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MELANCHOLIA


Un film di Lars von Trier.

Con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgård.

Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 130 min. – Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011. – Bim. Uscita: venerdì 21 ottobre 2011.

VOTO: 7,5

Lars von Trier sta male. Il che non è una novità. Per cui aggiungerei che è particolarmente indisposto. E indisponente. Sofferente di narcisistica depressione. Nel corso degli anni la sua è diventata una lotta, infantile e vana, contro il resto del mondo. Che lui continua a vedere come ostico, un nemico da abbattere per affermare se stesso e la propria ragione(volezza), la sua stima. Non ci si deve stupire se il nuovo lavoro preme il pedale dell’acceleratore del nichilismo, prendendo di mira le convenzioni di una società per lo più borghese.

Il matrimonio è il termometro perfetto per misurare il livello di torpore di chi, stremato da patologie psicologiche, si ritrova attore protagonista della celebrazione. Chi non sta bene con se stesso rifugge dai rigidi cerimoniali, i quali di solito prevedono prove alla claustrofobia, all’agorafobia e alla depressione, in una sollecitazione continua di programmi da rispettare, facce serene da mostrare in pubblico, ansie comuni che auspicano un “vissero per sempre felici e contenti”. Da una parte la ritrosia di Justine (Kirsten Dust), sposa cadavere alle prese con una consapevolezza emergente, e dall’altra il contorno di parenti, amici e genitori, trepidanti per la buona riuscita del contratto amoroso. Due mondi destinati a scontrarsi.

La felicità è un balzello non patteggiabile, e l’amore per sempre non è incolume da ripensamenti, variazioni dello stato d’animo. L’amore è, per definizione, il sentimento più precario che esista, e diventa immune e avverso alle proposte a lungo termine, anche se comprendenti paesaggi di alberi di mele imperatore. Justine soffoca sotto il disegno di certi progetti. Vuole tutto e subito, lo vuole per se e, per ottenerlo, non gli resta che far crollare il castello dove si sta svolgendo il matrimonio. Per cui prima si inventa uno slogan pubblicitario SpezzaStima, poi rovina come morta sul letto di nozze, dove giace inerte con le braccia incrociate, sfidando alla necrofilia il disorientato sposo.

“Zietta SpezzAcciaio”, come viene affettuosamente chiamata dal nipotino, piange e attinge a tutta la sua disperata e cronica depressione. Figura femminile prima manipolatrice, poi vittima delle sue azioni, esce indebolita e svuotata da un tour de force mentale che sembra averla annientata. Nessuno pensa di riporre in lei qualche tipo di aspettativa. Nemmeno la sorella Claire (Charlotte Gainsbourg) può aiutarla più di tanto. Adesso Justine è libera di infilare le dita nel vaso della marmellata, di entrare in paesaggi di quadri metafisici per lasciarvi un impronta beffarda, di godere di ombre sovrapposte e intrecciate dalla luce di due lune. Il Pianeta Melancholia è in arrivo, il pessimismo cosmico è una rivincita personale.

Nella seconda parte del film, il regista danese semplifica alcuni passaggi, arricchisce troppo certi simbolismi, elementarizza le interazioni tra i personaggi. Allo stesso tempo ha il coraggio di mostrarsi nudo, indifeso di fronte alla propria Arte (forse mai così trasparente e facile da leggere), bersaglio perfetto di critiche e dileggi. Nonostante ciò la tensione che cresce con l’avvicinarsi del Pianeta è palpabile, prende il posto di una serena rassegnazione, invade gli angoli più nascosti della nostra mente.

L’Amore lo si vede solo col telescopio, lo schiaffo alle convenzioni è appropriato, la pisciata su un campo da golf troppo lindo e spianato è liberatoria. Per cui massima considerazione per l’autore, il quale ha saputo attualizzare il tema dell’apocalisse, fatto passare attraverso scene di caccia sbiadite, cavalli bradi che si sdraiano su di un fianco come abbattuti, uccelli che cadono già morti dal cielo. Von Trier sta male, e l’Universo si regge in piedi per forza d’inerzia. Malinconia, portami via.

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4 Risposte

  1. Lars von Trier sta malissimo direi. E ha fatto stare male pure me…Per me grandissimo film questo.

    13 novembre 2011 alle 11:55

    • In quasi tutti i film di Lars mi trovo a disagio. Mi muovo sulla sedia come se fossi punto da spine affilatissime. Ma è un autore che amo e stimo.

      13 novembre 2011 alle 20:52

  2. Lars per certi versi è unico , (im)perfetto come tutto un suo cinema di sfida a smuovere apatie di ogni genere, di nicchia forse ed è un suo limite orgoglioso, questa ultima sua opera mi ha trascinato in un vortice di accondiscendenza quasi di automutilazione di sentimenti ormai obsoleti e se la fine deve avvenire (per la pace di tutti noi ormai zombizzati) venga pure io non ho paura .

    12 febbraio 2012 alle 15:05

    • Terribile ma razionale consapevolezza. Che poi riassume proprio il sentire di von Trier 😉

      13 febbraio 2012 alle 00:18

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