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PRECIOUS


USCITA CINEMA: 26/11/2010.


REGIA: Lee Daniels. ATTORI: Gabourey ‘Gabby’ Sidibe, Mo’Nique Imes, Paula Patton, Mariah Carey, Lenny Kravitz.


PAESE: USA 2009. GENERE: Drammatico. DURATA: 109 Min.





VOTO: 9


Il mondo visto dalla culla non è sempre meraviglioso, nonostante i cuscini rosa con sopra ricamato il nostro nome. Soprattutto quando il di noi padre inizia a molestarci dall’età di tre anni, e a diciassette sta ancora perpetrando questo crimine grazie a un sottile e attraente inganno. Claireece “Precious” Jones, adesso adolescente di colore, evade da questi gravi problemi familiari facendo ricorso alla fantasia e all’immaginazione. E vola. Vola sui tetti di una casa nella quale vive col marito/professore di matematica, calpesta i red carpet di una prima cinematografica dove lei è l’improbabile star, balla sensuale sotto le luci della ribalta e della notorietà, oppure si improvvisa cantante gospel mentre tiene il suo nascituro tra le braccia. E’ qui che il film alimenta una necessaria parentesi poetica e sognatrice; giusto il tempo che ci vuole per smorzare i violentissimi dolori che lacerano l’anima e i cibi del McDonald’s che abbruttiscono l’aspetto fisico.

Gabourey Sibide, magnifica nel suo corpo ingombrante, offre una prestazione intensa, complessa e perfino briosa. Singolari le interpretazioni dei famosissimi Mariah Carey, nella parte dell’assistente sociale, e Lenny Kravitz in quelli di aiuto infermiere, per una volta personaggi veri al servizio di una storia priva di falsità, conformismi o schemi ruffiani come troppo spesso ci capita di vedere; narrata con uno stile decisamente autentico, riuscendo nella non facile impresa di associarsi al mondo “prezioso” senza fare appello a un più che istigante buonismo.

Quando infatti la mente di Claireece torna sulla terra, trova una realtà ben diversa e molto più dura: ha una figlia affetta da un’anomalia genomica ed è di nuovo incinta di suo padre. Viene vessata, maltrattata e umiliata dalla madre (una Mo’Nique perfida oltre i limiti della tolleranza), espulsa dalla scuola per essere indirizzata verso un istituto per ritardati mentali, analfabeti e disadattati sociali, mischiata con una moltitudine di coscienze piagate dalla vita dei sobborghi newyorkesi che esprimono in modo sbagliato l’idea di riscatto e affrancamento, senza nemmeno essere in grado di capirne il senso.

Foglie secche su di un albero inaridito, che vogliono sparire alla vista sedendo in fondo all’aula, e  anime nere come lo schermo che occulta spesso la nostra vista dandoci il tempo di una riflessione maggiormente ponderata, le figure disgraziate del film sono bombe a orologeria pronte a esplodere. Precious Jones ha dalla sua il potere dell’immaginifico, diventando una moderna Rosetta ciociara, in un’improbabile rivisitazione fotoromanzata e ironica del film di De Sica. La pellicola di Lee Daniels è incline a una coralità tutta femminile, spostata indietro nel tempo al quartiere povero di Harlem nel 1987, e in cerca di un riscatto dall’oscurantismo, è fatta da un linguaggio aggressivo e pacificatorio insieme: tutto quello che di anticommerciale c’è in questo periodo di livellamento degli idiomi. L’ulteriore merito della sceneggiatura, adattata dal romanzo “Push” di Sapphire, sta nello screditamento delle istituzioni che si pensano fondanti l’unità familiare e il senso civico: a partire da un istituto scolastico non all’altezza e facilmente autoindulgente, per arrivare a un arrangiato organismo “differenziato” (come fosse lì a raccogliere rifiuti) arbitrariamente condotto da una sola persona (“Each One, Teach One”?). Una spirale senza fine tormenta queste anime ignoranti che “non sanno la vita”: la subiscono e basta. Anime a cui non resta che affidarsi al vigore della giovinezza e a una dolce sincerità.

Nonostante abbia fatto incetta di premi un po’ in tutto il mondo e abbia partecipato a numerosi festival (Sundance, Toronto, Cannes, San Sebastian, Golden Globe e Oscar), “Precious” viene distribuito in Italia a freddo, con oltre un anno di ritardo sulla tabella di marcia di altri paesi. Andiamo al cinema a vederlo, e facciamo capire ai tardoni dell’erogazione che è tempo di risveglio. Per loro e per noi.

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13 Risposte

  1. Questo voglio andare a vederlo. Per questo non leggo adesso 🙂
    Ma tornerò! 🙂

    1 dicembre 2010 alle 19:15

    • E io ti aspetterò. Curioso di una tua opinione 🙂

      1 dicembre 2010 alle 19:29

  2. Mario 56

    Io questo film l’ho visionato in versione originale sottotitolata, un film crudele che lascia poche speranze di redenzione, la protagonista a dire il vero alienizza un pò il suo essere ingombrante e l’unica fuga rimane “scomparire” tra sogni per poi (ri)comparire in una realtà dura da affrontare un film che (di)sturba il ns quiete vivere e moralizza un pò certe culture non ancora “sdoganate” da principi e etnie prevaricatrici…brave le attrici madre/figlia con un paio di “duetti” tragici/coinvolgenti.

    1 dicembre 2010 alle 21:06

  3. Mario 56

    Ah dimenticavo…complimenti per la recensione 🙂

    1 dicembre 2010 alle 21:08

    • Grazie, Mario.
      Congratulazioni a te per come hai riassunto in breve il senso di “Precious” 😉

      2 dicembre 2010 alle 00:58

  4. Ecco ce l’ho fatta! L’ho visto e ne ho scritto qua: http://ilrecenzore.blogspot.com/2010/12/precious-fattelo-piacere.html

    10 dicembre 2010 alle 18:12

    • Non è il primo parere che leggo e che prende le distanze dalle emozioni di “Precious”. E non so nemmeno, visto il linguaggio del film e la sua forza dirompente, come si possa pensare a una costruzione artificiale che conduca a un “no way out” senza appello.
      Comunque, tra minestre e finestre, umanità e trivialità, sproloqui con o senza gay, ho la netta impressione che “Precious” vada oltre e affronti ben altre situazioni.

      11 dicembre 2010 alle 15:07

      • beh però di una costruzione artificiale che conduca a un “no way out” senza appello, qualsiasi cosa voglia dire, non ne ho mai parlato. Dico solo che quella scena particolare mi sembrava un po’ forzata, tutto qui.

        13 dicembre 2010 alle 12:33

  5. Mario 56

    Ho letto con curiosità la recensione de Il re CenZore e l’ho trovata un pò distaccata e (pro)tesa ad altre concettualità rispetto ai drammi/tragedie che paiono assuefarsi causa la quotidianità del loro accadere …provocatorio per indole e “simpatico” per una scrittura lineare e piacevole ma del film (volutamente?) non ne parla o forse ho sbagliato link….

    10 dicembre 2010 alle 23:41

  6. Mario 56

    Mi trovi in accordo caro Direttore e non aggiungo altro…..

    11 dicembre 2010 alle 19:23

  7. ciao amici,
    leggo ora i vostri commenti e devo dire che sono contento, perchè comunque vuol dire che quello che scrive serve a stimolare. Il punto è che tanti e meglio di me hanno saputo scrivere del film. A me piace prendere spunto dai film per divagare un po’ tra il cazzeggio e l’ironia. Per quanto riguarda Precious, penso che ci vorrebbe un trattato per poterne parlare ampiamente e approfonditamente. E comunque credo sia un film che possa essere solo visto e non raccontato. Per il resto, a presto! 🙂

    13 dicembre 2010 alle 12:32

    • ciao Re 😉
      concordo sulle opinioni divergenti che portano al confronto, o a uno scontro. tu hai scritto bene del film, quantomeno lo hai fatto a modo tuo, e questo è ciò che conta a mio parere.

      13 dicembre 2010 alle 21:33

  8. mario56

    Mi accodo al direttore anche se avrei preferito approfondire sui vari temi del film che ognuno vede con i propri occhi la propria mente e il proprio cuore….

    13 dicembre 2010 alle 23:59

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