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AVATAR – Visto da Pompiere


Un film di James Cameron.

Con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez.

Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 162 min. – USA, Gran Bretagna 2009. – 20th Century Fox. Uscita: venerdì 15 gennaio 2010.






VOTO: 4,5


“Avatar” è una pioggia di virtualità che nessuno ha il coraggio di chiamare col suo vero nome, dato l’inconfondibile colore giallo paglierino. Su Pandora, pianeta alieno ricco di cascate che vengono giù dalle montagne Hallelujah (!) sospese nell’aria e di rigogliosa vegetazione, non piove mai. Neanche una breve perturbazione Atlantica. Eppure, dopo gli oceani d’acqua sprecati in “The Abyss” e “Titanic”, si pensava che due goccette artificiali ci sarebbero pure state bene. Per lo meno avrebbero dato quell’impagabile sensazione di pioggia nel pineto, tipica di certe opere di alto valore artistico come questa. …O no?

Nel mare dei marines, nel blu dipinto di blu, Tarzàn (nel film in incognito col nome di Jake Sully) è uno che la sa più lunga. E alta. Paraplegico a occhi aperti e zampettante avatarone ribelle a occhi chiusi, mentre dorme a comando si ritrova solo nella fitta giungla dalla vegetazione verde-blu, a contatto con creature animali verdi-blu (trovatone clamorose queste, tipo l’incrocio tra un rinoceronte e uno squalo martello!), con una popolazione NA’Vi verde-blu, sotto un cielo verde-blu. Il popolino di Pippi Treccelunghe ha lentiggini fosforescenti che farebbero l’invidia di Candy Candy. Quando calpestano il suolo del loro pianeta, dove evidentemente la raccolta differenziata è iniziata da tempo, si accende una luce brillante, proprio come accadeva a Michael Jackson (bianco-nero, lui) in “Billie Jean”. Per far parlare i NA(’Ti)’Vi, e allungare il brodino con i sottotitoli che restano in sovraimpressione ben oltre il tempo necessario a leggerli (tanto per non impaurire il popolo bue), Cameron si è scomodato, insieme a un linguista, a inventare un intero vocabolario in codice. Mai tempo fu più sprecato: sarebbe stato meglio se avesse consultato qualche manuale di cinema.

In questo modo avrebbe evitato di usare l’artiglieria pesante all’interno di una stanza virtuale vuota. Il flusso di energia così generato dall’insieme è pari all’effetto di un Mars andato a male: il sapore è così forte da lasciare la bocca cattiva e robusti bruciori allo stomaco. La percezione di realtà virtuale è con-fusa con il cinema. Roba da far accapponare la pelle (ormai verde-blu).

Tanti anni passati a scrivere (?) la sceneggiatura per far pronunciare frasi del tipo: “Se sei moscio… Pandora ti caca via morto”. Ecco che allora ritorna, assolta, l’idea e la puzza di orina dell’incipit. Quando le risoluzioni narrative passano, data la mancata connessione Wi-Fi, attraverso l’uso di una coda filacciosa e tentacolare per stabilire concatenazioni e legami naturalistico-affettivi, possiamo dire che la corteccia cerebrale è più che consumata. Fantastico in tal senso anche “il ballo del tacchino”,  quando Tarzàn cerca di fermare il trattore-ruspa che sta tranciando gli alberelli sacri della foresta. Lo scavo psicologico del suo personaggio, la dualità che lo tormenta col rischio che qualcun altro prenda in mano il suo destino, si risolve tutto nella sofferta decisione di tagliarsi la barba, dopo una lunga riflessione allo specchio.

Mancano clamorosamente gli approfondimenti sulla bioingegneria, l’ecologia e la sostenibilità ambientale, la colonizzazione, la ricerca di fonti di energia alternative, e un modo fresco e originale di riproduzione della coscienza in un corpo “altro”. Cameron non tradisce le aspettative e presenta un cibo-cinema liofilizzato. Gli scopiazzamenti da altri innumerevoli film sono solo marginali, non serve nemmeno elencarli, tanto sono inutili ai fini del giudizio. Tutto è bandito a vantaggio di schermaglie trascurabili sulla diversità della razza, tra bombe esplosive da una parte e frecce e coltelli dall’altra, mentre nell’aria ristagna l’odore del napalm (ma qui ci voleva John Waters con l’ausilio di semplici e geniali odorami). Una guerra espansionista condannata da chi ne ha appena messa in pratica un’altra per spazzare via il cinema bidimensionale, a vantaggio di uno pre-potente.

Flatulenza tecnologica digitale, “Avatar” è un’accozzaglia prodotta da giostrai che riconducono il tutto alla ricerca del vaìno (termine toscano, nda), e che spacciano questo fossile per novità e avanguardia. Quando ero bambino, al Lunapark c’erano i filmati ripresi dalla prospettiva delle carrozze delle montagne russe: Cameron non inventato niente, l’emozione e il senso di vertigine sono le stesse, il contenuto è anche peggio.

Aprite gli occhi. Tarzàn lo ha già fatto, e “ci vede benissimo”.

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10 Risposte

  1. agegiofilm

    Io sono stato meno cattivo: affascinato dal primo 3-D in vita mia ho lasciato perdere la trama, sulla quale c’è veramente da mettersi le mani sui capelli. Ma per tanti è stato proprio così, la storia prima del resto. Soldi sprecati da parte mia per altri film meritevoli sempre in tre dimensioni, ma anche da parte di Cameron per tutto l’impianto. Credo che l’annuncio di Matrix 4 e 5 possa far risvegliare le coscienze sulla matrice, ma soprattutto sul 3-D.

    8 febbraio 2011 alle 21:01

    • Non saprei: non seguo Matrix. Sono poco interessato a questo tipo di cinema. Lo vedo sempre in ritardo, quando lo vedo… 😉

      9 febbraio 2011 alle 00:49

  2. chef tony

    Avatar è un bellissimo film, uno dei migliori di Cameron…non capisco perchè tutto questo accanimento contro Cameron! E’ finora uno dei pochi film che ha saputo sfruttare il 3D intelligentemente e che riesce a immergere lo spettatore nella realtà di Pandora, poi l’avrò ripetuto un centinaio di volte che la trama non è banale ma è solo SEMPLICE e FAMILIARE al pubblico. E’ assodato che Avatar sia un bel film e questo mi sembra ovvio, potrei discutere sul fatto che non sia al livello di Matrix ok però ora che è uscito da oltre un anno mi sembra ridicolo stare a discutere sul fatto che sia un bel film o meno, soprattutto davanti a giudizi che lo stroncano dicendo cose scontatissime (ancora più scontate della trama) con quell’aria da grandi intenditori di cinema…ma per piacere rendiamoci conto che i film veramente belli sono quelli a metà tra il kolossal tecnicamente perfetto e il cinema d’autore

    21 febbraio 2011 alle 01:31

    • Se ti sembra ridicolo “stare a discutere”… che discuti a fare? Se “è assodato” che Avatar sia un bel film, perchè non riazzeriamo tutte le coscienze e annulliamo i punti di vista “alternativi” (reazionari?) e non diamo riconoscimenti prima ancora che i film escano?
      Mi sa che qualcuno sia già caduto nel tranello…

      21 febbraio 2011 alle 09:48

      • chef tony

        E chi discute? Io ho solo detto come stanno le cose…i reazionari possono dire la loro come vogliono ma questo non vuol dire che sono obiettivi o tantomeno equilibrati (basta osservare in politica :)) e dall’esserlo a non riconoscere la bellezza e i meriti di Avatar ce n’è di strada…i riconoscimenti vanno dati dopo che il film è stato visto e non è che la creatura di Cameron lasci indifferenti, la cosa più ridicola è che quando è uscito sembrava piacesse a tutti e adesso è quasi diventata una moda smontarlo dicendo cose scontatissime, dette da qualcun altro e, ragionandoci, non sempre sensate…

        21 febbraio 2011 alle 13:21

        • Andando oltre l’uso dei congiuntivi (che evidentemente rappresentano un optional per coloro i quali si considerano obiettivi ed equilibrati, anche politicamente), posso dirti che, sì, Avatar è un film bellissimo, con dei meriti straordinari, non lascia indifferenti, è una creatura pazzesca. E non vedo perchè vada smontato, seguendo le mode (brrrrr) per di più, e dicendo cose scontatissime, a poco prezzo.
          Adesso mi sento come uno che ha ragionato, pensato col proprio cervello e in sintonia col vaso di Pandora.

          21 febbraio 2011 alle 15:29

  3. chef tony

    Congiuntivi o meno non è questione di seguire la massa in negativo o in positivo ma di dire qualcosa di poco scontato, qualcosa che va oltre i propri gusti e di veramente sensato…a quanto pare riflettere sulla tecnologia e l’arte moderna è chiedere troppo quando la stragrande maggioranza delle persone vede il cinema come un allegro passatempo da luna park…che tristezza

    23 febbraio 2011 alle 20:28

    • Non ho capito quello che vuoi dire ma sono d’accordo. In nome dell’originalità, della sensatezza, la tecnologia, l’arte moderna e la grande gioia 😉

      24 febbraio 2011 alle 01:14

      • chef tony

        Non sto dicendo che lei non capisce di Arte Moderna o che deve per forza darmi ragione, è solo che spesso e volentieri scrive recensioni prendendo una posizione troppo da critica cinematografica, ovvero quella di chi ha studiato troppo lettere e poco di cinema, di chi non è del mestiere e ha poca esperienza in campo, di chi guarda troppo la morale e la filosofia del film e poco della realizzazione 😐

        25 febbraio 2011 alle 19:24

        • Infatti non ti sto dando ragione. Quando si scrive una recensione, o un commento che dir si voglia, non si può essere sempre esaurienti per tutti. Anzi, non vedo come si possa esserlo. Io poi sono senz’altro carente in molti aspetti della critica cinematografica. Per cui, non c’è scampo 😉

          25 febbraio 2011 alle 22:48

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