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PIRANHA 3D


Un film di Alexandre Aja del 2010.

Con Elisabeth Shue, Adam Scott, Steven R. McQueen, Jessica Szohr, Ving Rhames, Christopher Lloyd, Eli Roth, Richard Dreyfuss.

Prodotto in USA. Durata: 89 minuti. Disponibile in formato 3D. Distribuito in Italia da Bim Distribuzione a partire dal 04.03.2011.





VOTO: 7


Richard Dreyfuss va a pesca. E’ vestito come in “Lo squalo”: berrettino nero tirato indietro, a scoprire la fronte calva. Questa volta non troverà sui suoi flutti il carnivoro acquatico più terrorizzante e rappresentato del grande schermo. Il predatore bianco è infatti sostituito da una frotta di voracissimi piranha, moltiplicatisi in un lago a una velocità superiore a quella dei Gremlins, richiamati in vita da un terremoto che pare ridestarli dalle profondità dell’inferno, e provenienti da una catena vulcanica sommersa risalente al periodo del mesolitico (sì, lo so, potrebbe non essere attendibile ma dovete crederci).

L’area in questione si trova in Arizona, e nel film viene battezzata come Lago Victoria. Un bacino con questo nome in realtà non esiste, tuttavia sono vere le bambole (gonfiabili e gonfiate) in bikini succinti, le barche, i canotti e le motorette che vi si trovano, allegramente riuniti per festeggiare una specie di primavera, nella tre giorni godereccia del cosiddetto Spring Break. Accanto alla moltitudine di giovani universitari che confluiscono sulle rive, tra i quali ne spicca uno a metà tra il secchione sfigato e il cocco di mamma, l’unico vestito con una camicia a maniche lunghe, si trovano nomi cinematografici più o meno di rilievo come Elisabeth Shue (quella di “Cocktail”, “Via da Las Vegas” e “Mysterious skin”), Ricardo Antonio Chavira, il Carlos delle “casalinghe disperate”, Christopher Lloyd di “Ritorno al futuro” che rifà anche qui un dottore/scienziato o meglio, un biologo marino, che per l’occasione ritorna al passato di circa 2.000.000 di anni, e alcune donzelle di veri film pornografici delle quali non conosco il nome (e anche in questo caso dovete credermi).

Bistrattato dalla maggior parte della critica, mi sono approcciato a questo lavoro (distante da quello di Joe Dante, per cui preferirei non parlare di remake) con più di un dubbio. Poi mi sono chiesto: e se questa fosse una rappresentazione su una finta mercificazione del corpo, con la scusa del “divoramento ittico” come punizione per tanto esibizionismo, lassismo e disinvoltura nel mostrare chiappe, tette, e per una certa facilità alla promiscuità? Sta proprio qui la grande curiosità: il film diventa una disamina simbolica (con un leggero sospetto di volontarietà e concorso di colpa) di una (giovane) società allo sballo, persa tra fiumi di alcool, musica tecno-house (o non so quale altro genere in voga) a tutto volume, con tanta voglia di trasgredire a regole che non esistono più. I tutori dell’ordine non vengono ascoltati: madri, sceriffi, poliziotti, scienziati, ricercatori, geologi. Tutti perduti su di un’isoletta in mezzo a un lago infestato da pesci andati a… mele. Se c’è stato modo di glorificare “I mercenari” di Stallone, con tanto di richiamo alle atmosfere “nostalgiche” (non si sa bene perché dovrebbero esserlo, poi) degli anni ’80 (ma chi li vuole più?), allora c’è posto anche per i denti aguzzi del film di Aja.

Il palco musicale, dove si svolge il fulcro della festa, diventa un Titanic che sbatte contro lo scoglio della stupidaggine: impennato, sfida le leggi della fisica fin che può, difendendo gli adepti della musica del diavolo (c’è pure lo spazio per un brevissimo e incerto richiamo alla lettura della Bibbia!), per poi lasciare tutti al loro inevitabile destino. I giovani sono, una volta di più, senza testa, fegato e… attributi (inevitabile sorte per chi si distingue come il più fallocratico), macellati più (e meglio) dei vari torture porn in circolazione. Tirati per i capelli, si eliminano spietatamente tra di loro, in una specie di parapiglia orgiastico rosso sangue nel quale si distinguono codardi, studenti imbecilli e Barbie attillate. L’epoca dell’edonismo sfrenato sembra essersi ridotta all’osso: il (tra)passato remoto ci insegue, richiamandoci a un ordine precostituito e diligente.

Le riprese del film nel film del delicato lesbian porn dilettantesco, se da un lato possono far sorgere dubbi sull’opportunità di inserire questo gradino come elemento della scala, dall’altro diventano funzionali a un rimprovero sull’uso fasullo della macchina da presa grazie all’instabilità dei registi, degli operatori e delle ragazze sceme prese all’amo. E diventa un’accusa neanche tanto velata a un mondo che non esiste più, anch’esso ormai fuori moda, che va più indietro rispetto al periodo dei piranha assassini, e da questi inevitabilmente fagocitato come in un’assurda rievocazione scultorea à la “Boxing Helena”. Moralista e sprezzante più di quanto non possa sembrare, la direzione ironica del regista si burla di un’America sintetica nel corpo e precaria nella ragione.

Dotato di una suspense crescente che a volte sconfina quasi nella degenerazione (ma chi se ne importa?), oltre al merito registico (Alexandre Aja è un altro francese alla riscossa nel genere horror) di non perdere mai di vista nessuna delle situazioni messe in piedi, l’ultimo “Piranha” pone in risalto una dote non indifferente di cinema turpe e inesorabile, annacquato da piccole dosi che vagano tra l’umorismo e l’affettuosa parodia. Risulta simpatico, non fosse altro perché del regista e dell’uso che ha fatto del 3D ne ha parlato male James Cameron. Un confronto sterile che tutto sommato non ha vincitori, arido come la riproposizione di un pelo che non esiste più: le vagine sono sguarnitissime, i maschi lisci come l’olio. Stravince il format “bello perché non cavernicolo/primitivo”. Alla fine chi ha più setola, almeno sulle pinne, sono proprio i simpatici piranha.

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2 Risposte

  1. Trovo molto interessante il tuo blog, ti inserirò sicuramente nei link che seguo costantemente. Mi è molto piaciuta la tua analisi di questo film, che probabilmente un po’ per pregiudizio un po’ per scarsa attenzione, io ho bocciato. Io amo Hitchcock, ho visto praticamente quasi tutto del maestro, e anche se la suspense è una cosa sua, una peculiarità del suo cinema, in questo caso siamo comunque in un contesto assolutamente diverso. Min Piranha manca quel climax estenuante tipico dello stile hitchcockiano. Mi piace l’idea d un film nel film, anche s ein questo caso è molto ironica e allusiva, ad esempio quando alla ragazza esce un pesce dalla bocca, entrato da chissà dove….una scena che mi ha fatto veramente sorridere. Non ho amato però la lunga sequenza sel massacro nel lago, decisamente troppo lunga anche se molto rappresentativa in un duplice senso

    13 marzo 2011 alle 12:49

    • Grazie Danila, anche a me è piaciuto molto il tuo modo di scrivere e i tuoi punti di vista sul cinema 😉
      Hitch resta ovviamente anche uno dei miei preferiti, uno di quei registi che hanno segnato la mia formazione cinematografica. La sua tipologia di suspense ha poco da condividere con quella di questo film. Tuttavia, nel suo dipanarsi, “Piranha” mi ha inculcato un senso di piccola ansia misto a un altro di spensieratezza, mescolando aspetti truci ad altri molto leggeri.

      14 marzo 2011 alle 01:03

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