credito, chi è finanziariamente più debole, demonizzando l’eutanasia e favorendo una recente serie di suicidi “assistiti”, a dimostrazione del fatto che spesso il sopruso psicologico miete più vittime di quello fisico. Agli occhi dei paesi stranieri abbiamo compromesso la nostra credibilità. Siamo arretrati civilmente: da Hotel più bello del mondo siamo passati a un Ho(s)tel fatto di torture truculente e scioccanti. Le vittime delle sevizie così sdoganate appaiono fragili come una bottiglia di vetro scagliata contro le auto delle forze dell’ordine: si frantumano in mille pezzi e cedono alla velocità del mezzo. Niente a che vedere con la gentilezza degli antagonisti, i quali nascondono con se’ contenitori pieni di liquido infiammabile. Siamo tutti pronti per il brindisi? Prosit.

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2 Risposte

  1. ale55andra

    Ancora una recensione entusiasta su questo film che a questo punto non vedo l’ora di vedere.

    25 aprile 2012 alle 10:25

    • pompiere

      Te lo consiglio, Alessandra. Per una volta devo dire che il cinema italiano ha fatto un passo avanti.

      25 aprile 2012 alle 12:39

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