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NIENTE DA DICHIARARE?


USCITA CINEMA: 23/09/2011


REGIA e SCENEGGIATURA: Dany Boon.
ATTORI: Dany Boon, Benoît Poelvoorde, Chritel Pedrinelli, Joachim Ledeganck, Julie Bernard, Olivier Gourmet, Karin Viard.


PAESE: Belgio, Francia 2011. GENERE: Comico/Commedia. DURATA: 108 Min.

VOTO: 6

Il primo Gennaio del 1993 furono cancellate le linee di demarcazione dei confini di molti paesi europei, generando il cosiddetto Mercato Comune. L’annuncio, anticipato sette anni prima, previde la chiusura di tutte le dogane, e mise in crisi gli orgogliosi mestieranti di un paesino di confine tra Francia e Belgio: la cittadina di Courquain (in francese), Koorkin (in belga). “Rien à déclarer” esordisce così, socialmente e politicamente in orbita e descrivendo i giorni immediatamente precedenti l’entrata in vigore dei testi legislativi. Esitando su intere attività cessate, locali da vendere e strade deserte.

Una “Terra di Nessuno” che staziona ai confini della realtà, con i doganieri spaesati, tra coloro che continuano imperterriti a far valere le regole daziarie fino alle ultime ore disponibili e altri che improvviserebbero scioperi per bloccare una legge comunque troppo lontana dai loro effettivi poteri. Nel frattempo c’è qualcuno che ha pensato bene di cogliere il momento e tramare col contrabbando di droga alla frontiera. Sulla situazione fa buona sorveglianza il rigido Ruben Vandevoorde (Benoît Poelvoorde), ossessionato oltremodo dai francesi “mangialumache”, e il romantico naif Mathias Ducatel (Dany Boon), costretto a una battaglia di oltraggi reciproci con il collega musone.

Formula vincente non si cambia: dopo aver sbancato i botteghini francesi con il precedente “Giù al Nord” (discreto incasso anche in Italia), Dany Boon ci riprova. E candida per la seconda volta un modello di commedia che si balocca con le convenzioni e le differenze nazionalistiche e culturali, con una leggerissima parentesi storica presto accantonata. Invadendo lo schermo con tutto il garbo a disposizione, le atmosfere risultano spesso piacevoli. E l’idea di un paesino che nella realtà non esiste, e che è stato simpaticamente inventato, fa breccia nel nostro animo desideroso di storie.

Tanta ambizione è ripagata da una sofisticata introduzione durante la quale si mette in evidenza come, già allora, fossero terminati i tempi delle facce innocenti e della carta carbone: Boon ci affascina lavorando serenamente su dinamiche elementari e c’è da spassarsela quando le meraviglie informatiche dell’epoca non riescono a far uscire integri i fogli durante i processi di stampa.

La recitazione rilassata e disinvolta di tutti gli attori, davvero bravi nel mettere in mostra gli incalzanti tempi della commedia attraverso facce buffe e sorprese, conferisce familiarità, i mattacchioni troppo dozzinali sono caricature benvenute, si vede che sono lì senza intenti drammatici. Le eccezionali doti degli interpreti, in particolare quelle dei due affiatatissimi protagonisti, valgono da sole la visione del film. Peccato per la laconicità del doppiaggio di Valentina Carnelutti, la quale riduce di molto l’espressività della fidanzatina belga (Julie Bernard).

Durante le numerose (forse troppe) baruffe tra belgi e francesi (e comunque sono quest’ultimi a diventare per primi falsamente accondiscendenti), c’è pure il tempo per una veloce frecciatina ai costumi cinematografici USA, con tanto di ralenti derisorio accompagnato dalla canzone “I believe I can fly” intonata dallo statunitense R. Kelly.

Ma è questione di attimi. Considerata anche la durata di oltre un’ora e tre quarti, lo scritto non si eleva mai da una visione semplicistica. Veloci e scialbi riferimenti vengono chiamati in causa sull’opportunità di avere una moneta unitaria per tutti i Paesi (argomento di attualità che scivola via come l’olio); i tempi incongrui, che generarono contrasti politici accesi, sono evidenti più che altro nella prima metà del film; le intolleranze tra “vicini di casa” avrebbero potuto trovare la loro massima estensione in qualcosa di più di un risvolto sentimentale.

Il finale è esageratamente affabile, ordinato, genericamente e indecifrabilmente globalizzato. Si appassisce mentre si festeggia il nuovo anno, come se Boon si fosse intorpidito di fronte a un soggetto che aveva messo in cascina un numero più che sufficiente di fuochi artificiali.

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