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THIS IS ENGLAND


Un film di Shane Meadows.

Con Thomas Turgoose, Stephen Graham, Jo Hartley, Andrew Shim, Vicky McClure.

Drammatico, durata 101 min. – Gran Bretagna 2006. – Officine Ubu. Uscita: venerdì 26 agosto 2011.

VOTO: 8

La pressione delle dita sui bottoni dei videogiochi, per combattere l’ennesima, pericolosa invasione aliena. I pomeriggi trascorsi davanti la tv a seguire le assurde avventure di “Supercar”. L’adesione al mito musicale dei Duran Duran. L’aerobica aggregatrice. L’intesa di massa nei confronti del matrimonio di Lady Diana Spencer. Il cubo di Rubik. Gli zuccherati passatempi regalati dai lollipop. Tutte caratteristiche assodate che ci rimandano indietro nel tempo, e precisamente ai primi anni ’80.

In mezzo a questo “dolce far niente”, una signora all’apparenza imperturbabile ma in realtà galvanizzata dalle privatizzazioni. Una donna dai capelli impettiti color rame, probabile risultato di un dito dimenticato dentro una presa elettrica. Margaret Thatcher è, fino ad oggi, l’unica donna ad esser stata Primo Ministro inglese, e uno dei pochi politici ad aver creato disastri economici infausti soprattutto durante i primi quattro anni del suo mandato.

L’Inghilterra che esce da questo periodo è quella presentata all’inizio del film di Shane Meadows: condomini periferici che sembrano casermoni dismessi e lasciati al loro funesto destino, minoranze razziali assediate dagli skinhead, nascita di gruppi di estrema destra, scontri di disoccupati ribelli. E una guerra assurda. Perché in guerra si muore, e si lasciano eredità familiari a metà: una delle tante “valenze sociali” che il conservatorismo della Lady di Ferro aveva sempre negato esistesse.

Shaun (un aderentissimo e sorprendente Thomas Turgoose) ha 11 anni. Trascorre il suo tempo lontano da tutti, in mezzo a campi isolati, a fabbricati pericolanti; gira con la bici, perso tra i ricordi di un padre soldato ucciso nelle Falkland e la paura di incontrare i compagni di scuola che lo prendono in giro. Nella periferia della periferia, incontra e stringe amicizia con un gruppo di frustrati che simpatizzano con idee non proprio democratiche… e, come in “Dead man’s shoes”, assistiamo a un ragazzino che soggiace alle bieche suggestioni di adulti manipolatori.

Il film sembra un “Inghilterra in autunno” raccontato in un episodio unico: un ritratto sensibile di quegli anni dai forti contrasti politici e sociali, caratterizzati da inesauribili spirali di violenza. Il regista stempera in un linguaggio cinematografico poetico (dal pianoforte di Ludovico Einaudi arrivano note che coccolano la nostra emotività) che non intenerisce del tutto. Piuttosto, un’ansia nevrotica si insinua sottopelle strisciando come uno di quei serpenti di campagna. Silenziosa, composta e forse malintenzionata.

“This is England” trova la sua misura ideale grazie a uno sguardo stizzito e straordinario sull’epoca thatcheriana, la quale impose indottrinamenti guerrafondai, in perfetto parallelismo con i propositi reaganiani, e lasciò un retaggio di uomini poveri, arroganti, cattivi quasi candidi nella loro oscillante lucidità. E ciò è ben testimoniato dalla ricerca ossessiva di un credo nazionalistico esagerato, da uno sviluppo di una sensibilità nazista che crebbe impercettibile, come una piccola macchia di sangue che degenera in un cancro irreversibile.

Un po’ come succede, con altre forme, in altri tempi e circostanze diverse, nella nostra povera penisola, dove il film di Meadows è stato distribuito in modo a dir poco sciagurato, nonostante la vittoria del Premio Speciale della Giuria al Festival di Roma nel 2006 e vari altri premi raggranellati in giro per l’Europa. La bava anticulturale nociva lasciata dal berlusconismo ha ben attecchito. This is Italy. Ultraconservatrice e senza rivolte.

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