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GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE


Un film di Howard Hawks.

Con Jane Russell, Marilyn Monroe, Charles Coburn, Elliott Reid, Tommy Noonan.

Titolo originale Gentlemen prefer blondes. Commedia/Musicale, durata 91 min. – USA 1953.

VOTO: 9

Testo brillantissimo e abiti con brillanti. E’ questo il connubio perfetto de “Gli uomini preferiscono le bionde”, commedia con parentesi musicali scritta da Charles Lederer e tratta da un romanzo di Anita Loos, la quale scrisse la storia immaginando due figure femminili al centro dell’azione e dell’attenzione di giovanotti muscolosi, signori attempati e mocciosi con camerieri al seguito. Roba da duemila e due notti, insomma.

Le donne costituiscono il vero traino degli eventi: circondate dagli uomini, se ne compiacciono, pavoneggiandosi e ottenendo gentilezze e favori un po’ da tutti. Il maschio indossa divise nautiche o sportive (sulla nave c’è l’intera squadra olimpica americana), le femmine vistosi ed elegantissimi abiti in un defilé di moda dove i ponti di coperta si trasformano in passerelle.

Le vicende narrano l’avventura di Lorelei Lee (Marylin Monroe) e Dorothy Shaw (Jane Russell), due ballerine imbarcatesi su una nave destinata a Cherbourg, nel nord della Francia, con l’intento di far unire in matrimonio Lorelei, distratta dal luccichio dei gioielli di tizi facoltosi. Dorothy parte con propositi all’apparenza più seri, in cerca di un uomo intelligente e maturo, mentre promette al fidanzato di Lorelei di fare da chaperon all’amica durante la traversata. E’ che… nessuno chaperona lo chaperon, così Dorothy si invaghisce di un uomo affascinante quanto misteriosamente curioso.

Leggerissima e immaginifica rappresentazione di persone e storie in libertà, l’energia sprigionata dal film raggiunge livelli altissimi, sia durante gli impagabili dialoghi che durante i numeri musicali. “Two little girls from Little Rock”, “Bye bye, baby” e “Diamonds are a girl’s best friend” entrano di diritto a far parte dell’élite dei balli più movimentati e piacevoli di sempre. In mezzo, un’allegra considerazione sulla bramosia sessuale di uomini e donne, e sull’utilitarismo di quest’ultime. Ma si tratta di un gentile, pungente quanto travolgente escamotage votato esclusivamente al divertimento, mentre tutti sembrano girare intorno al vil denaro.

Merito del versatile e immenso regista Howard Hawks, cimentatosi nel corso della sua carriera con un’infinità di generi. Di ambientazione scenografica prettamente teatrale, la pellicola snoda il suo percorso narrativo tra le cabine dell’imbarcazione, le piscine, i saloni del ristorante, passando deliziosamente e svagatamente da un posto all’altro attraverso gli oblò. E’ da lì che cerca di passare, in una delle scene più esilaranti, Lorelei Lee, sempre in mezzo ai guai durante le sue rincorse ai miliardari.  Proiettata all’apice della fama insieme alla bruna sagace Russell, Marylin diede prova di una delle sue migliori interpretazioni: deliziosa oca giuliva col cervello “famelico di scienza”, affermò il suo ruolo di sex-symbol nell’America degli anni ’50, prevalendo con uno splendore e una leggiadria incomparabili.

Era un periodo dove commedie all’apparenza facili e banali come questa trovavano il loro terreno fertile in narrazioni incisive, potendo contare su una spassosa serie di sketch che coadiuvavano un dispositivo umoristico davvero ottimo, fornito di un’armonia strabiliante e consolidato da una serie di caratteristi di prim’ordine. Uno su tutti, il grandissimo Charles Coburn, qui ridotto a dolce e stagionato pitone dalla stretta morbida.

Interessante notare come i colori abbiano una rilevanza tutt’altro che remota. Al rosso sfarzoso e passionale, abbinato all’ardito rosa durante il numero di “Diamonds…”, si contrappongono i maliziosi costumi color carne degli atleti che circondano Dorothy in una coreografia che è più di un corteggiamento, fino al bianco festoso ed elegante delle scene finali. Il trionfo dell’amore, con tutte le sue sfaccettature.

Entrato di diritto nell’immaginario comune per merito della sua grazia e della notevole arte affabulatoria, “Gentlemen prefer blondes” resta una delle pietre miliari del cinema. Da rivedere nei momenti in cui la vita affronta forti correnti contrarie, è un invito a staccare il biglietto per salire sul vascello della spensieratezza.

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2 Risposte

  1. White Tiger

    Gli avrei dato anche un bel 10 tondo tondo 🙂

    7 giugno 2011 alle 16:20

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