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RIO 3D


USCITA CINEMA: 15/04/2011.


REGIA: Carlos Saldanha.


PAESE: USA 2011. GENERE: Animazione. DURATA: 96 Min.






VOTO: 5

Dalle nevi del Minnesota al sole del Brasile, il cuore si scioglie e le palline si gonfiano (ma non per l’umidità). Sulle tracce di una coppia di uccelli cerulei (sì sì, proprio il colore di un famoso golfino infeltrito), Carlos Saldanha cambia ambientazione: dal freddo, anche cinematografico, delle ultime due “ere glaciali” agli ombrelloni di Rio de Janeiro, il risultato non migliora. Stessa solfa di personaggi variopinti, tagliati con l’accetta e gettati in un vorticoso nulla narrativo (tanto il pubblico è abituato a mille distrazioni che nemmeno se ne accorge). E stessa voglia di famiglia-a-tutti-i-costi-che-vive-felice-e-contenta; Saldanha si candida così per il nuovo programma su Real Time, “Family Planner”.

La festa dello stereotipo costa un biglietto di cinema in 3D. Con quello potrete (si fa per dire) partecipare al Carnevale, alla classica partita di calcio della nazionale verde-oro (perché, si sa, quei ricconi delle favelas non sanno come passare il tempo, altrimenti), e godere di qualche bellezza del luogo agghindata per la festa, mentre muove le chiappe a ritmo di samba (forse è per questo che il film è pieno di volatili?).

Nonostante gli sforzi interpretativi dei doppiatori Pino Insegno (il tucano) e Mario Biondi (il cattivo Miguel), “Rio” è pervaso da troppi buoni sentimenti; nessuna argomentazione che possa intrattenere o interessare un adulto perché manca di vere zizzanie emotive, e “Say you, say me” di Lionel Richie è la canzone incollata a soccorrere le sorti sentimentali dell’unica coppia di “Ara Giacinto” rimasta. I cordoni della borsa della 20th Century Fox Animation sono salvi: c’è pure il messaggino ecologista ad appagare l’assopito senso civico degli spettatori.

Il regista, nei suoi patetici sconfinamenti, non sa come procedere, e decide furbescamente di spappagallare: ogni tanto un’inquadratura sulla baia di Rio con le spiagge di Copacabana e Ipanema, un’altra al monte Corcovado e al suo Cristo Redentore (nella speranza di ottenere una grazia per le sorti del film?), e una alla discoteca per piccioni. Così, tanto per passare il tempo, strizzando l’occhio a un’inesistente, ahinoi, mood favorevole. Il distacco che si respira tra gli umidi paesaggi carioca potrà tornare utile a quelle famiglie (non avvezze allo sculettamento nel ballo) di bocca buona che accompagnano i bambini piccoli, e ai turisti di primo pelo. Possibilmente del Minnesota, bibliotecari e occhialuti.

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