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POETRY


USCITA CINEMA: 01/04/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Lee Chang-dong.
ATTORI: Yun Jeong-hie, Ahn Nae-sang, Lee Da-wit.


GENERE: Drammatico. PAESE: Corea del Sud, 2010. DURATA: 139 Min.

http://www.tuckerfilm.com/film/poetry.html

VOTO: 10

Fermarsi ad ascoltare il suono del vento mentre accarezza le fronde degli alberi. Scoprire che una mela non è solo banale colore riflettente la luce, ma anche sostanza, gusto, odore. Proporsi al prossimo senza esitare, eliminando ogni inibizione e paura di scocciare, riscoprendo quel molesto approccio infantile un po’ birichino e intraprendente che fa tanto arrabbiare i grandi. E poi far trascorrere il tempo. Tanto tempo. Per lasciar sedimentare quell’insieme di sensazioni che, prese singolarmente, danno le vertigini e ci lasciano confusi ma che, lasciate distendersi e spiegarsi, possono dare origine alla poesia; insieme di frasi, parole e metrica perfetti che sublimano l’interpretazione di una preziosa realtà.

“Poetry” chiede questo alla sua protagonista e allo spettatore. Perciò mettiamo da parte orologi, telefonini e touch screen, almeno per un paio d’ore. Accantoniamo i piaceri tattili e restiamo in ascolto della voce saggia e pertinente di Mija (la grandissima Yun Jeong-hie dal raro aspetto volubile), signora coreana 66-enne che soffre di formicolii al braccio e vuoti di memoria.

Toccante figura femminile, elegante nei modi e tenace come solo certi anziani sanno esserlo, Mija è scossa da un pianto di madre. Quella donna che fuori dall’ospedale frigna disperata per la perdita della giovane figlia che si è tolta improvvisamente la vita, rimane impressa nella memoria di Mija; riecheggia costante mentre assiste un signore emiplegico, mentre tenta di scambiare quattro chiacchere con i vicini, e quando prepara da mangiare per il catatonico nipote che abita in casa con lei, e lì parcheggiato da una madre troppo lontana e occupata.

Quello di Lee Chang-dong è un cinema che non indietreggia di fronte a nulla pur di ricercare l’obiettività delle azioni più vili e inammissibili. La realtà è penosa e sporca: compra il silenzio con i soldi dimenticando qualsiasi rimorso, e Mija ne assimila tutta l’angoscia e lo smarrimento.

La forza bruciante della scrittura è ammirevole, tanto che la sceneggiatura è stata giustamente premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 2010. Al centro del racconto ci sono una chiusura e un isolamento che nascono dalla mancanza di rispetto, da un’educazione mai ricevuta (e che mai sarà concessa?). Riconoscere l’umanità intera nell’incosciente nipote rimbambito dalla televisione non è un gioco di società. La scelta prescrive un impegno etico ben preciso.

Notate come in Jongwook (Lee Da-wit), questo il nome del giovane liceale, sia presente tutta l’indolenza e la tracotanza di una generazione che non ha dimenticato solo la poesia, ma lava via con l’indifferenza qualsiasi senso di colpa. Una stirpe che non sa rinunciare al richiamo di un sms, che lascia a metà una partita di volàno, e si chiude in camera stordendosi con la musica a tutto volume.

Il processo narrativo vive e palpita di questa svolta morale: ogni dialogo viene centellinato, ogni sequenza perfettamente dosata nel suo bilanciamento tra parola e immagine. Un vero godimento. Una sorpresa dopo l’altra. In un’imperiosa occasione di felicità di realizzazione cinematografica talmente riservata che il pubblico potrebbe non percepire subito e in ogni caso sottostarvi con piacevolezza interiore.

È un mondo malvagio: i fiori rossi più belli sono artificiali, i frutti più buoni caduti a terra, e la morte è un lungo fiume tranquillo.

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6 Risposte

  1. Il direttore sa che amo molto il cinema d’oriente, e non mi è certo sfuggito questa opera sublime di un regista che conosco molto bene con Oasis, Secret sunshine e l’inedito da noi Peppermint Candy…il film termine riduttivo va visto in v.o. come ho fatto io alla sua uscita non l’ho ancora visto doppiato ma lo rifarò sicuramente perchè merita (eccome) una più attenta seconda visione. Che dire ? Grande cinema impietoso a tratti crudele in una società che non è saputa crescere e che forse la poesia potrà aiutarla…il finale non dà molta speranza…o no? Complimenti per la recensione sempre precisa ed esaudiente…:)

    13 marzo 2012 alle 12:32

    • Grazie, Mario. “Poetry” va visto almeno un paio di volte. E’ talmente complesso e prodigo di argomentazioni che merita di essere sviscerato a dovere. Ho adorato i dubbi che mi ha instillato, accompagnati da una grazia visiva insuperabile e da un candore invidiabile. Uno dei migliori film degli ultimi 10-20 anni.

      13 marzo 2012 alle 17:13

  2. bradipo

    Io ho visto tutto di Lee Chang Dong e ancora non so decidermi se Poetry sia il suo film migliore o meno.Diciamo che al momento propendo per Oasis ma la lotta è accesa.Comunque Lee Chang Dong merita un posto nell’empireo dei grandi. Un saluto al Pompiere(Gianni) che ho modo di leggere sempre ma essendo pigro ho scoperto da poco questa sua incarnazione alternativa.Che è bellissima. Un saluto dal bradipo

    20 marzo 2012 alle 12:37

    • pompiere

      Che bella sorpresa ritrovarti qui, Bradipone!!! Io invece conosco solo questo film di Chang Dong. Devo ancora farne di strada per quanto riguarda il cinema orientale… Tu e Mario56 siete molto più preparati di me: indicatemi la via 🙂

      Continueremo a seguirci a vicenda tra FilmTv e il tuo blog, ma ti invito a tornare spesso qui che sei il benvenuto…

      20 marzo 2012 alle 20:44

  3. bradipo

    ora che ti ho scoperto torno ben volentieri…io fino a circa due tre anni fa facevo fatica a concentrarmi sul cinema orientale perchè pigramente pensavo di trovarmi di fronte a nomi impossibili da ricordare e facce tutte uguali…invece sbagliavo e di grosso anche…per quanto riguarda Lee Chang Dong caschi benissimo sempre perchè ogni suo film è notevole per quanto mi riguarda.Green Fish è quello meno personale ma è una storia di dannazione esemplare, Peppermint Candy il più originale,Oasis quello più coinvolgente, Secret Sunshine quello che pone interrogativi e Poetry, beh l’hai visto e lo hai analizzato magnificamente…non sono un intenditore…sono un alunno molto volenteroso che si applica parecchio…un saluto a tutta la redazione e complimenti ancora per il sito!

    21 marzo 2012 alle 00:43

    • pompiere

      mi ha dato lo spunto per rovistare tra la filmografia di questo regista, emidio.
      mi segno i titoli e non appena avrò l’occasione mi farò una full immersion doverosa.
      grazie 😉

      21 marzo 2012 alle 09:47

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