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IL SIGNOR MAX


Un film di Mario Camerini.

Con Vittorio De Sica, Assia Noris, Virgilio Riento, Umberto Melnati, Romolo Costa.

Commedia, b/n durata 86 min. – Italia 1937.

 

 

 

 

 

VOTO: 8


Ci sono persone irraggiungibili nella loro altezzosa e abbagliante superiorità. Dalla loro sembrano avere tutto: denaro, classe, compagnie elitarie, tempo da spendere e da perdere. Guai a subirne il fascino quando si è semplici giornalai col sogno di fuggire via lontano vestiti in frac, e col miraggio di fare la vita da signori, cercando di appartenere al gran mondo dorato e beneficiare dei suoi vantaggi. Per narrare i divari ampissimi tra l’alta società e il proletariato minimalista, Camerini mette in scena la storia di Gianni, un ingenuo edicolante perso tra gli incroci delle strade di Roma e, smaniando, del mondo.

Basta poco al regista per dar via al confronto: un berretto a forma di cigno come oggetto di un coup de foudre e come segno del destino. Subito ci perdiamo in un tempo che non esiste più, fatto di sigarette di cioccolato, delicate riverenze e garbo, fissato sullo schermo dalla quintessenza del lavoro di Camerini e dai suoi intervalli farseschi esposti a regola d’arte. Grazie a un ritmo alquanto rapido e a un montaggio flessibile e lineare, l’interpretazione di Vittorio De Sica risulta naturale e piacevole, pur dovendo provvedere a un personaggio dalle doppie e difficili vesti. Nel “Signor Max” le azioni e il loro svolgimento sono collegate e poi definite, i personaggi entrano ed escono dalle inquadrature quasi come fossero su di un magnifico palco teatrale mobile, nel tempo e nello spazio; un’arena caricaturale allegra e delicata.

Troncate le brame sulle lezioni di tennis, bridge ed equitazione, e i chiacchiericci futili e pettegoli sui rami delle famiglie borghesi, Gianni si accorge di esser stato vittima del fascino di doti effimere che non appartengono al suo bagaglio emotivo e alla sua classe sociale. Giusto un ballo e un primo bacio sono sufficienti per far emergere l’onestà a discapito dell’inganno, l’intendimento al posto della parvenza e la leggerezza piuttosto che la gravosa maschera.

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