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NON LASCIARMI


USCITA CINEMA: 25/03/2011.


REGIA: Mark Romanek.
ATTORI: Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Sally Hawkins, Charlotte Rampling.


PAESE: Gran Bretagna, USA 2010. GENERE: Drammatico, Fantascienza. DURATA: 103 Min.




VOTO: 8,5


Una svolta nella scienza medica, risalente al 1952, da’ la possibilità ai dottori di sanare malattie incurabili. La conseguenza di tale conquista ci viene descritta da un racconto a ritroso condotto dalla 28-enne Kathy H. (la talentuosa, “blindata” e perfetta Carey Mulligan). Badante da un paio di lustri di pazienti un po’ speciali, ragazzi che cedono “qualcosa” in cambio della compagnia e del suo sostegno morale, Kathy ripensa ai tempi della frequentazione del college di Hailsham e ai compagni Tommy D. (un viscerale Andrew Garfield) e Ruth (un’impulsiva e sofferente Keira Knightley). Rivede i disastri che Tommy combinava con lo sport e il disegno, i recinti insuperabili della scuola, la rigidità comportamentale dei docenti, il controllo di una situazione che solo adesso appare ostinata e soggiogante.

Una repressione che passava anche attraverso una finta moneta, con la quale poter comprare qualcosa di virtuale o semplicemente inutile. L’illusione “regalata” ai ragazzi si traduceva in oggetti mezzi rotti: bambole senza braccia, ceramiche frantumate, audiocassette ingiallite, delle quali una molto romantica inneggiante al sentimento più nobile. I giovani studenti, però, erano fasciati da ben altre strette: quei braccialetti elettronici, apparati futuristici distintivi, che stonavano con l’ambiente rurale e semplice dove conducevano le loro esistenze; imitazioni simboliche disumane di un domani che potrebbe essere il presente di Kathy, e forse anche il nostro.

Gli educatori di Hailsham, interessati a una vita che potesse spingersi oltre ogni limite, reclamavano non a caso la robustezza fisica dei loro allievi, aiutandoli con l’assunzione di verdure e negando loro le sigarette. La conservazione siffatta nascondeva qualcosa: gli scolari non erano altro che duplicati generati senza padre ne’ madre, incalzati da una copertura medica quasi ossessiva che si compie quando gli stessi vengono messi a far parte di un feroce gioco cannibalesco. I “doni della morte” sono salvifici eppure sempre e soltanto, per forza di cose, temporanei. Chi salverà chi? Chi, tra le due etnie ormai distinte (donatori e riceventi), vivrà meglio e più compiutamente?

L’esplosione di un sentimento, ricchissimo di sfumature, probabilmente non previsto e così fantasticamente esorbitante da distruggere qualsiasi limite, rischia di minare gli esperimenti. L’Amore non riesce a fingere, nemmeno nelle piccole rappresentazioni teatrali volute dalla docente più sincera. Ma il destino è rigoroso, e cerca di abituare al grigio il DNA dei tre protagonisti, uno dei quali vittima di un erotismo manipolato e schematizzato dalla lettura di riviste pornografiche. Il fato si appoggia sugli sguardi di compatimento delle persone più grandi, che già conoscono il terribile avvenire di quegli esseri innocenti i quali si scoprono arenati, come barche su una spiaggia a due passi dal mare.

Nel suo pre-sentimento allarmistico e cupo, Romanek attinge dal romanzo di Ishiguro e dirige con singolare gradevolezza, componendo quadri a ogni scena, fissando la MdP in angoli inusuali e rendendo la forma del film così aperta che la nostra curiosità non può far altro che crescere, attendendo sempre un episodio illuminante e rivelatorio. Partendo da un terzetto d’attori eccezionali, a cui si aggiunge Charlotte Rampling (artista leggendaria e messaggera di un’Arte che non può redimere), l’estroso regista rende mirabile l’idea del trascorrere del tempo, attraverso stacchi morbidi che poi si manifestano improvvisi e brucianti nell’animo dello spettatore. Peccato per l’ultima parte, forse un po’ troppo decifrata, che corre il rischio di circostanziare un’opera per definizione inafferrabile.

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6 Risposte

  1. Recensione molto bella che coglie bene lo spirito “rarefatto” e incredibilmente poetico del film di Romanek. Sono però in disaccordo col tuo giudizio sull’ultima parte che mi sembra convogli con grazia e lirismo i sentimenti di malinconia, struggimento, sospensione spirituale che il film ha generato nello spettatore fino a quel momento. Straordinaria, sono d’accordo, la Rampling, specie in quella crudele, accorata e lancinante scena dei disegni di Tommy…Vorrei che mi dicessi qualcosa sulla famosa, e per me stupidissima “querelle” lanciata da alcuni spettatori “miopi” che hanno additato nella troppa remissività dei tre Donatori il punto debole del film. E’ incredibile ma c’è chi davvero avrebbe preferito scene di fuga, magari in stile “action” rocambolesco, magari con delle armi in pugno e qualche sventagliata di mitra sparata qua e là per fare scena, in un film che invece brilla per la sua poesia, profondità e capacità d’introspezione…

    25 aprile 2011 alle 12:00

    • Grazie per i complimenti, Angier. Questo è uno dei film che, tra quelli degli ultimi anni, più mi hanno commosso ed emozionato.

      Credo che la maggior parte degli spettatori, quando si avvicinano a uno spettacolo in genere, sia eccessivamente predisposta a essere presa per mano e condotta in modo elementare a una spiegazione facile e immediata. Qualsiasi presa di posizione “distante” e alternativa a questa, cortocircuita le aspettative e allora si vanno a ricercare ragioni “pragmatiche” che siano in grado di spiegare ciò che si sta vedendo.

      Le ragioni per le quali i ragazzi non fuggono sono piuttosto dirette: decenni di remissività non possono alimentare una coscienza. Nemmeno quella degli spettatori 😉

      25 aprile 2011 alle 14:08

  2. Mario 56

    Ho visionato su consiglio tuo un film che sarebbe passato inosservato tra la giungla di “pellicole” che ci propinano senza decoro…cosa vuoi che ti dica…triste e melanconico senza speranza nemmeno l’utopia dell’Amore a prolungare un’esistenza già segnata quasi una mancanza di fede in un Aldilà cupo e spietato. bravi gli interpreti e quell’atmosfera opprimente quasi fatidica ad un avvenire deciso sulla culla pardon provetta…fa pensare e fa stare male da farci capire l’aleatorietà della ns esistenza….

    25 aprile 2011 alle 19:55

    • Mi fa piacere che tu l’abbia visto, Mario. E’ vero che le vicende narrate non facciano certo ridere, tuttavia da questo senso opprimente ho ricavato anche una tenera speranza e uno sferzante invito a vivere più intensamente 😉

      26 aprile 2011 alle 00:12

  3. sam

    Ecco il film più bello (e straziante) degli ultimi 6 mesi!

    29 aprile 2011 alle 08:55

    • Dopo “Hereafter”, per quanto mi riguarda.

      29 aprile 2011 alle 10:42

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